GP: A cosa serve leggere letteratura oggi?
GF: A capire la nostra società, a conoscere società – tendenzialmente, occidentali – che altrimenti avremmo conosciuto solo da turisti, o tramite i media; a indagare l'anima e le dinamiche psichiche dell'essere umano; a decifrare processi economici e culturali in corso; a illuminare le numerose zone d'ombra, come la povertà, la disoccupazione, la corruzione, non sempre indagate dai media; a pronosticare – e arginare, eventualmente – il futuro. Serve per comparare il nostro tempo, e la nostra complessa e polverosa civiltà letteraria, a quelle italiane del passato; serve a capire se abbiamo inteso la lezione di quanti ci hanno preceduti, nei secoli, maestri o meno che fossero. Infine, come sempre, serve a perfezionare la conoscenza della nostra lingua, e il senso e i significati del linguaggio. Per una migliore comprensione di se stessi, e del prossimo: per cercare di dare senso a quel che non ne ha; per riconoscere e ritrovare – ma è difficile – bellezza. Serve a parecchie cose, a quanto pare.
GP: Quali sono i tuoi ritmi di lettura? A parte l’esperienza, come credi si possa migliorare tutti come lettori, sia come quantità che come qualità?
GF: Dipende. Considerando che la lettura è parte del mio lavoro di scout, capitano a volte giornate intere – 8, 10 ore – che posso dedicare allo studio e alla ricerca. La narrativa contemporanea, con poche eccezioni (che so: Pynchon o DeLillo), non presenta particolari difficoltà di lettura; posso leggere 400, 500 pagine in 10 ore e nel frattempo schedare l'opera. Questo perché la narrativa contemporanea è quasi sempre prevedibile – nella lingua, negli intrecci, nelle contaminazioni – e quasi sempre inquadrabile in un genere, con poche eccezioni. Vedo le gabbie della scrittura originaria, meglio ancora se sporcate e semplificate dall'editing, senza particolari difficoltà. Ovviamente dieci anni fa non era così, quindi credo sia questione di esercizio, di disciplina e di abitudine. Nel caso della poesia le cose possono essere abbastanza diverse, ma sospetto non serva parlarne.
Quanto alla saggistica pop, chiamiamola così, quella non accademica, i ritmi possono essere gli stessi della narrativa a meno che non mi metta a verificare dati, date e notizie pubblicate. La ragione è che oggi pubblicano una valanga di saggistica che sembra, a ben guardare, un articolo di un periodico: un articolo dilatato a 200, 300 pagine, ma un articolo rimane. Mezzo giornalistico mezzo letterario mezzo scientifico, regolarmente aneddotico nel caso delle biografie e dei saggi su movimenti o gruppi sociali o etnici. Abbastanza facile, e lessicalmente sempre accessibile.
A parte l'esperienza, le letture plurime e incrociate, meglio se per qualche anno casuali o quasi, il mio modello di lavoro di lettura è pubblico: www.lankelot.eu/index.php/format-letteratura-obbligatorio/ e credo che chiunque se ne serva a dovere non possa che arrivare ben preparato alla lettura di un'opera, o di un manoscritto. Quel format serve per i lavori preliminari di lettura, insegna a non affrontare alla cieca nessun libro, nessun editore, nessun autore. Richiede anche un'ora per essere compilato a dovere, mentre si vagliano le altre fonti, ma accelera enormemente i tempi di lettura e potenzia la capacità di comprensione dell'opera.
GP: Esiste un Gianfranco non lettore? Come te lo immagini?
GF: Come un favoloso commercialista, borghese e orgoglioso d'essere borghese, appassionato di calcio, di cinema commerciale, di viaggi e di belle macchine (e di belle donne). Purtroppo quel commercialista è morto da bambino, e non posso riesumarlo.
GP: Può esistere un gusto che non sia sempre arbitrario nella lettura? Perché?
GF: Per una quantità di aspetti che proverò a sintetizzare; quando un'opera si dimostra capace di cambiare o rinnovare le strutture preesistenti, di disorientare e spiazzare il lettore abituato a certe dinamiche narrative; quando il lessico si mostra adeguato al contesto, man mano, e tuttavia è ricercato e mai artificioso, pure nella letterarietà almeno episodica; quando certi argomenti e argomentazioni poggiano sulla conoscenza delle opere apparse in passato, e non su autoriali invenzioni estemporanee che si scoprono acqua calda; quando i sentimenti e l'umanità della narrazione “muovono” e “commuovono”, e quando un romanzo è una storia che andava detta ma nessuno sapeva come, allora ecco il capolavoro, interprete non solo dello spirito del suo tempo ma di qualcosa di universale.
Forse non volevi sapere questo, ma questo ti ho detto. Arbitrario è solo che parli di Letteratura chi ha letto cento libri, o mille ma senza capirci niente, e senza adottare criteri particolari. Arbitrario è che l'editoria non sia in mano ai letterati, ma agli industriali e agli esperti del marketing e quindi, in subordine, ai letterati; arbitraria è l'informazione editoriale, perché i giornalisti culturali spesso scrivono di libri editi dal loro padrone. Arbitrario è dire che la letteratura di genere ha pari dignità della letteratura pura; arbitrario... è che io ne parli come se ne fossi il sacro detentore. Purtroppo, considerando la competenza della maggioranza relativa dei letterati italiani contemporanei, e la mostruosa ignoranza che dimostrano lavorando in contesti che non dovrebbero nemmeno avvicinare, in una nazione evoluta dico, non civile, evoluta... può capitare che mi arroghi questo diritto, rischiando la faccia. La rischio, e parlo come quello che ha capito tutto. A qualcuno dispiace, a me in primis, ma mi succede questo. Da un certo punto di vista, ho nausea di arbitrarietà perché mi rendo conto che deriva soltanto – o in primis – dall'impreparazione, dalla fortuna commerciale dell'oggetto-libro e dal livellamento verso il basso del gusto. Ecco perché divento presuntuoso. È per rabbia che mi succede.
GP: Secondo te esiste il rischio della lettura morbosa? Come una sorta di dipendenza? Quant’è il rischio di perdita di coscienza della realtà?
GF: Mi stai domandando se sono ammalato, credo. Se lo fossi non potrei ammetterlo. Per me la lettura – la Letteratura – è la vita. È la mia ragione di vita. Non amo quasi niente, sono sempre più... Dipendenza? Appartenenza. Coscienza della realtà? Ogni giorno sul bus, per andare a lavoro. E di fronte alle bollette. Ma anche di fronte ai libri...
GP: Un libro per sognare e un altro per aprire gli occhi.
GF: Un libro per sognare... senza dubbio “Flatlandia” di Abbott, è indiscutibile. Ti spiega quante dimensioni possono esistere oltre a questa, e allora vai fantasticando su ogni possibilità per anni. È un sogno senza fine. E poi, dipende da cosa si vuole sognare. Una donna? Una guerra? Un viaggio? Io vorrei visitare l'aldilà, ma la Divina Commedia è poesia e satira politica, in prima battuta, quindi credo serva un'aldilà meno partigiano e più universale. Narrativo e non lirico. Non solo lirico. Comunque, ti ho risposto. Per aprire gli occhi... dipende su cosa vuoi aprirli. Ti risponderei con certi saggi per parlare di ambiente o di economia, o con certi romanzi per parlare di miseria e povertà... e decadenza e speranza... non so. Di solito per aprire gli occhi io studio storia, in privato, magari la storia del nostro Paese attraverso romanzi o diari o racconti qui ambientati, meglio se a scriverli era uno straniero. Uno degli esercizi che preferisco è meditare sul numero degli abitanti di Roma, dall'età Imperiale a oggi. Sono solo numeri? Proprio no. C'è tutto. Disperazione e morte e lusso e rinascita, benessere e fatiscenza... vizio e peste e malattia e amore.
GP: Lettori si nasce? E se ci si diventa, come si fa secondo te?
GF: È una questione di intelligenza. Infine si apprende a leggere le persone e le nazioni e la natura come fossero libri. Se fossi stato un matematico avrei provato a cercare algoritmi per ogni cosa; da letterato, cerco tracce della scintilla divina, dell'ordine assoluto, del Senso e non dei significati. Chi non legge letteratura di nessun genere, nemmeno i noir o i saggi paraculi sulle mode del momento, non ha niente da comunicarmi al di là dei risultati della Roma, o di quanto gli devo per la riparazione o per il pasto. Magari può fare letteratura e raccontarmi la sua storia: ma il lettore torno a essere io... disprezzo chi non ruba tempo alla vita per leggere, preferendo televisione, radio, cinema e passeggiate nei boschi. Andate nei boschi coi libri, dico io. Esagero? Ah.
GP: Qual è una relazione non superficiale, se c’è, tra lettura e silenzio?
GF: Quale silenzio? Il libro parla. L'autore parla. I suoi personaggi parlano. La carta parla, e così le bandelle e il marchio editoriale. È come avere di fronte una legione di anime. I primi lettori, o i vecchi lettori; i primi critici, o i vecchi critici; e i bibliotecari e i librai, e quelli che hanno amato o odiato un libro o ne hanno sentito parlare... c'è più vita in trecento pagine, e più sangue e sentimento, di quanta ce ne sia in via del Corso ogni sabato pomeriggio. Basta saper leggere, e ascoltare. In silenzio? Sì, nel senso che mentre leggi o ascolti non sei tu a parlare.
GP: Si legge per fame di vita o per fuggirle?
GF: Fame... fame di vita e di intelligenza e di evoluzione, e di bellezza, e di cose nuove. Fuggire? Non si scappa. Non c'è niente da fare. Lavoro, tasse, malattie, donne, figli, nipoti, parenti, creditori... dove scappi? La società contemporanea è nemica degli asceti, non li prevede e non li rispetta. Siamo in alto mare dalla nascita alla morte, senza soluzione di continuità, e non siamo mai soli, ma proprio mai, e non possiamo mai scappare. Chissà, su Marte forse c'è un po' di calma.
GP: Cos’è per te il linguaggio in un testo, come lettore?
GF: L'anima dell'autore, e la sua intelligenza e la sua preparazione: la sua dedizione alla letteratura. A questo mi riferisco e a questo attingo. Sono un mangiatore di anime – ma molto beneducato. Se non gradisco tendo a farlo presente.
GP: Cosa significa leggere poesia e cosa leggere prosa?
GF: Tecnicamente è tutto estremamente diverso: la poesia contemporanea è una meditazione sulla natura, sull'uomo, sui sentimenti e sul linguaggio che tende a evitare le descrizioni o a giocarle tutte sintetiche. Leggere velocemente la poesia è un reato che andrebbe punito con l'arresto. Parlo della poesia vera, non di quella dei 6400 circoli di amatori della domenica italiana. Parlo di Penna, di Corazzini, di Campana, di Ungaretti, di Trakl, del primo Zanzotto, di Antonio Veneziani e via dicendo. Quanto alla narrativa, ti ho risposto – credo – proprio all'inizio. La poesia è un'arte che va letta – e non ascoltata – per meditare, come fosse stata scritta da un profeta biblico. È proprio difficile.
GP: Per concludere, potresti condividere con noi qualche verso di un poeta che ami, e che per te significhi la vera goduria nel leggere poesia?
GF: Sì. “Scrivo di quel niente di profilo ed è tutto, / il niente è la parola della poesia, tutto”. Patrick Karlsen, Postnovecento. Un grande. Grazie Gigi. Tu sei un lettore più esperto e più grande di me, non dimenticartelo mai. Franco.
Grazie a te, Amico.
Gianluigi Pala, 22 febbraio 2009.
Lettori Forti - Intervista a Gianfranco Franchi di arpaeolia
Lettori Forti - Intervista ad Anonimo Triestino, ex ghostwriter di franchi
Commenti
Esclusiva intervista al Franco Lettore!
danke, Arpa;)
bel lavoro davvero. e bentornato tra noi!
“c’è più vita in trecento pagine, e più sangue e sentimento, di quanta ce ne sia in via del Corso ogni sabato pomeriggio”
Questa è da tatuare sul braccio.
(ocio che su Interet Explorer la pagina non viene visualizzata)
3, :).
Ho tolto il codice sorgente pre-testo, adesso si dovrebbe vedere anche via Explorer;)
well done :)
Hai visto, hammer? Arpa ha scritto un nuovo articolo, dopo un pezzo. Personalmente sono gasato:)
E' diretto risultato di anni di "Arpa pensa" :)
ahaha
Ahahahah, bé, adesso ho in preparazione un'intervista a Papa Benedetto e subito dopo una recensione del Corano e ritorno in carreggiata... :)
ahahahaha
mi piacerebbe molto che non perdessimo di vista questo filone delle interviste ai lettori forti, amices. Potrebbero derivarne grandi sorprese...
GF: "Quale silenzio? Il libro parla. L?autore parla. I suoi personaggi parlano. La carta parla, e così le bandelle e il marchio editoriale. È come avere di fronte una legione di anime. I primi lettori, o i vecchi lettori; i primi critici, o i vecchi critici; e i bibliotecari e i librai, e quelli che hanno amato o odiato un libro o ne hanno sentito parlare? c?è più vita in trecento pagine, e più sangue e sentimento, di quanta ce ne sia in via del Corso ogni sabato pomeriggio. Basta saper leggere, e ascoltare. In silenzio? Sì, nel senso che mentre leggi o ascolti non sei tu a parlare".
Bellissima questa risposta, Franco. Sei riuscito a sintetizzare l'insintetizzabile, a mio parere.
grazie caro:).
Ho risposto di istinto, senza nemmeno rileggermi. Merito della bella domanda di Arpa.
"La società contemporanea è nemica degli asceti, non li prevede e non li rispetta. Siamo in alto mare dalla nascita alla morte, senza soluzione di continuità, e non siamo mai soli, ma proprio mai, e non possiamo mai scappare. Chissà, su Marte forse c?è un po? di calma".
Verisssimo, anche qui il concetto meglio non si poteva esprimere. Ammazza, un Franchi ispiratissimo. Forse la tua intervista più ispirata che ho letto, Franco.
E bravo Gianluigi, sei riuscito a fare le domande giuste al Franchi. Non era facile fargliene su questi temi con originalità, visto che gliene hanno fatte in parecchi, fino ad oggi. Tu ci sei riuscito, davvero complimenti!
:). Mi unisco ai tuoi complimenti alla grand'arpa.
Che sempre pensa.
Ahahha. Ho provato a fare qualche domanda che fosse utile a qualcuno, pensando a me in primis :) Forse in un paio ho sfiorato Marzullo...
"GP: Qual è una relazione non superficiale, se c?è, tra lettura e silenzio?
GF: Quale silenzio? Il libro parla. L?autore parla. I suoi personaggi parlano. La carta parla, e così le bandelle e il marchio editoriale. È come avere di fronte una legione di anime. I primi lettori, o i vecchi lettori; i primi critici, o i vecchi critici; e i bibliotecari e i librai, e quelli che hanno amato o odiato un libro o ne hanno sentito parlare? c?è più vita in trecento pagine, e più sangue e sentimento, di quanta ce ne sia in via del Corso ogni sabato pomeriggio. Basta saper leggere, e ascoltare. In silenzio? Sì, nel senso che mentre leggi o ascolti non sei tu a parlare."
stupendo!
"Da un certo punto di vista, ho nausea di arbitrarietà perché mi rendo conto che deriva soltanto ? o in primis ? dall?impreparazione, dalla fortuna commerciale dell?oggetto-libro e dal livellamento verso il basso del gusto. Ecco perché divento presuntuoso. È per rabbia che mi succede."
Altro che presuntuoso! Uno che dice che la Letteratura (bella la maiuscola) è la sua ragione di vita, non può che parlarne col coinvolgimento e col fervore di un "innamorato".
Mi piace vederla così, è difesa dell'amata dall'abuso.
D'accordissimo sul silenzio fecondo di chi sa ascoltare un libro, è una risposta meravigliosa.
(Complimenti anche a Gigi per il gran ritorno)
Considerando che la lettura è parte del mio lavoro di scout, capitano a volte giornate intere ? 8, 10 ore ? che posso dedicare allo studio e alla ricerca.
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c?è più vita in trecento pagine, e più sangue e sentimento, di quanta ce ne sia in via del Corso ogni sabato pomeriggio.
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Chi non legge letteratura di nessun genere, nemmeno i noir o i saggi paraculi sulle mode del momento, non ha niente da comunicarmi al di là dei risultati della Roma, o di quanto gli devo per la riparazione o per il pasto.
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tre passaggi che mi hanno particolarmente colpito.
specialmente l'ultimo.
grande!
Trovo grandiosa la prima risposta e molto bella anche quella, già evidenziata, sul rapporto lettura-silenzio L'ho sempre pensato anch'io.
"Per me la lettura ? la Letteratura ? è la vita. È la mia ragione di vita. Non amo quasi niente," guarda, proprio in questi giorni, guardando al numero enorme delle tue recensioni, pensavo: "Sembra quasi un rapporto cannibalesco con la letteratura" :)
Ottima l'idea dell'intervista e naturalmete anche il contenuto.
Guardate, gente, faccio l'ignorante bue e senza legger gli altri commenti inserisco il mio - dritto dritto e senza revisione linguistica - sull'intervista di Gianluigi a Gianfranco. Partendo dalla cronaca di queste ultime mie ore, qui a Lubiana.
Stavo scrivendo un racconto strampalato e decido di far una pausa perche' devo sciogliere un nodo nella mera fabula (niente di complicato ma va fatto). Vado su Lancillotto e mi trovo Franchi nudo e crudo come mamma lo fece! Franchino, ossuvvia, mettiti almeno la foglia di fico, per favore!
E invece niente, e' ostinato a dirla tutta per come e'. Senza foglie di fico barocche a coprir le pudenda del Giudizio Universale... che' in effetti qui si tratta di opinioni fulminanti e precise, che cadono dall'alto con intelligente e profonda autorita' - appunto: una saetta mica cade a casaccio, va li' e solo li', su ordine dell'Egioco Giove (ossia di Gianfranco e la sua strutturata e solida opinione metodologica e spirituale, quadrata, coerente, onesta, mai fuori di una sillaba rispetto a quanto andrebbe fatto nel Paese).
Insomma: dall'enciclopedismo ben indirizzato e selettivo nasce la consapevolezza del letterato, e da questi (sante parole!) puo', dico PUO' sorgere a sua volta l'autore. Implicita resta, nel discorso di Gianfranco, questa deduzione: fuori dai piedi gli inventori di banalita' che siano forti solo della propria ignoranza e confusione, e che appunto vogliano vendere agli ignoranti d'oggi (troppi) le proprie acque calde; no, no, dice Gianfranco: un approccio filologico e' indispensabile; una cura (e motivazione profonda) del lessico e' conditio sine qua non; la cultura umanistica, applicata come si vuole ma comunque applicata nella lingua in cui si scrive, deve essere una legge (fra le altre, certo, mica l'unica) per regolare l'accesso di un autore al libro a stampa. Mandiamo a vendere caciotte vere, vaccine, chi crede gia' ora di venderle sottoforma di cellulosa sporcata con inchiostrami varii. Libri. Un libro. Un libro e' sacro. Un libro e' un uomo in carne, ossa e spirito - sempre che sia carne e spirito il suo autore e non copista, furbastro commerciante, disonesto, ''massmediologo'' (ovvero truffatore tout court). Archetipo, il libro, come il respiro di mia figlia, mica fregnacce (scusatemi la parolaccia, i romani sanno perche', conoscendo l'etimologia del lemma).
Cosa aggiungere a quanto detto da Gianfranco? Boh. Niente. Unisono. Vago nei boschi col libro in mano, attendendo lo spirito d'Orfeo che mi catturi l'anima. E magari chiedo a Gianfranco - se ce lo ha - di divulgare il mio racconto intitolato ''Tasse & Balzelli''. Dove ho messo un sogno che ritrovo nelle righe di Gigi e Gianfranco.
Grazie, Gigi e Gianfranco, la mano di Aurora e l'amor di Bacco vi diano sempre luce come ora. Guai a ''crescere''. Guai. chi cresce non trova mai la sua Calipso... e si perde nell' ''Azienda Italia''.
Sergio Sozi
P.S.
Le altre divinita' le ho tralasciate, eh eh eh! Prosit... sapete... io bevicchio sempre un po' di merum, mentre brucio le cartacce mie.
17, 18, 19, 20;).
E ancora complimenti ad Arpa.
21:
un intervento appassionato e trascinante, Sergio. Cosa aggiungere? Grazie;).
Figurati, Gianfranco. Se lo si vuole, ci sarebbe da rispondere a qulche mia affermazione. E magari, poi, da dirmi se t'ho mandato il racconto che cito. Non mi ricordo proprio, Gianfranco. Scusami.
Grazie a tutti per i complimenti. In effetti la mia fatica è stata poca. Gianfranco invece c'ha messo decenni a formulare quelle risposte. Decenni di bussola in linea.
23, ce l'ho, amice, ce l'ho. Ma Lankelot non ha ancora riaperto la sezione "racconti", è questione di qualche mese;)
25.
Allora appena riapre saro' li' a leggere e stampare (gia' mi viene l'acquolina in bocca a pensare alle cose che selezionerai per noi!)! Spero comunque, dei miei, di farne una ''bella'' raccolta cartacea, prima o poi. Solo che gli editori di racconti non vogliono manco sentirne l'odore...
26. Sì, è difficile. Ma Minimum Fax ogni tanto ne pubblica, di raccolte di racconti, anche italiane; Il Foglio di Gordiano idem; altri... sì, in generale è difficile forte. Le ragioni mi rimangono abbastanza oscure, sospetto sia colpa dei soliti promotori/distributori e delle loro astute convinzioni di aver capito cosa voglia il pubblico, non degli editori.
Gordiano e' un'encomiabile mosca bianca e... be'... ha gusti diversi dai miei - lo dico in tutta amicizia che' Gordiano ed io ci scriviamo con gran rispetto e amichevole confidenza. Insomma non gli piace come scrivo narrativa, a dirla tutta intera. D'altronde so di essere uno dal ''periodo complesso'', lo so bene e ne accetto le ovvie conseguenze. Non per questo direi mai che Lupi pubblichi cose brutte, tutt'altro: ''L'incrinarsi di una persistenza'' di Cometto, per esempio, e' un esempio di buona editoria. Solo che facciamo scelte stilistiche diverse, tutto qua. Diverse ma nessuna delle due qualitativamente inferiore all'altra. Percio' son certo che Il Foglio non mi proporra' mai una pubblicazione. E questa di Gordiano la reputo serieta' e capacita' di operare delle scelte coraggiose e nette - cosi' come la mia scrittura penso sia dotata del coraggio di chi non desidera rinunciare alla propria stilistica.
P.S.
Oltretutto il coraggio e l'onesta' assoluta di Gordiano sono ''palpabili'' anche da un certo Gianfranco Franchi, no?
29, beh, se non ci fosse stato lui probabilmente non avrei pubblicato mai né Disorder né Pagano né L'Inadempienza :).
30.
Gia'. Gli editoroni pubblicano solo la roba che gli indicano i ''promotori/distributori''... che poi credono di capire cosa la gente legga e invece fanno fare agli editori un fiasco dietro l'altro. Se fossero piu' furbi e assieme piu' colti, pubblicherebbero solo le cose belle. Che spesso vendono bene anche se non c'e' il ''nome'' televisivo a firmarle.
(Fuori argomento)
... se oggi dai' uno sguardo alla posta elettronica, ci troverai un... regaletto carnascialesco, Gianfranco...
E come al solito mi ricordi quel triestino e asceta purissimo di Bobi. Sei un mito. La farò leggere a diverse persone.
Grazie e... Viva!
Bobi Bazlen... Grazie! M'inginocchio a Vossia!
31, ricevuto, e danke;).
Pubblicare poco e bene sembra la chiave di volta: ma il mercato impone agli imprenditori di indebitarsi e pubblicare di più, perché i 4 grandi gruppi si fanno una concorrenza spietata, all'ultimo scaffale. xè dura!
32, magari, bux.
ma viva semper!
Bellissima intervista, inchino ad arpa e al Franchi. me la sono letta e riletta, l'ho messa nei preferiti e insomma, volevo dirvelo, ecco.
Mi piace la domanda "a cosa serve leggere letteratura oggi", la trovo profonda e intelligente. La risposta è altrettanto luminosa.
Tutta l'intervista emana una grande sapienza. E' così.
Sto esagerando?
:)
magari, cara. Inchino a te.
In effetti Gianfranco ha molto del Bobi Bazlen. Ma forse e' meno timido. A livello di genialita' sta li', pero'. A proposito: ricordo che Daniele Del Giudice scrisse il suo romanzo piu' letto, ''Lo stadio di Wimbledon'', proprio su Bazlen. Che gli porto' un gran successo, tra la fine degli Ottanta ed i primi anni Novanta.
Stare con Bazlen dunque porta bene. A chi sta con lui, non a lui stesso, purtroppo, che rimase nell'ombra fino alla fine!
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/06/29/del-giudice-daniele-lo-stadi...
eccolo. Un grande romanzo davvero.
[arpa, lettore] "[...] Non mi
[arpa, lettore] "[...] Non mi interessava più vedere la Verità nuda e cruda e mi rifiutai di mostrare a me stesso ciò che avevo già visto. Cancellai dunque il ricordo di quella visione dalla mia mente. Ero molto felice, la vita andava bene e trovavo sollievo nelle piccole cose. Quelle grandi, invece, decisi di non prenderle troppo sul serio. Leggo ancora i libri ma non con la vecchia smania. Leggo ancora libri oggi ma non li leggerò più con la vecchia gloriosa passione giovanile, quando davo retta al richiamo oltre l'orizzonte che mi suggeriva di lottare e di scoprire il mistero oltre la vita e dietro le stelle. [...]"
London, "John Barleycorn", Mattioli, 2010. Traduzione di Davide Sapienza. Pagina 166.
[London - Citazione] Ci
[London - Citazione] Ci sono righe che sanno essere specchio. Questo che hai riportato è proprio un bel frammento! Dall'illusione dorata della lettura come ossigeno, alla maturità di una rassegnazione che toglie un po' di magia al rapporto coi libri, ma sfuma anche tanta della sofferenza che quella smania, quella fame insaziabile porta con sè.
Leggeremo presto la recensione dell'intero libro, vero?
[lettura, london] sì, non
[lettura, london] sì, non manca molto:). Arriva presto.
(bello il frammento, vero? L'ho trovato confortante...)
[London - lettura] Sì, molto
[London - lettura] Sì, molto bello. Immagino quanto ti ci sia rivisto. Quando capita una corrispondenza simile è davvero confortante.
Non vedo l'ora di leggere la recensione.
[i lettori forti non vanno
[i lettori forti non vanno più in libreria] vi segnalo questo interessante intervento, da leggere e meditare: http://it.paperblog.com/i-lettori-forti-non-vanno-in-libreria-422663/