Le Guin Ursula K.
Dom, 13/04/2008 - 07:41 — ildelaura
Autrice poliederica, pensatrice acuta e attenta, Ursula K. Le Guin (classe 1929) pubblica i propri scritti a partire dal 1966 divenendo ben presto una delle figure di spicco della letteratura fantascientifica e fantastica e conquistando, oltre a molti premi, la fama di maggiore scrittrice di fantascienza vivente.Sebbene sia nota soprattutto in questo campo, la saga (finalmente completa in traduzione italiana) di Earthsea e altre sue opere più dichiaratamente fantasy non soffrono di alcun complesso di inferiorità. Così come non è necessario (l'Editrice Nord lo ha fatto in passato, ma è vezzo ormai comune per qualunque romanzo di genere) infilare accanto al suo nome quello di Tolkien come marchio di garanzia. Sarò felice quando questi paragoni cesseranno, perché ogni autore è prima di tutto se stesso (nel bene e nel male) e in secondo luogo perché l'opera tolkieniana si pone al di sopra e al di là del fantasy e va piuttosto a costituire un'opera di epica moderna, ormai comunemente ascritta alla letteratura inglese.L'inizio del ciclo di Earthsea che vede la luce tra il 1968 e il 1972, è suddiviso in tre libri collegati e tuttavia indipendenti: l'unità narrativa è assicurata dal protagonista Sparviero di cui seguiamo le fasi della vita, attraverso le novanta isole di cui è composto questo spazio fantastico, dall'adolescenza orgogliosa di giovane mago conscio dei propri poteri fin quasi all'autodistruzione, all'età adulta, quando la saggezza appresa dall'esperienza e dai maestri del passato gli permettono di aiutare un'altra creatura a ritrovare se stessa, fino alle soglie della vecchiaia, nella quale incrocerà le proprie strade d'acqua con quelle di un giovane principe e insieme ristabiliranno l'ordine di un mondo ferito dall'incredulità e dall'incapacità di usare la magia.Ciò che affascina dello stile di questa autrice americana forse a torto meno nota di altri (penso ai prolifici suoi conterranei Brooks e Zimmer Bradley) sono non solo l'intreccio narrativo incalzante, le atmosfere incantate, la cesellatura psicologica dei personaggi (ognuno - protagonisti in primis - con le proprie ombre), ma anche lo sfondo etico delle sue storie. Agire per mezzo della magia, impariamo con il giovane Sparviero, comporta uno sconvolgimento dell'ordine del mondo (l'Equilibrio) e conseguenze non sempre prevedibili che hanno però un prezzo, poiché - come recita il canto della creazione di Earthsea - "Solo nel silenzio la parola, solo nella tenebra la luce, solo nella morte la vita". Il vago manicheismo di questo asserto viene chiarito fin dall'inizio: una sciocca sfida tra adolescenti metterà a repentaglio la vita di molti e segnerà per sempre il destino del giovane mago. E poi ci sono i nomi. Perché ogni cosa ha un nome proprio, primigenio, indipendente dalle denominazioni nelle diverse lingue degli uomini ed è grazie alla conoscenza di questi termini originari, dati all’inizio della Creazione, che i maghi possono operare incantesimi, illusioni, metamorfosi. Ogni uomo e ogni donna di questa terra affascinante sdraiata fra terra e mare riceve il proprio "vero nome" all'ingresso nell'età adulta: ma così come conoscere il nome delle cose consente di operarvi magie, conoscere il vero nome di un uomo significa averlo in potere, restituirlo significa ridargli la vita, toglierglielo la morte. Sparviero, il cui vero nome è Ged, lo imparerà prestissimo.I primi tre libri che compongono Earthsea sono, dicevo, legati e indipendenti, di modo che è possibile leggerli perfino senza quasi necessità di seguire l'ordine in cui sono stati pensati e pubblicati. Qui sta anche il limite del primo nucleo della saga: sebbene legati dalla presenza del mago protagonista, i tre racconti non seguono un'unica traccia narrativa e il secondo in particolare è la storia "a parte" di Tenar, una fanciulla sacrificata ad una religione orribile, che nell'incontro con Sparviero - qui alla ricerca di un amuleto - ritroverà la propria strada e la propria identità perdute. Dato che il personaggio di Tenar non viene ripreso nel terzo racconto, risulta meno comprensibile il legame di questo secondo libro con gli altri due, maggiormente collegati da fatti, personaggi ed eventi e di conseguenza esso risulta anche abbastanza superfluo nell'economia dell'insieme, sebbene non meno coinvolgente.Una ventina di anni dopo, nel 1990, Ursula Le Guin decide di recuperare il materiale narrativo di quel volume un po’ a sé stante e rimpasta gli ingredienti del viaggio nell’Ade compiuto da uno Sparviero non più giovane e da un re ancora senza corona che abbiamo conosciuto nel terzo racconto e nel 2001 con The other wind, I venti di Earthsea, la saga si conclude. Le protagoniste degli ultimi libri sono due donne: ritroviamo Tenar, la “fanciulla divorata” salvata da Sparviero nelle tombe di Atuan e Therru, misteriosa bambina di fuoco che diventa la figlia adottiva dei due protagonisti del secondo racconto. Ma per i maghi si sa, l’amore è un grosso problema. A meno che non abbiano perduto i poteri nel tentativo – riuscito – di salvare l’Equilibrio del mondo. Che naturalmente ora è nuovamente minacciato e non solo e non tanto da un improvviso risveglio dei draghi, esseri antichi e sapienti che parlano il linguaggio della Creazione e che una leggenda vuole – all’inizio del mondo – legati inscindibilmente agli uomini. Tralasciando l’aspetto contenutistico di una trama avvincente che non può essere svelata, va notata tuttavia la distanza stilistica tra la prima saga e il suo completamento, un asservimento (possiamo dire così?) a cliché che avvicinano moltissimo la Le Guin a tanti autori di genere, in una spiacevole svendita di idee che alla nascita erano veramente originali. La necessità di tornare nei luoghi di un grande successo (editoriale e di pubblico) nuoce a mio avviso alla bellezza della trilogia originaria, benché probabilmente solo un lettore attento noterà le distanze tra i primi tre libri e gli ultimi due della saga.
Earthsea ha una storia editoriale italiana piuttosto interessante: la prima trilogia viene pubblicata dall'Editrice Nord nel 1989 nella traduzione accattivante di Roberta Rambelli (ai più non dirà niente, ma ha tradotto Asimov, Heinlein e Wilbur Smith tanto per fare qualche nome). Gli anni passano e i colossi editoriali si mangiano piccole case ma anche diritti e così Mondadori presenta – a partire dal 1999 - la sua versione dei tre libri, cambiando nomi ai personaggi, ai luoghi e perfino ai mezzi di trasporto (la stessa Earthsea che la Rambelli aveva giustamente lasciato nella sua forma originale diventa una meno affascinante Terramare)La Nord intanto recupera il terreno perduto e pubblica i due libri più recenti (in realtà tre, ma il racconto breve Dragonfly viene accorpato al quarto libro), affidando la traduzione ad altri (e quella dell’ultimo su licenza Mondadori…) e nel 2007 riunisce tutto in un unico volume, che tuttavia non mi sembra abbia fatto parlare molto di sé, né riscoprire l’Autrice, quanto meno in Italia (per inciso, proprio la conclusione della saga ha ispirato a Goro Miyazaki il lungometraggio I racconti di Terramare).Al di là delle vicende editoriali e del completamento forse non necessario della prima trilogia, il mondo complesso e fantastico di Earthsea non delude a mio avviso gli estimatori della letteratura fantastica più raffinata, ma può essere una bella scoperta anche per lettori onnivori, per avventori occasionali del fantasy e perfino per chi ha alle spalle qualche tentativo fallito con il sommo Tolkien.EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Ursula Kroeber Le Guin nasce nel 1929 a Berkley dall’antropologo Alfred Kroeber e dalla scrittrice Theodora Kracaw: si laurea in storia della letteratura francese e si trasferisce a Parigi dove nel 1953 sposa lo storico Charles A. Le Guin. Scrive fin da bambina, ma comincia a pubblicare regolarmente dagli anni ’60. Nel 1969 La mano sinistra delle tenebre vince importanti riconoscimenti letterari (Hugo e Nebula). Tra il 1968 e il 1972 pubblica la trilogia di Earthsea, completata nel 2001 e corredata di svariate raccolte di racconti non ancora tradotte in italiano. Oltre al ciclo di Earthsea, compone il ciclo dell’Ecumene, romanzi e raccolte di racconti (si veda la bibliografia completa su Wikipedia). Vive nell’Oregon.Dal ciclo di Earthsea nel 2004 è stato tratto il film The Legend of Earthsea diretto da R. Lieberman e nel 2007 il già citato lungometraggio animato I racconti di Terramare di Goro Miyazaki.Ursula K. Le Guin, La leggenda di Earthsea. Editrice Nord, Bergamo 2007.
Traduzioni di Roberta Rambelli, Riccardo Valla e Pietro Anselmi832 p.Titoli tradotti: Il mago di Earthsea, Le tombe di Atuan, La spiaggia più lontana, L’isola del drago, I venti di Earthsea.
Titoli originali: A wizard of Earthsea, The tombs of Atuan, The farthest shore, Tehanu, The other windAPPROFONDIMENTI IN RETEC'è un sito ufficiale dell'Autrice, non molto agile per la verità, qui.Buone le voci di Wikipedia in inglese e in italianoOriginariamente pubblicata su Ciao.it ma completamente rivista ed integrata.Ilde Menis, aprile 2008
Commenti
Dedicata a Lèon.
Gran lavoro, Ilde!
Le vicende editoriali nascoste dietro un'opera, spesso arrivano a spiegarne anche la struttura, le carenze, le falle.
Molto chiara, davvero questa tua pagina. Il fantasy non è il mio genere, proprio non riesce a piacermi, ma ho apprezzato molto il frammento sui nomi. E' bello che una storia fantastica fondi le sue radici sul linguaggio. Scelta saggia.
Grazie Angela, sempre attenta!
Grazie Ilde. Questa bella pagina l'avevo già letta, e noto che ci hai aggiunto un piccolo omaggio linkato al sottoscritto. Finalmente ti sei decisa a postarla anche qui. Ho saputo un po' di notizie sulla Le Guin, nel frattempo, grazie ad un amico che ha fatto una tesi proprio su di lei: m'ha detto che i suoi capolavori sono altri, rispetto a Earthsea, tipo "I reietti dell'altro pianeta" (che ho acquistato e leggerò in estate), ad esempio. Comunque la letteratura della Le Guin è tutta di qualità, a quel che ho appreso.
Un solo consiglio sul pezzo, sarebbe meglio mettessi il nome Goro vicino Miyazaki, cosi da non confonderlo col famosissimo padre Hayao.
Detto e fatto!
Grazie caro! Naturalmente è molto integrata rispetto all'originale e certo, la Le Guin è considerata autrice soprattutto di fantascienza!
Mi dirai del libro che hai acquistato (o ne leggeremo qui!).
Ciao!
Mi è venuto in mente che nel 2004 Lieberman ha tratto un film dal primo e soprattutto dal secondo libro del ciclo. Un pessimo film, per la verità. Mi ricordo solo Isabella Rossellini nella parte della "badessa" della Casa dove vive Tenar da giovane.
Integro qualche tag: letteratura, letteratura americana;).
Bello sempre scoprire tuoi nuovi pezzi on line, ottima Ilde.
Scrivi:
"la prima trilogia viene pubblicata dall?Editrice Nord nel 1989 nella traduzione accattivante di Roberta Rambelli (ai più non dirà niente, ma ha tradotto Asimov, Heinlein e Wilbur Smith tanto per fare qualche nome)."
> Questo è un esempio di opportuna e ricca annotazione.
A proposito, nessuno ha scritto di Heinlein...
Heinlein l'ho letto su commissione ("Straniero in terra straniera") e non mi è piaciuto, o non l'ho capito che poi è quasi lo stesso :)
Credo si debba amare la fantascienza. Molto.
Sai a chi piaceva, se non ricordo male? Al nostro Thomas-Michele Bonaventura. Se legge, ci dirà;)
Cara Ilde,
la tua recensione è molto ben articolata e contiene elementi di accattivante interesse. Peccato che io detesti profondamente la fantascienza. Ma questo è un mio limite personale che mi porto dietro fin dalla più tenera età.
Grazie tuttavia del prezioso contributo.
Gian Paolo Grattarola
E' un vero peccato, Gian Paolo. Hai perso per strada capolavori come quelli scritti da Bradbury, Sturgeon, Huxley.
A parte tutto, questo libro rientra nel fantasy, che è altra cosa ancora.
Vabbè, Gian Paolo, non è che tutto debba per forza piacere ... io faccio discendere l'amore per il fantastico dal rapporto che da bambini si è avuto con le fiabe.
Neppure a me la fantascienza piace, ma anche per la mia scarsissima propensione alle scienze :))))
Grazie per l'attenzione!
Infatti non ho fatto altro che denunciare un mio limite. La fantascienza proprio non la sopporto.
Ma altra cosa effettivamente è il fantasy. Lo gradisco di più anxhe se mi sento più incline alla poesia, alla narrativa e alla letteratura tradizionale, quella per intenderci legata alla vita, ai sentimenti delle persone.
Da bambino adoravo i libri di Emilio Salgari e di Jules Vernes. Poi un giorno mi capitò tra le mani un libro di Isac Asimov ed inorridii alla lettura. Me lo avevano spacciato per uno scenziato ed invece secondo me si trattava di uno scrittore di fantascienza.
In particolare trovo profondamente noiosi tutti quei libri che hanno a che fare con avventure spaziali. Non chiedetemi il perché, non saprei davene una risposta logica.
Comunque ha ragione Gianfranco. Rileggendo con più attenzione la recensione qui siamo nel fantasy e quindi mi appunto il titolo del libro e alla prima occasione lo inserirò nel carello degli acquisti.
Grazie a tutti e buon riposo
Gian Paolo Grattarola
>9 se voui leggere Heinlein comincia da "universo" o da "la luna è una severa maestra".
Starniero in terra straniera è già un distillato di Heilein. Prima bisogna abituarsi, come col piccante. E come per il piccante a volte è semplicemente troppo, dipende da persona a persona. per esempio "il numero della bestia" ha disgustato anche me...
sarà perché mi è capitato fra le mani a 13 anni...
(Ilde mi scuserà il commento completamente fuori dal tema della recensione. ho letto la saga di earthsea ed ammetto che nel panorama del fantasy spicca per qualità e originalità. il primissimo volume in particolare, il secondo a mio parere è già in calo. bellissima recensione comunque)
10> Mi piace il fanatsy, ma Ursula Guin non la sopporto, anche se, come nota Ilde, è sempre meglio del pattume commerciale Brooks/Bradley.
Personalmente sono stufodel fantasy ingenuotto, in cui bellissimi intelligentissimi e arianissimi eroi si battono contro le forze oscue, uscendone sempre vincenti. Sembrano le serie di armony.
Il fantasy moderno di classe sono George Martin Robert Jordan e Robin Hobb, per citare qualche nome.
Le Guin ha recentemente scritto un romanzetto (ma il titolo mi sfugge) che sembrava promettere bene...
(Il sommo Tolkien è ovviamente sommo, per definizione, per altro non lo considero fantasy, ma qualcosa di diversamente raffinato)
Olà, mi riaffaccio dopo un lungo periodo (ma ho finito il lavoro che mi ha veramente impegnata parecchio ultimamente) e ritrovo ... la LeGuin. Ma sì, cari, avete ragione voi.
Dopo Tolkien il Diluvio, ed è detto tutto.
Seguirò i consigli di lettura di Thomas, perché di fantasy on altre epoche ne ho letto tanto (ma Preussler qualcuno se lo ricorda?) e mi piacerebbe che lui leggesse il Philip Pullmann di Queste oscure materie, di cui non ho il coraggio di scrivere perché lì il fantastico si intreccia con la fisica quantistica e faccio un po' fatica...
Ho letto Pullmann: non devi avere timore della "fisica quantistica". Scrive quattro cosecome cornice, e sono anche piuttosto campate per aria.
La trilogia invece non è male; il terzo livro è scarso, ma i primi due sono validi, trovo.
Visto che che per una volta si parla di fantasy... di Brooks si possono salvare uno o due libri. Quoto Martin e Jordan una tacca sopra gli altri. ottima la Hobb (che è una donna sotto pseudonimo). Alcuni onesti lavoratori come Keyes, Stroud, McCaffrey (giovane) o Gemmel si lasciano leggere.
Ingiusto accanirsi su Brooks&Bradley. L'accoppiata Furey/Eddings batte ogni record di pattume.
Copertina, tags e
Copertina, tags e impaginazione.