Guido Morselli (1912-1973) aveva una convinzione: che la stampa non rappresentasse affatto l'opinione pubblica come si pretendeva fosse, e che i giornali dovessero essere scritti dall'opinione pubblica: cioè, dai lettori. Eccettuata una sezione generica e generalista – il “notiziario” - curata dalla redazione (immagino: sulla base delle battute delle agenzie di stampa), voleva che il resto, “libero, discorde e frammentario”, fosse scritto dai cittadini. Oggi, forse, possiamo animare e incarnare, a partire da un sito letterario, il suo sogno:
“Nelle mie rade radio-apparizioni non ho mai avuto fortuna. In tempi più recenti, dopo la rinuncia al giornalismo militante, in una cosiddetta tavola rotonda mi permisi di porre sul tappeto la questione: se la stampa aspira a essere pubblica opinione come si proclama, perché resta monopolio della tribù giornalistica, nel nostro Paese non più di centocinquanta individui, direttori e capiredattori? Aprire al pubblico! I giornalisti di mestiere si occupino del notiziario e di un commento alle notizie, due impegni più che sufficienti a giustificare la loro esistenza: il resto, il corpo del giornale, lo lascino alla collaborazione degli utenti, o lettori, collaborazione libera, discorde e frammentaria, senza dubbio: ma è il solo mezzo per dare voce all'opinione pubblica autentica” (Morselli, Dissipatio Humani Generis, p. 91).
“Inutile, ripeto, notiziarcene o informarcene: noi le viviamo, quelle questioni. E chi è che le decide? I giornali, appunto; ma senza di noi. I giornali, ossia i 500 (saranno 500?) della tribù o casta dei direttori, capiredattori, segretari di redazione, collaboratori fissi, - che 'fanno' i giornali. Voi le decidete quelle questioni, insieme a (e sia pure, a volte, in contrasto con) i componenti degli altri 'gruppi di pressione' o 'centri di potere', vale a dire, sappiamo, i Politici, i Burocrati, i Padroni o Imprenditori, i Sindacalisti e il Vaticano (...). Le decidete sulle nostre teste” (Morselli a Umberto Eco, 1969).
Qual era l'argomento vincente del suo oppositore? Semplice: il format, ossia i limiti dettati dalla struttura dei giornali, e i criteri di selezione.
“Sarei anzi ancora più pessimista perché anche le lettere del pubblico, di cui lei parla, non costituiscono affatto una tribuna libera ma il modo in cui la direzione del giornale, scegliendo gli interventi, fa dire ai lettori delle cose che le stanno a cuore... Le soluzioni? Una più martellante e continua pressione dal basso. Ma a questo punto non è più un problema di giornali ma di nuovo clima politico” (Umberto Eco a Guido Morselli, 1969, su carta intestata Bompiani).
Era il 1969 e il web non esisteva ancora. Naturalmente, oggi Umberto Eco scriverebbe qualcosa di diverso. Che cosa? Fantastichiamo: direbbe che è possibile, tecnicamente e intellettualmente, perché ogni cittadino può accedere alle stesse fonti dei quotidiani (ossia, le agenzie di stampa) e può, nel Web, commentare e glossare quelle notizie. E gli interventi del pubblico potrebbero essere non solo moderati (per evitare pubblicità, volgarità, idiozie, etc) ma addirittura fatti oggetto di valutazione di ogni individuo. L'attendibilità e la credibilità di ogni commentatore verrebbero così evidenziate, a differenza di quanto accade nei quotidiani o nei periodici, con la massima trasparenza. Non sarebbe del tutto rivoluzionario? Certo.
Quindi, più che questione di “nuovo clima politico”, direi che si dovrebbe parlare di “evoluzione tecnologica”. Internet, ben distante da essere quel che vorrebbero divenisse, ossia uno strumento di svago, intrattenimento e rincoglionimento di massa (cfr. fenomeno dei Social Network), è la nostra prima, autentica occasione di rivendicare giustizia, libertà ed equilibrio nell'informazione: l'informazione autentica e paritetica, informazione autentica è paritetica.
Il sogno di Guido Morselli si può incarnare. Basterebbe che la direzione dell'ANSA o di ADN KRONOS modificasse la struttura dei propri siti, affiancando alle battute d'agenzia pagine dedicate a commenti e osservazioni dei lettori, moderate volta per volta da un redattore e ordinate per parole chiave (“tags”) come già avviene, per intenderci, in un archivio come questo.
Qualora lo sviluppo fosse orizzontale, e cioè per geminazione della pagina “fonte”, e non verticale, ossia per sovrapposizione caotica e disordinata di commenti come ancora accade nel dicembre 2008, allora avremmo la possibilità di vivere il sogno dell'informazione libera e dell'equivalenza incontrovertibile tra “pubblica opinione” e “stampa”.
Si porrebbe un'altra e ben diversa questione: ossia, la credibilità delle notizie pubblicate dalle agenzie di stampa. Andrebbero quindi studiate tecniche per:
A – imporre l'obbligo della firma su ogni battuta di stampa: l'articolista deve essere riconoscibile e riconosciuto. Una sua scheda biobibliografica, completa di orientamento politico, dev'essere sotto lo sguardo di ogni lettore.
B – incrementare e regolamentare il numero di notizie passibili di commento da parte del pubblico: questo per far sì che nessuna notizia venga penalizzata dall'importanza o dalla gravità di altre, contemporanee. Un archivio intelligente, composto di parole chiave (tag) suddivise in ordine alfabetico o per ricorrenza, come questo, impedirebbe fossero accantonate o smarrite o travisate.
C – Regolamentare diversamente i contributi statali alla stampa: a essere salariati e stipendiati non sarebbero più i membri della casta (termine morselliano, e non stelliano), ma i cittadini che si impegnano a commentare con intelligenza ed equilibrio le notizie.
Ciò detto, e dimostrata almeno l'opportunità di studiare la fattibilità della realizzazione del primo media morselliano, espressione autentica dell'opinione pubblica e della libertà d'espressione, passiamo al nostro, più semplice ma tecnico e specialistico livello: ossia, alla rivista letteraria.
Nel corso di questi sei anni, dieci considerando le pubblicazioni universitarie ormai irreperibili e purtroppo non consultabili on line, io e voi abbiamo studiato, osservato, analizzato e criticato il sistema editoriale italiano: abbiamo ribadito più volte la necessità di un'autentica riforma dell'editoria, volta a impedire future posizioni dominanti del mercato oggi ascrivibili a diversi gruppi, magari concentrazione di distribuzione, promozione, riviste e quotidiani, punti vendita: tutto allo stesso tempo.
Abbiamo domandato a gran voce fossero bandite tutte quelle forme di editoria a pagamento (Eco la definiva “vanity press”) che piuttosto oggi godono, come vent'anni fa, di pubblicità in prima pagina sui grandi quotidiani.
Abbiamo chiesto leggi chiare e trasparenti, e pari opportunità per tutti gli editori: per tutta l'editoria di progetto, e di qualità.
Per questo, Lankelot, pur non ostacolando la pubblicazione di articoli (schede) dedicate a libri stampati dai gruppi dominanti e dalle loro varie e molteplici etichette, ha sempre preferito osteggiare la logica della discussione della novità a ogni costo, sostenendo il catalogo degli editori amatoriali o piccoli e medi di qualità, scandagliando – per quanto possibile – le loro collane e ribadendo l'ingiustizia della loro minore visibilità: dovuta a questioni economiche e di distribuzione e di spazio sui media, e non certo alla qualità.
Per questo, Lankelot – sin dalla prima versione della sua programmazione – ha sempre evitato di ospitare una selezione redazionale dei contenuti dei nuovi aggiornamenti: al di là della semplice indicizzazione delle ultime dieci pagine e degli ultimi dieci commenti, la nostra homepage si presenta, storicamente, come un archivio suddiviso per criteri: prima alfabetico per autore e cronologico, oggi alfabetico e tematico. Qui la prova.
Non siamo un organo di stampa: non abbiamo interesse a dedicarci all'attualità, e non intendiamo “stare sulla notizia”: niente speciali sulle ultime uscite, nessuna attenzione dedicata alle classifiche (le ragioni sono ormai comprensibili a tutti: le classifiche sono inficiate dalla visibilità dei libri sugli scaffali delle librerie, e quindi dalle tirature originarie; alte tirature sono privilegio di pochi. Non solo: le classifiche sono inficiate dalla visibilità dei libri sulla stampa mainstream: stampa che spesso appartiene allo stesso gruppo editoriale che ha pubblicato quei libri...).
Niente speciali sulle ultime uscite, nessuna attenzione dedicata alle classifiche, dicevamo: nessuno spazio riservato ai premi letterari (Vassalli insegna), e nessuna pretesa di anticipare i media. Cosa cerchiamo?
Intelligenza. Qualità. Letterarietà. Progettualità. Idealismo, e coraggio.
Io dico che questo è un primo esempio nazionale di rivista letteraria fatta, sulla base di un lungo e profondo studio del settore, da lettori. Si può discutere dei nostri limiti: ne abbiamo molti. Siamo attivi in poche centinaia, molto attivi in poche decine: non possiamo monitorare le circa 50mila nuove pubblicazioni italiane annuali. Sarebbe folle pensare una cosa del genere.
Una cosa possiamo farla, e la stiamo facendo: selezione. Non è un'impresa da poco.
Per questo credo che il nostro pionieristico viaggio abbia bisogno, per esplodere e cristallizzarsi, del contributo almeno occasionale di circa 200mila lettori-commentatori. A differenza delle neo-enciclopedie, non abbiamo pretesa di oggettività: ne abbiamo di fantasia, di sensibilità, di gusto, di selezione. Di letterarietà.
Chiamiamo a noi nuove leve e spieghiamo loro cosa stiamo cercando: se è più difficile e complesso applicare questi criteri al cinema, alla musica e alle scienze (qui l'archivio), ambiti in cui possiamo limitarci a ribadire l'estraneità e l'opposizione al mainstream, la ricerca di argomentazioni laterali e nuove e di opere meno visibili e mal distribuite – ma professionalmente distribuite – nel mondo del libro è tutto più facile. Diamoci da fare e portiamo intelligenze nuove in casa nostra: perché Lankelot può e deve diventare la casa dei lettori italiani.
Apro definitivamente le porte anche ai professionisti dell'editoria, redattori, ufficio stampa, editor, lettori, traduttori, che vogliano essere parte del gruppo. Purché dichiariate per chi state lavorando, in caso di recensione altrimenti ambigua, saremo felici di leggere i vostri consigli, le vostre analisi e le vostre osservazioni.
Vi ricordiamo delle norme basilari:
Non pubblichiamo notule inferiori alle 1200, 1800 battute; per quel tipo di segnalazioni c'è il forum. Non pubblichiamo comunicati stampa; per loro c'è il forum.
Non avalliamo la condotta di chi rifiuta critiche e osservazioni: questo è un sito democratico e dialettico.
Abbiamo un format, da mantenere e rispettare, per le recensioni dei libri come per le interviste o le monografie: http://www.lankelot.eu/index.php/format-letteratura-obbligatorio/
Non importa che scriviate di opere già recensite: importa che le argomentazioni siano altre e diverse rispetto a quelle già edite.
Non premiamo i migliori e non paghiamo nessuno: siamo senza capitali. I minimi introiti derivanti da google servono a pagare parte della banda. Al resto pensano Intellijam e Gianfranco Franchi.
Ogni articolo è sottoposto a uniformazione redazionale – per il format; per riparare refusi e imperfezioni – per mano di volontari.
Intendiamo, in futuro, sviluppare un software per migliorare leggibilità, consultazione e posizione dei commenti. E' nei commenti il cuore di un articolo: la sua fortuna, la sua intelligenza, la sua opportunità, la sua resistenza nel tempo, la sua necessità.
Vi invitiamo a scandagliare l'archivio, da subito, e a commentare almeno parte degli oltre 2700 (al 16 novembre) pezzi.
Tutti i contenuti
ARCHIVIO ARTICOLI: http://www.lankelot.eu/index.php?archivione=1
ARCHIVIO COMMENTI: http://www.lankelot.eu/?archivio_commenti=1
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COMMENTI: http://www.lankelot.eu/index.php/spirito-di-lankelot-commenti/
FRANCHI
Commenti
A voi.
A latere, sul sempre caro MORSELLI:
http://archiviostorico.corriere.it/2001/ottobre/23/vita_postuma_MORSELLI...
finalmente on line il pezzo di COLLURA (Corsera, 2001)
http://it.youtube.com/watch?v=BDcjemEqr1o soundtrack.
La linea è stata tracciata, ora si tratta di seguirla. C
redo che un grande passo avanti per il sito sarebbe la partecipazione di
"professionisti dell?editoria, redattori, ufficio stampa, editor, lettori, traduttori", come hai già detto.
Questo editoriale credo non aggiunga niente a quello già affermato nei precedenti editoriali che tracciavano il dna del sito, è solo un modo per ribadire i concetti chiave di Lankelot ed un modo per raccogliere nuovi partecipanti.
Un grande contributo invece dal punto di vista giornalistico e dei nuovi media.
quanto godo quando leggo questi tuoi articoli...
che dire? l'analisi è acuta e accurata come sempre, specie la prima parte è piena di idee, che speriamo vengano recepite.
Per il resto, la linea è quella collaudata da anni, speriamo bene.
che dire? Sai che condivido. Sono con te, come sempre;)
4,5,6,7.
Francesco, Antonio, Marina, Federico: grazie a voi. Diamoci da fare...;)
Sistemata l'impaginazione e tolta la sottolineatura ai commenti. Più tardi passo a leggere con la dovuta attenzione.
"ma è il solo mezzo per dare voce all?opinione pubblica autentica"
A me fa pensare alle "lettere al direttore". Non so quanto sia produttivo alla fine...
"E gli interventi del pubblico potrebbero essere non solo moderati (per evitare pubblicità, volgarità, idiozie, etc) ma addirittura fatti oggetto di valutazione di ogni individuo"
poraccio chi li modera...
"Nel corso di questi sei anni, dieci considerando le pubblicazioni universitarie ormai irreperibili e purtroppo non consultabili on line, io e voi abbiamo studiato, osservato, analizzato e criticato il sistema editoriale italiano"
no... io non l'ho fatto...
Morselli ci vedeva lungo ed è proprio vero che oggi internet, se usato con intelligenza, offre la possibilità di realizzare il suo sogno.
Quanto a Lankelot, sono con te. Da sempre e con orgoglio!
Selezione, sì. E fantasia, sensibilità, letterarietà.
Assolutamente d'accordo.
"Non avalliamo la condotta di chi rifiuta critiche e osservazioni: questo è un sito democratico e dialettico"
mh!
Sembra proprio un editoriale!
Si fa sempre più chiaro il messaggio di Lankelot e le linee guida del suo demiurgo, con la coerenza e l'onestà di sempre, senza tuttavia dimenticare il futuro. Mi lascino dire, lieto di far la mia parte. Strong & proud we embrace the fool.
Mi trovo in perfetta sintonia con lo spirito dell'articolo testé letto. Il riferimento iniziale a Morselli mi pare azzeccato, tenuto conto che morselli non ebbe udienza presso nessun editore finché visse. Poi, come sempre accade nelle cose arcane dell'arte, dopo morto Morselli si vide (si fa per dire) letteralmente ricoperto di consensi. Al di là di ciò, l'impianto generale dell'articolo è molto buono.
Chissà perché, ma stasera la faccenda mi sembra un po', come dire, "statica". Proviamo a cambiare.
13, 15 > Danke, amices:).
16. Onore nostro averti qui. Day after day, alone on a hill...
http://www.youtube.com/watch?v=WIsou0IRIQU
The Fool On The Hill;)
17. Non del tutto, amice Sard. Un suo saggio su Proust venne pubblicato, mi pare da Garzanti, in tempo di guerra. E qualche articoletto, qua e là... naturalmente, si tratta di piccole cose. Oggi, con tanti piccoli editori, avrebbe almeno potuto vedere stampati in digitale i suoi romanzi.
E' stata una grave ingiustizia, in ogni caso.
*
Sai chi diede il placet (senza sapere che ormai Morselli aveva tagliato la corda), dopo tante resistenze?
Il povero Pontiggia, all'epoca lettore Adelphi.
1943, prima delle due pubblicazioni ufficiali del nostro: si tratta di "Proust o del sentimento", edito dalla Garzanti. Confermo.
11, LUCA: "?E gli interventi del pubblico potrebbero essere non solo moderati (per evitare pubblicità, volgarità, idiozie, etc) ma addirittura fatti oggetto di valutazione di ogni individuo?
poraccio chi li modera? "
> In realtà si può addestrare un software a farlo, dopo un po' di esperimenti. Io purtroppo non sono un programmatore, ma se riesco a capire le dinamiche posso stendere delle ipotesi fattibili:).
Molte le hanno già previste i programmatori del 2.0, è la ragione per cui chi posta commenti pubblicitari (di solito sono robot: pubblicano tot links) nemmeno appare su Lanke;).
www.youtube.com/watch?v=WIsou0IRIQU
Day after day,
Alone on a hill,
The man with the foolish grin is keeping perfectly still
But nobody wants to know him,
They can see that he's just a fool,
And he never gives an answer,
But the fool on the hill,
Sees the sun going down,
And the eyes in his head,
See the world spinning 'round.
Well on the way,
Head in a cloud,
The man of a 1000 voices talking perfectly loud
But nobody ever hears him,
Or the sound he appears to make,
And he never seems to notice,
But the fool on the hill,
Sees the sun going down,
And the eyes in his head,
See the world spinning 'round.
And nobody seems to like him,
They can tell what he wants to do,
And he never shows his feelings,
But the fool on the hill,
Sees the sun going down,
And the eyes in his head,
See the world spinning 'round.
Ooh, ooh,
Round and round and round.
And he never listens to them,
He knows that they're the fools
They don't like him,
The fool on the hill
Sees the sun going down,
And the eyes in his head,
See the world spinning 'round.
Ooh,
Round and round and round
(B. The Fool on the Hill).
www.youtube.com/watch?v=WIsou0IRIQU
Sarebbe un buon esperimento. Poi i fatti parlerebbero da sé, dopo giuto intervallo di verifica. Io il Morselli giornalista non lo conosco. Anche se prima di finire questa maledetta laurea dovrò sapere tutto su di lui. Si riescono a immaginare già diversi problemi, da questa prima visione, come ad esempio come diceva Luca il problema della selezione e gestione dei commenti. Va bene l'opinione pubblica al potere giornalistico, però abbiamo già avuto numerose esperienze negative sul quoziente intellettivo della massa lasciato a se stesso. Insomma, una volta sistemata l'eventuale teconologia, tutto sarebbe da osservare. Chissà.
Vediamo se riusciamo a sperimentare qui, nei mesi a venire, qualche soluzione nuova. L'idea mi stuzzica e manco poco:)
hummmm... progetto Karass?!
http://it.youtube.com/watch?v=8Zm03Kquv4g
(sfumature - 99 posse)
Ho segnalato questo tuo pezzo presso persone di conoscenza, e non aliene dall'argomento. Merita ampia discussione e diffusione. Persisti inesorabile!
Karass. Questa è la parola giusta.
www.lankelot.eu/index.php/2008/08/18/vonnegut-kurt-ghiaccio-nove/
28. Daje!
Ansa e Adnkronos rispondono ai loro datori di lavoro.
Non è vero che danno le informazioni. Sono soggette, le agenzie di stampa, alle pressioni politiche, forse anche più dei quotidiani.
Quindi, nel dare le informazioni, le presentano, e le presentano in modo diverso. Vai su Ansa e guarda la pagina della cultura, ci trovi gossip.
mah.
31. Esatto. Capisci perché chiedevo che tutte le battute di stampa fossero firmate? E perché segretamente sogno che le agenzie di stampa aumentino, rivelando trasparenza nuova?
Se il futuro somiglierà sempre più a quel che si immaginava, la vera innovazione dovrà riguardare proprio le agenzie...
Complimenti per le proposte.
Sempre dalla parte dell'Utopia e contro gli editorucoli che (vale ripeterlo sempre) vivacchiano turlupinando diciottenni, sono soprattutto repellenti saprofiti di fondi pubblici, spedendo notiziari gratuiti e inutili.
Il 3 dicembre: Yangoon.
Un abbraccio a tutti gli amici.
caro Luciano,
mi stavo proprio chiedendo dove fossi, cioé lo immaginavo, ma aspettavo conferma :)Abbraccio!
Ricambiamo l'abbraccio. Rivelaci tutto di Yangoon.
www.youtube.com/watch?v=UC-Mp105WJ4 Kasabian.
Mi inserisco al volo in questo discorso dicendo che non sono d'accordo con Morselli, anche se condivido molti punti della sua critica alla stampa. I giornali dovevano essere scritti dall'opinione pubblica? No, secondo me no. Innanzitutto, al di la' dei necessari filtri perche' fossero ovviamente scritti da quella parte di opinione pubblica che sa scrivere e portare coerentemente avanti un discorso, mi sembrerebbe molto limitante. Ci sarebbe su tutto, sul modo di raccontare i fatti, e sul modo di commentare i fenomeni sociali, una sola opinione, appunto "l'opinione pubblica". Non sto facendo i giochetti di fraintendere l'opinione pubblica con un'opinione imposta da un grande fratello orwelliano, ma proprio la mancanza di espressione di opinioni diverse - anche sbagliate -, mi sembrerebbe una grossa limitazione alla pluralita' (non ho detto liberta') di espressione. Da qui ad andare al discorso che ci potrebbero essere comunque anche degli organi di espressione che siano di parte, ma dichiarata, il passo non e' cosi' lungo, ma allora sarebbe una cosa identica a quello che c'e' gia'. E il fatto che la "parte" sia dichiarata o comunque venga riconosciuta da tutti, diventa una questione di lana caprina. L'opinione pubblica poi non e' un'unica massa indistinta, ha all'interno tutta una serie di dubbi, di convinzioni diverse, per cui mi sembra che spesso l'opinione pubblica sia contenta di poter ascoltare il parere del bianco e il parere del nero per saperne di piu'. E chi e' che puo' definire il giusto limite di colori da ascoltare oltre al bianco e al nero?
E il Web, che viene visto come l'espressione della liberta' e io vedo come l'espressione della caoticita' piu' esemplare. Ci sono cosi' tante e diverse opinioni e anche informazioni sul Web che senza un filtro adeguato (e di nuovo: chi lo mette questo filtro?) non aiutano in niente l'informazione come servizio. Tenete presente che non sto parlando di chi si sa muovere sufficientemente a suo agio con il Web da saper scegliere e ponderare le notizie e le fonti, parlo della massa che poi farebbe l'opinione pubblica. Questa massa, se cerca delle notizie sul Web, usa senza rendersi conto del peso che, il filtro delle scelte di Google. Questa massa mette sul web tutte le sue informazioni personali in siti che - se un ipotetico grande fratello volesse controllarla, l'ìopinione pubblica - ritengo dovrebbero essere il primo obiettivo di qualunque tentativo di infiltrazione.
Scusate il pessimismo. Pensieri in liberta'...
Ottimo Marco,
in realtà credo che la cd opinione pubblica darebbe vita a un ampio spettro di opinioni diverse: tutto starebbe nel saperle assemblare, suddividere e lasciare consultabili, una volta pubblicata la notizia - non da "un pubblico opinionista".
*
Filtri nel web: il primo l'ha decretato il motore di ricerca massimo, Google. Sulla base di criteri come la qualità dei pezzi, l'aggiornamento dei siti, la popolarità dei siti e l'atipicità dei contenuti ha permesso a sito x di anticipare altri nei risultati... non basta, ma potrebbe essere un primo passo.
Il secondo è dare vita a un gigantesco ed egualmente selettivo motore di ricerca "specialistico". Serve grande pazienza e metodo nuovo.
*
Il terzo - pensando alla parte finale del tuo messaggio - è badare a quanti e quali dati personali vengono pubblicati: sinché si tratta di nome e cognome non vedo grandi problemi, anzi. L'importante è evitare estremi dei documenti, dati bancari, password già in uso altrove...
Ma serve studiare assieme una strategia per restituire ordine e ristabilire determinate gerarchie nel Web.
Spero di poter incontrare presto i fraterni amici di Intellijam. Voglio sperimentare con voi qualche soluzione nuova, da queste parti. Io dico che è questione di struttura e di fondazione di paradigmi nuovi...
38. motore di ricerca specialistico. non so se intendevi questo, ma vivisimo.com divide i risultati della ricerca in varie categorie. vabbé, tanto per dire.
No, intendevo qualcosa come il fu Alice, oggi irriconoscibile Wuz.
Potenziato e migliorato a dovere.
Praticamente, Lankelot con una redazione stipendiata che versa 10 ore di sangue al giorno per documentarsi, revisionare, impaginare, scrivere, commentare, etc.:).
http://www.youtube.com/watch?v=k9JPb119ZvY
Paris Texas.
http://it.youtube.com/watch?v=L_XFMCgeI7c
Losing my religion. LIVE
Oggi prima pagina di TTL, inserto de La stampa, dedicata a Guido Morselli. (-:
Per l'uscita di un ...non ricordo.