Libreria '900 di Carta

Intervista ad Archie R. Pavia, libraio e collezionista. Detective del libro

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Libreria '900 di Carta

C'è una libreria, a Roma, che lo scorso anno ha dedicato un evento a tutti i libri sul libro, e sui librai: è stata una metamostra, “autocelebrazione del libro e del libraio”, per commemorare (non festeggiare!) i 60 anni del proprietario, Archie R. Pavia, e la resistenza delle piccole librerie, e l'esistenza dei librai. Il tutto per “alleviare il peso del tempo che fugge”. Si trova in via Acqui, a una manciata di passi da piazza Re di Roma, e si dedica al modernariato di qualità, per andare incontro ai collezionisti, ai bibliofili, ai bibliomani; e poi, si pone come archivio del Novecento per andare incontro alle esigenze di studenti e studiosi, inclusi professori universitari di chiara fama. Archie tiene molto a dire che sa andare incontro anche alle richieste e alle esigenze delle lettrici forti non professioniste. Prendete nota. La libreria è frequentata da grandi artisti e da grandi professionisti della cultura e dell'arte, da Maurizio Ceccato a Guido Ceronetti, da Giorgio Petraglia a Lamberto Pignotti, legato al gruppo 63. Ci racconta tutto Archie.

GF: “900 di carta”: quando hai fondato la tua libreria?
AP: La libreria nasce nei primi mesi del 2003, in una maniera direi quasi casuale e necessaria: in un certo qual modo, mi sono sempre occupato di cultura, di letteratura e di libri. È capitata l'occasione di questo locale, in periferia... mi trovavo in un periodo di crisi identitaria, esistenziale e professionale, e così ho tentato l'avventurosa e coraggiosa strada di aprire una libreria di questo tipo, decentrata e al di fuori delle conventicole letterarie, del tutto indipendente, con tutti i pro e i contro che ciò comporta.
 
GF: Qual era l'idea iniziale? Avevi in mente un modello in particolare?
AP: Sono partito dalla mia esperienza di bibliofilo, come tanti librai antiquari. Navigavo molto bene per le librerie di libri d'occasione o rari. Il primo pensiero, nell'accingermi a prendere un'attività di questo tipo, è stato rivolgermi a un commercio di libri quantomeno esauriti. L'idea era quella di mettere su un luogo in cui io stesso sarei entrato volentieri: uno spazio piccolo, anche in senso antitetico alle grandi librerie spersonalizzanti odierne; uno spazio che potesse dare anche ospitalità ad autori oggi ingiustamente dimenticati, sia italiani che stranieri, uno spazio dove si ricostruisse in qualche maniera... dove ci fosse la possibilità di ripristinare l'esistenza d'un libraio vecchio stampo, sensibile alle necessità dei potenziali clienti, aperto alla conversazione colta e via discorrendo. Una libreria molto personale, insomma, che tenesse conto della personalità di chi vi entra.
Un riferimento come quello della Libreria Saba, a Trieste, o la Shakespeare & co di Sylvia Beach, era molto ben presente: fare conversazione, non solo proporre letteratura...
 
 
GF: La scelta di un quartiere come San Giovanni, a Roma: cosa ha implicato, cosa ha significato, quanto ti soddisfa oggi?
AP: Ti dico, è stata una casualità. Avrei potuto acquisire una libreria già esistente, sulla Nomentana. Per una cosa o per un'altra, l'affare non è andato in porto: una sera, trovandomi da queste parti, ho visto un cartello... io conosco bene questo quartiere, non è lontano da casa, e così telefonai. Questa era, un tempo, un'orologeria che frequentavo con piacere, conoscevo il proprietario... e insomma è stata una mezza coincidenza. Chiaramente ho pensato anche che qui avrei avuto meno concorrenza, da tutti i punti di vista...
 
GF: Oltre all'offerta di modernariato di qualità, periodicamente organizzi delle esposizioni e delle mostre “speciali”, dedicate a un artista o a un movimento letterario e non, complete di letture, in uno spazio romantico e raccolto, molto informale. Raccontaci tutto.
AP: È stata un'intuizione molto felice che ho avuto tempo fa, proprio all'inizio della mia attività; un'intuizione che ha contribuito a far conoscere la libreria in giro. Quella attualmente in corso, sulla Dolce Vita, è la trentesima esposizione che teniamo qui. La prima è stata dedicata allo scrittore anarchico Libero Bigiaretti, autore che conoscevo abbastanza bene, grande autore e grande amico di Roma. Avevo quasi tutto l'edito di LB, e tutta una serie di preziosità e di rarità. Considerando che si trattava di un autore discretamente dimenticato, ho pensato di consacrargli l'evento. In vetrina, a fianco delle prime edizioni di tutti i suoi libri, grandi bottiglie. Di inchiostro. Il formato grande di queste bottiglie era quello in uso nei ministeri di una volta. Poi c'erano scatoline di pennini... insomma, tutta una serie di oggetti che sapessero evocare un'idea antica di scrittura.
 
 
GF: E dopo Bigiaretti?
AP: Dopo LB, considerando il buon successo dell'iniziativa, ho deciso di continuare e di trasformare un evento estemporaneo in una cifra distintiva della libreria. A cadenze di due, tre mesi, cambio il mio “omaggio”, magari in coincidenza con qualche anniversario o qualche ricorrenza: e così ho dedicato una mostra a Carlo Emilio Gadda (con tanto di vecchia carta stradale di Roma e di lente di ingrandimento su via Merulana), una piccola vecchia Balilla per omaggiare il commissario che sappiamo, modellini che poi diventeranno una consuetudine di queste vetrine, perché da bambino ero un collezionista di automodelli...
Quindi, il grande George Orwell, Beppe Fenoglio, Cesare Pavese (uno dei miei scrittori di riferimento: le langhe sono una delle mie patrie dell'anima), Mario Soldati, Guido Piovene, Federico Fellini (2003, per il decennale della morte) e l'amato Flaiano; e poi non poteva mancare un omaggio all'amico Guido Ceronetti... quando possibile, ho messo in vetrina, assieme ai libri, un oggetto che potesse riportare al personaggio, come ti dicevo: nel suo caso, non poteva mancare il basco, che uso anch'io, d'inverno. E poi c'è stato un grande evento dedicato al Sessantotto, nel quarantennale, al quale tenevo moltissimo.
 
 
GF: Ti ascolto.
AP: Amo molto gli outsider. C'è stato spazio per Luciano Bianciardi, altro artista trasgressivo ed eretico: di lui avevo trovato praticamente tutto. Leo Longanesi ha avuto una bella esposizione, cinque anni fa, nel 2005, questo a dimostrare l'apertura mentale di “900 di Carta” e la sua capacità di andare oltre gli steccati. Altro “scomodo” al quale abbiamo dedicato un buono spazio è stato Elemire Zolla: sua moglie è venuta a vedere la mostra e le è piaciuta molto.
Ho voluto dedicare un evento anche al liberale Guareschi. E uno al mio conterraneo John Fante, con tanto di modellino di Ford Mustang rossa: ho trovato tutte le prime edizioni italiane, inclusa l'antologia di Vittorini. E una, molto meno nota, di Leo Longanesi: aveva pubblicato il suo “Il conto del droghiere” su “Omnibus” nel 1938.
 
GF: Quanto alla musica? So che ci tieni molto...
AP: Beh, nell'ambito della canzone d'autore, Paolo Conte, uno dei numi tutelari di questa libreria, perché ci conosciamo da tanto tempo, e io scrivevo dei suoi dischi per “La scena illustrata”, quando mi dedicavo alla canzone d'autore... già, sono uno di quelli che ha contribuito a fondare il Club Tenco, qui a Roma (non quello di Venezia).
Sempre nell'ambito della grande tradizione cantautoriale, abbiamo dedicato uno speciale a Francesco De Gregori, che cantò una canzone in un giorno del 1974, in coincidenza con la pubblicazione del mio primo libro di poesia. E poi, e forse era inevitabile, a Luigi Tenco. In tempi più recenti, abbiamo fatto uno speciale favoloso sui Beatles, in collaborazione con un collezionista come Luca Isaja, e un altro su De André.
 
GF: E per quanto riguarda il cinema?
AP: L'abbinamento letteratura-cinema è stato molto gettonato, da queste parti. Ho ricordato, nel corso di una serie di omaggi al cinema, l'attore e regista Piero Natoli, al quale ero molto legato (era compagno di scuola di mio fratello, veniva spesso a pranzo a casa nostra...): la sua morte improvvisa e prematura mi aveva scosso molto...
E poi Woody Allen, per i suoi settant'anni. E Nanni Moretti, che ha prestato del materiale (fotografie, manifesti, locandine), tramite la Sacher Film. Peccato non sia mai passato di persona. A latere: una delle mostre di cui sono più orgoglioso è stata quella dedicata alla Panhard. Modellini e foto hanno raccontato tanto della mia passione di “panhardista”. La coincidenza erano i quarant'anni dall'uscita dell'ultima panhard dalla catena di montaggio.
 
GF: Reazioni avute in questi anni? Raccontaci qualcosa della rassegna stampa, almeno dei migliori articoli sin qua apparsi, o che ti hanno colpito di più.
AP: Le mostre che mi hanno dato maggiore soddisfazione... difficile rispondere. Sono iniziative scaturite, come sempre, dal piacere di farle. Tutto qui. Molto spesso ciò che è esposto in vetrina non è nemmeno in vendita. Insomma, sono operazioni entusiasticamente non venali, proprio per una diffusione della cultura, per far conoscere autori che amo anche a persone del tutto estranee a certi artisti. La stampa, di tanto in tanto, ci ha dedicato spazi lusinghieri: il Corriere della Sera, la Stampa di Torino (Ceronetti), l'Unità, Quattroruote...
 
 
GF: Per quanto concerne internet, com'è il rapporto coi clienti?
AP: C'è qualche cliente che mi ha domandato libri e io ho saputo trovarglieli. Non è il sistema di vendita che prediligo. Mi sono adeguato... in tutta onestà, preferisco un contatto più personale, magari telefonico: al limite, guarda, addirittura epistolare. Io spesso scrivo ai miei amici solo con la penna stilografica, guarda un po'...
 
GF: So che hai fatto molti mestieri...
AP: Ho fatto svariati mestieri, da ragazzo, sempre al di fuori dei canoni prestabiliti. Ho fatto studi irregolari. Ho lavorato da ragazzo negli alberghi (questo spiega perché ogni tanto ritorna, nei miei scritti, la camera e la stanza di un tranquillo albergo demodé); ho fatto il gallerista, in via del Tritone, e l'investigatore privato. L'investigatore, sì... è un ruolo che ha molto in comune col libraio antiquario: cercare un libro raro può essere difficile come cercare una persona scomparsa.
 
900 DI CARTA
Libreria di Archie R. Pavia
Libri esauriti, rari e d'occasione
 
Via Acqui, 9/b 00183, Roma
dal martedì al sabato 10-13 – 16.30-19.30
giovedì pomeriggio chiuso
telefono 06.7010558
 
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Luglio 2010.
Foto di Fiamma Franchi. Consulenza e auspici, Maurizio Ceccato.
ISBN/EAN: 
000

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C'è una libreria, a Roma, che

C'è una libreria, a Roma, che lo scorso anno ha dedicato un evento a tutti i libri sul libro, e sui librai: è stata una metamostra, “autocelebrazione del libro e del libraio”, per commemorare (non festeggiare!) i 60 anni del proprietario, Archie R. Pavia, e la resistenza delle piccole librerie, e l'esistenza dei librai. Il tutto per “alleviare il peso del tempo che fugge”. Si trova in via Acqui, a una manciata di passi da piazza Re di Roma, e si dedica al modernariato di qualità, per andare incontro ai collezionisti, ai bibliofili, ai bibliomani; e poi, si pone come archivio del Novecento per andare incontro alle esigenze di studenti e studiosi, inclusi professori universitari di chiara fama.

[librerie] e così continua il

[librerie] e così continua il nostro viaggio tra i migliori microcosmi italofoni, da Lugano in giù;)

http://www.900dicarta.com/ per studiare la libreria di Archie.

E qui uno dei miei tag preferiti: http://www.lankelot.eu/librerie

bel pezzo e stupenda

bel pezzo e stupenda l'offerta della libreria, la prossima settimana sarò a Roma e andrò sicuramente a vedere questa libreria.

[900 di carta] grazie

[900 di carta] grazie Franz:). Saprai dirmi. Gli orari li ho pubblicati in fondo all'articolo. Troverai sicuramente pane per i tuoi denti. Se ti arrampichi con la scaletta sugli scaffali in alto a sinistra, ualà qualche centinaio di romanzi italiani decisamente spariti dalla circolazione. E magari (ehm) scoperti da diritti. ;)

che bello, non vedo l'ora!

che bello, non vedo l'ora! dedicherò il tempo che merita a questa libreria, come sempre grazie per i consigli preziosissimi!


 

[900 di carta] assolutamente

[900 di carta] assolutamente fantastica, in pratica è il posto dove quelli dilankelot dovrebbero andare a rifornirsi di libri, periodicamente. Se mi capiterà di tornare a Roma cercherò di andare a trovare questo libraio così originale :)

(se la memoria non mi

(se la memoria non mi tradisce......ci sono andato due anni fa!)

[900 di carta] oh Lupo! e

[900 di carta] oh Lupo! e cosa hai comperato, di bello? Curioserrimo.

[900 di carta] Se non ricordo

[900 di carta] Se non ricordo male  ho preso un paio di libri saggistica in previsione della mia tesi di laurea (la zona della libreria è quella, non mi dovrei essere confuso). Tutto molto scappa e fuggi, come mio solito quando vengo in quel di Roma. Perciò da quanto leggo assolutamente da rimediare.

[900 di carta] con qualche

[900 di carta] con qualche ora a disposizione, sì, senza dubbio;).

[900 di carta] ti piacerà

[900 di carta] ti piacerà parecchio, Marina:). Nel frattempo, se stai cercando qualcosa di introvabile o se vuoi curiosare un po'... scrivigli una lettera a penna. Via mail non risponde;)

[900 di carta] Splendida

[900 di carta] Splendida segnalazione e bella intervista. Sono andata a spulciare il catalogo, ci sono moltissime cose interessanti, ma soprattutto direi, è l'idea di fondo, e le idee che tuttora vengono manifestate attraverso questa attività, a fare la differenza con le librerie del tutto impersonali che ammorbano le nostre città. Un paluso a Pavia. E uno a Gf :))

[900 di carta] Per chi vive

[900 di carta] Per chi vive ai confini dell'impero: in che zona di Roma sta esattamente ? Si raggiunge abbastanza facilmente con i mezzi pubblici?

[900] Credo metro A, fermata

[900] Credo metro A, fermata Re di Roma o Ponte lungo...

[900 di carta] esatto,

[900 di carta] esatto, fermata Re di Roma;)

la visita alla libreria è

la visita alla libreria è stata molto interessante ed editorialmente prolifica. Archie è davvero molto preparato, gentile e simpatico. Ho trovato una chicca editoriale che ripubblicherò entro fine anno, un testo del 1933 del futurista Bruno Corra intitolato "Il passatore", una figura molto conosciuta qua in Romagna, è un testo interessantissimo che, ne sono sicuro, avrà grandissimo risalto in ambito locale.

[900 di carta]

[900 di carta] spettacolare:). Sono estremamente felice per questa cosa. Aspettiamo "Il passatore", allora. Bravo Franz!

[900 di carta] fino al 30

[900 di carta] fino al 30 ottobre...
 
        '900 di carta rende omaggio al 25° Anniversario del Club Italiano Panhard con una esposizione modellistico-fotografica dedicata alla gloriosa fabbrica di automobili francese, tra le più antiche del mondo, avendo iniziato l'attività già della fine dell'Ottocento (chiuse definitivamente nel 1967).

        Archie R. Pavia - panhardista di lungo corso e tra i soci fondatori  del sodalizio, che si costituì a Tivoli il 14 settembre 1985 - presenta nelle vetrine e all'interno della libreria la sua originale collezione di automodelli Panhard, numerosi dei quali obsoleti e rari, libri, locandine, fotografie, pubblicità e libretti d'uso e manutenzione, tutti legati alla memoria di questa fabbrica prestigiosa e anticipatrice dei tempi

 

900 DI CARTA
Libreria di Archie R. Pavia
Libri esauriti, rari e d'occasione
 
Via Acqui, 9/b 00183, Roma
dal martedì al sabato 10-13 – 16.30-19.30
giovedì pomeriggio chiuso
telefono 06.7010558

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[900 di carta] fino a fine

[900 di carta] fino a fine febbraio...

OMAGGIO A FERNANDA PIVANO E LA BEAT GENERATION

     La Libreria '900 di carta propone, fino a fine febbraio, una interessante mostra biblio-fotografica per ricordare e celebrare, a poco più di in anno dalla  scomparsa, la grande scrittrice e traduttrice Fernanda Pivano e la Beat Generation di cui fu, in Italia, la massima esperta e infaticabile sostenitrice.
     Anche per questo trentaduesimo Omaggio letterario nel piccolo ma combattivo spazio di via Acqui, l'intrepido Archie R. avia, che conobbe la scrittrice nel  lontano 1976, ha esposto in vetrina e all'interno, sulla "mitica" parete verde  di '900 di carta, molte preziosità cartacee, riguardanti sia personalmente la Pivano, sia gli scrittori americani che tanto le furono cari.
      Tra i volumi esposti, particolarmente raro è la prima edizione della celebre "Antologia di Spoon River" che Nanda pubblicò per Einaudi nel 1943, su incoraggiamento e con la supervisione del grande Cesare Pavese; a cui seguì, nel 1947, la prima edizione integrale, sempre nella collana "Universale Einaudi", anch'essa presente in questo omaggio. Tra gli altri titoli della Pivano esposti, ricordiamo almeno "La Balena Bianca e altri Miti" (Mondadori, 1961); "America rossa e nera" (Vallecchi, 1964, impreziosito anche da una lunga dedica dell'autrice ad Archie); "Beat hippie Hiyppie", con il coloratissimo ed inquietante disegno in copertina: fiammeferi che formano la bandiera americana, prossimi ad incendiarsi (Arcana, 1972)e "Auguri per sempre", unito a "Le belle ragazze" (May, 1991).

       Fanno bella mostra di sé anche numerosi libri di scrittori americani che  furono tra i massimi rappresentanti della Beat Generation, a cominciare da una bella edizione del 1960, in lingua originale, di "On the road" di J. Kerouac, di cui è esposta anche una rara prima edizione italiana de "I sotterranei" (Feltrinelli, 1960); seguono, per citare qualche altro titolo, "Visioni di Cody", ancora  di Kerouac (Arcana, 1974); "Diario indiano" di Allen Ginsberg (Arcana, 1973) e, dello stesso autore, "Il Mantra del re di Maggio" (Mondadori, 1973); "Dove my casa?" di Gregory Corso (San Marco, 1987) e "Lei" di Lawrence Ferlinghetti, il mitico editore libraio di San Francisco, (Einaudi, 1970), tutti rigorosamente in prima edizione italiana.
        Complementari all'Omaggio una colorata serie di libri  dedicati alla Beat Generation ed una vasta campionatura di ritagli stampa, anche molto datati, riguardanti la stessa.
        Anche in questa appassionata ed appassionante mostra, Archie ha fatto scendere in campo alcuni modellini d'auto della sua formidabile collezione: vediamo così quattro taxi americani schierati davanti ai libri della vetrina piccola; mentre, al centro di una carta geografica degli Stati Uniti circondata dalle eccentriche targhe automobilistiche americane, non poteva mancare, maestoso e bellissimo, il taxi Checker nella livrea gialloverde di San Francisco, mitica patria, appunto, della mai dimenticata Beat Generation. Da visitare senz'altro.

Libreria '900 di carta
via Acqui n. 9/b - 00183 Roma - Tel. 06.7010558
da martedì a sabato: 10.00 - 13.00 / 16.30 - 19.30
Fino al 26 febbraio
http://www.900dicarta.com/

[900 di carta] se ne parla

[900 di carta] se ne parla qui: http://www.ndanet.it/librerieroma.php nella "Guida alle librerie indipendenti di Roma" di Barbi-Regimenti-Verì, uscita da un paio di mesi per NDA. Ne scrivo appena ho tempo. Prendete nota, intanto...

[900 di carta] fino al 16

[900 di carta] fino al 16 luglio

 

OMAGGIO A MARIO PANNUNZIO ED ARRIGO BENEDETTI

da Omnibus a Oggi, dal Mondo all’Europeo: libri, riviste, immagini, idee, genialità e utopie di due maestri del giornalismo italiano del Novecento

La libreria ‘900 di carta, per ricordarne il recente centenario della nascita, dedica un interessante Omaggio biblio-fotografico a Mario Pannunzio ed Arrigo Benedetti, due dei più significativi protagonisti del giornalismo italiano del Novecento.

Entrambi nati a Lucca nel 1910, amici fin da ragazzi, molto diversi per carattere ma animati da una stessa grande passione per la letteratura e il giornalismo, si ritrovarono giovanissimi, all’inizio della loro carriera professionale, nella redazione del settimanale Omnibus, sotto la direzione del mitico Leo Longanesi, geniale inventore di fogli e testate e primo ad utilizzare la tecnica di stampa “a rotocalco” per il miglior rendimento delle fotografie, a cui diede da subito grande e lungimirante importanza, intuendone appieno le potenzialità emotive verso il pubblico dei lettori.

Tirocinio duro ed esaltante, quello di Pannunzio e Benedetti con il grande Longanesi: alta scuola di eleganza grafica e magnifico stile letterario, la loro, destinata a ben riconosce talenti e favorirne lo sviluppo. E così fu.

Mario Pannunzio, del resto, anche prima dell’esperienza formativa longanesiana, aveva già fondato riviste di propria iniziativa: fogli di breve respiro ma di indubbio prestigio, come Oggi, la cui prima serie uscì nel 1933 e Caratteri, nel 1935, rassegna mensile che già nel primo fascicolo del 1° marzo, ospitava, oltre al romanzo del sodale Benedetti, La ruota della fortuna, poesie, articoli e racconti di scrittori di sicuro avvenire come Malaparte, Delfini, Petroni, Lawrence, Comisso, Bartolini e Moravia. Ma la sua creatura cartacea di maggiore prestigio, fulcro vitale d’una stagione giornalistica e politica di grandi speranze e fervidi fermenti culturali, fu senz’ombra di dubbio Il Mondo, settimanale politico economico letterario che per lunghi anni, dal 1949 all’otto marzo 1966, quando uscì l’ultimo numero, vide riunite intorno alle sue pagine le migliori menti della nostra cultura, in una magica stagione di lotte civili e grandi utopie che, a tanti anni dalla sua fine, non ha mai smesso di essere ricordata e da molti amaramente rimpianta. Morì, appena cinquantottenne, nel 1968.

Giornalistico, certo, ma anche per buona misura letterario fu il percorso professionale di Arrigo Benedetti, scrittore atipico, non facile, di sicuro talento, i cui romanzi e racconti - citiamo almeno Tempo di guerra, del 1933, La figlia del capitano, del 1938, fino ai più recenti Il passo dei Longobardi, del 1964 e Gli occhi, del 1970 - trovarono sempre un vasto consenso sia di critica che di pubblico. Fondatore dell’Europeo nel 1945 e dell’Espresso dieci anni dopo, Benedetti fu anche direttore del quotidiano romano Paese sera dal 1975 alla prematura scomparsa, il 26 ottobre 1976.

Il libraio Archie R. Pavia, che già nel 2006 aveva dedicato la vetrina al Mondo per ricordarne i quarant’anni dall’ultimo numero uscito in edicola, espone in vetrina e all’interno, anche in questa occasione, autentiche rarità cartacee, come gli anno I n. 1 di Oggi, Caratteri e Il Radicale, numerosi libri che narrano le vicende sociopolitiche e culturali che ruotarono intorno al settimanale pannunziano, compreso La sera andavano a via Veneto, di Eugenio Scalfari, pubblicato in prima battuta da Mondadori nell’oramai lontano 1986 e riproposto anni fa da Einaudi; prime edizioni dei principali romanzi di Arrigo Benedetti e di alcuni prestigiosi amici, sodali e collaboratori del duo lucchese, come Ernesto Rossi, Vitaliano Brancati e Vittorio Gorresio.

Da visitare senz’altro.

 

Libreria ‘900 di carta - via Acqui n. 9/b - 00183 Roma - Tel. 06.7010558

orario: da martedì a sabato: 10 - 13 / 16.30 - 19.30 - giovedì pomeriggio chiuso -

FINO AL 16 LUGLIO 2011

[libreria 900 di carta] fino

[libreria 900 di carta] fino a fine gennaio:

Grandi alberghi e locande, trattorie e ristoranti di lusso, prestigiosi chef ed osti volenterosi nell’Italia del Novecento

Breve introduzione alla mostra

Remoto è oramai il tempo in cui ho avuto a che fare, quotidianamente e faticosamente, con i grandi alberghi di Roma. E tuttavia può bastarmi ben poco talvolta - una pubblicità televisiva, una foto sul giornale, la sequenza di un film, anche solo una frase colta al volo per strada - per riportarne sul proscenio la memoria, tanto la loro atmosfera decadente e compassata, le loro vicende cosmopolite per vocazione e natura, mi sono rimaste impresse dentro come un segno, una cifra distintiva che gli anni, i decenni dovrei dire, non hanno neppure lievemente scalfito.

Tale circostanza assume un valore ed un significato particolari ove li si rapporti al periodo, relativamente breve, in cui, giovanissimo, trascorsi molte movimentate giornate nei pressi degli austeri banconi delle portinerie, commissioniere-ascensorista agli ordini del Primo Portiere, e pronto a far fronte alle esigenze e capricci più vari della clientela, ospitata nelle costose stanze ai piani superiori.

Esperienza di corto ma indelebile respiro, dunque, fu per me il lavoro - in apparenza sempre uguale, in realtà ogni giorno diverso - negli alberghi della mia città, prima di lasciarli per intraprendere altri percorsi esistenziali e professionali e tornarvi di tanto in tanto da cliente, in luoghi più o meno lontani da casa: momentanei focolari domestici che interrompono il viaggio, residenze provvisorie per tutti e per nessuno, rifugi confortevoli da cui partire rinfrancati col primo treno della mattina seguente.

E già: formidabili palestre per imparare la psicologia del genere umano; inesauribili fonti di confidenze e relazioni con gente d’ogni tipo, razza e condizione sociale, gli alberghi: ed agli anni in cui vi ho lavorato devo forse la proverbiale pazienza tibetana che oggi mi ritrovo, la capacità di ascoltare e capire gli affanni dei miei simili e condividerne le pene e le speranze, la disponibilità, infine, a rendermi utile alla società senza nutrire troppe speranze in contraccambi e contropartite.

Mi è sembrato bello e significativo, allora, nel centenario della sua nascita, ricordare mio padre Salvo Domenico Pavia - grande chef che nelle cucine dei signorili alberghi sulla Costa Azzurra prima, e in quelli di Roma poi, ha trascorso buona parte della sua lunga vita - schierando in bella mostra nella vetrina e sulla mitica parete verde della libreria ‘900 di carta la mia collezione di libri, ed altro materiale per lo più cartaceo, riguardanti il variegato mondo degli alberghi, appunto, i personaggi che vi si muovono all’interno, la vita frettolosa e provvisoria che li caratterizza.

Romanzi ambientati negli alberghi, manuali di tecnica alberghiera, guide turistiche, bellissime etichette di propaganda che un tempo s’applicavano sulle valigie della clientela in partenza, modellini di taxi, repertori di ricette, vecchi annuari indicanti - suddivisi per categorie da cinque a una stella, come usava una volta - tutti gli esercizi esistenti in Italia, cartoline in bianco e nero e a colori, menù nuziali, conti pagati o rimasti in sospeso, saponette mignon ancora custodite negli involucri con l’emblema degli alberghi che le offrivano ai clienti, decine di ritagli stampa sull’argomento, depliant ed opuscoli, campanella a pulsante per chiamare il ragazzo in livrea gallonata o il facchino, chiavi con ingombrante batacchio a prova di furto o dimenticanza: tutto rigorosamente d’epoca, collezionato e riposto con cura meticolosa negli anni, sull’onda lunga e interminabile, come scrivevo all’inizio, di una memoria che non ha mai mollato la presa su quel remoto periodo della mia gioventù perduta.

 

In conclusione, Grandi alberghi e locande, trattorie e ristoranti di lusso, prestigiosi chef ed osti volenterosi nell’Italia del Novecento resta un omaggio atipico e del tutto a parte tra quelli allestiti fin qui nella mia libreria antiquaria: piccola, preziosa mostra colma di afflati, la definirei, sentimentale, tesa senz’altro sul filo di una sottile melanconia di epoche perdute, comunque letteraria e fantasiosa, colorata e divertente come vorrei fosse ogni giorno della nostra unica irripetibile vita.

Archie Remo Pavia

Libraio del Novecento

Roma, 16 dicembre 2011

Libreria ‘900 di carta - via Acqui n. 9/b - 00183 Roma - tel. 06-7010558

aperta al pubblico dal martedì al sabato: 10/13 - 16.30/19.30 - chiusa il giovedì pomeriggio -

Fino al 28 gennaio 2012