Un racconto? No, decisamente no! Forse un suo travaglio, una contorta gestazione. Un'opera difronte a cui si rimane spiazzati, incerti sul da farsi. Se lasciarci trascinare dal flusso vorticoso della scrittura, o se criticarla ed analizzarla razionalmente, come davanti allo squadernarsi di una psicologia ferita e problematica, se psicanalizzare...non abbiamo saputo decidere. A tratti si sente di essere coinvolti ed addirittura presenti e presentati dalle parole, a tratti si rimane esclusi dalla densità e abbondanza di sensazioni personali. Un libro del tutto strano, a tratti straniante, cui la definizione di copertina “romanzo” non corrisponde affatto.
Mario Levi (classe 1957), a dispetto di quanto il nome possa far pensare, è uno scrittore turco, di Istanbul e, come d'altro canto il nome rivela benissimo, è di origine ebraica. La nostra più bella storia d'amore (En güzel aşk hikâyemiz) è il suo primo libro, dopo svariate pubblicazioni di racconti e della versione romanzata della sua tesi di laurea riguardante Jacques Brel. In Italia arriva come seconda pubblicazione dell'autore dopo il discreto successo di Istanbul era una favola, di cui vorrei parlarvi più in là.
Fin dall'inizio l'approccio al libro è molto difficile, fuorviante. Una fittizia intervista ci introduce nel labirinto delle pagine. Chi intervista chi, non si capisce. I vari capitoli sono scritti in tutte tre le possibilità grafiche che Word fornisca, bold, italic e regular, a differenziare gli interventi di diverse entità affabulatorie, di cui non si riconoscono bene confini e competenze. Salvo per quanto riguarda le pagine in corsivo, in cui dopo un po' rintracciamo l'identità del Narratore, che critica e argomenta le pagine dello Scrittore.
Non è facile riferire a cosa ci troviamo di fronte. Sembra di avere a che fare con un dialogo di intimità, un colloquio di essenze psichico-emotive alla ricerca di una improbabile ricomposizione del senso di una relazione, rinavigando il passato, le sue ondate di sensazioni; per immaginare una prospettiva futura forse, o forse solo per elaborare, per sfogare. C'è l'allusione, soprattutto nel finale, ad un racconto interiore, che si muove in avanti sulla spinta delle domande, che ha luogo nello spazio dell'incontro fra scrittore, Narratore e lettore e che solo in quest'ultimo prosegue con passi invisibili sul tappeto di un silenzio intimo...e delle sue domande. Incalzanti, di più, assillanti, continue, prive di risposta.
La geografia è aleatoria e magmatica, si può essere ad Istanbul o a Lisbona, non importa (Adesso mi apro alle immagini di una baia in cui il mare e il bosco si congiungono. Parlo qui di un'isola che ho portato in me da chissà dove, di una cittadina sulla riva del mare...mi sento come se intuissi che l'affetto che mi lega a questa geografia lontana prima o poi mi costringerà a un testo lungo, difficile da concludere, anzi da vivere.), importa di trovarsi in un Paese intimo, dove non è tanto il gesto esteriore, quanto il ribollio interiore a dare luogo al movimento della scrittura. Una scrittura che sembra voler far precipitare in se stessa la vita vera e propria, risolverla e appunto “viverla” nel suo ambito di inchiostro, condannandola allora ad una condizione di sogno, di illusione, o tutt'al più di rêverie. (La mia comparsa episodica, la mia ricerca di te in questi tuoi viaggi fra i testi, si sarebbero potute spiegare solamente con il fatto che io non volessi strapparmi da questo racconto. Ecco una ragione per cui questa sera ci troviamo all'interno di queste lunghe frasi.) I luoghi o le persone paiono reali solo nel momento in cui attivano una poesia o un racconto, un testo insomma in cui vivere; una sublimazione geografica.
Nel complesso intorcinarsi delle frasi sembra di capire che la relazione d'amore equivalga ad un testo e quindi si scandisca in frasi, interpunzioni, parentesi, in cerca di una sempre dilazionata conclusione. Intervengono, con mossa post-moderna, personaggi della tradizione, turca o europea, ad intrattenere parti di “testo” (perché di vere conversazioni non si può parlare) con lo scrittore. Si pone anche una continua riflessione e problematizzazione delle possibilità di un racconto. Con metafora automobilistica, è come se, invece di usare la macchina appena comprata dal concessionario, assistessimo a tutti i rumorosi e noiosi passaggi di fabbrica che servono per mettere insieme una macchina, ma senza poi poterla usare mai, andandocene, per così dire, in bicicletta. Il racconto non c'è, c'è la sua officina, tecnica ed emotiva; ci sono le previsioni delle probabili strade di un eventuale racconto, delle eventuali letture diverse dei lettori, degli eventuali errori dei critici.
“In quel momento mi arriva alle narici un odore di terra lontano, indefinito, e penso che avrei dovuto poter condividere con te i richiami che esso ha risvegliato in me. Poi mi ripeto: poter condividere questi nessi. Poter condividere questi nessi. Ma torni qui con parole, parole, soltanto con parole. Su tutto regna lo spettro di un fallimento, di delusioni e sconfitte: un'amante è fuggita, è stata preda di un altro amore, o la si è anestetizzata lungo la routine dei giorni, degli errori non corretti, non rivisti. Mozziconi di frasi, mozziconi di ubriacature, mozziconi di sesso, mozziconi di conversazioni. Ci verrebbe quasi da dire che questo libro assomiglia ad un posacenere pieno. E gli interventi in corsivo possiamo paragonarli al gesto di chi con uno stuzzicadenti smuove la cenere per vedere cosa ci sia sotto...se qualcosa c'è.
In generale il giudizio è negativo. La scrittura è ripetitiva e tortuosa, salvo alcune rilevabili accensioni liriche. Si ha la sensazione di essere trascinati in un ganglio di problemi, di rimorsi e di domande gratuitamente, senza poter partecipare, senza poterne raccogliere esempi, se non il suggerimento di scrivere il nostro personale testo-vita.
Citando l'inizio e la fine del libro cerchiamo di dare il senso della vacuità con cui il suo contenuto ci è trascorso dentro, il senso di un accadimento letterario estremamente effimero, estremamente personale, in cui si riesce ad entrare a fatica.
Pagina 1: Il periodo in cui è stato scritto questo libro coincide con i giorni in cui ho vissuto una delle lacerazioni emotive più traumatiche della mia vita. Il racconto scorreva da solo, si è scritto quasi senza compiere alcuno sforzo immaginativo...
Pagina finale: Lasciate perdere. Continuate per la vostra strada, come se niente fosse successo, o come se nulla possa succedere pure in futuro. Ormai, a mio parere, è tempo per voi di entrare in quell'incantesimo. Quell'incantesimo, quella passione, quel viaggio fatale. Ascoltate, ascoltate bene, questo è il vostro racconto. Il canto delle sirene, lo sentite?
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE: Mario Levi è uno scritture turco di origine ebraica, molto famoso in Turchia. In Italia sono stati pubblicati Istanbul era una favola, La nostra più bella storia d'amore, La vita è un bagaglio a mano.
La nostra più bella storia d'amore è il suo primo romanzo. Edito r la prima volta nel 1992 dalla AFA YAYINCIKLIK. Tradotto in Italia nel 2008 per la Baldini Castoldi Dalai editore, da Giampiero Bellingeri, il principale traduttore di letteratura turca in Italia.
Commenti
[turchi: Mario Levi]
[turchi: Mario Levi] Francesco scrive: "Mario Levi (classe 1957), a dispetto di quanto il nome possa far pensare, è uno scrittore turco, di Istanbul e, come d'altro canto il nome rivela benissimo, è di origine ebraica. La nostra più bella storia d'amore (En güzel aşk hikâyemiz) è il suo primo libro, dopo svariate pubblicazioni di racconti e della versione romanzata della sua tesi di laurea riguardante Jacques Brel. In Italia arriva come seconda pubblicazione dell'autore dopo il discreto successo di Istanbul era una favola, di cui vorrei parlarvi più in là."
buona lettura!
[mario levi] ecce sito
[mario levi] ecce sito ufficiale: http://www.mariolevi.com.tr/
qui un buon approfondimento su WIKI EN: http://en.wikipedia.org/wiki/Mario_Levi
(levi) Se qualcuno per caso
(levi) Se qualcuno per caso avesse letto il libro, mi farebbe piacere se volesse condividere le proprie impressioni. Sono curioso di cosa possa aver suscitato un libro del genere in altri lettori.
il turco mario levi - ottimo
il turco mario levi - ottimo franz, se la mia vita cambia come spero, dal prossimo anno potrò tornare a sbizzarrirmi un po', concentrandomi sui "miei" libri da leggere e non solo su quelli che ricevo a ondate anomale dagli editori:). Sappi che mi sono segnato già 2-3 delle tue cose, a partire da quella più inattesa (De Amicis su Costantinopoli) ;)
mario levi - aggiungo.
mario levi - aggiungo. Potente questa stroncatura:). Sarò malato ma più che pensare al libro penso al tuo stile e alla tua personalità, man mano che ti leggo. Mi pare proprio che qui stia fiorendo un lettore coi fiocchi. Gongolo.
(levi) Spero che la tua vita
(levi) Spero che la tua vita possa cambiare come le tue aspettative disegnano. Ricordo il fastidio di dover leggere "i libri degli altri" come uno dei corollari più irritanti dell'università. Io volevo avere il tempo di leggere Proust e invece lo dovevo spendere per lavorare e pagare le tasse e per leggere Manuali su manuali su manuali. La morte del sentimento.
Ora seguo la mia vagabonda curiosità e i suoi capricci. Per un altro annetto ancora essa vuole che mi piazzi in turchia e quindi vorrò farvi una panoramica della letteratura di questo paese, che comunque è "laterale". Poi magari si passa ad altri lidi. Ti ringrazio per i complimenti!
Su Mario Levi: non so se sia una stroncatura. Più che altro è un argomentato "no comment" davanti ad un libro enigmatico. Spero che qualche accidentale lettore di questo libro passi di qua e ci faccia sapere qualcosa in più!
Selam!
[francesco] Un altro anno di
[francesco] Un altro anno di chicche turche? Fantastico. Abbiamo soltanto da imparare. E aspettiamo anche tuoi reportage dal posto;). Quanto ai "libri degli altri", sospetto sia un problema invincibile se devi scriverne (altrove, non qui:) ) per lavoro. Però può diventare gestibile...
L'idea dei reportage mi
L'idea dei reportage mi alletta, vedremo. Ora sto per lasciare la favolosa Istanbul. Vedrò Ankara per un mese. Poi per ben nove mesi (che sia segno d'una gestazione letteraria?) mi spediscono a Diyarbakir...estremo lembo di Turchia, estremo lembo, forse, d'Europa. Terra di confine e conflitti. Vedremo cosa saprà ispirarmi!
[francesco] io dico che
[francesco] io dico che potrebbe anche trattarsi di reportage "in differita". Magari ti accorgerai che hai lasciato il cuore da qualche parte, tutto a un tratto...;). Però dico che dovresti scriverne. Con tanto di foto. Qui su Lanke c'è una buona tradizione, completa di pezzi dall'Afghanistan, scritti da un nostro alto ufficiale sotto pseudonimo, e di tanti frammenti scritti da uno degli ultimi letterati flaneur, il caro Troisio. Dà un'occhiata. Archivione, lettera "R". Tieni presente che andiamo alfabetizzati: della Turchia, da migliaia di punti di vista, non sa niente nessuno;)
divertiti.
[Diyarbakır] leggo su wiki,
[Diyarbakır] leggo su wiki, "detta la capitale del kurdistan turco". 72 percento di curdi... http://it.wikipedia.org/wiki/Diyarbak%C4%B1r
molto molto molto fascinosa questa situazione.
(Reporter): Già spulciato e
(Reporter): Già spulciato e apprezzato Troisio, mentre non ho letto quelli sull'Afghanistan. Sono completamente daccordo sul fatto che molti non conoscono nulla della Turchia, nel mio piccolo spero di divulgarla un pò; è un paese di un'importanza centrale. Ho capito che tipo d'ignoranza circola intorno all'argomento quando tornando in Italia più di qualcuno riusciva a chiedermi: "Allora come si vive in mezzo agli arabi?" E dagli a spiegare che arabo, turco, musulmano sono cose diverse.
La cosa si ricollega anche alla discussione che avete avuto tu, Leon e And sull'america pochi giorni fa, e su cui mi sono permesso di esprimere un parere. La conoscenza dell'altro è il primo passo della convivenza (suona ormai come un luogo comune, ma è verità). Obama al Cairo si è presentato dicendo "Selam aleikum"! Spanne e spanne di differenza dal becero ignorante predecessore!
Mooolto fascinosa, concordo!
Mooolto fascinosa, concordo!
- 4: Non farti scappare Sait
- 4: Non farti scappare Sait Faik! Merita
[sait faik] non mi sfuggirà:)
[sait faik] non mi sfuggirà:)