Lichtenstein Rachel, Sinclair Iain

La stanza di Rodinsky

Autore: 
Lichtenstein Rachel, Sinclair Iain

Ci vuole coraggio a pubblicare libri così. Libri che sembrano destinati a un’avventura commerciale perigliosa, eccentrici per forma e scrittura, difficilmente classificabili. Libri il cui oggetto di primo acchito parrebbe l’indagine intorno a qualcuno – non che non lo sia -, meglio, qualcosa, nello specifico la stanza misteriosa di un uomo altrettanto misteriosamente scomparso, nel 1969, un uomo e una stanza reali, veri, in quel di Londra – "La Stanza di Rodinsky", ebreo londinese sparito dalla circolazione, presumibilmente morto, di certo diventato una leggenda per molti londinesi e non solo. 

Epperò. Se il centro – in senso geografico prima che figurato, al 19 di Princelet Street, nella zona Est della città, cuore dell’immigrazione ebraica, sopra una vecchia sinagoga diremmo noi “sconsacrata”, dismessa, della quale David Rodinsky era il custode – se il centro dell’opera (uscita nella versione originale nel 1999) è la stanza che venne casualmente aperta nel 1980 (e a chi la vide dette l’inquietante impressione che fosse stata appena lasciata), è il libro stesso che sembra un oggetto difficile da indovinare per il lettore. Vediamo. La stanza, si scoprì, conteneva una messe suggestiva di scritti (non sempre intelligibili), scarabocchi, mappe, dizionari, stradari, materiale insomma che suscitò la curiosità e l’interesse di un vasto pubblico. Come sempre accade in questi casi, nel fragore della chiacchiera prima che diventi leggenda, ognuno si costruiva la propria versione dell’uomo, di Rodinsky, studioso del Talmud,  conoscitore di diverse lingue, di fede ortodossa e manie eccentriche, un po’ mistagogo, un po’ briccone o forse un semplice “buffone di sacrestia”. C’è chi non si accontenta del delirio diffuso e vuol vederci da vicino: Rachel Lichtenstein, artista e storica dell’arte, principia a indagare, a raccogliere informazioni e a setacciarle, persino a catalogare gli oggetti della stanza. Comprese le bottiglie di birra impolverate e i dischi. Constata come all’assenza di testimoni diretti o eredi corrisponda una sorta di “presenza” occulta, quella dello stesso Rodinky, che magari chissà, non è morto per niente; per qualcuno addirittura potrebbe acquattarsi da qualche parte, divertendosi a osservare gli sviluppi di quello che gli altri ritengono un mistero. Il fatto è che la ricerca della Lichtenstein ben presto sembra non riguardare più solo, o tanto, la figura enigmatica e instabile di Rodinsky, ma se stessa, spinta com’è da un bisogno incomprimibile di guardare dentro una storia che potrebbe essere in parte la propria: di ebrea. 

La stanza resta un trovarobe di segni poco perspicui, ingannevoli, che sembrano messi apposta per scatenare congetture – si può vederne una ricostruzione dal vivo in un museo londinese. Ora, la messa a fuoco è complicata e messa a repentaglio da una dispersione di fiammate ermeneutiche, di peripezie interpretative, di sguardi che si moltiplicano e si complicano maledettamente.

Succede che nella sua inquieta esplorazione la Lichtenstein s’imbatta nella figura di Ian Sinclair, scrittore e filmaker, molto esposto negli anni dell’avanguardia inglese, conoscitore profondo dei recessi londinesi, rabdomante dei suoi segreti. Egli a sua volta, con una scrittura va detto superba - almeno per quello che è dato intravedere dalla traduzione dell’ottimo Marco Rossari – complica le cose ragguagliando a sua volta non solo su quanto sa di propria mano sulla faccenda, ma proprio sulla Lichtenstein (e, va da sé, sullo stato delle sue ricerche). Se riguardo all’uomo ricorda per esempio come nella comunità ebraica qualcuno arrivi ad accostarlo alla figura del Golem, l’ottimo Sinclair aggiunge che “più documentazione Rachel archiviava (…) più sfuggente diventava questa storia”. E finisce per ipotizzare che nell’artista, che dalla stanza passando per la sinagoga intraprende una serie di viaggi fra Israele, la Polonia, la Galizia etc alla ricerca di una propria genealogia culturale, nel frattempo si nasconda un dibbuk (ossia l'anima erratica del defunto Rodinsky - secondo una tradizione ebraica per la quale l’anima di un morto entra nel corpo di un individuo vivo). Il teatro di “Spitalfields”, la zona intorno alla stanza incriminata, cova un intreccio inestricabile di storie (“ci sono luoghi dove le storie schiacciano altre storie”), come tutta Londra del resto. E la faccenda si complica. Forse Rodinsky era solo un pazzo, sepolto in un cimitero fuori mano, in una zona di ospedali psichiatrici...

Non un romanzo, non un saggio, ma un libro singolare di indubbia suggestione letteraria che dà ragione all’idea che il cercare è tutto e il trovare è secondario.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Rachel Lichtenstein è un’artista e storica dell'arte.  Ha esposto alla Tate Modern e alla Whitechapel Gallery di Londra.

Iain Sinclair, gallese, è uno scrittore, nonché filmaker e sociologo britannico. Nel 1991 ha vinto il James Tait Black Memorial Prize e l'Encore Award per il romanzo Downriver. In Italia è stato pubblicato London Orbital (Il Saggiatore, 2008).


La stanza di Rodinsky
Nutrimenti
Traduzione di Marco Rossari
pp. 432 Euro 19,50

http://ilmortificatore.blogspot.com/2009/11/il-mistero-della-stanza-di-rodinsky.html

michele lupo

ISBN/EAN: 
978-88-6594-085-3

Commenti

[Rodinsky] - dice Michele:

[Rodinsky] - dice Michele: «Non un romanzo, non un saggio, ma un libro singolare di indubbia suggestione letteraria che dà ragione all’idea che il cercare è tutto e il trovare è secondario». Aggiungo io: è proprio dell'ebreo l'errare. E dunque la cerca. 

[la stanza di rodinsky] tutti

[la stanza di rodinsky] tutti i dati:

La stanza di Rodinsky
Nutrimenti
Traduzione di Marco Rossari
pp. 432 Euro 19,50

http://ilmortificatore.blogspot.com/2009/11/il-mistero-della-stanza-di-rodinsky.html

[rodinsky] giusto Luca

[rodinsky] giusto Luca

[rodinsky, rossari] ci

[rodinsky, rossari] ci risiamo, vedo:)

"Egli a sua volta, con una scrittura va detto superba - almeno per quello che è dato intravedere dalla traduzione dell’ottimo Marco Rossari"

> è fissa Rossari...hai poi recuperato uno dei sui romanzi?

[dibbuk] curiosità mia:

[dibbuk] curiosità mia: approfondiamo questo passo, con chi sa...

"dibbuk (ossia l'anima erratica del defunto Rodinsky - secondo una tradizione ebraica per la quale l’anima di un morto entra nel corpo di un individuo vivo)."

> non conosco affatto questa tradizione...

[Dybbuk]

[Dybbuk] - http://it.wikipedia.org/wiki/Dybbuk

Ne trovi, caro Franco, una accattivante traduzione per immagini nei primi minuti di A serious man dei Coen: http://www.youtube.com/watch?v=2bWlzQLLVlA

Vale, Luca

[dybbuk] grazie luca. L'unica

[dybbuk] grazie luca. L'unica cosa che obietterei a quella pagina wiki - che vedo identica anche in inglese e in spagnolo, come a dire: "è così" - è che non vedo malignità nello spirito suicida che soffre e non trova pace. Vedo, piuttosto, "dannazione". 

[Dybbuk] - Concordo Franco.

[Dybbuk] - Concordo Franco. La dannazione che si ritrova, folklorizzata, nella figura dell'ebreo errante. Quasi a dire che se perseverare e' umano, errare (l'errare) e' diabolico. Da intendersi nell'accezione di dannazione come da te suggerito. Saluti

[dybbuk] notevole. grazie

[dybbuk] notevole. grazie luca.