Lattanzi Antonella

Devozione

Autore: 
Lattanzi Antonella

"Nikita e Pablo macinano la strada con le mascelle serrate, gli occhi sgranati gialli e grigi, addosso una patina di sudore e malattia. Non si guardano. Dietro, dentro, sopra, tutto intorno: rota".

La “rota” è la crisi d'astinenza in cui versano, in alternanza allo sballo, Vera e Giuseppe, nickname Nikita e Pablo, coppia di studenti eroinomani che vivono insieme a Roma, quartiere San Lorenzo. Più che l'amore li unisce la comune frenesia del buco, forza maggiore che accentra pensieri e azioni e, come un Dio d'altri tempi, impone una devozione totale e divoratrice. Tutto il loro tempo è finalizzato alla comunione con la roba, scandito da una liturgia inesorabile: estasi, rota, allucinazioni, puzza di sudore marcio da astinenza che corrode i vestiti con un alone scuro, furti e bugie per trovare i soldi, corsa zoppicante dallo spacciatore di turno, poi di nuovo estasi e di nuovo rota. Devoti e febbricitanti come fanatici religiosi, i tossici del romanzo riescono a infliggersi inaudite mortificazioni in nome della roba, che in cambio non dà solo sballo, ma anche il compiacimento morboso della propria fatiscente grandeur. Perché in fondo il tratto più disperante degli eroinomani di "Devozione" è il narcisismo del degrado, vissuto come una prova di forza e di superiorità rispetto alla media umana.

Già il nickname che Vera si è scelto per sé - Nikita - è un nome da guerriera, perché «diventare tossica, in realtà, non era stato facile ... aveva dovuto prima farsi accettare dal gruppo che fumava le canne, passare ad amicizie via via sempre più pericolose, forse già beccarsi l'epatite c, imbottirsi di metadone, impantanarsi in una dipendenza coi fiocchi da questa assurda droga dello stato, incontrare le roipnol il giorno del suo quindicesimo compleanno, poi valium tavor xanax darkene valsera pleigine lexotan minias, quindi trip, pasticche, anfe, oppio, cheta. C'era voluto tempo. Tanti trip dell'orrore. Impegno. Dedizione. Qualche coma etilico. Diventare Baby Gin Girl. Farsi scopare da tizi orribili. Ma chi la dura la vince». Prima aspirante ballerina, poi punkabbestia, Nikita viene introdotta all'eroina dalla sua amicamante Clara, che lei ribattezza Robespierre ‒ altro nome mitopoietico: dovrebbe evocare un protervo senso di giustizia che non ha orrore del sangue, ma quando Nikita viene stuprata a due dal Ratto, lo spacciatore con cui vive, e da un polacco ubriaco, Clara assiste allo scempio immobile e dolente, neanche ci prova a portare in salvo l'amicamante violentata, o a vendicarla, e a quel punto diventa evidente (a chi legge ma non a Nikita, troppo impegnata a idealizzare se stessa e il suo mondo) quanto sia inappropriato e mitomane quel nickname da rivoluzionaria.

Nikita, dal canto suo subisce lo stupro con l'autocompiacimento della vittima fiera della sua resistenza: «non sarà questa la prima né l'ultima volta che mi farete male ... Non mi fai paura». Fascinazione estetica per il martirio, familiarità con l'infimo (quello che altri non avrebbero il coraggio di avvicinare), Nikita si guarda allo specchio, prova disgusto di se stessa, ma anche una specie di fierezza: «Sono belle, le braccia distrutte dei robbomani». Rileggersi nelle pagine di "Christiane F. Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino.", rivedersi negli eroinomani cinematografici di "Amore tossico", non la spaventa, anzi, è benzina per il suo narcisismo, gli dà un'impennata mediatica. E quando Pablo si invaghisce di un'altra, lei non se ne capacita: «Eppure sono io, quella speciale. Lo sono sempre stata, non c'è dubbio. E' per questo che l'eroina mi ha preso. Perché sono diversa, più sensibile di tutti. E' per questo che l'eroina non mi lascia. Lo dice anche David Foster Wallace: è statisticamente più facile liberarsi di una dipendenza per le persone con un basso QI che per quelle con un QI più alto».

Impropriamente presentato come «la storia di ogni nostra dipendenza», dell'inclinazione umana «a trasformare i desideri in mostri», "Devozione" non è in realtà metafora di niente; né potrebbe essere diversamente per un romanzo che non si scolla mai dal suo soggetto, lo azzanna come un animale da preda e dalla prima all'ultima pagina parla di eroina, astinenza da eroina e ricerca compulsiva di eroina ‒ una forma di dipendenza che del resto ha poco a che vedere con le altre, perché lo sfacelo psico-fisico che comporta non ha confronto. L'ossessione che muove Nikita e Pablo si trasmette per osmosi alla scrittura della Lattanzi, perfettamente mimetica nel restituire i pensieri esplosi di un eroinomane, le sue percezioni parossistiche e baroccheggianti («Mentre camminano, di colpo l'asfalto s'ingrossa e soffia, un serpente prossimo all'attacco o un colossale fascio di muscoli palpitanti. La strada ondeggia, si spacca ed erutta. I passanti sono insetti minacciosi ... Ma è solo la rota a costruire castelli dell'orrore, ed è ogni giorno»). Per velocizzare la scrittura e farla respirare ‒ ansimare ‒ all'unisono con l'esistenza a mille giri dei tossicomani, la Lattanzi discioglie il discorso diretto in quello indiretto, la terza persona trapassa nella prima e ritorno, il flusso percettivo subisce un montaggio rapidissimo, da action movie. Si esce dal libro come si scende dalle montagne russe, e con una paura fottuta che chi amiamo possa cadere un giorno nella trappola dell'eroina.

Peccato però che il romanzo della Lattanzi terrorizzerà solo chi ha già ribrezzo di tutte le droghe, le madri angosciate al pensiero che i figli possano venirne risucchiati, o i disinformati che pensavano all'eroina come a un fenomeno archiviato, una droga anni Settanta-Ottanta, massimo Novanta, ormai in disuso.

Non spaventerà invece gli eroinomani sul genere della pseudo guerriera Nikita: mitomani col culto di sé, in cui il gusto dolciastro della mortificazione prevale sempre sulla fuggevole voglia di normalità. Loro probabilmente ameranno rileggere la propria vita in quella di Nikita, così come lei si esalta nella visione di "Amore tossico": «Nonostante odiasse guadare Roma per arrivare sino lì, per la guerriera era un onore varcare quella soglia. E'proprio al sert delle Cinque Giornate, infatti, che si serviva Cesare di "Amore tossico". Cesare, per Nikita, è una star. Per questo, ogni volta che si avvicinava con l'autobus 490 al chioschetto antistante il mitico sert, la guerriera si sentiva una vip».

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Antonella Lattanzi (Bari, 1979) vive a Roma. Questo è il suo primo romanzo.

Antonella Lattanzi, “Devozione”, Einaudi, Torino 2010

LATTANZI SU LANKELOT: intro a Cocci di bottiglia – franchi, 22/01/2010

Elettra Santori, 2010

ISBN/EAN: 
978-88-06-19932-6

Commenti

[lattanzi] Prima scheda

[lattanzi] Prima scheda dedicata al suo esordio (narrativo), "Devozione". Ce ne parla - è il suo primo articolo - Elettra Sammarco. Benvenuta!

[elettra] qui, da oggi in

[elettra] qui, da oggi in avanti: http://www.lankelot.eu/autori/elettra-sammarco sarà on line la tua scheda personale. Inserisci qualche notizia su di te appena ti va. Dritte: http://www.lankelot.eu/staff-consigli-la-creazione-della-propria-pagina....

[lattanzi] è una letterata di

[lattanzi] è una letterata di grande prospettiva, ha molto talento. Sono molto felice che qualcuno abbia scritto del suo primo romanzo. Devo ancora comprarlo, nei mesi a venire capiterà:). Ma ci tengo a leggerlo a dovere. Più che l'argomento, che mi angoscia e mi innervosisce un po', sono lo stile e la sensibilità di AL a interessarmi.

Ho letto rapidamente il tuo articolo, è molto ben fatto. Grazie ancora per la condivisione. A proposito: per copincollare il testo, via pannello di amministrazione, serviti del pulsantino con la w di word - seconda fila, è il terzultimo. Altrimenti ti carica un botto di codice, assieme al testo [è un bug della piattaforma temo].

[lattanzi-elettra] questo è

[lattanzi-elettra] questo è il mio passo preferito, nel tuo scritto: " Per velocizzare la scrittura e farla respirare ‒ ansimare ‒ all'unisono con l'esistenza a mille giri dei tossicomani, la Lattanzi discioglie il discorso diretto in quello indiretto, la terza persona trapassa nella prima e ritorno, il flusso percettivo subisce un montaggio rapidissimo, da action movie. Si esce dal libro come si scende dalle montagne russe, e con una paura fottuta che chi amiamo possa cadere un giorno nella trappola dell'eroina."

> Molto convincente e molto ben fatto. Benvenuta ancora.

Sono felicissima di

Sono felicissima di appartenere alla vostra comunità (non sai quanta solitudine, certe volte... ).

Grazie per il vostro lavoro.

Elettra

[lattanzi-elettra] grazie a

[lattanzi-elettra] grazie a te per averlo apprezzato e per aver aderito. Avanti così.

gf

[devozione] Sono stato

[devozione] Sono stato (quasi) ad una presentazione di questo romanzo a Firenze, tempo fa. Il quasi è perché il posto era molto piccolo, e stavo aspettando un amico, fuori. Però c'erano buone casse e si sentiva abbastanza. L'impressione, di lei e del libro, era interessante, ma non così tanto da spingermi a prenderlo. Ora leggo qui, sento altre voci. Ummm. Ci penserò.

[Devozione] E' un romanzo che

[Devozione] E' un romanzo che prima o poi leggerò anch'io. Il tema mi interessa ma spesso mi tengo alla larga da questo tipo di opere per non uscirne deluso. Mi interessa per motivi personali e anche perchè l'eroina è tornata a riaffacciarsi prepotentemente anche dalle mie parti, soprattutto fra i ragazzini di città, di cui conosco in molti casi nomi e parenti. 

Volevo sapere, solo così, a mo' di curiosità se c'è qualcosa nella scrittura della Lattanzi della Despentes.

[Devozione] Non conosco la

[Devozione] Non conosco la Despentes come scrittrice, ma solo come co-regista di "Baise moi", quindi non posso individuare affinità di scrittura e di stile con la Lattanzi. Posso dirti però che in "Devozione" non c'è spazio per nessuna tematica anarco-femminista, mancano completamente la rabbia vendicativa e il senso deviato della giustizia delle protagoniste di "Baise moi". Non c'è sadismo in Nikita, piuttosto molto masochismo compiaciuto.

[Devozione] Grazie per la

[Devozione] Grazie per la risposta.

[Devozione] Prova a leggere

[Devozione] Prova a leggere King Kong Girl, io da uomo l'ho trovato molto interessante e trascinante ma sono di parte.

[Devozione] Grazie, lo

[Devozione] Grazie, lo leggerò sicuramente.

Intanto posso chiederti per quale motivo potresti rimanere deluso da letture come il romanzo della Lattanzi? Mi incuriosisce perchè per me "Devozione" è stato in buona parte una sorpresa (per la credibilità della scrittura), ma anche, appunto, una delusione. Proprio quell'unisono tra lo stile e il soggetto del romanzo - l'eroina -, se da un lato è il punto di forza di "Devozione", dall'altro ne è anche il limite, perchè toglie al racconto ogni respiro universale. Le rare notazioni sociologiche o i tentativi di rintracciare le cause della dipendenza di Nikita nell'interazione coi genitori  sembrano inserzioni posticce rispetto al registro che la Lattanzi predilige, e che le riesce meglio, e cioè la fenomenologia dell'abiezione da eroina.

[Devozione] Il motivo della

[Devozione] Il motivo della delusione? Difficile da spiegare a parole. Ho letto, anche per motivi personali, molti romanzi e visto molti film dedicati alle dipendenze o più in generale a quelle esistenze che vivono quel tipo di esistenze e problemi (poi ecco ci sarebbe da interrogarsi se si possa applicare il termine "problema"). Ho trovato perle ma molto più frequentemente ho riscontrato sensazionalismo debordante, patetismo, storie pop, storie d'amore con il contorno di sostanze. Poi ti devo dire che il mio rigetto viene spesso dalle reazioni dei lettori quando leggono queste cose. Ho come sempre la sensazione che leggere (ma anche scrivere) questo tipo di libri faccia figo, ci lavi la coscienza, ci faccia sentire dei "maledetti". La mia piccola esperienza mi fa dire che è tutto più complesso ed è arduo renderlo in narrativa. Non è necessario aver vissuto quel tipo di esperienza ma aver provato quella sensazione dentro le viscere e non per un giorno ma per tanti mesi, per anni. E non mi basta sentire che una persona si è documentata o si è finta una tossica, o girava in quegli ambienti per creare un'opera d'arte. Mi è successo per esempio in Italia con il film "Fuori di vena" di Tekla Taidelli, sconvolse le anime belle ma era una cagata pazzesca, anche se duro per quello che mostrava era così patinato e finto che mi fece orrore quando uscì, anche perchè conoscevo la situazione. 

E' un discorso molto complesso, per esempio, andando proprio nel piccolo romanzo, non sono per niente un estimatore di Trainspotting che sia libro o film. Per esempio, continuo a preferire a un film come Trainspotting, un vecchio film in bianco e nero e magari molto invecchiato come "L'uomo dal braccio d'oro" di Otto Preminger con Frank Sinatra e Kim Novak, tratto da un libro di Nelson Algren.

Comunque lo leggerò, perchè sono argomenti che mi interessano particolarmente e che mi toccano profondamente.

 

[Devozione] Per chiudere,

[Devozione] Per chiudere, così al volo mi viene in mente "Requiem for a dream", il romanzo di Hubert Selby Jr, che secondo me è magistrale. E se poi vedi il film, che non è certamente brutto, ti accorgi dello scarto. E il motivo non sta solo nella riduzione cinematografica e nel dare vita sullo schermo a quello che avevi letto ma proprio in alcune scelte stilistiche. Il libro è vita, arte, il film tratto dal libro è un ottimo prodotto commerciale.

[devozione-selby-requiem]

[devozione-selby-requiem] eppure il film a me era piaciuto molto... qui ne ha scritto Gabriella: http://www.lankelot.eu/cinema/aronofsky-darren-requiem-for-a-dream.html

(L'uomo dal braccio d'oro)

(L'uomo dal braccio d'oro) Intenditore vero And, "L'uomo dal braccio d'oro" è uno dei migliori film girati sulle tossicodipendenze, considerando anche l'epoca. Grande film, e grande Sinatra (prova maiuscola). Anche a me era piaciuto "Requiem for a dream" di Aronowsky, comunque (ma c'è lei, e lei vale mezzo film). Concordo in generale che sia difficile trattare sti temi, sia in letteratura che al cinema.

[Devozione-Requiem-Uomo dal

[Devozione-Requiem-Uomo dal braccio d'oro] Allora, anche io ho apprezzato molto il film, mi sono emozionato, come si poteva resistere? Ma dall'altro lato dico che rivedendolo e rivedendolo ho anche notato come in molti passaggi sia patinato ed è innegabile che siano due interpreti che bucano lo schermo in una maniera incredibile. Pensiamo a lei ma anche a lui, che insomma è l'idolo delle emo. Sono di una bellezza così incredibile che quando si fanno diventano quasi degli angeli, delle divinità sulla terra.

Per quanto riguarda L'uomo dal braccio d'oro. 

Sono particolarmente legato a quel film, piace molto a mio padre e anche perchè, liberi di non crederci, da ragazzino in cortile per un paio di giorni si giocò proprio al gioco de L'uomo dal braccio d'oro. Ci ho messo qualche anno a capire il riferimento. I ragazzi che giravano per il cortile erano davvero fantastici. 

[Devozione -Maledettismo]

[Devozione -Maledettismo] Ritorno per un attimo al tema del maledettismo. Credo sia una patologia della scrittura e dell'arte in genere, oltre che una forma di vita inautentica molto penosa. Un tempo i "maudit" svolgevano una funzione sociale (quella della "liquefazione dei corpi solidi" della tradizione), oggi sono per lo più eterodiretti, telecomandati, preconfezionati dall'industria culturale che ci dice anche come dobbiamo trasgredire.

[Devozione-Maledettismo] E'

[Devozione-Maledettismo] E' un argomento molto interessante questo ed è difficile arrivare a dei punti fermi. Anche perchè poi succede che alcuni libri cosidetti "verità" o "manifesto" ottengono spesso un effetto contrario a quello che vorrebbero avere, pur se ho qualche dubbio sul risultato che determinati libri vorrebbero raggiungere. Penso a Christiane F. e al film che ne fu tratto. Quando mi capita di parlarne con delle persone, non c'è quasi mai Rifiuto o disgusto per quanto letto o visto. C'è, sicuramente, ma prevale il fascino per quanto letto, per la protagonista, per le storie.

E' innegabile che le storie di marginalità, di dipendenze, di dolori, di solitudini colpiscano le persone, sensibili ma anche no. 

Su quel filo sottilissimo è difficile muoversi e spesso è anche il più facile per conquistarsi lettori, ascoltatori, spettatori. E' una vita che mi interrogo su queste cose. E fra le tante pagine che ho letto sulle dipendenze, fra le più recenti posso dire di aver trovato le perle migliori in molti passaggi di Infinite Jest di David Foster Wallace.

Difficile uscirne comunque da questo discorso.

E spesso ci si ritrova a leggere opere di un moralismo esasperato o di maledettismo che non sono altro che moralismo un po' più frizzante e di plastica.

 

 

[devozione] Bene, credo

[devozione] Bene, credo proprio che mi darò da fare per vedere "L'uomo dal braccio d'oro": per quanto edulcorato rispetto al libro, è pur sempre un film che ha sfidato la censura negli anni Cinquanta. E come tale ha tutto il mio rispetto.

Grazie per la chiacchierata.

[Devozione] Mi farai sapere.

[Devozione] Mi farai sapere. E comunque L'uomo dal braccio d'oro è un gran film. Davvero bello!

[Lattanzi - Bill Clegg]

[Lattanzi - Bill Clegg] Lascio il link della recensione di Antonella Lattanzi al libro di Bill Clegg "Ritratto di un tossico da giovane" che ho finito di leggere ieri sera. Non saprei cosa scrivere di un libro del genere, si mescolano molte emozioni e riflessioni discordanti. La qualità migliore di questo libro è la sua struttura non lineare...che gioca sui buchi della memoria, mescolando passato e presente. Ci sono alcune pagine devastanti sull'utilizzo del crack. 

http://ilmiolibro.kataweb.it/booknews_dettaglio_recensione.asp?id_contenuto=3723334

[bill clegg, consonni] ho

[bill clegg, consonni] ho trovato traccia della scheda ansa di qualche settimana fa, è stato libro del giorno da quelle parti: http://www.ansa.it/web/notizie/unlibroalgiorno/news/2011/05/13/visualizz...

ne scrive Titti Santamato. Dice, "Ritratto di un tossico da giovane' (il titolo inglese 'A Portrait of an Addict as a Young man', parafrasa quello di un famoso romanzo semiautobiografico di James Joyce 'A Portrait of the Artist as a Young Man') racconta di una discesa agli inferi senza un vero perche'. Nel libro toccante e onesto Clegg descrive come la droga lo abbia sedotto"

 

 [Bill Clegg] Clegg è

 [Bill Clegg] Clegg è riuscito a scrivere un memoir di quelli tosti e toccanti, che colpisce al cuore.....se si riesce a dimenticare che era un agente letterario, ce lo si gusta ancora meglio. Scrivo questo, perchè se ci si fa prendere dal sospetto che questo libro sia anche un'operazione un po' furba, allora tutto crolla...e credo che sia comprensibile avere al giorno d'oggi questi timori.

[bill clegg] comprensibile, e

[bill clegg] comprensibile, e più che condivisibile.

[Lattanzi] Un pezzo di

[Lattanzi] Un pezzo di Antonella Lattanzi uscito sull'inserto cartaceo Lettura e riproposto da Nazione Indiana:

http://www.nazioneindiana.com/2012/11/11/la-mia-vita-da-sbandata/