Lansdale Joe R.

Freddo a Luglio

Autore: 
Lansdale Joe R.

L'imprevedibilità della trama, in un romanzo di genere – forzando la mano ma non troppo: thriller – è un elemento fondamentale; soprattutto quando, come nel caso di Lansdale, la scrittura è talmente semplice, piana ed elementare che non si può non considerarla artigianale, e dallo stile non ci si attende niente di imprevedibile, né di ricercato, né di disorientante. Lansdale scrive romanzi che sembrano canovacci evoluti, sceneggiature perfezionate: dialoghi fitti e serrati, descrizioni minime, introspezione lasciata a qualche minima battuta, preferendo siano gli eventi a dare forza a quelle minime battute; lasciando che sia l'azione, incalzante, e la descrizione della progressione dell'azione ad appassionare il lettore, senza paura di livellarsi su un piano di superficie profonda. Superficie profonda, piuttosto, pretesa e mantenuta.
“Freddo a Luglio” è, in estrema sintesi, un thriller (con elementi noir) che ha un protagonista supremo: la storia. Lansdale tesse una trama intelligente e spiazzante; suddividerei, in questo senso, il romanzo in due parti. La prima, thriller psicologico, giocata sulle debolezze del narratore, sul suo periodico assedio da parte dei banditi (come vedremo), sulla sua inconscia scelta di fidarsi di chi stava per uccidere suo figlio – padre di chi il narratore aveva ucciso; la seconda, praticamente un thriller picaresco, inventato sull'impossibile indagine su una doppia vita condotta da tre figure l'una più estranea all'altra possibile. Sebbene tendenzialmente propenda per letteratura alta e altra, in generale, con pochi e irrilevanti strappi alla regola, devo dire che mi sono lasciato intrattenere e conquistare come di fronte a un buon film di David Fincher – diciamo il Fincher prima maniera, quello di “Seven” o di “Fight Club”, capace di mantenere sempre alta la tensione e di giostrare clamorose inversioni di rotta. Quelle, per capirci, che non ha saputo gestire in “Zodiac”.
Lansdale mi ha fatto credere quello che voleva. Ho parteggiato per un personaggio capace di vivere un'esistenza pienamente contraddittoria, per vaghi rimpianti d'una figura perduta nell'infanzia; ho previsto – sbagliando – una catena di violenze che non s'è verificata; ho giurato che avrei incontrato trabocchetti e inganni da più parti, a un certo punto, toppando di brutto. M'è rimasta addosso la strana sensazione d'aver simpatizzato per un bandito e per un assassino, al termine della lettura, e – paradosso non da poco – non m'è dispiaciuto troppo. Sicuramente, e voglio evidenziarlo, mi sono divertito. Come al cinema. Come di fronte al cinema disimpegnato, ma ben confezionato.
                                                  
                                                       ***
Texas, luglio. Una notte, l'artigiano Richard Dane – protagonista e io narrante del romanzo – affronta un ladro in casa: è preoccupato per la moglie e per il figlio, non tanto per sé stesso. Deve difenderli, non può tirarsi indietro. Sparatoria. Richard ammazza l'intruso, ma la sua vita cambia. “Legittima difesa o meno, non mi sentivo l'ispettore Callaghan. Stavo solo di merda, peggio di come mi fossi mai sentito in vita mia” (p. 24). E così, per diverso tempo, scosso dall'accaduto – che torna a vivere nella sua memoria, come fosse una fantasia – è angosciato dalla caducità dell'esistenza, dalla possibilità che possa succedere qualcosa di grave al figlio. Al figlio, alla moglie. Non era mai stato un violento, aveva – come tutte le brave persone – ricordi, al limite, di qualche scazzottata in gioventù. Cose da ragazzi. Dormiva nel suo sangue, ecco, la “cultura texana da macho” (p. 70). Presto si sarebbe dovuta risvegliare.
Perché il bandito era – per così dire – figlio d'arte: giusto qualche giorno dopo la tragedia suo padre, fresco di (ennesima) scarcerazione, riconosce Richard durante il funerale e si presenta con aria semi-minacciosa. Accenna al suo bambino, a quanto potrebbe accadergli. Richard ha paura. Se lo ritrova sotto l'asilo, il clima si fa incandescente. L'artigiano s'accorge che Russel è entrato in casa. La polizia assicura protezione. Non servirà. Collutazione, uno sbirro kappaò, Richard mezzo svenuto, il bambino sotto la minaccia d'un coltello. Russel non trova la forza di ucciderlo, si ritrova in arresto.
E intanto, col passare del tempo, Richard ritrova una memoria rimossa. Suo padre suicida, quando era bambino, probabilmente per una questione d'onore. Suo padre assomiglia a Russel. Saranno le mani, sarà l'odore. Sarà il desiderio che sia così; o forse, la scoperta che la foto del figlio, ritrovata nel portafogli, non corrisponde a quella del bandito che lui ha ucciso. Complotto?
Avanzerei ancora nella trama, ma considerando qualità e caratteristiche dell'opera proprio non posso. Anticipiamo soltanto – come si spiegava in apertura – che assisterete a tutta una serie di nuove dinamiche relazionali, dalle quali deriveranno stravaganti e dolorose scoperte. No, non quella che state pensando. Provo a stuzzicare la vostra fantasia: incapperete nella dixie mafia, in uno snuff movie, nell'investigatore Bob Jim, in messicani alti due metri, in nuove sparatorie e in ombrosi congedi. Ecco, così può andare.
“Freddo a luglio” è un intelligente divertissement sulla paternità, e sull'agnizione dell'essenza della paternità; e delle verità che nessun padre e nessun figlio vorrebbero mai ascoltare. Scoprirete come si mettono a tacere. Volendo.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Joe R. Lansdale (Gladewater, 1951), scrittore e sceneggiatore americano.

Joe R. Lansdale, “Freddo a luglio”, Fanucci, Roma, 2002.
Traduzione di Giancarlo Carlotti. Collana TIF Extra.
Prima edizione: “Cold in July”, 1989.

Approfondimento in rete:
Wiki en / Wiki it / Splatter Container / Content is the King (intervista) / Sito ufficiale di Joe R Lansdale / Booksblog (intervista) / Gruppo Lansdale

In Lankelot:
Lansdale Joe R. - Appunti per una lettura del serial Hap e Leonard - baol70
Lansdale Joe R. - Bad Chili - franchi
Lansdale Joe R. - Bubba Ho-Tep - Paolo Castronovo
Lansdale Joe R. - Capitani oltraggiosi - franchi
Lansdale Joe R. - Echi Perduti - rapace
Lansdale Joe R. - Freddo a Luglio - baol70
Lansdale Joe R. - Freddo a Luglio - franchi
Lansdale Joe R. - Freddo nell'anima - franchi
Lansdale Joe R. - Fuoco nella polvere - baol70
Lansdale Joe R. - Il lato oscuro dell'anima - rapace
Lansdale Joe R. - Il valzer dell'orrore - franchi
Lansdale Joe R. - In fondo alla palude - franchi
Lansdale Joe R. - In un tempo freddo e oscuro - Paolo Castronovo
Lansdale Joe R. - L'anno dell'uragano - franchi
Lansdale Joe R. - La morte ci sfida - franchi
Lansdale Joe R. - La notte del drive-in - baol70
Lansdale Joe R. - La sottile linea scura - andrea brancolini
Lansdale Joe R. - Maneggiare con cura - franchi
Lansdale Joe R. - Mucho Mojo - franchi
Lansdale Joe R. - Sotto un cielo cremisi - franchi
Lansdale Joe R. - Tramonto e polvere - baol70
Lansdale Joe R. - Una stagione selvaggia -
franchi

Gianfranco Franchi
, “Lankelot”. Marzo 2009.

ISBN/EAN: 
9788834708385

Commenti

L?imprevedibilità della trama, in un romanzo di genere ? forzando la mano ma non troppo: thriller ? è un elemento fondamentale; soprattutto quando, come nel caso di Lansdale, la scrittura è talmente semplice, piana ed elementare che non si può non considerarla artigianale, e dallo stile non ci si attende niente di imprevedibile, né di ricercato, né di disorientante...

vabè tu non sei un uomo, sei un divoratore di carta (di ottima qualità)

:). Mi spiace solo che non posso condividere con voi - almeno, non subito o non sempre - quel che devo leggere per lavoro. O diventa libro, e allora sì, e poi trasformo la scheda in recensione, oppure certi studi vanno smarriti (magari per anni). Pecca'! sarebbe una circolazione di notizie e di autori veramente potente, credimi:).

ciò detto, ora mi mangio l'antologia dei racconti "Maneggiare con cura". E' facile da leggere ma non prevedibile negli intrecci, questo mi rallenta un po'

Ci ritrovo i miei ricordi de La sottile linea scura, nelle pagine che stai scrivendo su Lansdale. Domanda: secondo te quanto Aristotele c'è negli scrittori americani? Seconda domanda: la profondità portata in superficie (sul volto) è una maschera tragica? Te lo chiedo per l'importanza data all'azione, alla trama, alla composizione dei casi.
La scrittura artigianale è forse quella che manca di più nel nostro paese? Voglio dire, un romanzo di formazione dalla scrittura artigianale non sarebbe meglio di alcuni dei romanzi adolescenziali di grande successo oggi in Italia?
Forse troppe domande, vabbé. Notte.

:). Bisogna decidedere cosa si intende per "Aristotele". Parlando delle famose tre unità tradotte e adattate altrove, direi che l'unità di luogo è generica, in Lansdale (per esteso, Texas); unità di tempo manca, mentre quella di azione è difficile a dirsi. Subplot non mancano...

La profondità portata in superficie è una maschera tragica? Probabile, sì.

Nel nostro paese c'è tanta scrittura artigianale... soprattutto nei generi. I romanzi adolescenziali - quelli "giovanili" - mi sembra non abbiano esaurito il loro impatto. Per "adolescenziali" non intendo "per adolescenti", ma "giovanili" o "giovanilisti".

5. Giusto. Non le tre unità, la narrativa non è teatro, e d'altronde sono sempre state poco rispettate. Più che altro mi riferivo all'importanza data all'azione, alla trama, ecco. Lo dico perché sia Carver, sia Mamet citano il buon greco nei loro scritti sulle loro lezioni di scrittura, ed essendo stati entrambi allievi di corsi di scrittura (Carver sono sicuro, ma credo anche Mamet) mi chiedo come in USA interiorizzino certi dati. Sono molto "pratici", mi sembra. Non è un male, e m'incuriosisce.
Nei generi c'è tanta scrittura artigianale, e se me lo dici tu, mi fido. Ho poca dimestichezza con la nostra narrativa.
E dunque ci sono dei Lansdale? Umf. Leggo poco, ecco. Vabbé. Si vedrà.

ti do due dritte, ma devi essere paziente ed eroico.
Punta le uscite Mondadori e Fanucci degli ultimi anni - avranno pure, da qualche parte, un catalogo completo... assomiglia forse all'elenco del telefono, ma c'è - e vedrai quanti mestieranti e quanti artigiani circolano. Stando a quanto mi arriva in casa editrice, tra italiani e stranieri, gli anomali siamo noi letterati puri. Tutti scrivono roba di genere - dico "roba" per capirci.

Carver. 50 percento del libro d'esordio tagliato dall'editor Lish, sarei curioso forte di leggere la nuova Einaudi. Mi sa che lo scrittore era un altro:)

anticipo che in "Maneggiare con cura", la raccolta dei racconti, ci sono diverse cose FORMIDABILI

cerco di finire il pezzo prima di pranzo

7. Studio poco, sì. Il "genere" lo mastico poco, anche se quando mi è capitato non mi è dispiaciuto. Forse è per questo che.
Su Carver, beh, io mi riferivo ai suoi scritti sui corsi, non ai suoi racconti. Comunque mi sembra che "Cattedrale" sia stato molto meno "editato" da Lish, ad esempio. La nuova Einaudi, vedo ora. (-:
Sono contento per Carver, e in ogni caso trovo che il suo cognome fosse appropriato (-:

ahahah

8- non riesco:). Stanotte o domattina

buona giornata cari

11. Meno male. Un indizio di quasi normalità (-:

:))) normalità pienapiena.

"Lansdale mi ha fatto credere quello che voleva. Ho parteggiato per un personaggio capace di vivere un?esistenza pienamente contraddittoria, per vaghi rimpianti d?una figura perduta nell?infanzia; ho previsto ? sbagliando ? una catena di violenze che non s?è verificata; ho giurato che avrei incontrato trabocchetti e inganni da più parti, a un certo punto, toppando di brutto. M?è rimasta addosso la strana sensazione d?aver simpatizzato per un bandito e per un assassino, al termine della lettura, e ? paradosso non da poco ? non m?è dispiaciuto troppo. Sicuramente, e voglio evidenziarlo, mi sono divertito. Come al cinema. Come di fronte al cinema disimpegnato, ma ben confezionato." quoto assolutamente questo passaggio. E trovo azzeccata nonché sintomo di lettura attenta la chiosa finale. Certo a fronte della mia recente lettura di Mc carthy di "la strada" i toni e le intensità di questo sembrano più sfuocati, circa il tema della paternità...ma sono impressioni

:).
Optume, Baol - e danke per la condivisione. Aspettiamo le tue pagine su "La strada", allora!