A Claudio Morici, artefice di incontri e sogni
Opera prima del letterato francese Jean-Marie Gustave Le Clézio (Nizza, 1940), “Il verbale” (1963; in Italia, Einaudi, 1965; Duepunti, 2005) è un esordio di straripante letterarietà, senza nessun baricentro diverso dalla direzione imprevedibile e disarcionante della scrittura dell'artista, poggiato su una anarchica e sregolata prima persona, non estranea a scissioni schizoidi. È un esperimento intelligente e ludico, ma onestamente – e piacevolmente – irragionevole. D'altra parte, come scriveva l'autore...
“La vita non è logica, forse è come un'irregolarità della coscienza. Una malattia della cellula”.
Forse, forse è vero. E chissà che in onore a questo desiderio disperato di libertà e irregolarità, di mappatura del disordine, di imprevedibilità, il destino – Dio – non abbia voluto regalarci una bella favola nel triste e decadente Belpaese. La racconto in poche battute, perché per quanto mi riguarda è stata una delle (rare) prove della giustizia divina. C'è una piccola casa editrice siciliana, orgogliosamente ed eroicamente amministrata e animata da tre letterati di valore. È stata fondata una manciata di anni fa, e stoicamente ha resistito al mercato, ai problemi di distribuzione, alla recessione economica che sta massacrando le vite e le attività professionali di ognuno di noi, alla tradizionale difficoltà di lettura degli orridi italioti.
Questi tre letterati, responsabili e soci di “Duepunti Edizioni”, nel 2005 hanno pensato bene di investire su una nuova edizione italiana di questo libro dimenticato e incompreso. È un investimento che commuove di più ancora considerando quanto accurata, sofferta e meditata è stata la loro selezione dei testi, negli anni (qui il catalogo). Nell'ottobre 2008 si ritrovano, giusta ed entusiasmante ricompensa per anni di duri sacrifici e impegno, a ospitare – unici in Italia – l'opera prima di un Premio Nobel per la Letteratura. Loro, tra i pochi (in seguito vennero le edizioni Instar), investirono sul genio di un artista laterale e misconosciuto in Italia. Con buona pace di quanti si lasciano rintronare dalla megaeditoria da grande magazzino, etichette civetta incluse, ecco una nuova, limpida e credibile dimostrazione che solo la piccola e media editoria combatte e si danna per la qualità, per un progetto, per la sperimentazione. E che nei cataloghi dei piccoli editori, coraggiosi sino alla pazzia, negli anni, nel tempo, troveremo sempre perle rare. Perle altrimenti irreperibili. Grazie, allora, ai tre magnifici eroi di questa storia, che mi hanno regalato – col loro esempio – una ragione per credere nella giustizia e nella poesia della vita. Nonostante l'Italia, siete vivi. Chapeau.
Torniamo al nizzardo.
“Il verbale racconta di un uomo che non sapeva bene se fosse appena uscito dall'esercito o dal manicomio. Ho assunto fin dall'inizio un argomento di dissertazione volutamente esiguo e astratto. Ho avuto pochi scrupoli di realismo (...)” - questo scriveva nella lettera di accompagnamento all'editore, il prestigioso Gallimard, nel 1963. Diciamo che gli aggettivi “esiguo” e “astratto”, riferiti all'argomento della dissertazione, sono sin troppo generosi: “Il verbale” è un atletico e funambolico esercizio di scrittura creativa. Appassionante, lacerante, sconquassante: vivace. Complimenti alle traduttrici, che devono aver fronteggiato una serie di ostacoli – cancellature e biancheggiamenti inclusi – non da poco.
Notule sulla trama. Adam Pollo è un disertore: un ragazzo “smisurato, un po' curvo” (p. 11); vive solo in una casa abbandonata. Mendica macchie di sole. Dal sole dipende, dal sole forse deriva e discende: nel sole si rigenera e si purifica, nel sole cerca un nascondiglio. E così facendo è come un animale che si nasconde nella propria pelle fino a mimetizzarsi. Se esce per andare in mezzo agli altri, è per comprare sigarette, birra, giornali, cioccolata e qualcosa ancora da mettere sotto i denti. Oppure per farsi un bagno. In splendido isolamento. Se per sbaglio interagisce, si vede riflesso negli occhiali da sole del prossimo, come una grassa scimmia che si fissa i piedi. Ogni giorno si aspetta qualcosa di pericoloso: allo spiacevole è abituato (p. 64). Spiacevole e delirante capiterà a oltranza, disorientandoci e confondendoci. Passeremo da meditazioni d'argomento filosofico a descrizioni seducenti, dalle lettere al mal d'amore, vivendo la storia di quest'uomo dal cognome decisamente poco affascinante, Pollo che sognava una Terra centro dell'universo, l'umanità felice delle favole che raccontava a se stessa, e magari una Michèle da possedere senza più violenza.
In questi anni, mea culpa, avevo sempre trascurato questo quaderno di narrativa sperimentale, confezionato come un romanzo. Il titolo, probabilmente, aveva fracassato ogni motivo di interesse. Tra Torino e Roma, fiera per fiera, ogni volta che andavo a studiarmi le nuove uscite delle edizioni Duepunti scrutavo questo oggetto misterioso chiedendomi cosa mai li avesse spinti a pubblicarlo in una collana che avrebbe incluso due libri del giovane e brillante Ourednik, un recupero di Vian e altri più prestigiosi ancora, da Schiller a Platone. Quando, qualche giorno fa, entrando in redazione ho acceso il mac e mi sono connesso al sito dell'ANSA, come ogni mattina accade fin quando non vieni licenziato, ho capito perché. Mi sono sentito un po' stupido e un po' sfortunato per essermi fatto sfuggire sotto il naso, come un principiante casinoso, l'occasione di leggere Le Clézio prima del successo mondiale. Poi ho puntato, senza nemmeno accorgermene, la rubrica del telefono e ho fatto una telefonata.
Dicevo di essere il segretario della Santa Sede, e forse Giuseppe mi ha creduto. Ridevo, ma avevo un po' gli occhi lucidi. È che i miracoli succedono, basta accorgersene. Grandi.
Che aspettate? Andate e ordinate “Il verbale” dal vostro libraio. Mica vi farete sfuggire l'opera prima di un pazzo di talento. Dimenticate il Nobel, ora. Pensate soltanto alla Letteratura. Qui ne troverete una capace di furiosa confusione: Le Clézio era un incendiario. Dell'intelligenza, della libertà.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Jean-Marie Gustave Le Clézio (Nizza, Francia 1940), scrittore francese, premio Nobel per la Letteratura 2008.
Jean-Marie Gustave Le Clézio, “Il verbale”, Duepunti, Palermo 2005.
Contiene la lettera di accompagnamento al manoscritto spedito a Gallimard, nei primi anni Sessanta.
Traduzione di Silvia Baroni e Francesca Belviso.
Prima edizione: “Le procès verbal ”, Gallimard, Paris 1963.
Prima, sfortunata edizione italiana: Einaudi, 1965.
Qui la rassegna stampa italiana.
Approfondimento in rete: Wiki It. / Associazione Lettori di JMG Le Clézio
Molto bella la scheda di David Frati, apparsa sul Mangialibri nel 2006: eccone un buon frammento: “Nel 1963 uno studente di Nizza invia un suo manoscritto all’editrice Gallimard. Quel piccolo romanzo d’esordio diventa in breve un caso letterario, perde il Premio Goncourt per un solo voto, ma si aggiudica il prestigioso premio Théophraste Renaudot e proietta il giovanotto di belle speranze, al secolo JGM Le Clézio, nell’empireo dei grandi scrittori francesi a soli 23 anni. Testo elegante come un film nouvelle vague, post-moderno nel suo bianco e nero stilizzato, Il verbale è il diario di viaggio esistenzialista di una realtà instabile, che non può più essere narrata in modo lineare. È la ricerca di un senso, e al tempo stesso l’abdicazione della ricerca di un senso: “Non abbiamo più la presunzione di credere, come faceva Sartre, che un romanzo può cambiare il mondo”, ha dichiarato Le Clézio in una intervista. “Oggi gli scrittori possono solo limitarsi a registrare la loro impotenza. La letteratura moderna è la letteratura della disperazione”.
***
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Ottobre 2008.
Commenti
ualà!
Onore al merito delle edizioni DUEPUNTI!
Amici della Letteratura, orgoglio della piccola editoria di qualità e di progetto.
Lankelot conferma:
Ecce OUREDNIK
www.lankelot.eu/index.php/2007/11/23/ourednik-patrik-istante-propizio-1855/
Ecce MORICI
www.lankelot.eu/index.php/2007/12/20/morici-claudio-failla-marco-una-gio...
Ecce VIAN
www.lankelot.eu/index.php/2007/12/03/vian-boris-scritti-pornografici/
?La vita non è logica, forse è come un?irregolarità della coscienza. Una malattia della cellula?.
"Ho avuto pochi scrupoli di realismo (?)?
> Fatto bene.
bel colpo! Onore agli editori allora.
Certo non tutti riescono ad avere il tuo intuito nel setacciare i cataloghi, io mi perdo dentro, è che spesso ricordo le rec lette qui dentro e allora mi oriento un po' di più, altrimenti è un casino.
ehilà:). Ave cara.
In realtà è un casino anche per me, come vedi Le Clezio non l'avevo preso in considerazione negli ultimi 1000 giorni, e probabilmente sarebbe stato così per molti anni ancora. E dire che le uscite dei Duepunti le ho sempre ben presenti...
Diciamo che oltre all'intuito serve fortuna:)
sono felice di conoscere personalmente i due punti, persone straordinarie e simpatiche.
grande articolo. segnalo anche lo stupore e la delusione registrati in certe terze pagine e a radiotre (sinibaus in testa) per questo premio, che tutti si aspettavano andasse a un altro francese (la ruota gira con geografica puntualità) o a roth, philip, non joseph ovviamente!
"nonostante l'Italia siete vivi"
"Dicevo di essere il segretario della Santa Sede, e forse Giuseppe mi ha creduto". splendido. si sa, pollo è così..
Pensavo... se fossimo stati in uno Stato civile, o almeno fossimo stati governati da istituzioni almeno locali sensibili, questa storia avrebbe fatto il giro delle radio e delle televisioni, dei quotidiani e dei periodici. Perché - a ben guardare - è una favola nella favola. Commovente, eroica e generosa: arte per l'arte, sangue per l'arte. Invece, Italia maledetta da dio, niente. La solita ignoranza grassa, la solita bolsa smania di parlare d'altro, gossip sui miliardari, sui politici e sui serial televisivi... ignorando che c'è una piccola editoria e una piccola imprenditoria che ha dimostrato genialità a costi contenuti.
Restando fedele al progetto.
Niente, invece. Solo noi.
Questa nazione si sta sparando in bocca e non lo sa.
O forse sì.
*
Cmq, onore a Duepunti: da orgoglio di Palermo e della Sicilia, e dei letterati liberi e indipendenti, a orgoglio nazionale.
Lankelot, nel suo piccolo, l'ha detto e scritto. Contentiamoci, nello Stivale dei maiali c'è qualche orsacchiotto che legge e osserva.
Ave Marco!
Viva gli ultimi rimasti.
(ma io mi chiedo una cosa... tutti 'sti cazzo di giornalisti, che manteniamo molto spesso con le nostre tasse, la curiosità di scoprire chi aveva pubblicato il primo libro di un Nobel per la Letteratura non ce l'hanno avuta? Non sono andati a studiare il loro catalogo o a informarsi sulla loro storia? Niente eh?)
>12. Hanno fatto un cenno, radiofonico. L'unica traccia io l'ho trovata sempre su fahrenheit del sinibaus, che ha citato sia duepunti che instar. Anzi - non vorrei che i fumi m'abbiano avviluppato del tutto - ma mi pare sia stato ospite il patron della instar stessa, che ha raccontato di come - in mezzo all'indifferenza di tutti - si sia accaparrati i diritti per uno dei libri.
E duepunti? Nix?
che sappia io no
www.booksblog.it/post/3695/piccole-case-editrici-la-instar-libri-scopre-...
Instar si è presa tutti i meriti. Divertente...
Li chiamano "altre sigle".
Gioco sporco.
Va be', ripristiniamo un po' di giustizia.
Chi altro scrive di questo "Il verbale" o di altri libri duepunti?
Ecce Schiller:
www.duepuntiedizioni.it/page/catalogo/Schiller_visionario/Schiller_testo...
"Il visionario".
Ecce "Logica del terrorismo":
www.duepuntiedizioni.it/page/catalogo/Bounan_logicadelterrorismo/M_Bouna...
Ecce "Europeana", il CAPOLAVORO di Ourednik:
www.duepuntiedizioni.it/page/catalogo/Ourednik_europeana/P_Ourednik_euro...
vorrei essere all'altezza
Ehilà, Marco del Diario.
Sono Padre Pio.
Se ho miracolato Franchi...
agaagaggdfdafadff
"Gli agiografi descrivono la personalità di Padre Pio come simpatica e ricca di umanità, anche se apparentemente burbera e scostante, di temperamento piuttosto sanguigno. Fra le caratteristiche che gli vengono riconosciute, oltre all'abitudine di burlarsi degli amici, vi è la tendenza a frequenti e repentini cambi di umore."
http://it.wikipedia.org/wiki/Padre_Pio_da_Pietrelcina
Bipolarismo! Evviva Francesco Forgione!
Scherza con i santi!
Lascia stare il franchi!
Giusto!
ahahahaha
"Dio ci castiga perché ci ama".
http://it.wikiquote.org/wiki/Padre_Pio_da_Pietrelcina
Marco, "Togli dall'immaginazione ciò che può turbarti."
http://it.wikiquote.org/wiki/Padre_Pio_da_Pietrelcina
attendo stimmate e benedizioni
Marco, "Tanto hai quanto speri. Spera molto, avrai molto."
http://it.wikiquote.org/wiki/Padre_Pio_da_Pietrelcina
ma soprattutto "Vi raccomando vivamente la santa semplicità." amen
"La sorte delle anime elette è il patire."
http://it.wikiquote.org/wiki/Padre_Pio_da_Pietrelcina
"Ricordati che con Dio non si scherza"
Fratelli!
Distacchiamoci dal mondo in cui tutto è follia e vanità!
Benedici quella mano che ti percuote. È la mano di un padre!
Soprattutto: Se le tempeste vanno crescendo, non ti dar pena. Dio è con te.
See. Ma è vecchia.
Questa era la mia preferita:
"Il "perché" ha rovinato il mondo."
Non c'è niente da capire.
Questa è per le donne:
"Se la nostra ingratitudine verso Dio ci terrorizza, ricorriamo allora alla nostra Madre Maria".
Mamma e papà.
Che santo che ero.
38 è abbastanza agghiacciante...
"Sono un mistero di fronte a me stesso"
40, 38, beh, modestamente...
41. Te credo. Sti buchi come me li sarò fatti?
* Chi trova comodo padre Pio (magari per motivi di cassetta e affini...) non conosce padre Pio ma una controfigura, una caricatura. Padre Pio, nonostante le apparenze, è scomodo e difficile. È fastidioso, perfino insopportabile, diciamo pure rompiscatole. Padre Pio è una medicina amara, non un rosolio. (Alessandro Pronzato)
"Mia nonna Giuseppina aveva familiarità con l'incomprensibile. Io rischio di aggirarmi unicamente nel territorio del risaputo, della superficialità" Sempre Pronzato.
[Alessandro Pronzato, Prega per noi!, Edizioni dell'Immacolata, 2000]
Franchi, questa casa editrice t'è sfuggita... :)
Ne sei sicuro? :)))))
www.youtube.com/watch?v=r3LCyTtWhDA
buonanotte, dolci amici, buonanotte.
ahhahahaha mi sa di no :)