Libreria Tilopa

Intervista a Gianfranco Degrassi, libraio.

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Libreria Tilopa

Esistono piccole librerie che resistono all’ondata delle grandi librerie-magazzino di massa: scrigni di pace, armonia e saggezza. Luoghi di grande umanità. Luoghi in cui si può ancora domandare consiglio al libraio, scambiare qualche impressione sul catalogo di un editore di qualità, su un autore dimenticato e sulle cose della vita; luoghi in cui è bello crescere, negli anni. Entrandoci da bambino, da ragazzo, da adulto; e forse, un giorno, accompagnando per mano il proprio erede. Eternando una tradizione. Questa è la storia di una piccola libreria del genere, Tilopa, e della sua anima, Gianfranco Degrassi, triestino di sangue istriano, romano d’adozione. Un patrimonio del quartiere Monteverde, e della città di Roma: un esempio per tutti quelli che credono nella possibilità che una piccola libreria possa vivere. Con onestà e stile. Esempio forte e vivo, nel tempo.

Gianfranco, come è cominciato tutto?

 “Nel 1980, per iniziativa di Beniamino Melasecchi, nasce la libreria Tilopa di via Fonteiana, con l’ambizione di diffondere, attraverso la casa editrice e la libreria, le opere di Massimo Scaligero e quelle di Rudolf Steiner. Inizialmente era soltanto una libreria esoterica; progressivamente, un po’ per il passaggio di consegne da Beniamino a me, un po’ per la mia curiosità e le mie attitudini, si è aperta ad altro; oggi ha un suo settore esoterico ma non è settaria, perché proponiamo anche narrativa e saggistica di vari editori italiani. Dedicarsi solo all’esoterismo significava discendere nelle catacombe e accettare la presenza di editori esoterici di ogni genere; noi siamo rimasti legati all’esoterismo solare”.

Gianfranco prende una pausa.

“La parola esoterismo solare, se impressa sulla carta, ha un certo impatto, immagino: invece, se io te ne parlo dal vivo e senza pubblico, in maniera leggera, è differente... significa semplicemente che c’è un esoterismo cupo – quello della tradizione, prigioniero del passato – e un esoterismo solare, l’unico che valga la pena conoscere, aperto al futuro e non prigioniero del passato”.

Cosa significa essere anima di una piccola libreria di quartiere, qui a Roma?
Quali sono le difficoltà e quali le ragioni di maggior soddisfazione?
 

“Le difficoltà sono semplici… essendo piccolo, non sei grande… (sorride). Grande vuol dire tanto lavoro ripartito tra diverse persone, e dal punto di vista imprenditoriale poteva essere molto più soddisfacente. Così, invece, devi lottare con tutto – a partire dagli sconti, che non possono essere applicati come nelle grandi librerie, sino al catalogo: noi dobbiamo fare scelte forti per questioni economiche, non soltanto di spazio. È sempre Davide contro Golia, non c’è niente da fare…
Le soddisfazioni… difficile dirlo. Sono arrivato qui per una concatenazione di eventi, per destino: mi sono trovato qui quasi per caso, non avevo mai pensato questo potesse essere il mio lavoro, un giorno. Può essere gradevole perché entri in contatto con l’essenza del mondo, attraverso i libri; ma ogni lavoro, d’altra parte, può essere gradevole. Ecco, nei libri lo spaccato è più globale… e la libreria è gradevole proprio come ambiente, tra l’altro… vivere in un ambiente gradevole è importante. In ogni caso, la libreria è un’attività faticosissima. Devi acquistare, ma devi anche rendere; è un’attività diversa dagli altri negozi, per questa ragione. La resa è uno sfogo: obbligatorio per l’editore, necessario per il libraio per non aver paura di scegliere un libro. Mentre l’incontro con le persone può essere molto bello o stressante. Dipende…”

Qual è il rapporto con promotori e distributori?

“Non granché. All’inizio è stato necessario, per cominciare. Adesso mi riferisco a due o tre grossisti e a qualche agente. Le librerie normali hanno trenta, quaranta, cinquanta promotori in visita ogni tot settimane o mesi. Tutto è molto accelerato… nei primi Ottanta c’era relativa tranquillità, da quel punto di vista. Passavano una volta al mese, ora una a settimana. Se dovessimo seguire ognuno di loro, tutto il nostro tempo oggi passerebbe ad ascoltarli, per via di una sovrapproduzione di titoli ingovernabile, assolutamente. Il cliente si è abituato a considerare vecchi titoli che resistono addirittura qualche settimana sugli scaffali. Incredibile. In linea generale, per una piccola libreria un grossista è la soluzione idonea; il rapporto coi promotori impone, in troppi casi, la presenza eccessiva di certi titoli o quella irrichiesta di altri.
Oggi le case editrici sembrano evitare le grandi tirature; Mondadori ristampa addirittura nel giro di una settimana, quando le richieste sono significative. Il libro, in ogni caso, è diventato un prodotto di consumo e non un viatico alla conoscenza, con le solite eccezioni. L’essenza è rimasta anche intatta, a volte, ma è il trattamento e il confezionamento dei libri che ha testimoniato un cambiamento radicale. È anche una questione di tempi richiesti dalla creazione di un’opera: un libro non è un film, ha tempi diversi e si direbbe, paradossalmente, relativamente facile da scrivere. È più facile da creare…”.

Dal 2003, la Libreria Tilopa include un negozio di giocattoli. A cosa è dovuta questa scelta e cosa significa, realmente?

“Questa scelta è dovuta alla nascita di mia figlia. E a me è sempre piaciuto vedere i negozi di giocattoli, quelli antichi, quelli un po’ più tradizionali. Forse perché non ho avuto tanti giocattoli, da bambino; e quello dei giocattoli mi è sempre sembrato un mondo fatato, magico. E così, da noi, l’esoterismo si accosta alla magia per i bimbi. Sono giocattoli di fattura tradizionale, di legno; caratterizzati da amore per le forme… non sono orribili giochi preziosi di plastica, che vendono solo perché pubblicizzati, o mostruose macchine elettroniche. È una scelta etica e anche estetica, quindi”.

Qual è stata la risposta dei cittadini tuoi clienti?  

“All’inizio le famiglie hanno risposto lentamente; adesso mi sembrano contente di questa iniziativa, perché la trovano bella per la bellezza dei giocattoli e perché ritrovano una specie di mondo che non c’è più. È una scelta nostalgica: è il genitore che sceglie il regalo, e quindi è nostalgica… ma nostalgico non significa superato. Una cosa è toccare un giocattolo di legno, una un giocattolo di plastica; la plastica, non facendo parte della natura, non ti dà nulla. Il legno, sì, è vivo”.

Qual è il titolo che hai più venduto dagli anni Ottanta ad oggi? 

“Tutti i libri di Massimo Scaligero e di Rudolf Steiner, naturalmente; altro non mi viene in mente. C’è stato qualche fenomeno, certo – la Tamaro, Umberto Eco per ‘Il Pendolo di Foucault’ anche se non era granché ma veniva dopo “Il nome della Rosa” ma tutto questo accadeva diverso tempo fa. Adesso i fenomeni si esauriscono nel giro di un giorno o di una settimana. Dopo una settimana il nuovo Potter non lo chiede più nessuno; era così pubblicizzato che tutti desideravano averlo subito, e poi fine… ogni tanto qualcuno se ne ricorda, passa a chiederlo… il fenomeno sta tutto nell’impatto. Le dinamiche sono completamente mutate”.

Case editrici più presenti sugli scaffali di Tilopa? 

“Nel campo esoterico, Edizioni Tilopa, Astrolabio-Ubaldini, Mediterranee  e Antroposofica; nel campo della narrativa e della saggistica, Mondadori e Adelphi”.

Qual è la missione di Tilopa? 

“Missione è una parola che mi fa ridere, soprattutto quando penso che è stata sporcata dal marketing: tutto quel che viene dal marketing mi irrita. Guarda, non ho messaggi da dare: è la verità. Nessuna missione, nessuna funzione. L’unica cosa è che sono contento di vendere libri che mi piacciono. Cosa che può accadere anche per un Mondadori, per intenderci. Certo, a volte vendo libri che non mi piacciono, ma qualche concessione bisogna pur darla, non puoi essere troppo ascetico…”.

La scelta del nome va omaggiando il saggio Tilopa. 

“Maestro di Naropa, a sua volta maestro di Marpa. Marpa maestro del più celebre Milarepa. Ci assomiglia molto, meglio: questa storia ce lo rende simpatico. Perché costruisce una torre, e poi il maestro gli dice ‘adesso buttala giù’ per più volte, finché non ottiene l’illuminazione”.

Qual è la torre che stai buttando giù? 

“La torre dei pregiudizi, che ognuno di noi ha e che deve buttare”.

L’attività del sito web di Tilopa: siete pronti ad accogliere ordini da tutta Italia? 

“Certamente. Ma il sito è un po’ disastrato; la ragione è che non riesco a seguirlo come vorrei. Meglio: non lo seguo. Il catalogo, quindi, non è aggiornato da un po’. Ma agli ordini rispondo…”

Rimane, al libraio del 2008, tempo per leggere e per fare selezioni nei cataloghi dei piccoli e medi editori? 

“Assolutamente no. Già è difficile coi grandi; figuriamoci coi piccoli, che hanno anche meno promotori… i pochi esposti arrivano per sentito dire, o per segnalazione di amici. Io non leggo libri dal 1980, in pratica… sto esagerando: ma il paradosso è che i librai, in realtà, non hanno proprio tempo fisico e mentale di dedicarsi alla lettura. Anche perché poi bisogna anche vivere”.

Hai nostalgia o rammarico per qualche casa editrice o qualche collana sparita o comunque meno circolante di prima? 

“Non so che dirti… in realtà uno pensa a delle cose che non ci sono più ma ha nostalgia di un tempo passato, non tanto per… non so che dirti. Direi di no, perché poi… (scuote la testa)… no, non so che dirti su questo”.

Avventori affezionati di Tilopa: hai visto già due generazioni di clienti. Questo è un quartiere di artisti; ricordi qualcuno in particolare? 

“Questo è un quartiere essenzialmente borghese. Con qualche testa pensante. Qualche artista sbilenco. Infatti molti clienti vengono da altre parti della città, quindi siamo libreria di quartiere atipica. La gente, forse, è anche spaventata quando legge la parola ‘spirito’ nei titoli che esponiamo, e si rasserena quando vede l’occhio ceruleo di Totti in copertina, e solo allora si riconcilia con noi. In ogni caso, su ordinazione procuriamo tutto eccetto i libri scolastici e in lingua straniera. Sempre”.

Che significa ‘Scienza dello Spirito’? 

“Domanda difficile. Scienza dello Spirito vuol dire affrontare lo Spirito non con tensione mistica ma con il pensiero. Con pensiero cosciente. E quindi, attraverso esercizi pratici, ritrovare la coscienza vivente. Un percorso percorribile da tutti, secondo gli insegnamenti di Steiner e di Massimo Scaligero, che ce li ha trasmessi”.

Un ricordo di Massimo Scaligero. 

“Uno degli ultimi maestri. Basta”.

Neofita entra in Tilopa. Ti domanda da dove partire con Steiner. Quali sono i primi titoli che suggerisci?

“Steiner… ‘Teosofia’ o ‘Filosofia della Libertà’ se la persona è raziocinante”.

Grazie infinite, Gianfranco. Per l’intervista, certo. E per tutto quel che hai insegnato e insegnerai a una nuova generazione di lettori, e di librai. Solo questo. L’aficionado di Tilopa saluta e omaggia, col sorriso di venticinque anni fa.  Sì, e con maggior riconoscenza.

CONTATTI:

Libreria TILOPA  
via Fonteiana 61/a   ROMA, 00152   ITALIA     tel. 06.5800061
  
http://www.tilopa.it/

Gianfranco Franchi intervista Gianfranco Degrassi, 28 marzo 2008.

ISBN/EAN: 
0000

Commenti

Amici,
ecco l'annunciata intervista dedicata a una piccola libreria.
Una piccola libreria storica ed eroica: Tilopa di Monteverde, Roma.
Qui sono cresciuto, come molti altri cittadini.

Si parlerà - vedrete - di tutto: promozione, catalogo, distribuzione, lettura...

buon viaggio.

Splendida. Ora e sempre degragapia.

Ora e sempre.
Hare Degra Degra Hare.

Una vera chicca questa pagina e... me l'aspettavo anche, dopo che ne avevamo parlato. Pur non sapendo niente di niente di esoterismo (ho come l'impressione che contrasti vagamente con il mio cristianesimo filo-protestante, ma magari mi sbaglio), ritrovo nelle "politiche" di Degrassi cose già viste, soprattutto da quando abbiamo messo in piedi con il circolo dei dipendenti una convenzione con una piccola libreria udinese. Ho visto in uno specchio le difficoltà e le scelte. Poi da bibliotecaria so cosa vuol dire trattare con gli agenti (perfino per noi sarebbe impossibile dar retta a tutti!).

Molto simpatica l'idea dei giocattoli in legno.

Forse l'unico rammarico è pensare che per vivere un libraio piccolo abbia così poco tempo per molte altre cose, fra cui la lettura.

Lunga vita a Tilopa, comunque, e a tutte le piccole librerie dove chi entra è un lettore prima di essere un cliente.

Forse i contrasti sono meno netti di quel che credi, ti dico. Io non sono altro che un discreto lettore di antroposofia e non sento di poterti rispondere, Federico - al suo ritorno, il 1 - rimedierà;).
*
Sottoscrivo il rammarico che provi. Purtroppo si direbbe sia inevitabile, contrariamente a quanto immagina il comune cittadino. Per questo - teoricamente - a ogni libreria servirebbero consulenti, non commessi, consulenti. Lettori fortissimi e in grado di segnalare diamanti da proporre con convinzione al pubblico. Per questo, è chiaro, le librerie dovrebbero guadagnare meglio e avere più sostegno. Quando l'italietta esce dalla recessione se ne riparlerà, chissà. E' una soluzione sicuramente già in atto da diverse parti, senza che sia formalizzata.
*
Lunga vita a Tilopa!

Oh perbacco!

era ora, no? ;)

Una bella sorpresa :)

Credo sia una delle interviste di cui andrò più orgoglioso, negli anni. Andava fatta. Si meritano molto più di questo, ma questo posso dare. Gianfranco ha fatto un grandissimo lavoro, in questi anni, e direi che tre quarti della nostra biblioteca viene da là. Inclusa la biografia di Tilopa, che conservo gelosamente:).

Se avete anche voi - città per città - una piccola libreria con un progetto, parlatecene e intervistate il titolare. Potrebbe venirne fuori un gran bel quadro. Una sorta di mappa ragionata e selezionata dei microcosmi più incredibili del belpaese librario:).

Assolutamente :)

bella, bella l'intervista...sempre massimo rispetto per il piccolo libraio che resiste.
io di esoterismo (per di più solare) ignoro praticamente tutto, e forse ho pure qualche piccolo pregiudizio da superare.
ah, la libreria di quartiere! avercela...per fortuna lavoro in una zona zeppa di librerie, e quindi mi posso consolare.
allora consulente di libri è il mestiere del futuro? mmh, ho come l'impressione che anche di questo si farebbe fatica a vivere ;-)

ahah:). Sospetto di sì, Goccia:).
Massima solidarietà - sottoscrivo - ai piccoli librai che resistono con onestà e dignità e stile. Loro sono il futuro.

cmq, per concludere il piano mi mancano interviste a un promotore e a un dirigente d'un bel gruppo di distribuzione.
E poi - come chicca - il lettore forte. So già chi.
Fatto questo, intervisterò solo editor, editori e autori. Per un po':)

ricordo libraio e libreria e, se non sbaglio, anche il prof.Beniamino.
Molto bello tutto, è importante che ci siano e resistano queste librerie un po'speciali, dove ancora si può parlare col titolare, magari farsi anche consigliare. Molto carina l'idea dei giocattoli in legno ,anche a me sono sempre piaciuti molto e i miei figli ne hanno avuti alcuni.
*
4 Ilde, sai che non credo contrasti troppo? In passato ho conosciuto famiglie praticanti eppure legate alle idee di Steiner.
*
14 intervisterai un lettore forte? Ti tocca autointervistarti???? :)

:).
15, 14. Pensavo a uno con i capelli bianchi...

15. Marina, per quel poco che ne so io mi sembra molto difficile. Ma non è questa la sede per approfondire.

Bella questa intervista. Belle le risposte secche e limpide.
Sarebbe piaciuto anche a me avere il libraio di fiducia, crescere come lettrice nel regno magico dei suoi scaffali costipati, e soprattutto grazie ai consigli saggi di uno del mestiere.
Per i napoletani doc, il rapporto di affezione che descrivi, non esiste verso una singola libreria, ma verso l'intera Port'Alba.
Una stradina alle spalle di piazza Dante, caotica di pagine ingiallite e testi scolastici, bestseller e volumi d'epoca. Lì trovi i discendenti dei vecchi Pironte, librai da generazioni.
C'è Guida, che per i partenopei è IL libraio, benchè oggi sia rimasta solo una diceria, vista la caduta di stile.
Il posto suggestivo l'abbiamo, manca però il rapporto umano. Perchè a Port'Alba c'è caos e il libraio s'è dimenticato il suo ruolo.
La gente fa ressa a settembre per acquistare i testi scolastici, o al massimo compra il romanzo strapubblicizzato dell'ultima penna osannata nei salotti televisivi . Poi sparisce. 
Per cui molti si son ridotti a vendere, senza scegliere. Così entri e neppure ti considerano. Chiedi e servono, i più si limitano a tirar giù titoli. Non una parola, fatta eccezione per il prezzo, una volta alla cassa. Dell'antico splendore, restano i caffè letterari nella piazza del conservatorio e le utopie di qualche lettore che continua a cercare tra bancarelle e vetrine.

16- Per l'intervista al lettore forte, Marina ha pienamente ragione. Ma ho il vago sentore che, pur non trattandosi di autointervista, giocherai ugualmente in casa...
Franchi senior?

l'intervista è un piacere leggerla sia per la carica di umanità che traspare dalle parole dell'intervistato e sia per la ineccepibile realizzazione "tecnica" dell'intervistatore.
Grazie a entrambi per l'emozionante lettura.

20. Danke buck. Grazie a te per la condivisione e per la presenza.
19. E' un'ipotesi:). Soltanto, è dura convincerlo...
18. Molto romantico il quadro che ci regali, nonostante la successiva decadenza. Chissà che non si possa tornare, complice la recessione, all'antica essenzialità e all'antico piacere delle piccole cose fatte bene...

19.
A breve la pubblico:). Ho appena finito...

:) Curiosissima!

Mi interessa l'argomento perché ho sempre creduto che quello del libraio potesse essere il mio lavoro. Però la professione si sta sempre più allontanando da quelli che pensavo potessero essere i suoi binari, quindi forse dovrei ridimensionare la mia idea di questa. Però io in mezzo ai libri, che li maneggio e li sfoglio e li cerco e li consiglio, fosse questo sarebbe quello che ho sempre cercato.

Bel pezzo e come sempre utile e tempestivo coi tempi e le urgenze. Il dibattito e la questione giusta al momento giusto, come il Franchi romanziere non sbaglia mai. Cos'è l'Intellettuale senza questa sensibilità?

Sai Arpa, la professione credo possa - paradosso ma non troppo - andare meglio adesso che in passato. Non conosco nessuno che sia felice di andare dai commessi di Feltrinelli per chiedere cosa hanno in archivio, sul pc. E' soltanto una questione di comodità e praticità; hanno più "roba" - è il caso di chiamare i libri con quel nome - e fanno tanti sconti. Ma in un Paese così alieno alla lettura e ai libri serve, c'è poco da fare, il contatto col piccolo libraio che ti racconta o ti segnala qualcosa. Umanizzando un mondo incomprensibile, e oscuro. Serve anche che la libreria sia in un'area densamente popolata: il potenziale parco clienti dev'essere di almeno tot migliaia di persone. E serve che sia caratterizzata, ma per questo la questione varia da territorio a territorio, in base all'offerta della concorrenza, alle richieste della piazza, alla preparazione del libraio, etc.
Non dimenticare l'usato, che si può vendere assieme al nuovo. La licenza è unica.

In altre parole, esaminiamo questo caso.
La libreria è fortemente caratterizzata - pubblicazioni di antroposofia e non solo, altrove molto difficilmente reperibili - e quindi richiama pubblico anche extra-area di appartenenza.
Si è ulteriormente caratterizzata integrando giocattoli in linea con la disciplina antroposofica in un negozio a fianco.
Assieme, propone una scelta delle ultime novità, tendenzialmente mainstream (ma la spiegazione sta nell'intervista: chi ha tempo per fare ricerca? Soprattutto: chi ha voglia di rischiare, quando le condizioni, faccio per dire e congetturo eh, di Mondadori sono le migliori in assoluto?).
A questo aggiungi olio di gomito e molto ordine.

ho la stessa idea di Angela sul lettore forte, appena riesco passo a leggermi l'intervista (dai, è tuo papà, il mitico lettore forte, insomma ormai stai coinvolgendo anche lui nel sito.....manca la nonna....una bella intervista sui tempi di guerra e su Trieste, no? è una testimone diretta):)

non sarebbe male:).
Mi piacerebbe sapere cosa leggevano nella sua famiglia negli anni Trenta e Quaranta, anche.

su vibrissebollettino c'è un'intervista. siccome si tratta della stessa professione, ma in modo diverso (nel senso che lì si parla di grande distribuzione, Feltrinelli), mi sembra cosa buona mettere qui il link:

http://www.vibrissebollettino.net/archives/2008/03/un_libraio.html#more

da notare l'ultima risposta del libraio, che devo ammettere mi ha spiazzato. in maniera positiva, eh.
ciao a tutti.

ottima segnalazione davvero.
Grazie Andrea.

Grande Gf! Davvero una bella intervista. E un omaggio più che meritato alla libreria, e indirittemamente - ma nemmeno tanto, a ben leggere, alla casa editrice. Sai - forse alcuni di voi sapranno - che anch'io sono legatissimo a Tilopa, che ha avuto il coraggio di pubblicarmi e di di usare mie liriche in un numero della loro elitarissima rivista (GRAAL). Alla libreria Tilopa ho anche acquistato i testi per la mia tesi su Rudolf Steinir. Sono tante le buone ragioni per cui non posso che gioire nel leggere questo pezzo, dunque, non ultima il modo convincente con cui ha risposto Gianfranco, che conoscevo "solo" come libraio. E un saluto e un omaggio anche a Beniamino, che stimo e apprezzo molto, che mi aiutato nell'indirizzare la mia tesi, e che - come ripeto - è stato il primo a credere che nel mio modo di scrivere ci fossero delle qualità.

Caro Gf, non potevi omaggiare in modo migliore questi cinque anni di Lankelot!

Era nelle cose;).

"Se avete anche voi - città per città - una piccola libreria con un progetto, parlatecene e intervistate il titolare. Potrebbe venirne fuori un gran bel quadro. Una sorta di mappa ragionata e selezionata dei microcosmi più incredibili del belpaese librario"

E' da tempo che voglio intervistare due librai, uno della mia città e uno di Rimini, spero che questa sia l'occasione giusta solo che hanno tanto lavoro...

"cmq, per concludere il piano mi mancano interviste a un promotore e a un dirigente d?un bel gruppo di distribuzione.

Le aspettiamo...

Noi a Falconara M.ma (AN) ove risiedo abbiamo appena aperto una libreria che funge ovviamente anche da circolo culturale e casa editrice rivolta ad autori emergenti. Io sono solo u collaboratore esterno, in quanto recensisco sul blog alcuni libri da proporre alla lettura dei clienti, organizzo presentazioni e curo l'editing e la pubblicazione della collana narrativa.
Se volete posso proporre un intervista al responsabile.

Gian Paolo Grattarola

Felice di leggere le vostre interviste a piccoli librai coraggiosi. Quando vorrete.

Eterna vita alle piccole librerie.
Forza TILOPA.
Monteverde è con il suo libraio.

"tutto quel che viene dal marketing mi irrita."
dio quanto sottoscrivo!

Sacrosanto. Sì.

35. E' in agenda l'intervista alla libreria e ad associazione culturale "L'orecchio di Van Gogh". Spero di inviarla presto.

Gian Paolo

Olè!

Monteverde saluta la sua bandiera, TILOPA.

Che viaggio affascinante che ho appena fatto,partendo dal tag del suicidio...sono approdata a leggere questa pagina che è tutta una sorpresa. Da Tilopa a Milarepa..Mila, vestito di tela, un mio vecchiiiiissimo scritto.

ahah:)

Se riesci a recuperarlo e riadattarlo, quando vuoi... considera che di Milarepa non parlerà nessuno per altre decadi.

TILOPA!

Sosteniamo TILOPA!

TILOPA!

TILOPA!

[libreria tilopa] un must! 

[libreria tilopa] un must! 

[librerie] presto un nuovo

[librerie] presto un nuovo articolo: domenica ho intervistato un altro grande personaggio, Archie Pavia di "900 di Carta". Appena arrivano le foto carico il pezzo