Lipsyte Sam

Il bazooka della verità

Autore: 
Lipsyte Sam

"Mi ricordo che durante uno degli ultimi scontri stavo guardando la tv con Gary, era una scuola interrazziale nel Maryland in cui i ragazzi cacciati dalle partite di palla avvelenata si sono vendicati a suon di pistole Glock e granate. Le squadre speciali cercavano nel mirino l'angolazione giusta per colpire alla testa mentre gli psicologi alla tv se la prendevano con i videogiochi.
"I videogiochi?", disse Gary, toccando la brace del bong. "Prendetevela con la scuola, piuttosto!"
Ci eravamo fatti portare dei tacos al pesce. Stavamo assistendo agli ultimi sviluppi dell'agghiacciante vicenda, come aveva detto un cronista.
"Quegli stronzi l'hanno fatto", disse Gary. "Cioè, io non perdono quello che hanno fatto, in definitiva, ma, in definitiva, l'hanno fatto".
"Assolutamente, in definitiva", ho detto io.
"Quelli spaccano, cazzo!", ha detto Gary con un grido di guerra, o forse era più che altro un gargarismo di guerra. Tutta la salace sofferenza di una volta.
"Capitan Torazina, è così bello che sia di nuovo tra noi, signore".
"Succhiotto, figliolo", disse il Capitano, "metti un colpo in canna e tienti pronto".
Ma la nostra vendetta per interposta persona è svanita in un istante. Un corrispondente accoccolato vicino alla rastrelliera delle bici ha dato la notizia col videotelefono: i ragazzi con lo spolverino avevano ucciso l'unico ragazzo nero della scuola, e gli avevano anche detto negro di merda, gli avevano sparato in pancia.
"No!", ha detto Gary. "No! No!"
"Oddio, no!", ho detto io. "Dio, Dio! No, no!"
"Hanno rovinato tutto!", ha detto Gary. "Perché diavolo dovevano essere dei razzisti? Quei bastardi hanno rovinato tutto!"
Eh sì, quei bastardi avevano davvero rovinato tutto. Ora il loro odio puro era contaminato. Desideriamo ardentemente dei vendicatori. E ci becchiamo solo fanatici e delinquenti. Solo l'amore sopravvive alla corruzione, cari Puma. (Accidenti, se l'avessi scritto in quella gara di aforismi a Toronto...)
E così, Phil, caro mister Philly Douglas della Willoughby and Stern, sadico da spogliatoio, artefice del mio stesso soprannome (questa ve la racconto un'altra volta, cari ex allievi), non preoccuparti della mia piccola fantasiuccia di omicidio nelle docce. Noi che forse la condividevamo non siamo mai stati una minaccia per nessuno. Non abbiamo armi né sangue freddo. Siamo dei reietti beneducati."  (pag. 41-42)

Non so qual è stato il vostro rapporto con il mondo della scuola. Il mio è stato un disastro: terribili Asilo e Scuola Media, accettabile la Scuola Elementare, tragico il Liceo/Collegio, senza parlare dei sei mesi dell'Università Statale di Milano. Non ho mantenuto i contatti con nessuno dei miei ex compagni e professori, non sono mai andato a mangiare pizze o bere aperitivi post-diploma, non sono in possesso di foto scolastiche, se non quelle delle elementari dove il mio volto scompare, se la memoria non m'inganna, per quasi tre anni di fila dietro la testa della stessa simpatica compagna.

E non so se quando pensate a quegli anni provate la mia stessa sofferenza, se venite avvolti come me da una sete di una giustizia che sembra più vendetta, dal desiderio di cantarne quattro ai vostri compagni e ai vostri professori, come se facendolo vi poteste finalmente liberare di tutto lo schifo che siete stati costretti ad ingoiare,  dei soprusi che avete dovuto subire senza avere la forza di reagire, delle ferite che non si rimarginano mai, dei drammi che vi hanno inseguito giorno dopo giorno e che ancora oggi, qualche volta, vi impediscono di dormire.

Leggendo "Il bazooka della verità" di Sam Lipsyte mi sono specchiato nel protagonista che scrive articoli al vetriolo (e molto scurrili) per il bollettino degli ex alunni del suo liceo (articoli che non verranno logicamente mai pubblicati), il Bollettino dei Puma.

Lewis Miner è quello che tutti considerebbero un fallito e in parte lo è. Per lavoro inventa Aneddoti Fasulli per il bollettino Frizz destinato ai distributori, è quasi sempre senza soldi, ha un padre, gestore di un locale dove si celebrerà nelle ultime pagine una tragicomica rimpatriata di ex-alunni, che lo considera a tutti gli effetti un idiota, una madre morta di tumore, un miglior amico che si trascina fin dai tempi del college, Gary, che è un tossico e che non sa ancora decidersi se durante l'infanzia i genitori l'hanno violentato o no, una ex fidanzata che non riesce a dimenticare di nome Gwendoline che l'ha mollato perchè innamorata del proprio fratello attore emergente.

Lewsi è uno di quelli che non ce l'ha fatta, uno di quelli che non ha mai voluto adeguarsi agli altri, uno di quelli che ha sprecato mille occasioni, uno che vive ai margini, uno che non riesce ad amare, uno che perde tempo, uno che si guadagna da vivere con lavori orribili, uno che non sa ancora come comportarsi con i propri genitori, uno che si masturba continuamente, uno che vive di ricordi, di sensi di colpa, di amici di cui non può fare a meno, di droghe e alcool, di musica punk. Un trentenne che quando scopre di potersi vendicare scrivendo articoli al vetriolo scarica tutta la sua rabbia contro quel mondo del college che ancora lo perseguita, contro quegli studenti modello che tanto modello non sono, contro le ragazze che l'hanno scaricato e che lo trattano come un pezzente, contro quei vincenti che nascondono segreti di ogni sorta, contro i compagni in carriera che siederanno al Congresso e nei migliori posti di lavoro, contro quegli sportivi animali da palestra che gli hanno affibbiato un soprannome, Succhiotto, da cui non potrà mai più liberarsi, contro compagni ai quali non ha mai voluto e mai vorrà somigliare.

Un trentenne che si accorge di potere stringere un'amicizia, se così si può definire, con l'ex preside Fontana, uomo anche lui ormai alla deriva, il quale ai tempi del college, durante un colloquio privato, gli aveva rivolto queste parole:

"Lo sapevo che tu eri uno con cui si poteva parlare. Ho letto il tuo incartamento. Sei uno di questi casi frequenti. Non ti si può inserire in nessuna categoria. Sei piuttosto intelligente, ma non studioso. Odi i fanatici dello sport ma sai apprezzare una bella partita. Deplori la violenza, tranne quella contro lo stato. Probabilmente non te la cavi male a fare a botte. Sei rancoroso, ma vai oltre le varianti più stupide della rabbia. Pensi costantemente alla fica. Non solo alla fica. Alle tette. Ai culi. Persino a qualche cazzo, ogni tanto. In testa hai tutta una confusione di carnazza. Sei convinto di voler fare l'artista, ma non hai la minima idea di cosa significhi, e hai paura di essere troppo stupido, il che potrebbe essere vero." (pag. 35, 36)

Ma Lewis e il romanzo in questione non sono cattivi o stupidi come potrebbe sembrare  a  prima vista,  Lewis/Bazooka (toccherà poi al lettore scoprire cosa sia questo "Bazooka della verità") nella loro essenza sono invece davvero delicati, vitali, liberi, tristissimi, tragici, di una tristezza che si coglie solo se si è disposti a leggere questo libro senza paraocchi, di una tristezza e dolore che si colgono solo se li si è vissuti veramente e non soltanto perchè fa tanto fighi essere tristi, sconsolati, degli sconfitti, dei reietti.

Questo è un libro che si schiera apertamente con gli ultimi, con  quei compagni di classe che sono stati sempre presi per il culo, isolati, picchiati, bocciati, dimenticati.

Io sto con questo libro.

"Di solito eravamo solo io e Gary, e a volte Randy Pittman o Dean Longo. Stavamo là seduti a parlare della noia inesorabile della nostra città. La ferocia inesorabile del mondo era un problema diverso. Solo Dean Longo trovò una soluzione permamente, un sacchetto pieno di droga che, secondo il medico legale, avrebbe ucciso un rinoceronte. A volte penso a Dean - non che lo conoscessi poi tanto bene - perché tutti ci siamo trastullati con certa roba che avrebbe ucciso i rinoceronti, e Gary si era spinto persino oltre, procurandosi una dipendenza che era spaventosa e imbarazzante al tempo stesso. All'epoca eravamo tutti così torvi e invincibili. Probabilmente credevamo che, se ci provavamo con tanto impegno, non era possibile che morissimo davvero. Invece si può sempre morire."  (pag. 132)

Edizione esaminata e brevi note:

Sam Lipsyte (1968), scrittore americano.

Ha esordito nel 2000 con la raccolta di racconti "Venus Drive" (pubblicata in Italia da Minimum Fax), seguita nel  2002 dal primo romanzo "The Subject Steve".

Sam Lipsyte, "Il bazooka della verità", Minimum Fax, 2006 (Traduzione di Anna Mioni, prima edizione 2004)

ISBN/EAN: 
88-7521-089-6

Commenti

[Il bazooka della verità] Sam

[Il bazooka della verità] Sam Lipsyte, Il bazooka della verità. Una recensione personale ma questa volta mi andava così.

[bazooka] scrivi: "Non so

[bazooka] scrivi: "Non so qual è stato il vostro rapporto con il mondo della scuola. Il mio è stato un disastro: terribili Asilo e Scuola Media, accettabile la Scuola Elementare, tragico il Liceo/Collegio, senza parlare dei sei mesi dell'Università Statale di Milano. Non ho mantenuto i contatti con nessuno dei miei ex compagni e professori, non sono mai andato a mangiare pizze o bere aperitivi post-diploma, non sono in possesso di foto scolastiche, se non quelle delle elementari dove il mio volto scompare, se la memoria non m'inganna, per quasi tre anni di fila dietro la testa della stessa simpatica compagna."

> Risponde Kurt. http://www.youtube.com/watch?v=rvwzCobcxTw

"School".

[bazooka] Scrivi: "E non so

[bazooka] Scrivi: "E non so se quando pensate a quegli anni provate la mia stessa sofferenza, se venite avvolti come me da una sete di una giustizia che sembra più vendetta, dal desiderio di cantarne quattro ai vostri compagni e ai vostri professori,"

> Sono passati troppi anni. Ai vecchi compagni non ho molto da dire, sapevamo che si trattava di cinque anni di passaggio. A certi professori ne avrei parecchie da dire... ma ho imparato che tutto il male che involontariamente - spero - hanno fatto, alcuni di loro, è servito ad abituarmi ad avere a che fare con tanti oppositori, in qualsiasi contesto...

[bazooka] leggo "Questo è un

[bazooka] leggo "Questo è un libro che si schiera apertamente con gli ultimi, con  quei compagni di classe che sono stati sempre presi per il culo, isolati, picchiati, bocciati, dimenticati."

> ah ecco. Io ero uno di quelli che prendeva per il culo:). Da Franti a Franchi. Però senza ferocia. Mi sa che sono stato un po' stronzo, sì. altri tempi. Annoto volentieri questo libro. Bel pezzo.

[Bazooka] Sì, guarda, è un

[Bazooka] Sì, guarda, è un libro caustico ma anche dolce. Lo sguardo è quello di un ragazzo, invecchiato, che incolpa tutto e tutti del proprio fallimento,  sapendo bene però di averne molte pure lui di colpe nel suo declino.

La scuola è un luogo che spesso è a se stante ma è uno di quei periodi che rimane per sempre nella memoria.

Ah, Franchi, attento che ci sarà in giro qualcuno che te l'ha giurata a vita.

[Bazooka] E aggiungo, non è

[Bazooka] E aggiungo, non è un elogio dell'Idiota ma di quelle persone "diverse" che non si adeguano ad un determinato sistema e che non si vogliono adeguare al regime vigente. Ricordando anche bene quanto il modello scolastico statunitense sia in molti aspetti molto diverso da quello italiano. Nelle nostre scuole "lo studente-sportivo emblema della scuola" o la ragazza pon pon, non esistono. Esiste altro, certo.

 

[bazooka] da noi c'è (c'era)

[bazooka] da noi c'è (c'era) comunque "il fico" della scuola e via dicendo. E c'è (c'era) un sano tiro al bersaglio - sano per così dire - dei lacchè, dei pedanti, dei ragazzini-vecchi, e a volte purtroppo di chi è troppo diverso. Non ricordo classi senza faide interne...

[bazooka] L'hai raccontato

[bazooka] L'hai raccontato partecipando, è arrivato a destinazione;).

Quanto al resto... sì, diciamo che dagli anni del Liceo mi porto dietro qualche vecchia amicizia, sbiadita ma non spenta, e sicuramente qualche odio feroce. Politico e semplicemente esistenziale. D'altra parte ero uno di quelli che sfidavano la Bulgaria del Luciano Manara degli anni Novanta. E ho pure vinto (quello non si perdona mai:) ).

[bazooka] Ed invece

[bazooka] Ed invece immaginati uno come me che in Collegio era costretto ad ascoltare robacce come Faccetta Nera negli spogliatoi....

[bazooka] sono solidale. Sono

[bazooka] sono solidale. Sono solidale con tutte le minoranze. Forse perché ero e sono storicamente una minoranza io stesso:).

[Bazooka] Anche se il vero

[Bazooka] Anche se il vero dramma era andare a scuola con tutti i figli dei potenti della città, con vie intitolate e robe così.

Tornando a Minimum Fax, speriamo che ritornino a pubblicare bei libri nella collana I sotterranei.