Lindgren Torgny

Acquavite

Autore: 
Lindgren Torgny

Per amor di paradosso, il protagonista di Per non saper né leggere né scrivere (2007) non sa, giustappunto, né leggere né scrivere ma in compenso ha una memoria uditiva infallibile e conosce a menadito ogni illustrazione della Bibbia del Doré. E in originale il libro s’intitola proprio La Bibbia del Doré. Ed è costellato di frammenti delle incisioni della Bibbia del Doré. Il romanzo successivo dell’“agé terrible” della letteratura svedese s’intitola invece L’acquavite di Norrland, con Norrland che è la regione centro-settentrionale della Svezia comprendente otto province tra le quali Västerbotten, in cui Torgny Lindgren ebbe i natali e dove si svolgono le posate peripezie di questo suo romanzo inebriante.

Olof Helmersson è un ex pastore più che ottuagenario che fa ritorno in bicicletta nella provincia del Västerbotten, dove decenni addietro ha compiuto una fenomenale opera evangelizzatrice. Non è un carneade, Olof: nel secondo volume del Dizionario nordico dei pastori, a pagina 368, c’è una voce a lui dedicata, e qualcuno si ricorda ancora delle sue prediche, delle sue lunghe pause, della sua strenua volontà di portare Iddio tra le immense distese della Scandinavia profonda. Nessuno, tuttavia, s’immagina quale sia l’ultima missione che si è prefissato, e che comincia a delinearsi a pagina 57: “Dio non esiste”, disse Olof Helmersson. “Non è mai esistito.” “E allora cos’è la lotta dell’anima per trovare Dio?” “Solo una malattia.” A Olof è passata la sbronza della fede. I postumi, una lucida e serena apostasia, lo hanno convinto a tornare sul luogo del delitto per rimediare al danno, ma l’ex pastore si rende conto ben presto che il tempo e la modernità hanno fatto il loro dovere. Solo due persone – l’anziana Gerda e la figlia di Olof, Marita – credono ancora in Dio. Il resto delle “anime salve” si è sciolto come neve al sole, prediligendo culti più prosaici (come quello del re ottocentesco Carlo XV) o una spensierata rinuncia alla spiritualità più ortodossa. Va detto che le ultime due credenti sono degli ossi duri, e Olof avrà il suo daffare.
 
Lindgren è un autore giocoso e inventivo, e oltre a disseminare il testo di piccole immagini (più che un effetto-feuilleton à la Eco, l'effetto è diaristico, con ogni quadratino che sembra un ritaglio graffettato alla pagina) estrae dal cappello alcune briose soluzioni per ravvivare la narrazione, come la passeggiata al cimitero intermezzata dalle iscrizioni delle lapidi, la trascrizione dell’intervista di Olof a un giornale di cronaca nera o i brani in corsivo che ripropongono aneddoti dalla vita di Carlo XV. Il meglio lo dà quando fa aprir bocca ai suoi personaggi, figurine da sussidiario con la mannaia al posto della lingua. A cominciare dall’arzillo Olof. Eccolo allora immaginarsi un Cristo circondato dagli unici altri immortali del pianeta Terra (i virus), sbottare “Sono cinquant’anni che non salvo più un’anima. Dio sia lodato” (p. 79), leggere dall’unico libercolo che ha trovato posto in valigia (“Chi inventò Gesù? Fu Marco, un libero scrittore che con tutta probabilità era totalmente in mano a committenti e sponsor”, p. 91) o riflettere sul passo falso della fede (“Ci siamo sbagliati, avrebbe detto alla fine. Il nostro punto di vista non era sufficientemente ponderato e soprattutto non era basato sui fatti”, p. 132). E a chi, come Marita, gli ricorda il “valore inestimabile” della sua antica opera di evangelizzazione “che appartiene all’eternità”, Olof risponde placido: “Non esiste alcuna eternità. È per questo che sono tornato. Devo rimettere a posto le cose. E smentire. Tutto quanto. Prima che entriamo tutti nell’eternità” (p. 139).
 
Acquavite è sicuramente un romanzo che si presta alla citazione malandrina, all’aforisma estrapolato per stupire il borghese o far trasalire il sagrestano. Inevitabile, dal momento che il suo protagonista definisce la salvazione “una iattura”, il cristianesimo “l’arte da quattro soldi dell’esistenza” e sostiene che in regime di apostasia ciò che gli manca di più è l’espiazione. Nell’architettare il giuoco, Lindgren rivela uno spirito analogo a quello di Elias Canetti, tra l’altro citato da Olof, o dell’“ateo per grazia di Dio” Luis Buñuel: un farsi beffe dell’ambaradan religioso che tradisce una fascinazione di fondo, una stima urticante, un’attrazione emotiva che va a braccetto con una repulsione cerebrale. Tant’è che il titolo stesso del romanzo, che fa riferimento alla bottiglia acquistata a cadenza annuale dal personaggio del vecchio Ivar, equivale a una metafora della religione, all’ebbrezza della fede – intesa come un passaggio gioioso e incosciente dell’esistenza, una sorta di gioventù dell’animo o di vizio da togliersi prima o poi, come i denti del giudizio. “Nei postumi della sbornia l’essere umano poteva trovare il proprio autentico io. Allora era il momento dell’abiura, il credente nasceva di nuovo e diventava un apostata, e usciva inerme ma temprato nella realtà nuda e cruda” (p. 198).
 
Tra le righe di Acquavite si coglie una sfida lanciata a chi volesse scrostare la superficie ludica di questo racconto di “contro-evangelizzazione”. È una sfida che parifica concretezza e apostasia, una sfida che va ben oltre la dimensione prettamente religiosa e che si accompagna a un Amen sghignazzato a denti stretti.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Nato a Västerbotten nel 1938, Torgny Lindgren diventa un caso letterario negli anni Ottanta. Iperborea ha pubblicato Betsabea, Il pappagallo di Mahler, Per amore della verità, La ricetta perfetta e Per non saper né leggere né scrivere, tutti tradotti (come Acquavite) da Carmen Giorgetti Cima, e La bellezza di Merab, tradotto da Fulvio Ferrari.
 
“Acquavite”, Iperborea, Milano, 2011. Traduzione di Carmen Giorgetti Cima.
“Norrlands Akvavit”, Norstedts, Stoccolma, 2007.
 
LINDGREN in LANKELOT: QUI
 
Simone Buttazzi, marzo 2011.
ISBN/EAN: 
978-88-7091-188-6

Commenti

[acquavite] simone

[acquavite] simone racconta... "Per amor di paradosso, il protagonista di Per non saper né leggere né scrivere (2007) non sa, giustappunto, né leggere né scrivere ma in compenso ha una memoria uditiva infallibile e conosce a menadito ogni illustrazione della Bibbia del Doré. E in originale il libro s’intitola proprio La Bibbia del Doré. Ed è costellato di frammenti delle incisioni della Bibbia del Doré. Il romanzo successivo dell’“agé terrible” della letteratura svedese s’intitola invece L’acquavite di Norrland, con Norrland che è la regione centro-settentrionale della Svezia comprendente otto province tra le quali Västerbotten, in cui Torgny Lindgren ebbe i natali e dove si svolgono le posate peripezie di questo suo romanzo inebriante."

> buona lettura!

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[Lindgren] Ahahah! ha l'aria

[Lindgren] Ahahah! ha l'aria estremamente dissacratoria, ma dev'esser sul divertente. In ogni caso, alle volte non serve tornare a smentire, ci sono stati casi in cui proprio il tentativo di convincere a tutti i costi (o di imporre la fede) ha ottenuto il risultato perfettamente opposto: fuga totale. Certe volte succede anche oggi.