Liberati Simon

Nada Exist

Autore: 
Liberati Simon

"Ancora una bugia. Anzi, due. Se la sarebbe cavata quel giorno, 23 dicembre 2006, come sempre. Si traeva sempre d'impaccio, mentendo. Non conosceva che questo: la menzogna. Come la droga o l'alcol, la menzogna era il suo viatico, un corroborante, che lo avrebbe aiutato a risalire tutte le scale e a uscire da tutte le trappole, a evitare tutte le madri, tutte le donne, tutte le cannibali” (Liberati, “Nada Exist”, p. 28).
Il primo grande romanzo del 2009 è firmato da un outsider: il letterato francese
Simon Liberati, classe 1960, parigino. Politicamente scorretto, allineato com'è a una destra ribelle e oltraggiosa (delle istituzioni, delle ideologie, del sartrismo e dei suoi epigoni) è l'espressione dello Zeitgeist europeo; della decadenza, del malessere, dei rimpianti e dell'ostinato rifiuto del presente. Secondo il critico francese Benjamin Berton, Liberati è parte integrante d'un movimento letterario erede della lezione di Blondin e Nimier: i “Nuovi Ussari”, sorta di vecchi aristocratici della letteratura (niente a che vedere con i marxisti...) ispirati oggi più da un modello antagonista americano (Ellis) che dall'antica scuola (Drieu).
Chi erano gli Ussari? Spiega
Roberto Alfatti Appetiti: “Gli Ussari, per l’appunto: per via dello stile, combattivo e austero nello stesso tempo, quasi 'militare'. Giovani intellettuali come Antoine Blondin, Michel Déon, Jacques Laurent, François Nourissier e, naturalmente, Roger Nimier, tutti indifferenti alle 'lezioni' della storia e indisponibili a mettere il loro talento al servizio delle ideologie, che si schierarono a viso aperto contro l’establishment culturale dell’epoca - costituito da sartriani, stalinisti e dal giornale-partito Le Monde - e arroccato attorno alla mistica della superiorità etico-morale della sinistra. Scrittori di una destra immaginifica che non volevano più saperne della nuova politica”
Nada Exist” plana sulla mia scrivania restituendomi reminiscenze micidiali. Il protagonista guida, orgoglioso, una Aston Martin, come lo sfortunato, splendido Nimier; è un esteta che s'è bruciato tutto in fretta, come il fuoco fatuo di Drieu La Rochelle. È un vecchio fascio che non si riconosce più in niente, drogato di belle donne, di nostalgia e di cocaina. Sullo specchio del camino ha appeso una riproduzione di Duhrer: “Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo”. È una spettrale fonte di ispirazione; un riflesso limpido della propria essenza. Patrice è stanco, pensa a morire. Apolitico, si dedica all'esercizio del “commercio artistico”.
A dire il vero, la sua moderazione non era soltanto opportunismo, era legata alla noia che provava nel sentir ripetere le stesse invettive fin dall'infanzia. Tutto il folklore estremista gli sembrava puerile e non ne poteva più di certi ritornelli (...)” (p. 21).
È un ex regista, fotografo di moda, stanco di tutto, corrotto dall'abitudine e dalla dipendenza dalla bellezza, e dal piacere. È insolente, e prepotente (nella smania: di precipitare. Nel niente). Ha una discreta nostalgia della sua passata gloria, e una gran voglia di perdersi del tutto. Patrice è così: è uno che ha avuto ogni cosa, e in ogni caso non se ne pente. Niente più politica, allora, l’ideale è naufragato. Da un pezzo.
Patrice ti rimane addosso per l’aspetto byroniano. La fronte alta da genio cattivo, scrive Liberati, l'incavo della guancia, la linea del naso sono quelle. Ha qualcosa di satanico; qualcosa di malato. Non è solo per gli spasmi irregolari dell'alcolista. Né per quel filo di pancia. È sfuggente. Scontroso, indisponente. È un personaggio che Drieu La Rochelle avrebbe capito e amato; altrimenti, avrebbe creato. È la borghesia che si rifiuta, e s’annienta. E annientandosi scrive, e t’incanta. È un Roger Nimier postmoderno, è tutti i contrasti d’un mondo che confonde verità e menzogna, lusso e onestà, realtà e illusione.
No, Patrice non aveva davvero voglia di niente e di nessuno. Allo stesso tempo, però, non riusciva a immaginarsi passare il pomeriggio a casa, davanti alla televisione giù con gli altri, e ancora meno da solo, in camera sua, ad ascoltare Didine che soffocava dietro la porta (...). Non aveva desideri, ma ancora meno aveva il coraggio di restare lì” (p. 43).
L’amore è finito, età, cocaina e alcol complicano l'orgasmo. Oltre la notte t’attende una passione nuova. È una ragazza che sta bruciando in fretta. Lui viaggia, e intanto ricorda e pensa: e tutto torna a scintillare di senso. Arte, esistenza, amore. E il senso è uno, che io non è: niente. Nada, j’existe. Patrice è perverso e adora se stesso: se stesso mentre dice nada, ovviamente. Allo specchio. Esistere è una crudeltà elegante.«E su di me se la gioia è discesa a volte», ricorda. Chi era, Nerval o Goethe?
Silenzio. «Sembrava che errasse su un mondo distrutto».

                                                     ***

Liberati è un autore di classe, portato all'indagine dell'interiorità, estraneo alle trame complesse: le uniche trame sono quelle dell'anima, della memoria, del desiderio (rimpianto: s'è sgretolato). Come scriveva Le Fol sul Figaro, “La beauté de 'Nada exist' éclate dans ses digressions. Une beauté sulfureuse et ensorcelante”.
Io dico che questo scrittore egoarchico ed egolatrico rimarrà a sedimentare nel vostro immaginario per molto tempo. Parlandovi delle contraddizioni e dei contrasti dell'esistenza, della renitenza ai generi e alla prevedibilità, della grande letteratura francese d'un Novecento che qualcuno voleva fosse d'un colore soltanto, quello dell'ideologia regina.  Della menzogna.
Nada Exist”, e da qui si riparte. Da una ferita che niente rimargina, soltanto il sogno d'una donna, e d'una quiete impossibile. La ferita d'essere, e di non appartenere affatto. A niente.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Simon Liberati, scrittore e giornalista francese classe 1960, parigino. Ha esordito pubblicando il romanzo "Anthologie des apparitions" nel 2004, seguito da "Nada exist" nel 2007. Ha ricevuto una buona accoglienza dalla critica. Formazione letteraria pura - ha studiato alla Sorbona - esperienze da redattore di moda ("Cosmopolitan", "FHM").
Simon Liberati, “Nada Exist”, Castelvecchi, Roma, fine 2008. Traduzione di Guya Parenzan. Copertina di Maurizio Ceccato.

Approfondimento in rete:
Fluctuat / Nouvel OBS / Roberto Alfatti Appetiti

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Gennaio 2009.

A Federico, "Leon". 

ISBN/EAN: 
9788876152467

Commenti

Il primo grande romanzo del 2009 è firmato da un outsider: il letterato francese Simon Liberati, classe 1960, parigino. Politicamente scorretto, allineato com?è a una destra ribelle e oltraggiosa (delle istituzioni, delle ideologie, del sartrismo e dei suoi epigoni) è l?espressione dello Zeitgeist europeo; della decadenza, del malessere, dei rimpianti e dell?ostinato rifiuto del presente. Secondo il critico francese Benjamin Berton, Liberati è parte integrante d?un movimento letterario erede della lezione di Blondin e Nimier: i ?Nuovi Ussari?, sorta di vecchi aristocratici della letteratura (niente a che vedere con i marxisti?) ispirati oggi più da un modello antagonista americano (Ellis) che dall?antica scuola (Drieu).

Sullo specchio del camino ha appeso una riproduzione di Duhrer: ?Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo?. È una spettrale fonte di ispirazione; un riflesso limpido della propria essenza. Patrice è stanco, pensa a morire.

«E su di me se la gioia è discesa a volte», ricorda. Chi era, Nerval o Goethe?

Silenzio. «Sembrava che errasse su un mondo distrutto».

http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2008/11/simon-liberati-lultim...

magnifico articolo di Roberto Alfatti Appetiti, per gli insaziabili

"Io dico che questo scrittore egoarchico ed egolatrico"....> ecco, questa è l'impressione che si trasmette proprio.
E c'è anche quella di un tuo notevole compiacimento nello scriverne e nell'annientarsi insieme all'autore naturalmente.

il franchi è un brigante autodistruttivo.

si è un birbantello.

Non capisco quando scrivi "è un vecchio fascio...". In che senso è legato al fascismo? Riconosce gli ideali fascisti, nel libro, o è una tua interpretazione del personaggio? E' una cosa che mi incuriosisce, questa del "vecchio fascio", non riesco a capirla del tutto, anche perché i vecchi Ussari sono definiti come non al servizio di ideologie, e il fascismo non lo si può considerare ideologia?
Mi spiego: uno può essere di destra o di sinistra senza essere al servizio di ideologie, ma nel momento in cui dici che era "un vecchio fascio", come anche tu avessi detto "un vecchio comunista", non lo etichetti già ideologicamente?
Boh.
A parte questo, libro molto interessante...l'ho sfogliato giusto pochi giorni fa.
(-:

Buona osservazione.
E' un calco diretto dal libro. "Vecchio fascio" è proprio la definizione che appare nel romanzo. "Fascio" in accezione "uomo di estrema destra", esattamente come nel parlato.
Ad es. "quello è un fascio", quando:

a - non vuoi riconoscere se è liberale, monarchico, conservatore, fascista, anarchico stirneriano, etc: non sinistra e quindi "fascio".

b - effettivamente hai di fronte un fascista.

Quanto al resto, il personaggio protagonista è appunto un "vecchio fascio" distante da tutto - partiti e politica - e totalmente nichilista.

9, mi piacerebbe molto che i giornali di questo stupida nazione si dessero una svegliata. Giornali e giornalisti. Al di là del Secolo d'Italia (Roberto Alfatti Appetiti, articolo poi apparso nel web) e di Rodeo, nessuno ha sinora scritto 5 righe su un romanzo come questo, sino ad oggi.
Che se fosse uscito per Adelphi o per Einaudi era tutto un altro discorso. A partire dalla visibilità in libreria.
Siamo alle solite...

Sullo specchio del camino ha appeso una riproduzione di Duhrer: ?Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo?. http://www.grafica.beniculturali.it/corsini/immagini/1_04.jpg

Ho la vaga impressione di averlo già visto ;)

9. Anche per questo esistono siti come questo...no?

Ah, ma senti. Sarebbe curioso leggere in francese come suona.
Dev'essere l'età. Se ci hai fatto caso, son i "vecchi fasci" e i "vecchi compagni" i personaggi migliori per i libri, perché si portano addosso sconfitte brucianti, e vedono il mondo sotto prospettive che a noi sono negate.
Noi, voglio dire, abbiamo avuto la possibilità di sapere le storture di fascismo e comunismo, anche quelle che, al tempo, probabilmente la gente comune, di una parte e dell'altra, ignorava. Ci sono tante cose di cui, nella vita di ogni giorno, ignoriamo l'esistenza, e per cui spesso scegliamo, magari, come non avremmo scelto a sapere tutte le informazioni necessarie.
Noi, che conosciamo lati positivi e negativi, i negativi li consideriamo forse molto meno di quanto hanno fatto loro quando li hanno scoperti. Dico, i negativi della parte che riteniamo nostra.

Da un certo punto di vista, noi siamo degli illusi, a dirci "fascisti" o "comunisti", molto più illusi di chi lo è stato in passato. Perché la nostra è una illusione cosciente, no?

Discorso confuso. Tutto per dire che questo personaggio, già da quel che ne scrivi tu, è ai miei occhi affascinante. Vabbé.

Già...:).
Ho sognato fosse la copertina del libro (ma era già stata la copertina del gran romanzo di Fritz Zorn che ben conosciamo, forse non era il caso). Leggere quel passo ha esasperato la famigliarità col personaggio, attutita soltanto da tutti quei richiami alle droghe pesanti.
*
12, 9. Sì. Sì, ma l'Italia deve cambiare. E' pazzesco che un libro come questo non riesca ad arrivare a chi amava Céline, Drieu e Nimier, o a chi cercava un nuovo, monumentale romanzo in falsa terza persona, intriso dello spirito del nostro tempo.

Io giurerei che con due spottini in tv un libro e due passaggi da Fazio e Costanzo un libro così va ben oltre le 5000 copie, e in parecchi scomodano paragoni con l'altro parigino che ben conosciamo...

11. Sulla visibilità, non saprei. Comunque io a Pt l'ho visto in buona vista, nel reparto degli editori piccoli. Comunque i grandi gruppi pubblicano moltissimo, e la maggior parte dei loro libri non ha tutta questa visibilità, mi sembra.

13. Pienamente. Noi siamo consapevoli degli errori, delle menzogne, della propaganda e del tradimento degli ideali. E degli omicidi, e delle violenze. Siamo purtroppo impossibilitati a credere in certe idee. Dovremmo rigenerarle e cambiare loro di nome.
*
Questo personaggio è molto affascinante per noi 30enni.
Per un 40enne (e 50, 60, 70enne) è fulminante. Ho visto come ha reagito mio padre, altro vecchio cultore di Drieu... era del tutto in fissa (ed è rimasto spiazzato dall'epilogo! Pensava si finisse alla Zurlini...)

16. Eppure alle volte ci ostiamo a chiamarci "fascisti" e "comunisti", ed è una cosa da una parte bella, dall'altra tragica.

Una battuta sulla questione-stampa.
Siamo pieni di stroncature e notule di interesse mediano di un romanzo di Nutrimenti (roma), quello di Gordon Lish. Mi domando quanto bisogno c'era di pubblicare tutte quelle stroncature e quelle notarelle. Se non merita, silenzio, no? Oppure uno bastona a nome di tutti, e via.
Non era più saggio parlare bene di un romanzo della madonna (una volta che ne esce uno...) di un francese figlio di una tradizione importante e ancora poco studiata in IT, piuttosto che ostinarsi a parlar male di un romanzo americano insulso (l'ennesimo...)?

Quale logica muove i giornalisti culturali?

17. Forse è solo segno che non è nato niente di nuovo, e che l'alternativa - come Drieu e Liberati insegnano - è ammettere che non è rimasto più niente di credibile, in politica.
Niente. Nada. Levato dio, levata la politica, levati gli ideali... 'sti occidentali a chi domandano futuro? Ai parlamentari?

(ecco che tornano a cercare forza nel passato. E nei vecchi leader morti, e nelle loro parole. D'altra parte, quali sono i leader nuovi, e quali i loro progetti? Dov'è la rivoluzione sognata e attesa, e chi è pronto a combatterla a qualsiasi costo? Soltanto indietro trovi traccia di qualcosa di forte. Purtroppo)

(dovremmo scrivere di "V" dei Wachowski)

Gordon Lish è Gordon Lish. Il nome paga. Il famoso editor di Carver, eh. Forse si vuole dimostrare che, in fondo, Carver era uno scrittore anche senza Lish? Su questo non ho dubbi, eh.
Eppure anche Lish, mi sembra, non ha scritto solo ciofeche, a giudicare dai pezzi che ho letto in rete (non in italiano, però, tempo fa).

OT: editori di progetto!
Regalateci pure ""Anthologie des apparitions", opera prima di Liberati, 2004. Questo Liberati è un grande artista. Non scopriamolo da morto...

21. Pensa, addirittura D'Orrico ne ha parlato male. Mmm.
*
Il Ronci, che è sempre pungente e super partes, non ti dico.
http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=recensione&Chia...

Ma tutti sanno che è uscita un'opera minore di Lish.
Nessuno o quasi del romanzo potente di Liberati. Cazzarola...

insomma, giornalisti che passate di qua, sveja!
Dove stanno gli articoli sul nuovo Morici e sul nuovo Liberati?

"V", grandissimo film, spettacolare. E il fumetto dice anche meglio.
Poi, ovvio, Natalie nel film...beh...

25. ci pensi tu?
sai che ti ci vedo bene?

appena lo ritrovo. o lo prendo in biblio dopo che ho visto quelli già in programma. (gf, se non scrivo di tutto quel che vedo leggo sento lo faccio per non far fare brutta figura a te e Léon, eh! scherzo ovviamente. è il tempo che è bastardo, più che altro. già finire quelle che inizio, non sarebbe male!!!!)

ahah:). Va bene.
Oh, se rimedi Liberati in biblioteca, o per vie variopinte, facce sape';).

"?Nada Exist? plana sulla mia scrivania restituendomi reminiscenze micidiali. Il protagonista guida, orgoglioso, una Aston Martin, come lo sfortunato, splendido Nimier; è un esteta che s?è bruciato tutto in fretta, come il fuoco fatuo di Drieu La Rochelle. È un vecchio fascio che non si riconosce più in niente, drogato di belle donne, di nostalgia e di cocaina. Sullo specchio del camino ha appeso una riproduzione di Duhrer: ?Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo?. È una spettrale fonte di ispirazione; un riflesso limpido della propria essenza. Patrice è stanco, pensa a morire. Apolitico, si dedica all?esercizio del ?commercio artistico?".

Sai cosa penso, Franco? Che sei uno dei pochi che può parlarci di queste cose, in Italia. Uno dei pochi che può fare parallelismi tra autori oscurati e ostracizzati ancor più degli oscurati ostracizzati canonici. Uno dei pochi che può permettersi di spaziare su tale letteratura. E se per un verso sono felice che qui tutti possiamo goderne, pera un altro mi fa una immensa rabbia pensare che a tutto ciò hanno accesso in pochissimi.

"Liberati è un autore di classe, portato all?indagine dell?interiorità, estraneo alle trame complesse: le uniche trame sono quelle dell?anima, della memoria, del desiderio (rimpianto: s?è sgretolato). Come scriveva Le Fol sul Figaro, ?La beauté de ?Nada exist? éclate dans ses digressions. Une beauté sulfureuse et ensorcelante?".

Ecco, questo è già bellissimo di per sé.

28, amico mio, da qualche tempo m'ero fidato d'un'impressione nuova, ossia che qualcosa fosse davvero cambiato, o stesse cambiando. Che non esistesse più l'antico ostracismo, l'antica opposizione gratuita, cattiva e insensata. Invece non è cambiato niente. Larga parte della cultura - editoria, giornalismo culturale - è in mano a marxisti, vetero o post, e si tratta di gente che non ha nessuna intenzione di accettare il dialogo o di dare visibilità ai non allineati... meglio: agli intellettuali e agli artisti di destra. C'è molto poco da girarci attorno. Siamo in un Paese che ha scoperto Céline, e non tutto, da una manciata d'anni. Che ancora non ha tradotto tutto Drieu. Che fatica a far circolare Berto e Tobino.

Per scoprire Nimier ho avuto fortuna, Liberati me lo sono trovato da lavorare. Ma il destino è stato gentile, sono arrivati a distanza di una manciata di mesi nei miei studi, e adesso non se ne andranno più.

Infine, quanto ai pochissimi. Sì. Noi felici pochi. C'è poco da fare. Purtroppo c'è ancora tantissima strada da fare per riuscire a far circolare certi autori e certe opere a dovere. Ma siamo diventati, almeno in Rete, troppo grossi per essere trascurati. E prima o poi qualcuno sarà costretto a parlare di quel che abbiamo animato qui;)

Poi vedremo che succede. Magari un revival di autori censurati, bastonati o tirati 1000 copie da editori piccini piccio', mentre gli italioti si leggevano wuminchia e compagni.

30. Sì, e va difeso e sostenuto - almeno, va fatto circolare.
Magari esce un bel film francese e tutti se ne accorgono, nel 2011. Ma voglio sperare che non servano scorciatoie. Né differite.

ottimo il pezzo Gian, ti sei veramente rovesciato dentro il libro.
quanto ai commenti, pienamente condivisi.
Ho colto anch'io, che navigo male che lankelot sta diventando molto..molto...

;).
Navighi benissimo, allora.

Grazie Pat!
gf

A Paolo Mascheri questo libro piacerà da matti.

libro davvero interessante, questo me lo vado a cercare di sicuro.

Merita, Andrea, merita. E non a caso è andato molto male, in Italia, in questi due primi mesi di vita. Sia a livello stampa che a livello vendite, direi. Inspiegabile solo per chi è al di fuori dell'ambiente. "Nada exist" è un romanzo che fa male, e serve a tutti quelli che amavano un certo genere, non solo francese, di visione del romanzo.
Mi dirai.

per me è sin d'ora tra le migliori cose del 2009.

"Sullo specchio del camino ha appeso una riproduzione di Duhrer: ?Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo?."

Sugli specchi immagini o parole, per andare oltre il proprio riflesso. Abitudine diffusa a quanto pare :)

"È la borghesia che si rifiuta, e s?annienta. E annientandosi scrive, e t?incanta. È un Roger Nimier postmoderno, è tutti i contrasti d?un mondo che confonde verità e menzogna, lusso e onestà, realtà e illusione."

Come si fa a non volerlo leggere dopo parole del genere?

Ulteriore conferma quando parli di estraneità alle trame complesse in virtù della predilezione per l'introspezione.

(si avverte l'eco di "disordinate" pagine inadempienti)

40. Pare proprio di sì, al di là e al di qua delle Alpi:).

41. Credo e spero che venga voglia ai lettori, e agli addetti ai lavori, di ritradurre tutto Nimier e di sottoporci anche il primo Liberati, leggendo...;).

E vedrai che film che ne trarranno, prima o poi. C'è tutto.

42. Sospetto di sì:)

cominciato a leggere e ringrazia chi l'ha pubblicato. un grande ringraziamento.
devo al patron meridiano zero la scoperta di nimier ad un lontano salone del libro

Sarà fatto;).
(Nimier e Vicentini, altra grande accoppiata.)

Vicentini ha mai scritto qualcosa?

gran pezzo e commenti.
per mettere un po' di ordine a un giovane lettore :)
Da dove devo partire a leggere?
Drieu (che titolo, va bene Racconto segreto?)
Zorn Fritz
Nimier (le spade di meridiano zero?)
infine Liberati
Dico bene?

;).

La buona sequenza:
DRIEU LA ROCHELLE, "Racconto segreto"
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/09/13/drieu-la-rochelle-racconto-s...

DRIEU, "Che strano viaggio"
http://www.lankelot.eu/index.php/2008/01/17/drieu-la-rochelle-pierre-eug...

NIMIER, "Le spade"
http://www.lankelot.eu/index.php/2008/04/24/nimier-roger-le-spade/

ZORN, "Il cavaliere, la morte e il diavolo":
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/06/25/il-cavaliere-la-morte-e-il-d...

(ma appena mi deprimo un po' e ho tempo libero voglio scriverne anch'io, e rileggerlo per bene: sono passati 7 anni e credo che mi cambierà la vita per l'ultima volta, a 31;) )

Sì, poi Liberati. Andrai decisamente più tranquillo, vedrai.