Laurenti Giulio

Suerte. Intervista a Giulio Laurenti

Autore: 
Laurenti Giulio

Intervista a Giulio Laurenti, autore di “Suerte” (Einaudi, Stile libero), storia vera di un narcotrafficante colombiano. A cura di Antonio Veneziani.

ANTONIO VENEZIANI: “Suerte” è presentato in fascetta come confessione. Lo trovo un po’ riduttivo, mi sembra più un romanzo verità con qualche infiltrazione psicanalitica.

GIULIO LAURENTI: Si, sono d’accordo. Ilan tra l’altro detesta la parola confessione, avrebbe preferito casomai racconto. La fascetta doveva essere il titolo, nei desideri dell’editore, ma io ho voluto assolutamente conservare Suerte, che tra l’altro è il titolo anche dell’edizione tedesca uscita con due settimane d’anticipo su quella italiana. Il sottotitolo originale era “Dal taglio della coca al taglio della moda”. In tedesco c’è ancora.

AV: Da dove ti viene questo stile poetico-cinico?
GL: Non saprei. Scrivo poesie da qualche anno. “Dire&disdire” è di aprile (Davide Ghaleb editore). Mi sono trovato a vivere una situazione sentimentale ed economica molto complicata e mi sono accorto che l’unico posto dove sentivo realmente di essere a casa era il foglio di carta. Per quattro anni ho scritto ovunque, su qualsiasi supporto, anche il cartone della pizza da sporto che avevo vicino mentre ero fermo nel traffico. La densità della poesia mi piace e spero che anche nella mia prosa sia una caratteristica intrinseca. Cinico non saprei, in genere mi dicono disincantato, un disincanto ingenuo, per nulla amaro. Non saprei dire di più, sul serio.

AV: Ilan sembra una statua di bronzo dal cuore di vetro soffiato di Venezia. Sei d’accordo?
GL: Ho trascorso nove mesi appresso a Ilan, è molto generoso ma assolutamente pessimista nei confronti del prossimo. Come dice in “Suerte”: si fida solo della sua pistola. Ha avuto una storia violenta, sia da semplice ragazzino dei barrios di Cali, che da grande narcos colombiano e forse questa rinuncia alla fiducia nel prossimo (ma non in se stesso) gli ha salvato spesso la vita. Certo è che oggi, come stilista, perde qualcosa di importante nelle relazioni umane mantenendo il suo animo rinchiuso nel bronzo. Ma poi, chi sono io per dirlo?

AV: Uno dei problemi del protagonista mi sembra l’abbandono. Parliamone un po’.
GL: Ilan è rimasto orfano ad otto anni, suo padre fu assassinato in circostanze oscure. Poi la caduta dal ceto elevato alla miseria più nera e quindi il primo omicidio a tredici anni, per proteggere la madre. È cresciuto da solo, con una lotta durissima. L’abbandono è un qualcosa che devo anche io avere assimilato da piccolo per i più svariati e molto più comuni motivi. Trovo che abbiamo, sia Ilan che io, la tendenza a moltiplicare le nostre vite per paura di restarne privi, lavori, legami, io perfino due libri in due mesi. Una sorta di bigamia della volontà, direi.

AV: Altro tema fondamentale in “Suerte” è il tradimento. Le ossessioni di Ilan sono il denaro, la riuscita, il concreto, l’autenticità. Le tue?

GL: L’autenticità è un punto cardine anche delle mie relazioni umane e artistiche. Un gangster ovviamente vive il tradimento con una forza a me assolutamente sconosciuta. Io sono ossessionato da cose molto più terra terra. Di Suerte, scritto in nove mesi e limato per un anno (dodici versioni) mi piange il cuore per una svista: assicurare la sicurezza ai familiari… anziché garantire la sicurezza ai familiari. Una frase imperfetta messa su pagina stampata mi pare un reato grave. Il denaro? Mi manca, quindi lo trovo importante. Ma non farei alcun compromesso per ottenerlo, salvo una rapina.

AV: Maestri di poesia?
GL: Certamente Wislawa Szymborska. Un gigante, anzi una gigantessa. In Italia? Roberto Roversi per la passione. Valerio Magrelli le poesie antecedenti gli ultimi quindici anni. Ma amo molto Karl Kraus, Chamfort, Lichtenberg e Flaiano. Insomma il motto, l’epigramma quando ha del genio.

AV: Maestri di prosa?
GL: Infiniti. Flaiano con “Tempo di Uccidere”. “Ferito a Morte” di La Capria. Tutto Fenoglio. Poi Max Beerbohm, Stendhal, Balzac, Céline e via dicendo. Mi piace moltissimo Naipaul. Avrei voluto vivere la vita di Norman Lewis, autore del meraviglioso “Napoli 44”.

AV: Domanda: Quanto le droghe alterano, oltre la coscienza, l’approccio alla vita?
GL: Ho provato le anfetamine e tutto l’ambaradam tra i sedici e i venti anni. Poi ho capito che più di tre caffè al giorno non posso permettermeli. In India, un dodici anni fa ho perso parti della mia personalità a seguito di una bevuta di Bang Lassi che ha modificato per parecchio tempo anche la mia percezione visiva. Mettevo a fuoco perfettamente un bosco nel suo insieme e tutte le singole foglie. Nel traffico vedevo in effetto zoom, tutte le auto, leggendo anche le targhe lontane. Una faticaccia per il cervello. Ne ho scritto in un romanzo ancora inedito scritto in presa diretta e intitolato “Il velo di Maya”. La droga in genere non mi affascina per niente. Ma in “Suerte” racconto come rappresenti tutte le merci, molto più del denaro. E crei dipendenza più che il potere.

AV: La moda?
GL: Me ne ero interessato per scrivere un racconto lungo su Yves Saint Laurent, mi attiravano i dandy alla Lord Brummell. Ilan (che ha inventato il marchio deputamadre69) dice che sono la persona peggio vestita che conosce: calzini azzurri, camicia rossa su pantaloni verdi. Effettivamente apprezzo l’eleganza sugli altri ma purtroppo non ho la sensibilità per impormela.

AV: lo stile del libro che hai scelto?
GL: Non parlerei di scelta. Ilan raccontava solo dopo che ero riuscito a scardinare i sistemi di protezione del suo sub-conscio e la notte scrivevo a memoria. Per questo il romanzo è così a fisarmonica nella sua cronologia. Ma forse anche altri miei testi hanno questa caratteristica (“Solo un dettaglio”, in “Allupa Allupa”, antologia Deriveapprodi). Mi fa piacere che alcuni giornalisti pensino che “Suerte” sia il testo trascritto da una registrazione audio perché significa che la mimesis è venuta su in modo impeccabile. Ilan non avrebbe mai parlato davanti a un microfono e io non ero interessato alla sua verità verbale ma a quella interiore. Quest’ultima la si percepisce e trascrive con i sensi, con l’intuito, non certo con le sole orecchie.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Giulio Laurenti (Roma, 1964), scrittore, poeta e regista italiano.

Giulio Laurenti, “Suerte”, Einaudi, Torino 2010.


Antonio Veneziani, per “Lankelot”. Giugno 2010.
ISBN/EAN: 
9788806202132

Commenti

Intervista a Giulio Laurenti,

Intervista a Giulio Laurenti, autore di “Suerte” (Einaudi, Stile libero), storia vera di un narcotrafficante colombiano.

[suerte] grande contributo,

[suerte] grande contributo, Antonio. E grazie a Laurenti per la disponibilità. Spero di leggere presto recensioni di "Suerte" qui su Lankelot...

[suerte - ilan fernandez]

[suerte - ilan fernandez] qui: http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/ilan-fernandez-da-carcerato... per qualche notizia su IF

[suerte] prima presentazione

[suerte] prima presentazione romana, martedì 8 giugno ore 18, presso libreria-bistrot "Le Storie": http://www.lestorie.it/Sito/Presentazioni.html