Lasker-Schüler Else

"Caro Cavaliere Azzurro". Lettere a Franz Marc

Autore: 
Lasker-Schüler Else

Nato davanti a una tazza di caffè gustata sotto un pergolato di Sindelsdorf, il Blaue Reiter è un movimento molto diverso da quello della Brücke (Dresda, 1905-1906), e dunque dall’espressionismo. Ciò è dovuto al suo rapporto fortissimo con l’eredità del romanticismo tedesco e al contatto con gli artisti russi, legati all’ambiente simbolista, cose che lo espongono all’influsso di dottrine esoteriche.
Entrando nella galleria del Lenbachhaus di Monaco si è infatti colpiti dalla forte presenza del blu cobalto, tanto che sembra di passeggiare in un mondo fiabesco di immagini irreali, vicine alla natura, dove l’universo romantico convive con un’istanza di rottura della tradizione. Leggendo alcune osservazioni di Boris de Rachewiltz circa il simbolismo racchiuso nell’azzurro presso le culture orientali, non sfuggirà il nodo di implicazioni che una simile scelta di colore comporta: «Questa predominanza [del blu] può riferirsi – al di là della pura e semplice visione estetica – a un elemento archetipico cromatico la cui dimensione «magica» era ben nota agli antichi egiziani (si ricordi la vasta produzione di faïence azzurra) e che si basa sulla particolare vibrazione di questo colore. In sede scientifica si potrebbe ricordare come le onde luminose provenienti dal sole ed invisibili negli spazi cosmici, colpendo l’atmosfera, brillino di luce azzurra. La percezione intuitiva di antiche genti sul miracolo della «luce» portò quindi alla attribuzione di una proprietà magica al colore azzurro […]. La stessa giada azzurra venne considerata magica dai cinesi in quanto si reputava contenesse il principio Yang e quindi la «segnatura» solare, divenendo così un centro carico di energie cosmiche» (si tratta del suo famoso studio sulla poesia poundiana, L’elemento magico nella poesia di Ezra Pound, pp. 14-15).
Un altro aspetto che contraddistingue il Cavaliere azzurro è il sodalizio, tutt’altro che superficiale, tra pittori e musicisti. Basti pensare che nel celebre almanacco di presentazione sono inserite le partiture di Schönberg, Berg e Webern, e ben quattro saggi musicali su quindici complessivi. Anche a monte di ciò si registra un’eredità simbolista, un bagaglio che si coglie pure nel forte interesse per il primitivo dimostrato da tutti gli aderenti. Il gusto per ciò che è naïf, ossia fotografato in uno stato di comunione con la natura, non solo penetra nel Blaue Reiter attraverso il filtro delle più o meno coeve esperienze d’avanguardia ma si materializza in una vera e propria ricerca delle origini, ravvisate ad esempio nelle figurine del teatro d’ombre egiziano, nei disegni cinesi e negli ex voto bavaresi (importanti soprattutto per Kandinskij), pitture queste ultime di incredibile semplicità tecnica e compositiva, eseguite su specchi e vetri, quale attestazione della grazia ricevuta.    
Infine non è possibile non riconoscere uno spiccato carattere internazionale del gruppo, soprattutto aperto all’elemento russo-slavo. I russi, in particolare Kandinskij, Javlenskij e la Werefkin, trapiantati a Monaco, sono i rappresentanti di una religiosità, il cui misticismo si unisce al romanticismo tedesco, oltre ad essere portatori di una sensibilità per il colore, vicina ai toni esplosivi e fantastici dei fauves, incontrati a Parigi.
Insieme a Kandinskij, il padre putativo del movimento e colui nel quale si identifica la figura “virtuosa e visionaria” del cavaliere, è Franz Marc, legato peraltro da una profonda amicizia a Else Lasker-Schüler, moglie del gallerista Herwarth Walden. Else chiama Marc con il soprannome di fratello Ruben e gli indirizza non poche lettere (56 per l’esattezza, vergate tra il 1913 e il ‘15) in cui mima i più improbabili travestimenti, ora proclamandosi regina di Tebe, esotica e sensuale, ora cortigiana d’avanguardia, irriverente e androgina.
Nel suo epistolario Else assume il ruolo di gran sacerdotessa che officia la nascita rituale della nuova arte monacese. Il dialogo intrecciato con Ruben prima del dramma – l’artista infatti muore nella prima guerra mondiale, diventando una sorta di incarnazione di Adone, giovane e dolente –  somiglia a un cammeo bizantino, un'affiche surreale ornata di illusionismo, la cui vibrante gestualità si ritrova, per certi versi, nello straordinario bazar weimariano allestito da Benjamin, più di un decennio dopo, sulla sua Einbahnstrasse.  
Con l’aroma del caffè, da Sindelsdorf arrivano a Berlino le cartoline di Franz animate da paesaggi onirici e spiazzanti cavalli azzurri. Else non si lascia certo cogliere impreparata e risponde coniando un fortunatissimo epiteto: «caro cavaliere azzurro». L’idea si lega finalmente a un nome e il gruppo può così consegnarsi alla storia. Né manca in tutto questo l’ammiccamento sessuale, maschera ironica ed estremamente volubile, che presiede al gioco di reciproca investitura artistica: «Siamo entrambi seduti sul pavimento della stanza dei giochi nel vecchio palazzo a Tebe; giochiamo insieme con le cianfrusaglie, con le gambe di legno, con la coda del cavallo a dondolo rotto. Fez polverosi e turbanti stracciati e vari tipi di legno del Libano sono sparsi un po’ dappertutto fino all’uscita. Ci rincorriamo sulla scala a chiocciola, che già scricchiola, i suoi scalini sono marci e traballano come i vecchi denti degli eunuchi. Tu sei il più caro che io conosca, sei fatto di puro miele; bada che non venga un orso a leccarti. Io sono ancora piccolina, gioco sempre a nascondermi dietro le mani o far trapelare il sole fra le dita. Tu sei sempre di casa, ma per lo più siamo due porcospini che si rotolano sui sassi ruvidi – o due lombrichi; quando sentiamo delle voci ci rifugiamo in un cantuccio» (lettera 26).
E ancora: «[…] lontani vagano i tuoi occhi bruni e la tua mano afferra la prima striscia d’aurora nel cielo, per intagliarsi un bastone da pastore. Tu, grande pastore fra i principi, Tu, Emiro, Tu Messia di tutte le fiere dei boschi nuziali, delle cupe foreste vergini. Tu, azzurro guidatore del destriero, Tu sciacallo bruno-oro, che afferra la gazzella dalla roccia. Tu mi insegnasti la parola dell’assassinio casto. Sei Ruben, l’uomo ancora intatto della Bibbia. Tuo fratello Jussuf» (lettera 35).
Simili tonalità non sono forse straordinariamente affini ad alcuni cori di bassaridi, ministre e ambasciatrici di quell’eros dionisiaco e di quella sensualità innica disseminati nei Cantos, che si andavano inaugurando più o meno nello stesso momento dell’avanguardia di Monaco? La cultura europea sembra percorsa, ma meglio sarebbe dire scossa, dal riprodursi di simboli e archetipi che nel primo novecento affollano il panorama del fermento creativo. Impossibile non cogliere il bisogno concettuale, e ancor più plastico, di irretire la materia in nuovi alfabeti e linguaggi in grado di comprenderla nella maggiore profondità e completezza d’espressione. Ma in ogni caso si tratta di una esplorazione che guarda all’antico e non sogna affatto di amputare né disconoscere l’origine dell’arte occidentale, anzi l’obiettivo è proprio il recupero di tale radice di pensiero per provare a operarne una sintesi.    
La scelta di alcune lettere della Lasker-Schüler, nella traduzione di Maura Del Serra, autrice anche di una puntuale analisi del milieu in cui l’epistolario è venuto alla luce, fa di questo volumetto, edito da Via del Vento, un prezioso contributo all’approfondimento non solo di una singola avanguardia ma in generale di un’epoca che ha assistito a una grande mobilità di ingegni e idee, chiosando, almeno per un piccola porzione, quel concitato crocevia che è la cultura del primo Novecento.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Else Lasker-Schüler (Elberfeld, Westafalia, 11 febbraio 1869 – Monte degli Ulivi, 22 gennaio 1945).

Else Lasker-Schüler, "Caro cavaliere azzurro" Lettere a Franz Marc, a cura di Maura Del Serra, Via del Vento edizioni, maggio 1995.

Titolo originale: Der Blaue Reiter präsentiert Eurer Hoheit sein Blaues Pferd, Monaco, Prestel, 1987 (comprende tutte le 56 lettere scritte dalla poetessa al “fratello Ruben”).

«Chi abbandona l’amico è un disertore, ma guai a chi si vanta della vittoria con il nemico. Voglio essere imperatore sopra l’imperatore. Ciascuno di voi, sia pure il più povero, è il mio imperiale suddito. Vogliamo baciarci sulla bocca. Io, il Malik, ognuno di voi, ognuno di voi l’altro. Dunque curate dolcemente le parole del mio amore, che fioriscano in mezzo al pane dei vostri acri. Ho sempre guardato al cielo, oh, dovete avermi caro, e vi porto con molta dolcezza il mio cuore come un grande narciso» (lettera 55, “a Karl Kraus”).

Per una breve bibliografia di approfondimento:

-Walter Benjamin, Strada a senso unico [titolo originale: Einbahnstrasse], a cura di Giulio Schiavoni, Einaudi, 2006

-Boris de Rachewiltz, L’elemento magico nella poesia di Ezra Pound, Raffaelli editore, 2008

-Else Lasker-Schüler, “Caro cavaliere azzurro” Lettere a Franz Marc,  a cura di Maura Del Serra, Via del Vento edizioni, 1995

-Jolanda Nigro Covre, Der Blaue Reiter, Art dossier, Giunti, n. 194, 2002

Claudia Ciardi, maggio 2011

ISBN/EAN: 
9788887741544

Commenti

[caro cavaliere azzurro]

[caro cavaliere azzurro] nuovo articolo di Claudia! Buona lettura...

«Chi abbandona l’amico è un disertore, ma guai a chi si vanta della vittoria con il nemico. Voglio essere imperatore sopra l’imperatore. Ciascuno di voi, sia pure il più povero, è il mio imperiale suddito. Vogliamo baciarci sulla bocca. Io, il Malik, ognuno di voi, ognuno di voi l’altro. Dunque curate dolcemente le parole del mio amore, che fioriscano in mezzo al pane dei vostri acri. Ho sempre guardato al cielo, oh, dovete avermi caro, e vi porto con molta dolcezza il mio cuore come un grande narciso» (lettera 55, “a Karl Kraus”).

[schede sulla VIA DEL VENTO]

[schede sulla VIA DEL VENTO] indice analitico, aggiornato: http://www.lankelot.eu/archivione?via%20del%20vento alè

[blaue reiter] - «I migliori

[blaue reiter] - «I migliori libri sull'arte sono i più brevi» [E. P.]. Grazie del pezzo ottima Claudia. E buon Pound ti faccia.

[franz marc] Grazie a tutti

[franz marc] Grazie a tutti voi che dimostrate di essere lettori attentissimi!

Altre discussioni letterarie "poundiane" e sulle avanguardie del primo novecento le trovate qui al mio neonato Caffè d'Europa:

http://www.facebook.com/pages/Caff%C3%A8-dEuropa/184522431559028?sk=info

A presto,

Claudia

[claudia] grazie per la

[claudia] grazie per la segnalazione. Peccato solo sia su facebook.

Caro Franchi, ho letto il tuo

Caro Franchi,

ho letto il tuo editoriale sui social network, e in linea di massima posso dirti che lo condivido.

Fb è una vetrina grafica, è vero, effettivamente molta moda....molto rumore per nulla....ma credo che oggi sia necessario interagire con più spazi virtuali se si vuole diffondere un po' del proprio lavoro (e anche mantenere, perché no, qualche contatto in più). Del resto migliorare i mezzi e arricchirli sta al nostro utilizzo.

Credo anche che Fb non tolga né pubblico né sostanza a progetti come Lankelot o La Recherche, organizzati con una marcia e un metro del tutto differenti. La discussione e la diffusione su Lankelot è per molti aspetti molto più immediata e meno dispersiva. Io sono approdata su Lankelot dopo Fb...quindi una cosa non esclude l'altra, anzi!

Nel mio caso, ti ripeto, fa un po' parte del mio metodo di lavoro cercare di creare incontri e se c'è uno spazio in più da utilizzare penso sempre che sia un bene. Dall'omologazione ci si può difendere. Dipende da come noi ci poniamo di fronte alle cose.

Un grande saluto e ci vediamo presto qui,

con stima per lo spazio che mi avete concesso,

Claudia

 

 

[claudia] buongiorno,

[claudia] buongiorno, intanto, ben ritrovata. L'editoriale è molto datato - purtroppo sono già passati tre anni - ma i contenuti oggi potrebbero e dovrebbero essere un po' più aspri. Per dire, ora so con certezza che quel che avevo fiutato allora, vale a dire il progressivo sfilacciamento delle vecchie comunità, è stato accompagnato da una mutazione nell'uso della Rete.

Se prima era interesse del navigatore prendere e iscriversi a un sito, per commentare un articolo o una scheda o una lettura, adesso il navigatore prende e si porta sulla sua pagina di FB articolo o scheda o lettura, segnala la cosa ai suoi contatti, domanda commenti e/o approvazione. E' una dinamica radicalmente differente da prima.

E' come se FB avesse equiparato i vecchi siti letterari ai giornali - siamo diventati "fonti", e come fonti veniamo trattati. Ciò forse non è sempre un bene, noi siamo ed eravamo qualcosa di molto diverso.

Cmq sì, ci possiamo sempre difendere dall'omologazione. Chiaro è che se andiamo a creare avamposti di "differenza" nei contesti in cui l'omologazione domina, dobbiamo essere coscienti che ci stiamo consegnando a quelle regole e a quei contesti, pure provvisoriamente. Basta saperlo:).

ancora benvenuta. A più tardi.

[Claudia - Gianfranco] Mah,

[Claudia - Gianfranco] Mah, Gianfranco, a mio avviso Lankelot era una "fonte" anche prima, per come scrivi tu. Io sono stato del tempo a leggere i pezzi qui senza iscrivermi e commentare. Usando lanke come fonte. Così su altri siti letterari. Senza considerare che non in ogni sito o blog letterario ci si iscrive, o si commenta, etc. Ricordo che segnalavi come le visite crescevano nel periodo di esami liceali, dove evidentemente molti studenti capitavano, capitano qui, per leggere schede e recensioni di cose che gli interessano per la scuola. Il vivere Lankelot è sempre stato altro. Ma non si può pretendere che tutti lo facciano. E ognuno di noi lo fa a suo modo. Se parliamo di rete, poi, ora che è disponibile a quasi tutti, non si può dire che in generale non vi regni l'omologazione. Da questo punto di vista Lankelot è un avamposto di "differenza" in un contesto, la rete, in cui l'omologazione domina. Allora, ci consegnamo a quelle regole e a quel contesto, che è la rete. Rete che è una immensa "fonte" di informazione. Rete che, per come l'ho vissuta io, è sempre stata come un luogo in cui ci si passavano "fonti" di materiale. Etc. Certo c'è stato un suo sviluppo, forse si può dire che da quartiere è diventata metropoli. Inoltre, il fatto che un sito sia "vecchio" (e già qui tu definisci un sito "vecchio" quando ha pochi anni di vita - a 3, 5, 8, 9 anni una persona è piccola, un bambino -, e questo fa pensare come la concezione del tempo in rete sia diversa, per certi versi, forse) non conta per un internauta come conta, magari, per te che, come nel caso di Lankelot, ci sei dentro, lo segui, lo sviluppi.La rete è un presente che si dilata verso il passato, e il futuro, forse. Ma torno al passato. Perché Lankelot è nato in rete? Io non lo so, ma forse anche perché volevi cercare di raggiungere più persone e nella rete hai visto un mezzo che. Comunque.Io linko i pezzi di lankelot su fb, e persone che non conoscono il sito vengono qui e leggono. E, dico la verità, la maggioranza delle persone che conosco non è interessata a registrarsi su siti e commentare, però magari gli piace leggere certe cose, avere informazioni riguardo ciò che interessa loro, e a volte qui c'è qualcosa d'interessante. Faccio male a segnalarlo su FB?

[fb, branco] fai naturalmente

[fb, branco] fai naturalmente bene, amice:). Per carità. Più persone arrivano più ha avuto senso la condivisione delle nostre letture, e delle nostre impressioni. Io spero solo che poi rimangano. Che esista ancora la fissa dei "preferiti", come una volta: che esista ancora l'elenco dei siti preferiti, o il "feed-rss" degli aggiornamenti, da utilizzare in privato e senza l'ausilio di facebook o social netw simili. E' chiaro, ti dico, che sono molto colpito e stupito dal fatto che prima, diciamo, le persone arrivavano qui o perché siamo (molto) ben indicizzati su google, o perché siamo ed eravamo segnalati da vari blog o siti di lettori/scrittori/editori, o perché sono o erano "amiche di amici" o "conoscenti di conoscenti", o perché erano state recensite. Adesso arrivano, anche, con un filtro nuovo, vale a dire la segnalazione occasionale su FB. E' una dinamica diversa. C'è qualcosa di diverso. E non solo perché non si iscrivono/non rimangono, quasi mai.

E' il contesto, la cosa diversa. E' come se FB fosse un internet dentro internet, non so come dire. E' questo che la rende complessa, e "innaturale" rispetto a prima. FB ci ha trasformati in "sottoinsiemi" di FB, mentre prima eravamo "sottoinsiemi" di internet, e di internet in lingua italiana, e di internet letterario. Ciò mi sembra molto pericoloso. Ma ripeto, magari non per noi vecchi pionieri del web: per i neofiti, piuttosto. Molto. Per loro è tutto nuovo. Questo è il guaio. E' come se FB avesse trasformato tutta internet in una questione di p-r.

[fb] Una cosa è certa: i

[fb] Una cosa è certa: i social network al 99 % fanno perdere tempo in caz***e e probabilmente  è quello che vogliono i loro ideatori per far girare il sistema.

Però a me (che lì non sono nemmeno col mio cognome completo proprio per non farmi scovare) serve ad esempio per ovviare ad un sms.

Insomma, non perdendoci affatto del tempo e evitando come la peste tutti i giochini idioti, diventa uno strumento semplicemente per pubblicizzare velocemente qualche link ed un'alternativa alle mail.

Se, e sottolineo se, si ha l'intelligenza di usare lo strumento e di non farsi prendere dalle citate caz***e, il tutto passa via senza problemi come quando si va a dare una sbirciata a qualsiasi altro sito.

E' quel meccanismo giochini-chat-amicizie-contatti che rischia di farti entrare in un sistema condizionante, tanto più se è scarso l'interesse per la lettura, per un ascolto della musica consapevole, per un informazione fatta di approfondimento etc etc.

Se la scelta è di non perderci tempo credo che gran parte degli effetti negativi vengano meno.

Vabbè. Detta così sa molto di "Catalano". (!!)

 

 

[fb] eh, ma amico mio: se

[fb] eh, ma amico mio: se levi a fb il giochino amicizie-contatti-chat, cosa gli rimane? Io ho l'impressione che da una parte abbia avuto fortuna per il principio della vecchia radio radicale "libera", vale a dire "sentire che dice la gente", tutta la gente, per qualche ora o qualche giorno. Un'illusione poter arrivare a sentire "tutti", ma la sensazione c'è. E dà l'ebbrezza, le prime volte, di stare in mezzo al mondo - un po' come quando si sta in mezzo ai grandi eventi. Ci si sente parte del grande evento pure se si è soltanto una persona tra le molte milioni o centinaia di migliaia presenti.

Da un'altra parte FB ha avuto fortuna perché è il più impressionante invito al voyeurismo di sempre. In un paese come il nostro in cui certi settimanali e certi rotocalchi spopolano (per non tacere delle vecchine e dei loro pettegolezzi, palazzo per palazzo, o paese per paese), è stato boom. Inequivocabile. 

Rimango dell'avviso che non è questione di snobismo, non esserci: è questione di tutela della privacy, che là viene distrutta, e di tutela della psiche e del tempo libero, che là viene consumato senza che nemmeno uno se ne accorga. E taccio sul discorso della tutela del "vecchio web".

I "nostri" siti di riferimento, Corsera, Repubblica, il Fatto, etc, ce li studiamo anche 10 volte al giorno, avendo tempo: non servono filtri tipo FB. Stesso vale per i siti "altri", specialistici. Il problema è, appunto, che su FB ci si va per altre cause. Devo vedere quel film di Fincher, ma un sospettino ce l'ho...

[FB, Franchi] Mah. È che, mi

[FB, Franchi] Mah. È che, mi sembra, ci si debba spostare dalla questione FBsì vs FBno. Non è, per me, FB il problema. Non è che gli strumenti che ci sono non si debbano utilizzare, è non farsi usare dagli strumenti. Per non farsi usare, l'unica strada è una istruzione seria. Ma non dico farsi usare da FB, ma dalla tv, dalla pubblicità, da persone che giurano cose a caso sui propri familiari e via dicendo. Ma qui (italia) si sta andando al contrario. Son cose.

[branco, fb] amice, non è

[branco, fb] amice, non è solo l'italia. è proprio l'occidente. c'è qualcosa che non va, qualcosa di seriamente distorto e contorto. Sarebbe meglio tornare a zappare 10 ore al giorno e a non pensare più, perché certi pensieri mandano in tilt, per la loro enormità. Ma non puoi non svilupparli...

[fb] Eh ma non sono sospetti,

[fb] Eh ma non sono sospetti, sono realtà.

E come nelle chat c'è anche l'aspetto del rimorchio e di una buona dose di esibizionismo.

Effettivamente tolti i giochini rimane poco, se non uno strumento ulteriore (ma capisco tutto molto discutibile) per pubblicizzarsi.

Conosco un bel po' di professionisti che lo stanno usando proprio per questo. Cantanti, fotografi, musicisti etc etc.

Sarà uno strumento inadeguato? Non lo so ma di sicuro lo usano.

Diverso discorso per i comuni mortali che non hanno nulla da pubblicizzare se non la propria voglia di apparire.

Non conosco abbastanza il sito e le sue dinamiche per averne un'idea compiuta.

Tra gli aspetti chiaramente negativi ho colto da subito le innumerevoli ore sacrificate all'altare di quei giochini e cazzate, altrimenti spendibili in attività ben più gratificanti.

Fino ad ora non mi sono posto più di tanto il problema, soprattutto in merito ad un voluto condizionamento da parte dei patron del sito, che immagino ci sia, non fosse altro che se è voluto da parte di chi gestisce le tv figuriamoci per un fb.

Ad oggi non ho fatto altro che rilevare queste esagerazioni, senza approfondire più di tanto certe dinamiche che credo in parte esistano in altri portali a noi noti.

[fb, lupo] già, qualche tempo

[fb, lupo] già, qualche tempo fa - dieci anni fa - su ciao c'erano dinamiche decisamente simili. Ma appunto avevamo imparato a prendere le dovute distanze, a farci le dovute domande, a prendere delle cautele minime. A pretendere trasparenza. Cose così.

Io credo che quell'esperienza ci abbia aiutato a fare almeno un pochino di anticorpi. Non abbastanza, mai abbastanza. Ma un po'. Ci credo ancora.

[fb] In realtà Facebook varia

[fb] In realtà Facebook varia a seconda dell'intelligenza di chi lo usa. E' tutto lì il segreto e il suo successo. Chi è pigro di base avrà meno voglia di fare, chi è più spigliato sa come usarlo a proprio beneficio. La questione della privacy ormai è nota, la gente ne è consapevole ed è contenta (fatti loro). Ma è pur vero che qualsiasi cosa si faccia sul web rimane per sempre (ho trovato frasi mie di dieci anni fa nei motori google... dio mio). Una volta acceso il pc ed effettuato l'accesso a Internet ogni cosa che facciamo finisce negli archivi dei siti che occupiamo. E' il limite del web, l'anonimato non esiste. Facebook è Internet, ormai. (noia compresa, sto sententendo davvero un mare di gente che si stufa di star lì a sbadigliare)

[fb, hammer] hai detto tutto

[fb, hammer] hai detto tutto così com'è. "Facebook è internet, ormai". Guarda i siti dei politici: rimandano a facebook. Ascolta i programmi radiofonici della rai: rimandano a facebook. Non hanno manco più un sito personale, di solito. Grottesco. I siti degli scrittori: spesso rimandano alla pagina di facebook. Come se fosse "necessaria". E' quello che dicevo qualche commento fa ad Andrea. FB è diventato un internet in internet. Un mondo a parte. Per questo, se possibile, molto ma molto più caotico e sinistro di prima. E' solo apparentemente un superfiltro, di cui non c'era particolare bisogno: c'era google, come motore di ricerca, c'erano icq e skype, per dialogare, c'erano le email e i msg privati nei forum, per scriversi, c'era youtube, per caricare i video, e c'era myspace, per le canzoni, e flickr, per le foto. E per i fotomani:). 

Detto ciò, mmm. Boh. Preferivo il web senza "grande fratello" così esplicito.

[FB, Franchi] Beh, ma la rete

[FB, Franchi] Beh, ma la rete non era già un "grande fratello" implicito? Da questo punto di vista, fb fa sì che tutto ciò che è al suo di fuori sia "nascosto". Inoltre, diciamo così, si è palesato cosa può essere la rete. Riguardo il problema occidentale...oserei dire che vogliamo affrontare in modo verticale qualcosa che è su un piano orizzontale...

[fb, Branco] La rete era, in

[fb, Branco] La rete era, in principio, uno strumento per le comunicazioni riservate dell'esercito, e poi per quelle - non necessariamente pubbliche - delle università. Una volta aperta a noi civili, che dire... era molto difficile che potesse trasformarsi in un grande fratello, proprio per via della sua straordinaria dispersività. Google e Yahoo servivano, come tutti i motori di ricerca, a darti una mano, a indirizzarti nel caso tu "sapessi già cosa cercare": un artista, un'opera, un'informazione specifica.

Altrimenti, c'erano i "siti già conosciuti" [sulle dinamiche, cfr. qualche commento fa]. Facebook invece è una cosa un po' diversa. Non è un motore di ricerca, è "ogni persona è un motore di ricerca", e "lavora senza saperlo per FB" e per chissà chi altro. Cmq, sì, ha rivelato cosa può diventare la rete: un incubo superiore alla tv. Nettamente superiore.

[già. decisamente orizzontale]

[Lasker-Schüler, “Caro

[Lasker-Schüler, “Caro cavaliere azzurro” Lettere a Franz Marc] Cosa più importante: dimenticavo di ringraziarti per il bellissimo pezzo. Ho già provveduto a segnalarlo all'editore, sarà emozionato di leggere una scheda del genere a quindici anni pieni di distanza dalla stampa.