Nella letteratura gotica, esiste un anello di congiunzione tra “Il Vampiro” di John William Polidori (1819) e “Dracula” di Bram Stoker (1897): è l’aristocratica vampira Carmilla, figlia dell’immaginazione dello scrittore irlandese di sangue francese Sheridan Le Fanu. Questo romanzo breve del 1871 costituisce una nuova e singolare epifania dell’esistenza di questi fascinosi e (apparentemente) immortali seduttori dell’umanità. Spiega e illumina, a questo proposito, il prefatore della nuova edizione Fanucci, Evangelisti: Carmilla “sorprendentemente, non è un vampiro notturno, ma solare. Il suo pallore è dovuto non già a un’esistenza umbratile, ma alla semplice circostanza di essere morta ormai da qualche secolo (per l’esattezza, dal 1698). Per il resto, si muove con disinvoltura, sui prati, in pieno giorno, e ama le passeggiate all’aperto (…) Gli appetiti di Carmilla non sono equamente distribuiti. Verso i contadini, per esempio, ha un’invincibile ripugnanza, che confina con l’odio. Del sangue di loro si ciba, sì, ma è un pasto consumato in fretta, tanto per tenersi in piedi. Antitetici ai suoi canoni di bellezza, non li destina né al piacere né alla morte vivente, non li vuole trasformare a loro volta in vampiri. Li spedisce sottoterra e non se ne cura oltre (…) instaura rapporti amorosi destinati a durare oltre la vita solo con appartenenti alla sua stessa classe aristocratica” (“Carmilla, Robespierre e il piacere aristocratico”, p. 8; p. 11): questi i tratti distintivi della vampira di Le Fanu.
È una figura – ma questo tratto non è difforme rispetto alla tradizione precedente e posteriore, maschile o femminile che sia – eroticamente irresistibile: ambigua, d’una bellezza apparentemente figlia dell’innocenza, trama inganni a danno della donna amata con intelligenza, ostinazione e determinazione; senza che questa apparente cerebralità vada a discapito della sua sensualità, della sua naturale vocazione alla provocazione e alla seduttività.
La vicenda è ambientata in un castello della Stiria, edificato in un luogo solitario e primitivo; il successivo Schloss è addirittura a venti miglia. La narratrice è Laura, giovane erede d’una famiglia della piccola aristocrazia, d’origine inglese. Il padre, ex ufficiale asburgico, aveva comprato il castello e il feudo con la sua pensione. La madre è morta quando Laura era piccolissima. La storia viene narrata a quasi dieci anni di distanza dagli eventi avvenuti: allora Laura era soltanto diciottenne.
Sua ospite era la dolce e corrotta Carmilla. La vampira, sotto le spoglie d’una sfortunata e gentile giovinetta, conosce il vezzo princeps d’ogni mentitore: il narcisismo. Nel corso delle sue apparizioni, a distanza di oltre un secolo, ha mutato soltanto la disposizione delle lettere del suo nome (Mircalla, Millarca): ne potremmo dedurre che non intende essere irriconoscibile, e non sembra desiderare di passare del tutto inosservata; oppure, più semplicemente, che come ogni mentitore di talento tende a lasciare segni e tracce dei suoi inganni, probabilmente per sentire una forma di eccitazione e di soddisfazione maggiore, una volta compiuta l’impresa. Gioca sul suo fascino tetro e angelico, che origina in Laura sentimenti di attrazione e repulsione, di adorazione e di avversione; s’irrita quando qualcuno le fa notare che ha dei canini piuttosto aguzzi, ma sembra la replica vezzosa e stizzita figlia d’una orgogliosa femminilità.
Come da prassi nel romanzo dell’Ottocento e del primo Novecento, uno dei sistemi chiave per rivelare la verità (ma non sempre per affermarla) a proposito della nuova incarnazione del mentitore (o per smascherarne l’“identità spirituale”) è un ritratto: Laura appenderà in camera un ritratto d’una nobildonna straordinariamente assomigliante alla sua tenera e lasciva amica; è piuttosto antico, e ovviamente è impossibile, ai suoi occhi, che possa trattarsi altro che d’una eccezionale coincidenza. Non è una coincidenza, e la fanciulla ritratta è davvero Carmilla.
Conosciamola. “Era esile e meravigliosamente aggraziata. A parte il fatto che i suoi movimenti erano languidi – molto languidi – niente, nel suo aspetto, faceva pensare che fosse malata. La carnagione era colorita e luminosa; i lineamenti erano minuti e assai raffinati; gli occhi grandi, scuri e splendenti; i capelli splendidi, non ho mai visto capelli così sontuosamente folti e lunghi come i suoi quando erano sparsi sulle spalle; spesso provavo a sollevarli con le mani e ridevo, meravigliata del loro peso. Erano straordinariamente sottili e morbidi, di un bruno intenso, molto scuro, con qualche pagliuzza dorata” (p. 49).
Carmilla è parca d’informazioni: tutto ha sintetizzato nel suo nome, altro non intende rivelare – non è una narcisista sprovveduta, in altre parole: osserva infatti la sua amante (e vagheggiata concubina) Laura: “Per le mie stime irragionevoli, ciò che mi disse equivaleva a niente. Primo: il suo nome era Carmilla. Secondo: la sua famiglia era molto antica e di nobile lignaggio. Terzo: la sua patria era a ovest. Non mi volle confidare il nome della casata, né il loro blasone, né il nome dei loro possedimenti, e neppure quello della nazione in cui vivevano” (p. 51)
La storia è quella d’un amore “proibito” tra due giovinette: per esasperare l’atmosfera di “perdizione”, l’intuizione di Le Fanu è stata quella di giocare la carta del soprannaturale. L’epilogo sarà quello consueto e prevedibile: l’individuo perturbante, sensuale e irresistibile ma “illegittimo” e “imprevisto” dalle norme e dalle consuetudini di quella società, verrà restituito all’oblio; non prima che il lettore venga informato della sua avversione nei confronti della religione, della sua renitenza alle preghiere, della sua naturale mendacità e del suo talento omicida. Quel che forse Le Fanu non poteva immaginare era che il potenziale erotico sprigionato dalla sua saffica eroina potesse sublimare il suo gretto moralismo autoriale e i suoi pregiudizi, cristallizzando in Carmilla un’icona erotica dalle fertili e molteplici incarnazioni nella cinematografia, e nella vita quotidiana e postmoderna.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Joseph Thomas Sheridan Le Fanu (Dublin, Eire, 1814 – Dublin, Eire, 1873), giornalista e romanziere irlandese di sangue francese. Esordì pubblicando il racconto “The Ghost and the Bone-Setter” nel Dublin University Magazine, nel 1838.
Sheridan Le Fanu, “Carmilla”, Fanucci, Roma 2004.
Traduzione di Annalisa Di Liddo. Introduzione di Valerio Evangelisti.
Prima edizione: “Carmilla” apparve nella raccolta “In a Glass Darkly”, nel 1872.
Approfondimento in rete: Joseph Sheridan Le Fanu / Le Fanu: A Database / La Frusta / IMDB.
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Dicembre 2004. Prima pubblicazione: Lankelot.com
Commenti
Spiega e illumina, a questo proposito, il prefatore della nuova edizione Fanucci, Evangelisti: Carmilla ?sorprendentemente, non è un vampiro notturno, ma solare. Il suo pallore è dovuto non già a un?esistenza umbratile, ma alla semplice circostanza di essere morta ormai da qualche secolo (per l?esattezza, dal 1698). Per il resto, si muove con disinvoltura, sui prati, in pieno giorno, e ama le passeggiate all?aperto (?) Gli appetiti di Carmilla non sono equamente distribuiti. Verso i contadini, per esempio, ha un?invincibile ripugnanza, che confina con l?odio. Del sangue di loro si ciba, sì, ma è un pasto consumato in fretta, tanto per tenersi in piedi. Antitetici ai suoi canoni di bellezza, non li destina né al piacere né alla morte vivente, non li vuole trasformare a loro volta in vampiri. Li spedisce sottoterra e non se ne cura oltre (?) instaura rapporti amorosi destinati a durare oltre la vita solo con appartenenti alla sua stessa classe aristocratica? (?Carmilla, Robespierre e il piacere aristocratico?, p. 8; p. 11): questi i tratti distintivi della vampira di Le Fanu.
Ho scritto un remake di Carmilla, nel quale la parte lesbo appena accennata da Le Fanu è portata alle estreme consegueze. Il romanzo breve è ambientato a Firenze, sulle colline di Coverciano...
Gordiano
(mi manca? deve ancora uscire? dimmi dimmi!)
uscirà su un libro edito dal foglio che contiene un remake di dracula scritto da elena vesnaver, uno di frankestein scritto da giovanni buzi e uno da stabilire scritto da un altro autore...
gordiano
tienici informati;). Gran bella idea.
Quanto a Frankenstein, quando hai tempo dai un'occhiata qua:
http://www.lankelot.eu/?p=1249
Che bel blog!... Non lo conoscevo! Lascio un commento: nel mio racconto sopra citato, più che di Frankenstein padre, si parla del figlio/a dei questo... ah ah ah giovanni :-)
Ave Giovanni, benvenuto su Lankelot.
Aspettiamo con curiosità la vicenda del figlio, allora.
Il mio Dracula, invece, l'ho ambientato ai giorni nostri fra Trieste, la Slovenia e Cormòns, la mia adorata frontiera. Bellissimo blog, complimenti. ***elena
Buongiorno Elena, benvenuta. Quella frontiera di cui parli è quella da cui vengono - spesso in cui vivono - diversi tra noi. Sono già curioso di leggere.
Grazie, buon giorno anche a te.
E infatti io ci vivo, a Trieste per la precisione e scrivo parecchio di questi luoghi.
Ma dai? Io ho antenati già dal Settecento, a Trieste. Dei vari rami di varie famiglie, non sempre italiane, è rimasto solo quello materno. Quando torno su sto a casa, a Barcola. Piuttosto dimmi altro: dove trovo tue notizie biobibliografiche ? Mi interessano molto.
Vai nel mio sito www.elenavesnaver.it, tra l'altro a giorni esce il mio "ultimo nato" con la Magnetica Edizioni che parte da un episodio di stregoneria accaduto a Cormòns nel 1647. Oddio, l'ho romanzato, ma l'input viene da lì.
Vado. Intanto dimmi una cosa.
Ti riconosci nella tradizione che ha inizio con il grande e sfortunato Scipio Slataper, o credi Trieste sia quella di Covacich?
In altre parole: Letteratura Italiana con chiare influenze mitteleuropee (perché non può essere altrimenti: da Svevo a Magris, passando per Tomizza e Rosso) o scrittura in lingua italiana con influenze angloamericane (Covacich, che si diverte a ridicolizzare lo spirito della città)?
Io mi sento molto mitteleuropea, mi sento molto triestina. Ho girato parecchio e posso dire che qui è l'unico posto dove ho voglia di stare. Ho (ri)scoperto il gusto di scrivere dei miei luoghi, del Friuli, del quale mi irretisce il forte legame con la terra.
Poi ci ironizzo anche, ma visto che amo profondamente Svevo e Magris e Tomizza...
:)
ancora benvenuta da queste parti.
Cura ut valeas
OT: ma io ho fatto il servizio militare, a Cormòns!!!!!!!!
eheheh.
anvedi.
A beneficio di quanti fossero interessati a Le Fanu, segnalo la pubblicazione del suo romanzo "Lo zio Silas" per i tipi di Gargoyle.
www.horrormagazine.it/notizie/3115/ scheda.
Sheridan Le Fanu, ?Lo zio Silas?, Gargoyle, Roma 2008. Traduzione di Annarita Guarnieri. Prefazione di Sandro Melani.
Prima edizione: ?Uncle Silas?, 1864.
Adattamento cinematografico: ?Uncle Silas?, di Charles Frank, 1947.
?The Dark Angel?, di Peter Hammond, 1987.
Qui notizie su GARGOYLE
www.gargoylebooks.it/
Copertina e tags.
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