Prendete un vocabolario qualsiasi e cercate la parola ‘bagnasciuga’. Il grande dizionario Garzanti dice: parte dello scafo di un natante tra la linea di minima e di massima immersione, che perciò è bagnata o asciutta a seconda del carico imbarcato o dello stato del mare. 2. impropriamente, tratto della spiaggia dove arriva il flusso delle onde; battigia.
Chissà quanti di voi, ‘impropriamente’ hanno sempre definito la battigia il bagnasciuga. Lo fece anche il mascellone ebefrenico di gaddiana memoria, Mussolini Benito, che, in un discorso del 1943, poco prima dell’invasione degli Alleati affermò che qualunque tentativo di sbarco alleato in Sicilia verrà congelato su quella linea che i marinai chiamano bagnasciuga.
E da quell’incauta dichiarazione il duce fu chiamato appunto il Bagnasciuga secondo quanto ci riferisce Sándor Lénárd in questo suo libro straordinario.
Lo scrittore ungherese fuggì dall’Austria, dove si era stabilito nonostante fosse nato a Budapest, per approdare a Roma con un visto turistico di tre mesi, una valigetta, praticamente senza documenti, senza soldi, senza conoscenti, per iniziare una ‘nuova vita’. E la vita che offre la capitale è misera e la città sopravvive in un perenne stato di polizia e sotto una cappa velenosa di sospetti: I caffè di Piazza Venezia sono rimasti deserti come se la piazza appartenesse ai lebbrosi. I negozi vicini ricevono un regolare risarcimento. Gli appartamenti sfitti nelle case lungo il percorso, li affitta la polizia e ne mura le finestre. Costa meno della sorveglianza speciale.
Il quadro che Lénárd fa della situazione italiana è spaventoso (un’unica pecca: ‘muovendosi’ in quel 1938 non è sfiorato, e non sappiamo se lo sarà poi, perché la sua cronaca si limita appunto a quell’anno e successivamente al ’43 senza linea di continuità, dalla questione dei primi provvedimenti razziali contro gli ebrei). Non c’è libertà di stampa, né di espressione nonostante il quotidiano viva una sommessa rappresentazione di ‘normalità’: E’ nata una nuova scienza: la scienza della lettura del giornale – la paragonerei alla teoria degli scacchi o alla dogmatica di alto livello. Il lettore leggeva la notizia sul giornale, tentava di ricostruirne l’origine e, dalla differenza tra la realtà e la sua rappresentazione, cercava di tracciare la linea della politica del giorno (un po’ come fanno ora gli spettatori dei tg berlusconiani di regime).
Lénárd trascorre il suo tempo arrabattandosi: s’inventa il mestiere di ‘misuratore di pressione’ per poter mettere in tasca a fine giornata il minimo per il proprio sostentamento alimentare, ma non rinuncia a frequentare luoghi di un certo ‘spessore’ e frequentati da altri rifugiati o clandestini (il caffè Greco per esempio) per non mortificare il proprio io e il proprio desiderio di normalità anche culturale.
Lo scrittore ungherese ama Roma, ma ancor di più i romani dei quali ci consegna un ritratto forte ed antifascista, paziente, ma mai prono, gagliardo in quella falsa e ‘capitolina’ acquiescenza, ma mai partecipativo: Pur non santo, ma nemmeno fascista – pensa il cittadino romano. Questo lo sanno anche gli inglesi, quelli sanno tutto. E’ segreto di Pulcinella che la folla che applaude con entusiasmo sotto il balcone di Palazzo Venezia è fatta sempre dagli stessi ottomila agenti segreti. Aggiungiamo, nemmeno italiano. (pag. 141). Oppure: Così si può capire che quelli che abitano qui non maledicono gli americani, che attaccano stazioni di smistamento (e che aggiungiamo noi, massacravano anche civili), ma chi da vent’anni distrugge Roma.
E nella parte finale del libro, in quel ’43 che decreta la fine del regime carnevalesco con le sue figurine da teatro del varietà (E vedi quel piccolino più in là? E’ Storace, il segretario del partito. Dicono che è un deficiente. Lo deducano dal fatto che sta al suo posto da otto anni. Il Duce non sopporterebbe per tanto tempo uno che abbia un parere. L’avrebbe già cacciato.) Lénárd ci ricorda come l’apparato di cartone (chi ricorda i finti fondali montati lungo via dei Fori Imperiali durante la visita di Hitler?) di quella politica infame non avesse preveduto alcunché: Il fascismo italiano non si preparava alla guerra. Non si preparava nemmeno alla pace. Non si preparava a niente, a parte le feste popolari e le celebrazioni. Dell’epoca di Augusto in cui si credeva di rispecchiare, ha preso sul serio solo le circenses, visto che al pane ci pensava in ogni caso il buon popolo laborioso.
Si diceva all’inizio: libro straordinario e appassionato di una lungimiranza che, se solo qualche burocrate di partito avesse avuto in minima parte, forse avrebbe aiutato a salvare il poco salvabile di una dittatura insensata.
P.S. Siamo di fronte ancora una volta ad un capolavoro e ad un piccolo editore. Traetene le debite considerazioni.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Lénárd Sándor (1910 - 1972), fu un fisico, scrittore, traduttore, pittore e musicista ungherese. Nacque a Budapest e morì in Brasile. Famoso per la traduzione di Winnie The Pooh
Lénárd Sándor, "Roma 1938-1943. Dialoghi clandestini del tempo di guerra", Ciolfi Editore, 2009
Alfredo Ronci, ottobre 2009
Commenti
E mi pareva. Monotematico come al solito. ah ah ah, sei di una prevedibilità spaventosa. Va be dai, ora leggo e vedo quante imprecisioni o faziosità trovo stavolta.
Che libro osceno e pieno di imprecisioni storiche e di considerazioni poltiche discutibili. Vediamo cosa porre all'evidenza, perchè sarebbe da criticare nella sua totalità.
"Lo fece anche il mascellone ebefrenico di gaddiana memoria, Mussolini Benito, che, in un discorso del 1943, poco prima dell?invasione degli Alleati affermò che qualunque tentativo di sbarco alleato in Sicilia verrà congelato su quella linea che i marinai chiamano bagnasciuga.
E da quell?incauta dichiarazione il duce fu chiamato appunto il Bagnasciuga secondo quanto ci riferisce Sándor Lénárd"
Questa è veramente risibile e del tutto falsa. Ad ogni modo, tu e questo signore ignorante che ha scritto il libro avete idea di che tragedia sia stato lo sbarco americano in Sicilia? Se uno conoscesse bene i fatti non parlerebbe di questa questione con tale leggerezza. Fu un massacro, in cui il generale Patton fece uccidere senza pietà anche donne e bambini. E non aggiungo altro, perchè il tema è veramente serio per essere trattato nel modo ridicolo con cui l'affronta questo soggetto.
"Il lettore leggeva la notizia sul giornale, tentava di ricostruirne l?origine e, dalla differenza tra la realtà e la sua rappresentazione, cercava di tracciare la linea della politica del giorno (un po? come fanno ora gli spettatori dei tg berlusconiani di regime)."
ah ah ah, sei più ridicolo di chi ha scritto il libro. E mi pareva che non facevi un parallelo tra Fascismo e Berlusconi. Fate ridere, continuate a fare così e in Italia la sinistra sparirà perchè del tutto priva di una qualsivoglia strategia politica che non sia quella - fallimentare - di fare questi assurdi e improbaili paralleli.
"Lo scrittore ungherese ama Roma, ma ancor di più i romani dei quali ci consegna un ritratto forte ed antifascista, paziente, ma mai prono, gagliardo in quella falsa e ?capitolina? acquiescenza, ma mai partecipativo: Pur non santo, ma nemmeno fascista ? pensa il cittadino romano. Questo lo sanno anche gli inglesi, quelli sanno tutto. E? segreto di Pulcinella che la folla che applaude con entusiasmo sotto il balcone di Palazzo Venezia è fatta sempre dagli stessi ottomila agenti segreti".
Questo è un altro falso storico conclamato. Ma che ve lo dico a fare, immagino ormai non vi sorprendiate più a leggere i pezzi del gay moderno.
Nel complesso: il solito articolo fazioso oltremodo (e ignorante, oltre ché fazioso), e il solito autore vomitevole.
Complimenti Alfredo Erre, non ti smentisci mai.
Ma Federico, il pezzo non recensisce un saggio storico, ma parla delle impressioni di prima mano di uno straniero, evidentemente con il suo carico di opinioni personali.
E - diciamo - una testimonianza di prima mano, di quello che decisamente è un militante antifascista, che quindi se ne frega delle ricostruzioni storiche.
A me questa volta il pezzo è piaciuto, da ampio spazio al testo recensito e lo lascia parlare, senza indulgere più del dovuto nella contemplazione del proprio ombelico di recensore, il che è difficile da fare. Insomma, il recensore fa bene il suo lavoro. Poi il libro recensito e quindi il suo autore sono una questione che lascio a voi.
Recentemente stavo leggendo "Ricordi di Egotismo" di Stendhal. Mi ha fatto dubitare del valore letterario dell'autore (dubbio che comunque non è perdurato). Si tratta d'impressioni di uno straniero in Italia. In un'opera del genere non cerco il saggio storico, come ha detto Thomas appunto, ma la forza delle sue opinioni personali. E poi non mi pare che il testo ghigliottinizzi nessuno...
6 - Be', però non si possono scrivere certe boiate, Thomas. E mi riferisco all'autore. Poi va be', Alfredo Erre ci mette del suo, ma è ancor più grave ciò che dice l'autore. E il recensore scegliendolo e scrivendo che è un capolavoro fa volontariamente un'opera faziosa. Tra l'altro A.Erre è monotematico e scoperto nei suoi fini. Non si può scrivere con leggerezza su eventi tragici come lo sbarco degli americani. Nè fare considerazioni del tutto campate in aria, a meno che non si stabilisce che è un romanzo, e allora uno scrive quello che gli pare: inventa.
7 - Idem come sopra, la risposta vale anche per te. caro Paolo;)
Mi sono accorto di aver commesso un errore, da nessuno sottolineato: ...'E? Storace, il segretario del partito. Dicono che è un deficiente.'. Ovviamente si tratta di Starace e non Storace. Ma come diceva Biagi, li differenzia solo una vocale. Chissà se anch'io inconsciamente... :)
8> Non sono d'accordo; Uno spaccato di impressioni personali è un documento prezioso di come un certo gruppo percepisce(iva) determinati eventi storici. Non sono boiate.
Se un Tolstoj racconta le proprie simpatie per un generale russo e la corrispondente scarsa stima per Napoleone, fornisce un'immagine di come il suo tempo e il suo gruppo sociale ha percepito e elaborato un fatto storico, e lo fa in modo indipendente da quello che la storiografia ha da dire sul personaggio di Napoleone. Se lo storiografo si sbilancia ad opinioni passionali su un personaggio storico è fazioso, e commette un errore. Se lo fa un letterato mi sembra parecchio diverso.
Quindi ad esempio, quando leggo nel forum articoli che osannano Giulio Cesare, scrivendo che "lo storiografo che incontra ogni mille anni, una sola volta, una perfezione non può che tacere", ritengo sia il palese esempio di qualcuno che non ha capito un accidente di storiografia. Se leggo di Cicerone che parla di Cesare, non lo giudico in funzione del suo giudizio, per quanto ovviamente parziale.
11 - Non sono giudizi Thomas, qui, almeno come ci presenta la cosa A.Erre l'autore ci dice le sue verità storiche dandole per acquisite, in alcuni passi. Vedi il discorso che facevo sullo sbarco degli americani, ma non solo. Per me è grave, tutto qui.
"Lo scrittore ungherese fuggì dall?Austria, dove si era stabilito nonostante fosse nato a Budapest, per approdare a Roma con un visto turistico di tre mesi, una valigetta, praticamente senza documenti, senza soldi, senza conoscenti, per iniziare una ?nuova vita?."
Da qui evinco che siamo in presenza di uno scrittore, non di uno storico
"Il quadro che Lénárd fa della situazione italiana è spaventoso"
da qui che si tratta di un "quadro" quindi parziale e personale, essendo il periodo in cui avvengono i fatti e non una ricostruzione posteriore.
"Oppure: Così si può capire che quelli che abitano qui non maledicono gli americani, che attaccano stazioni di smistamento (e che aggiungiamo noi, massacravano anche civili), ma chi da vent?anni distrugge Roma"
Qui invece il recensore ci mette lo zampino, e smorza i toni dell'autore ricordando doverosamente i danni della conquista.
Insomma, non mi sembra sia una recensione leggera; è letteraria e documenta ampiamente l'opinione dell'autore del libro, il che è ESATTAMENTE quello che deve fare una buona recensione.
Personalmente delle idee di Alfredo o di qualunque altro recensore me ne frega relativamente poco: se leggo una critica di Lenard, voglio sapere cosa dice e cosa pensa Lenard.
Se invece vogliamo dibattere di storiografia, allora occorre proporre un lavoro storiografico, e munirsi di fonti.
Un recensore non è responsabile di quello che legge, soltanto del modo in cui lo restituisce.
13 - 14. Punto primo, e mi ripeto, l'autore fa considerazioni storiche dandole per certe: ribadisco, lo sbarco degli americani e la storia ridicola del bagnasciuga. Secondo, un buon recensore deve essere informato su ciò che recensisce, anche sul contesto storico, e pertanto non avalla le stupidaggini dell'autore, dicendo pure libro straordinario. Se le avalla, o è in malafede o è ignorante, essendo le informazioni date errate. E su questo, caro Thomas, io non transigo. Non l'ho mai fatto, come ben sai.
15> Non mi sembra che avanziamo molto; questa volta ci teniamo le nostre opinioni antgoniste.
Vado che è venerdi e i bar mi aspettano.
E dove sta la ridicolaggine del bagnasciuga se non nell'ignoranza del mascellone ebefrenico? Ah ahahaha
17 - mai quanto la tua e dell'autore. se ti diverti così, come i bambini. Divertiamoci tutti così. Ma la qualità del sito scade notevolmente. E i tuoi pezzi scadenti sono un danno per il sito, ma io non ho potere qui dentro. Ringrazia Gianfranco che ti ospita, fosse stato per me Lankelot di tuo non vedeva nemmeno una riga. Per un discorso qualitativo, mica per altro.
Federico, non capisco come l'animosità nei confronti di Alfredo possa portarti a incazzarti per una battuta sul dux. E sai quanto rispetto te e la tua coerenza politica, seriamente.
19 - Non è la battuta sul dux, è la sua ignoranza che mi disturba.
Non capisco: l'espressione "bagnasciuga" che il dux (!) ha usato in quell'occasione è oggettivamente un'improprietà di linguaggio (se non errore da matita blu). L'altra espressione 'mascellone ebefrenico' come già detto all'inizio del pezzo non è mia, ma di Gadda. Mi si può contestare l'ahahahahah (e perché mai),ma non c'entra nulla con la mia ignoranza. Anzi, faccio mio il detto oraziano: Odi profanum vulgus et arceo. :)
21 - Non fare lo stupido, anche se mi rendo conto che ti riesce bene. La tua ignoranza è sui fatti storici, come a tutti evidente.
21. (Lo so: "dux" fa molto retro :)
Sono laureato in storia contemporanea con una tesi sulle leggi razziali del 1938. Faresti bene a piantarla. Guardati la tua d'ingnoranza, nostalgico.
24 - E che vuol dire che sei laureato, sai a quanti l'hanno regalata la laurea. Io mi occupo di storia contemporanea e del periodo in questione da quando ero bambino. Ho una biblioteca intera piena di libri sul quel periodo. Tra l'altro, a differenza tua mi sono informato non a senso unico. Se ti dico che sei ignorante è perchè ne sono ragionevolmente certo. Non dò dell'ignorante gratuito a nessuno, e con te non è affatto una questione personale. Finchè posterai cavolate e insesattezze starò qui a sottolinearlo, per rispetto di Lankelot e della sua qualità. Per ciò che riguarda la nostalgia, sei proprio fuori strada, come Franco ben sa. Io cerco solo di evitare che si scrivano cazzate, tutto qua.
scusami leon , ma non ho la tua mail e scisate tutti l'intromissione..forse alla feltrinelli si daranno da fare per cercarmi della Bompiani " la ricerca della felicità"
Non entro nel merito della disputa storica. Solo una considerazione personale: il lemma ''bagnasciuga'', seppure in modo improprio, e' ormai da almeno un secolo usato popolarmente anche per definire la battigia. Dunque non mi pare un casus belli se Mussolini lo uso' come tutti facevano e fanno tutt'ora.
26 - La mia mail è sul mio profilo. La trovi qui: http://www.lankelot.eu/?biografia=61
olà!
Amices, manca completamente il format, in calce. Per ora lo copincollo così com'è, perché Alfredo possa adattarlo, quando ha un minuto. Per modificare il pezzo, si opera - al solito - via backoffice. Pardon ma serve:)
Qua:
http://www.lankelot.eu/index.php/format-letteratura-obbligatorio/
il format, a beneficio di tutti. Si trova sempre sulla colonna sx del sito.
26, 5 anni che passi da 'ste parti e ancora non hai imparato a usare il sito...
pijamola a ride.
Inserite note biografiche
Inserite note biografiche sull'autore ed edizione esaminata.