Niente a che vedere col conservatorismo. Niente a che vedere con la censura. Niente a che vedere col bigottismo. Niente a che vedere con la xenofobia, niente a che vedere col razzismo. Niente a che vedere col nazionalismo. Niente a che vedere col fanatismo. Niente a che vedere col militarismo, niente a che vedere col nostalgismo. Niente a che vedere con l'islamofobia. Niente a che vedere con gli schemi. Coi dogmi. Niente di plastico: personalmente non ci vedo niente di forzista, e grazie a dio nessuna macchia di unto ferrariano. Piuttosto: la destra in cui crede Lanna ha a che fare con il sostegno e la difesa dei diritti civili: con l'ecologia, con la tutela dell'ambiente. È una destra solare e riformista.
Piuttosto: la destra in cui crede Lanna sembra fondata sul patriottismo, non sul nazionalismo. Piuttosto: la destra in cui crede Lanna si fonda nella spiritualità. Piuttosto: la destra in cui crede Lanna crede nell'integrazione e nell'assimilazione degli immigrati. Piuttosto: la destra in cui crede Lanna si fonda su una sensibilità libertaria, su una piena e inequivocabile cultura della tolleranza, su una limpida renitenza alla prevedibilità. È una destra che ha compreso quanto sensato possa essere, e doveroso a volte, e addirittura necessario, dubitare, disobbedire, disertare: e quanto saggio disconoscere la gerarchia, soprattutto in un'epoca di ciclopica corruzione come questa, ferita da un degrado culturale sconquassante, da un ritorno, stomacante, alla censura, dall'inversione e dal furto dei significati delle parole, e dal rovesciamento degli ideali. È una destra democratica e mai populista.
È un movimento che si riconosce nella creatività, nella bellezza e nella vitalità della ribellione: un movimento che ha saputo fare tesoro della grande lezione del Sessantotto. Quella lezione che la destra di allora mancò di capire, fraintese, schierandosi a difesa dell'esistente. Granitico errore. Rimediato.
È un movimento che sarebbe piaciuto a Guido Keller e a Giovanni Comisso: è più erede dei giorni dell'utopistica e rivoluzionaria reggenza di Fiume – e della superba Carta scritta da De Ambris e fatta bella da D'Annunzio, come insegnano Karlsen e Fressura – che dell'Italia risorgimentale.
È un movimento che sembra esistere per tornare a sfondare a sinistra, come suggeriva qualcuno già nel 1976: per ascoltare la voce dei cittadini più deboli e restituire loro difesa, e rappresentanza. Ma vera, autentica: quotidiana. È un movimento che sembra esistere per ascoltare e rappresentare quei cittadini logorati e offesi dalla corruzione assurda del forzismo e dall'arroganza incosciente dell'antipolitica; un movimento che niente ha a che spartire con la macchina di propaganda del sultano di Arcore, e con i comportamenti ipocriti dei suoi scherani. È un movimento patriottico e repubblicano: memore della benedizione della libertà d'espressione che soltanto la repubblica democratica ha saputo insegnare e mantenere e faticosamente difendere, nel tempo. È un movimento erede di quell'altra destra, eretica missina, originariamente niccolaide, tarchiana e croppica, che trentacinque anni fa combatteva contro la pena di morte, per la difesa dell'ambiente, per il dialogo con tutti i rivali politici, per la giustizia sociale, per rinnovare la cultura politica italiana. Ce n'era un gran bisogno. Non bastava provocare.
È un movimento inclusivo: aperto all'integrazione. È un movimento vivo.
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Scriveva Alberto Castelvecchi, ospite sulla rivista della famiglia B., “Panorama”, nel 2006: “Il potere logora chi non ce l'ha, ma stare all'opposizione stimola la creatività. Luciano Lanna, direttore responsabile del Secolo d'Italia (e autore del libro Fascisti immaginari, Vallecchi), si definisce pubblicamente un fascista libertario. Con un ossimoro, ovvero un gioco di contrari tipo un'amara dolcezza”. Un ossimoro: ossimoro che, nelle parole di Lanna, è un sentiero intrapreso superando gli antichi steccati delle appartenenze alla destra, alla sinistra e al centro, nell'intento di sintetizzare il meglio di tutte le diverse posizioni. Si tratta della ricerca d'una nuova e altra visione politica, capace di sublimare le antiche ideologie e le antiche contrapposizioni, rivendicando il rifiuto di una visione materialista e utilitaristica della società, proponendosi ex novo come meditazione su una possibile “terza via”. Come alternativa possibile, in altre parole: come alternativa credibile. Per Lanna, il termine “fascista libertario” non costituisce una categoria storico-politica, o “un'etichetta da codificare e cristallizzare”: è una “metafora provvisoria, e transitoria”, “metafora di una tensione e di una contraddizione positiva”, destinata a costituire una chiave interpretativa inedita di determinati fenomeni contemporanei. È un termine che, a ben guardare, caratterizza l'esperienza di chi s'è riconosciuto nell'esperienza partitica repubblicana del msi, e di an: perché, come scriveva Giano Accame, è in quel contesto, il contesto missino, che “accanto a uno sviscerato amore per la patria si è sviluppato un amore fortissimo per la libertà”. Ecco: la libertà non è quella del sedicente popolo che si spaccia per democratico e repubblicano, e canta le canzoncine del suo ricco e potente sultano, aggiungo io. Quella è l'empietà. Non puoi che rifiutarla. È naturale. È sacrosanto. È necessario.
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“Fascista libertario” è un termine che sarebbe piaciuto ai vecchi futuristi. Lanna ci restituisce una meditazione di Giano Accame: “Fra i due aspetti della personalità di Marinetti, quello anarchicheggiante e quello fascista, non vi fu una sostanziale contraddizione perché è proprio in una chiave trasgressiva e libertaria che egli intendeva il suo fascismo. […]. Marinetti sognò sempre un fascismo sostanzialmente libertario, socialmente molto aperto, repubblicano, impegnato nello svaticanamento dell'Italia”. Marinetti era un artista: non un politico. In ogni caso, “Fascista libertario” è una provocazione intelligente: come quella di Marco Pannella, che in un congresso missino del 1982 suggerì ai presenti di accettare non l'eredità del “fascismo regime”, liberticida, reazionario, guerrafondaio e razzista, ma quella del “fascismo movimento”, sansepolcrista, ma a condizione di integrare tra i propri riferimenti i liberali che s'erano battuti per i diritti civili e sociali. Apertura decisamente intelligente: sia da un punto di vista storico che da un punto di vista politico. Intelligente, fertile e civile. Radicale.
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Morale della favola libertaria... Gianfranco Fini, nel marzo 2009, spiegava: “Una società è coesa quando viene difesa e in qualche modo incrementata la dignità della persona umana, quale che sia il colore della pelle, quale che sia il Dio in cui credi, quale che sia il ruolo sociale”. E Lanna chiosa, restituendo Stirner: “Parole definitive che non consentono fughe all'indietro o equivoci di sorta. Niente, nessuna entità, sia essa la Ragion di Stato, le Forze Armate, la Questura, il Partito, la Sicurezza, la Religione, può prevaricare i diritti fondamentali di ogni singola persona”. Niente. Punto. Non male, no.
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Titoli di coda. “Il fascista libertario. Da destra oltre la destra” (Sperling & Kupfer, 264 pp., euro 17) è la summa degli articoli e dei saggi brevi pubblicati, nel tempo, da Lanna: tra Secolo d'Italia e Charta Minuta, ma non solo. I pezzi sono suddivisi in sette capitoli, corredati da una ricca bibliografia. Completa l'edizione un buon indice dei nomi. Padri del movimento sognato e descritto da Lanna, al di là di Giano Accame, sono artisti come Mino Maccari, Leo Longanesi, Clint Eastwood, Ennio Flaiano; Michael Ende, Antonio Pennacchi, Drieu e Kerouac; Luciano Bianciardi, Knut Hamsun, Steinbeck e Tolkien. Va detto che lo strapaesano Maccari sembra essere stato decisamente dimenticato, nel 2011: va studiato e restituito a dovere.
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Concludo. Per tante persone, di destra e di sinistra, ciò che in Italia ha rappresentato e rappresenta questa visione dell'altra destra possibile – quella democratica, patriottica, repubblicana: estranea al forzismo, estranea al conservatorismo – è una ragione di speranza, soprattutto per quanto sta capitando in questi anni. Leggo il libro di Lanna e penso subito a quante cose formidabili, piene di coraggio e di onestà, ha dichiarato Fabio Granata almeno negli ultimi mesi: sembra l'avatar della vecchia destra sociale (una destrasinistra), potenziata dall'orgoglio dell'eredità di Borsellino. Leggo il libro di Lanna e penso a quanto necessaria è stata la fondazione di Futuro e Libertà, per restituire dignità – attenzione: dignità, prima di tutto – a una destra sporcata da sedici anni di alleanza coi forzisti. Un'alleanza ingiustificabile: madre d'una metamorfosi etica angosciante. Sono tanti sedici anni: sono stati un'infinità. La mia generazione è stata umiliata e offesa, dal berlusconismo, parentesi uliviste-unioniste incluse. Siamo stati fatti a pezzi, e ancora non è finita. Speriamo finisca presto.
Ma adesso, questa scelta coraggiosa di puntare il dito in faccia al padrone, adesso va difesa. Per bene. Difesa e ripetuta, e mantenuta. Difesa e rivendicata. Leggo il libro di Lanna e sorrido, pensando al 2010, e al 2011. Perché penso che a volte perdere è profondamente bello. È proprio bello. È magnifico essere minoranza repubblicana e libertaria se al governo c'è il forzismo. E non è soltanto magnifico: è proprio giusto.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Luciano Lanna (Valmontone, 1960), giornalista e saggista italiano, laureato in Filosofia. Direttore responsabile del “Secolo d'Italia”, ex vicedirettore de “L'indipendente”. Vive a Roma; è vissuto per quasi cinquant'anni ad Artena.
Luciano Lanna, “Il fascista libertario”, Sperling & Kupfer, Milano, 2011. Prefazione di Luca Barbareschi. In appendice, estesa bibliografia e indice dei nomi. Collana “Le radici del presente”, diretta da Luca Telese. Copertina: progetto grafico e illustrazioni di Emanuele Fucecchi. Art Director Francesco Marangon.
Commenti
[lanna] Titoli di coda. “Il
[lanna] Titoli di coda. “Il fascista libertario. Da destra oltre la destra” (Sperling & Kupfer, 264 pp., euro 17) è la summa degli articoli e dei saggi brevi pubblicati, nel tempo, da Lanna: tra Secolo d'Italia e Charta Minuta, ma non solo. I pezzi sono suddivisi in sette capitoli, corredati da una ricca bibliografia. Completa l'edizione un buon indice dei nomi. Padri del movimento sognato e descritto da Lanna, al di là di Giano Accame, sono artisti come Mino Maccari, Leo Longanesi, Clint Eastwood, Ennio Flaiano; Michael Ende, Antonio Pennacchi, Drieu e Kerouac; Luciano Bianciardi, Knut Hamsun, Steinbeck e Tolkien. Va detto che lo strapaesano Maccari sembra essere stato decisamente dimenticato, nel 2011: va studiato e restituito a dovere.
[lanna] gianf - urge
[lanna] gianf - urge chiarimento: perché destra?
[michele] buona domanda. La
[michele] buona domanda. La risposta è che quella parola non ha più nessun senso, nel 2011: ma mi aiutava a far capire di che cosa si stesse parlando - vale a dire di un percorso. Un percorso iniziato quando c'era la destra, c'era il centro e c'era la sinistra.
[franco] allora Gianfranco,
[franco] allora Gianfranco, la domanda te la faccio più diretta e brutale - è una cosa che mi sta a cuore: rispetto al materialismo (non necessariamente nella sua versione più rozza, deterministica, positivistica) come si pone questa cosa? come ti poni tu, se posso chiedertelo? - a breve da un'altra parte pubblico una recen su un libro dedicato a Marx, e concordo con la sua (del libro) tesi secondo cui abbiamo avuto troppa fretta di buttarlo assieme al comunismo - te lo dice uno che all'univers studiava Heidegger eh . un abbraccio
[michele] ma certo. Per
[michele] ma certo. Per quanto riguarda me, io naturalmente - in senso stretto, come vedrai - non posso venire da sinistra. La mia famiglia è di sangue giuliano-dalmata, per metà erano istriani di cultura italiana (veneta) ed etnia ampiamente italiana (veneta), autoctoni: abbiamo sperimentato cosa fosse il comunismo/il socialismo, e chi fossero i partigiani del confine orientale, e naturalmente non potevamo restarne particolarmente sedotti.
Venendo da una famiglia di esuli istriani, insomma, e nascendo quando ancora c'erano due muri, Berlino e Gorizia, tutto potevo essere fuorché "compagno". E questo non perché i nonni materni fossero destri, centri o sinistri. Erano povera gente, marinaio e contadina, alieni alla politica. Semplicemente, mi hanno ben raccontato chi fossero i comunisti italiani alla frontiera orientale, e cosa fosse il comunismo dei titini. Mi avevano parlato di ciò che era capitato nelle foibe, ma più ancora mi avevano raccontato per bene cos'è stato l'esodo. Non l'ho mai dimenticato e non potrò dimenticare mai. Mai.
Quelli degli istriani erano racconti all'epoca proibiti (erano gli anni Ottanta), oggi diventati acqua fresca, condivisi da tutto il paese - parrebbe. Però insomma, per risponderti: naturalmente mi viene il morbillo, di fronte a falce e martello. Per me equivale alla svastica, sono come i polacchi, in questo senso. Se hai visto "Katyn", il film dico, hai bene in mente cosa intendo dire.
Quindi no, rispetto molto il sogno di giustizia, uguaglianza e progresso dei marxisti, ma per quanto male ha fatto al mondo - e non solo al mio popolo, massacrato dall'ingegneria sociale - lo considero pericoloso e purtroppo fertile di violenza e di morte. Non mi appartiene.
Chiaro che sogno cose che ti suoneranno famigliari. Libertà, dignità, pari opportunità, solidarietà. Ma non nel nome del marxismo. Meglio pazzo che marxista. Ho letto Salamov, ho letto Solzenicyn, ho ancora da leggere Conquest, e "Koba il terribile" di Amis. Mi sono fatto bastare ciò che ho studiato:). E ho studiato anche le colpe del leninismo. Stop:).
Però, ti ripeto, rispetto la ricerca di difendere "i principi" del marxismo. Ma niente - niente - che abbia a che fare con le sue applicazioni. Leggi quel che ho scritto a proposito di "Nato in Urss" di Ernu. Ho detto ciò che penso, lì.
Dovrei averti risposto. Ricambio l'abbraccio, e ti ringrazio per il dialogo e per il confronto. E' una delle cose in cui più credo (non dico l'unica... ma una delle poche)
[ http://www.lankelot.eu/letteratura/ernu-vasile-nato-urss.html ]
ti leggerò con calma; del
ti leggerò con calma; del resto, dicevo, per quanto buona sia la cosa, stiamo pur sempre a parlarci un po' per slogan in rete, e il rischio di fraintenderci è sempre lì - solo per chiarire: non parlavo di marxismi, men che meno di leninismi (credo a differ degli ortodossi che in Marx il rischio del total sia persino implicito e nello stesso tempo che non poteva sognare una cosa come quella che la tua famiglia ha sperim sulla propria pelle) . insomma, penso al diagnostico più che al terapeuta, ottimo sociologo e pessimo antropologo etc, cose che dovrebbero sapere tutti ormai, ma penso soprattutto a quanto sia grave il rimosso di questi anni: la ferocia del capitalismo dico, in questa versione drammatica, che ha molto guadagnato dall'avere tutti rinunciato alle sua critica - questo mi preme: possiamo dimenticare che viviamo dal di dentro di condizioni materiali?
è. sempre in slogan, una funzione Marx per me che va recuperata, seppure appaia improbabile (ma potrebbe essere solo un generalizzato difetto di presbiopia) mettendola in relazione ad altre, più "laiche" e possibiliste, problematiche della sua - se penso a una storia fatta (anzi mancata) sarei stato vicino a certi azionisti, mica a Togliatti
a presto
m
[azionisti e storia mancata]
[azionisti e storia mancata] assolutamente d'accordo. E ti dico che Fenoglio è sempre più importante, determinante, centrale, per tante ragioni che in tanti abbiamo capito. Non solo estetiche. Lui aveva capito tutto.
Cmq - d'accordissimo con questo passo, anche: " la ferocia del capitalismo dico, in questa versione drammatica, che ha molto guadagnato dall'avere tutti rinunciato alle sua critica - questo mi preme: possiamo dimenticare che viviamo dal di dentro di condizioni materiali?"
> giusto. Per questo stavo cercando supporti nei filosofi libertari, spirituali e pauperisti. Thoreau e Bloy, in primis. E in un letterato sublime come Parise.
[michele] ma naturalmente poi
[michele] ma naturalmente poi è successo qualcosa ancora. Vale a dire, il vecchio mondo è finito. E' finito quando ero minorenne. Sono nato nel 1978, fai due conti. Quando avrei potuto cominciare a dire con un po' - un minimo - di preparazione da che parte stavo e perché, prima metà anni Novanta, in Italia è successo il disastro.
A me Berlusconi, Forza Italia, Giuliano Ferrara, tutta quella roba e quella gente là ha dato la nausea quando avevo 16 anni e me la dà più tremenda adesso che ne ho 33. Quindi - come dire - il mio delirio schizoide è questo qui. Che idealmente vengo da un mondo che hanno distrutto. Tecnicamente ed elettoralmente, da sempre, sono un nemico originario del forzismo e del berlusconismo, almeno quanto dei veteromarxisti, e ho sempre sofferto b. e compagnia e mai l'ho nascosto. Da un annetto a questa parte, diciamo da quando s'è cominciato a sentir parlare di alternative democratiche, repubblicane e libertarie al marcio che ci governa, ho avuto rappresentanza. E' stato un po' confortante. Ma non è abbastanza. M'è sembrato di tornare "a casa". Cioè ai miei 16 anni. A quando il mondo assomigliava a quello che mi era stato detto/stavo vedendo/avevo capito.
Complicato, vero? Non so. Questo forse è più complicato da spiegare. Eppure è ugualmente naturale. Né con lui né con i compagni né con chi falsa la realtà. Con chi sogna, con chi vuole restare onesto, sì.
Morale della favola. Cosa mi rimane? La letteratura.
[franco] be' mentre scrivevo
[franco] be' mentre scrivevo tu avevi già aggiunto... la letteratura, certo,
mi piacerebbe che un po' tutti noi, provassimo a tenere insieme azione e immaginario, libertà dell'arte e responsabilità (anche sbagliando, di volta in volta, ma insomma non aspettare sempre che gli altri - chi? - facciano qualcosa per noi,
com'è stato spesso dell'élite culturale in Italia)
ciao G
[michele] sì, è un principio
[michele] sì, è un principio interessante: sono belle parole. Forti. Tenere insieme azione e immaginario: tenere insieme arte e responsabilità. Diciamo che da un punto di vista estetico funzionano. Da un punto di vista partitico, mmm. Dove?
Adesso, appunto, dove? Sicuramente non dalle parti di chi s'è fatto servo di B., e mai e poi mai dalle parti di chi gioca con la falce. Vedremo dove. A me il sogno di un movimento - nè centro nè destro nè sinistro: nuovo, nuovo davvero, libero - che parla di cose del presente con un lessico nuovo piace da matti. Ma è un sogno da letterato. S'incarnerà? Speriamo. Ma qualche seme s'è già sparso, e viene da tutte le persone libere.
[Lanna-Futuro]: Mi piace
[Lanna-Futuro]: Mi piace molto quest'articolo. Mi piacciono soprattutto le discussioni che potrebbe scatenare e che già in parte ha scatenato. Questi rivolgimenti culturali della destra italiana sono da me molto apprezzati, mentre li guardo, diciamo così col vecchio lessico, da sinistra.
Gianfranco, mi è piaciuto molto il commento in cui ripassi la tua formazione politica. In maniera opposta e complementare(spero): Io sono uno a cui i nonni raccontavano le malefatte dei neri, che sceglieva di conseguenza la parte opposta e che come te mentre si apprestava a poter motivare da che parte stava, si è ritrovato difronte questo sfacelo qualunquista di cui, se Dio vuole, stiamo vedendo l'agonia finale. 10-15 anni risucchiati in un vortice. Ora se questo vortice, del tutto inconsapevolmente, qualcosa di buono ha portato, è forse lo svuotamento delle vecchie bandiere, delle barricate contrappositive fra destra e sinistra. Sarebbe stolto e antistorico ripiombare, dopo il Berlusconismo, negli anni degli schieramenti che non altro hanno portato se non 40 anni di Dc. La guerra fredda è finita, no? Sarebbe bello aver un laboratorio in cui costruire un nuovo lessico politico, in nome del senso e degli ideali condivisi. Sarebbe bello poter riunire gente da destra e da sinistra, giovani che, cresciuti nel regno di B. non hanno avuto il tempo di essere nè di destra nè di sinistra. Per costruire un lessico nuovo. Per buttare via il lessico vecchio. Per discutere delle idee contrapposte, sì, ma ricordando attentamente che il vero nemico è il precipizio privo di senso, pregno di vuoto, di nullità politica e di ingiustizia sociale rappresentato da questa monarchia mediatica mediorientale in cui siamo sprofondati. Sarebbe bello che una volta scalzato quello lì, ci si ritrovasse a discutere di politica, non di appartenenze; di società, e non di teorie sociali; sarebbe ora che si buttasse in archivio il disastro politico del '900 e si proveddesse a costruire qualcosa di nuovo, non ripetendo gli errori dei padri, magari facendone di nuovi, certo. Ma che siano almeno nostri e se possibile più belli.
Fenoglio, dici bene, aveva già capito tutto. Fenoglio è importantissimo per noi.
[francesco-futuro-lanna]
[francesco-futuro-lanna] intervento, questo tuo, davvero bellissimo. E ti confermo, assolutamente e giustamente complementare. Non solo: semplicemente nobile, e umanissimo.
Questo passo, su tutti:
"Sarebbe bello aver un laboratorio in cui costruire un nuovo lessico politico, in nome del senso e degli ideali condivisi. Sarebbe bello poter riunire gente da destra e da sinistra, giovani che, cresciuti nel regno di B. non hanno avuto il tempo di essere nè di destra nè di sinistra. Per costruire un lessico nuovo. Per buttare via il lessico vecchio. Per discutere delle idee contrapposte, sì, ma ricordando attentamente che il vero nemico è il precipizio privo di senso, pregno di vuoto, di nullità politica e di ingiustizia sociale rappresentato da questa monarchia mediatica mediorientale in cui siamo sprofondati. Sarebbe bello che una volta scalzato quello lì, ci si ritrovasse a discutere di politica, non di appartenenze; di società, e non di teorie sociali; sarebbe ora che si buttasse in archivio il disastro politico del '900 e si provvedesse a costruire qualcosa di nuovo, non ripetendo gli errori dei padri, magari facendone di nuovi, certo. Ma che siano almeno nostri e se possibile più belli."
> un enorme abbraccio per ciò che hai scritto. Tutto condiviso.
[futuro, e in generale...] E
[futuro, e in generale...] E questo concetto, in particolare, lo sottoscrivo e mi trova particolarmente entusiasta e battagliero:
"il vero nemico è il precipizio privo di senso, pregno di vuoto, di nullità politica e di ingiustizia sociale rappresentato da questa monarchia mediatica mediorientale in cui siamo sprofondati."
> è privo di senso, il forzismo: e fa senso. Il mio problema personale è che comincio a sentire senso per chi difende lui, b., e la sua gente. Mi fanno senso. Prima non era così, sopportavo, mi piaceva sentirmi diverso, dissentire, forse mi ci divertivo pure. Era rabbia fertile. Adesso ci soffro proprio, è una cosa strana, e sento che sta peggiorando. Mi viene proprio nausea a sentire "loro" difendere "lui". E' una cosa fisica. Ecco, so che è questo l'ultimo ostacolo da superare. Riuscire a non odiarli, in qualche strano e complesso e faticoso modo. L'errore delle vecchie generazioni è stato imporre d'essere "anti", come fosse una religione. Capisco l'intento - ora lo capiamo tutti, purtroppo, perché certe dinamiche si stanno ripetendo: con orrende e subdole variazioni - ma bisogna superarsi. Sconfiggerli senza sentire odio e senza che facciano senso, senza demonizzare. Non so come si fa, so che bisogna superare lo schifo, prima. Almeno, dio mi perdoni, ma per me è così. E per questo dentro ho il mio bravo marasma. E' come se avessi sospettato che la tolleranza è una cosa sbagliata, e la sola idea mi sconvolge.
[Franco-futuro]: "E' come se
[Franco-futuro]: "E' come se avessi sospettato che la tolleranza è una cosa sbagliata, e la sola idea mi sconvolge."
Non ho dubbi che questo sospetto stia cogliendo nel segno; o per lo meno, la tolleranza non può essere un bene in assoluto, bisogna coniderare l'oggetto tollerato: se parliamo di tollerare quei "disturbi sociali" arrecati da chi si fa viaggi pazzeschi per terra e mare dietro alla voce della speranza, scappando da terre che noi storicamente abbiamo sfruttato per essere ciò che ora siamo, la tolleranza è importante, ad esempio. Se invece parliamo dell'ignoranza più arrogante, dell'utilizzo cinico dei lati deboli delle persone e dei popoli, dell'arrivismo, dell'egoismo, del trascurare lo stallo in cui si sta lasciando un'intera generazione solo per salvare la fedina penale di B. (cosa che invece non può essere fatta con la sua fedina morale), se si tratta dell'accettazione di questo regime di diciottenni a culo di fuori e di proto-giornalisti-propagandisti che palesemente ignorano la verità e la giustizia...allora la tolleranza è errore, la tolleranza è accettazione, complicità.
Oggi si deve smettere di tollerare, come dici, superare lo schifo e passare all'azione: il medioriente ci sta dando un grande esempio. Peccato che il nostro popolo, oggi come oggi, è meno sveglio, meno coraggioso e meno consapevole dei milioni di poveri del medioriente. Berlusconi andrebbe sollevato e scansato in quanto oggettivamente e inequivocabilmente indegno. Poi si comincerebbe a discutere di come costruire.
[Futuro-B.]: Aggiungo
[Futuro-B.]: Aggiungo un'ultima cosa.
Apprezzo sempre di più lo spirito nobile con cui qui in Lankelot gente di diversa formazione riesce a convivere pacificamente, e anzi fruttuosamente, conoscendosi, avvicinandosi, mischiandosi, in nome di qualcosa che è al di sopra delle parti, per natura e aspirazione: la letteratura, l'arte in generale.
I partigiani, da destra, da sinistra, monarchici, badogliani, comunisti, anarchici, si unirono nel nome di una lotta che doveva porre fine a qualcosa che andava terminato. Un obiettivo al di sopra delle parti, che si riflettè in una costituzione fra le più belle di tutta la storia.
Sarebbe bello, sarebbe giusto, sarebbe ora, che gli schieramenti politici, ma di più..le persone di idee diverse si unissero per mettere fine a questo scempio vergognoso e recuperare la dignità che l'Italia, come ogni altra nazione, merita.
[presente e libertà] il nodo
[presente e libertà] il nodo è questo qui. Però io dico che bisogna vincere culturalmente. E con la tolleranza, con la civiltà. Con la dialettica vera. Con la forza delle idee. Non ci si deve rinunciare, alla tolleranza. Ma ne riparleremo:)
grazie ragazzi.
[futuro - presente] Su FB è
[futuro - presente] Su FB è nata una pagina pro-Mr.B in cui si dice che il processo sull'affaire Ruby (e le tante altre) è un colpo di stato, e nei commenti ci sono... e mi chiedo come possono delle persone, di fronte a dati di fatto (le telefonate in questura per far rilasciare la ragazza, l'affidamento ad una consigliere regionale e quindi ad una prostituta...) pensano che la magistratura sia andata a casaccio. Questo non riesco a spiegarmelo.
(Lanna) Concordo anch'io sul
(Lanna) Concordo anch'io sul fatto che è tempo che vinca una cultura delle idee, e sottolineo il termine cultura, che oggi sembra diventato per lo più una parolaccia o un termine da cui guardarsi con sospetto. Non ho mai condiviso, pur quando ne ho fatto parte, questo lassismo culturale, per così dire, che ha caratterizzato la maggioranza di questa destra (chiamiamola così) post tangentopoli. Da vecchio militante dell'Fdg rautiano, cresciuto con le idee di Tarchi ( e, estendendo, De Benoist) ho sempre apprezzato le aperture e le contaminazioni culturali che vagheggiava la nuova destra degli inizi, quella dei Campi Hobbit, quella che scopriva Tolkien, che immaginò una sua musica alternativa che superasse e riaggiornasse le parole d'ordine e i motivi ideali del Ventennio Fascista, che rilesse Evola in una nuova chiave esistenziale, antimoderna e anticapitalista, che approfondì i poeti armati (Drieu, Céline e Brasillach) e che aveva Ernst Junger come stella polare. Ecco, per chi non lo sa Luciano Lanna viene da lì, e non è poi così strano che oggi ci parli di queste cose, che riaggiorni suggestioni che accomunarono larga parte della gioventù (missina e non) di destra al culmine degli anni di piombo. Che questa destra la possa incarnare Futuro e Libertà ho più di qualche dubbio, ma mi sembra tutto sommato coerente l'approccio dell'autore e - in siffatte condizioni politiche - la sua scelta di schierarsi con un personaggio non sempre limpido e specchiato come Gianfranco Fini. Certo l'alternativa non poteva essere il PDL, soprattutto in un momento in cui tutti sono a rimorchio delle stancanti, noiose e disgustose vicende dell'attuale Premier. Credo peraltro che Berlusconi o non Berlusconi, questo resti un paese diviso, e che un certo virus culturale, chiamiamolo così, è talmente in circolo nel nostro popolo che trovare l'antidoto in breve tempo risulterà assai complicato. Per il resto sto alla finestra, sempre in attesa di qualche sussulto di dignità di chi mi dovrebbe rappresentare, oramai aperto ad appoggiare idee (non partiti, beninteso), da ovunque provengano, utili a ridestare le nostre giovani generazioni dal grigiore che le avvolge, o quanto meno ragionevoli, visto il difficile momento che si vive. Quindi ben venga Lanna con il suo libro, che ci mette la faccia e le idee, a promuovere interessanti spunti di discussione come quello a margine di questo bel pezzo.
[branco-presente-futuro-i fan
[branco-presente-futuro-i fan del signor b.] ecco, l'esempio che fai è uno di quelli per cui ti dico che soffro fisicamente quando i berlusconiani parlano, e difendono l'indifendibile con tanta spocchia e tanta arroganza e tanta ignoranza. Ogni volta che succede è una prova severissima restare persona tollerante. Esattamente a questo mi riferisco. Che non ne posso più di sapere che quelle persone sono nostre connazionali. Eppure, nonostante tutto, bisogna accettarlo e piuttosto cercare di capirlo. E magari aiutare partiti nuovi a dire a questa gente lobotomizzata o comprata dall'influenza mediatica ed economica di b. che ciò che sta succedendo è folle, e che non possono farsi rintronare così dalla propaganda di quell'uomo. E' assurdo. E' antistorico. E' anti-italiano. Praticamente, ci stanno suicidando.
[Il fascista libertario]
[Il fascista libertario] Ecco, ora che Lanna fa parte a pieno titolo di una destra distante da quella forzista, e immagino anche da una nostalgica di antichi autoritarismi, questo libro lo metterò tra i miei desiderata. Sono curioso di comprendere cosa potrebbe scaturire da una destra depurata dal berlusconismo.
[Il fascista libertario]
[Il fascista libertario] certo che la prefazione di Luca Barbareschi................Non facciamo in tempo a leggere ed informarci che l'attualità, un tantino mostruosa, ci supera con effetti speciali oserei dire scilipoteschi.
[lanna, destre] una destra
[lanna, destre] una destra vicina a travaglio e gomez, una destra repubblicana e patriottica. Pronta a difendere le istituzioni e la legalità. A investire nella cultura e nella ricerca. A tutelare i lavoratori e le famiglie. Qualcosa del genere...
[quanto a barbareschi, l'accaduto è abbastanza inconcepibile. Era uno dei più entusiasti in assoluto della posizione, diciamo così, fenogliana di fli. Mistero]