Landolfi Tommaso

Viola di morte

Autore: 
Landolfi Tommaso

Seconda delle tre raccolte poetiche di Tommaso Landolfi, “Viola di morte” fa registrare un’inversione di tendenza all’interno della vasta produzione del frosinate che, dalla diaristica, passa ai versi per poter dar voce a quell’io chiuso nel suo mondo intriso di solitudine.
È lo scrivere a rompere il silenzio perché “non il cuore, ma la penna, modera i nostri sconforti: dovunque la penna arrivi si ritira il suicidio”. Landolfi affida alla poesia il “sibilo dolce e disperato” dei suoi pensieri e tuttavia, pur riconoscendola come unica libertà reale concessa all’uomo, nutre la sofferenza di non averla come amica (La poesia, la sola) e alimenta il “vizio osceno dei versi” rimanendo “vuoto e solo con foglio immacolato”, nel tentativo di vincere l’immane fatica di vivere e, con essa, il terrore del nuovo giorno che cova oltraggio (Soverchiante fatica).
Nonostante il discutibile gusto per la rima e le assonanze, che spesso mortificano la parola riducendola a mero suono, è indiscutibile la forza lirica di alcuni passaggi, che rendono mirabilmente la dimensione del dissidio interiore dell’autore: “scheletro d’un cuore” livido nel suo contrasto col mondo e con Dio, attraverso il quale esprime la propria stessa renitenza alla vita, considerata gran vanto (Procede per leve forzate).
Quel Dio che “ci sfida e doma, e ci ricatta”. Quel “buon dio maledetto” dal quale Landolfi si difende con ambedue le ali spezzate (L’assiuolo caduto). Quel Dio nel cui livore riconosce sarcasticamente una forma d’amore (Perché ci avrebbe tanto fieramente).
In quest’ottica, quindi, la vita è intesa come insopportabile tortura e l’aurora nasce a conferma di una affannosa ricerca che, ciclica, viene disattesa, sottolineando ancora una volta l’approccio problematico alla fede e la conseguente disillusione di chi, con dolore, sente che “la nostra furia di ragione (o di cuore, che poi fanno tutt’una) non sarà mai riposo o assoluzione”. Ne deriva, il vuoto inconsolabile che converte il “battere alle porte della vita (…) in sollecitazione della morte”, ripetutamente invocata come liberazione e che tuttavia “ci governa e ci minaccia; e noi, gli schiavi di noi stessi schiavi, chiniamo i capi ignavi al sole della sua materna faccia”. A fare da sfondo, la metafora delle stagioni che si susseguono con i loro diversi colori e profumi, evidenziando come “siano gli anni il solo nostro avere”. Appare netta, quindi, la dicotomia di Landolfi che “vuole giacere nel suo solco”, pregno della “sinfonia del tempo scialacquato”, riconoscendo nel “nulla ciò ch’egli si scalda dentro” (La sinfonia del tempo scialacquato), eppure consapevole della maschera (La maschera è una forza) nella quale si costringe, finendo col sentirsi “chiuso nel mondo come in una bara”.
Ed è attesa della morte con “nel presente il passato addormentato”, è attesa impavida e rassegnata, giacché “è rischio di nascita la morte”: “vivemmo, morremo: non è di ciò, che teme l’anima, ma della vita furente che vive e seguita perennemente”. In assenza.
In assenza di sé. In assenza di qualsivoglia speranza. In assenza della propria donna fuggita: di lei, “o maledetta sopra tutte cara, eponima del suo perduto riso”.
L’amore è lontananza e tormento e speranza di ricongiungimento. Landolfi vive proteso verso il ritorno e palesa lo smarrimento frutto della dipendenza da colei che mette distanza per non “essere compresa e irretita nelle sue lebbre”. Sono pagine intense che mostrano la totale fragilità di un uomo dichiaratosi incapace di vincere l’inferno (Visetto lustro della mattutina) senza la possibilità di avere accanto la persona amata, costantemente appellata come maledetta, proprio in virtù del vuoto che gli lascia dentro.
“Tu arginavi la morte, amore: adesso essa a guisa di piena mi sommerge”.
L’attesa diventa unica ragione di vita e, al contempo, preziosa illusione che Landolfi nega nel tentativo di non infrangerla, preferendo coltivare un desiderio  irrealizzabile pur di non staccarsi dall’idea della riconciliazione. Tuttavia c’è la piena consapevolezza che la profondità del suo sentimento sia alimentata proprio dall’assenza.
“Non ti aspetto, o compagna d’una sorte ribelle: so quanto sarà vano il tuo ritorno. E fosse, vano: ché sarà feroce e sgominerà l’ultima speranza. Posso invocare la tua voce, se tu non sei; se sei, nulla mi avanza”.
Anche l’amore, quindi, si riduce in solitudine, generando isolamento. Anche l’amore è monologo. È parlarsi addosso arrivando ad innescare la metamorfosi dello scrivente che si fa materia stessa del suo scrivere. Uno scrivere che è impastarsi col foglio e sporcarlo di sé, per esprimere un’impossibilità.
Impossibilità di vivere, impossibilità di amare.

Impossibilità, dea senza altare, di cui forse nell’età da venire Landolfi sarà detto il cantore. (Impossibilità)


EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Tommaso Landolfi (Pico Farnese, Frosinone 1908 – Roma, 1979), scrittore, critico, saggista e traduttore italiano. Si laureò in Lingua e Letteratura Russa nel 1932, con una tesi su Anna Achmatova. Tradusse – tra gli altri – Novalis, Dostoevskij, Tolstoj, Cechov, Lermontov, Puskin. 

Tommaso Landolfi, “Viola di morte”, Vallecchi, Firenze, 1972. 

L’opera omnia di Landolfi è attualmente in via di pubblicazione nelle edizioni Adelphi.  Speriamo  siano ancora  selettivi.



Landolfi in Lankelot:
Landolfi Tommaso - A caso - franchi
Landolfi Tommaso - Cancroregina - Paolo Castronovo
Landolfi Tommaso - Da Leopardi al "nonsense" - sard
Landolfi Tommaso - Des mois - franchi
Landolfi Tommaso - Dialogo dei massimi sistemi - franchi
Landolfi Tommaso - Il Mar delle Blatte - franchi
Landolfi Tommaso - Il principe infelice - Léon
Landolfi Tommaso - La bière du pécheur - franchi
Landolfi Tommaso - La pietra lunare - franchi
Landolfi Tommaso - La spada - franchi
Landolfi Tommaso - Le due zittelle - Léon
Landolfi Tommaso - Le labrene - franchi
Landolfi Tommaso - Racconto d'autunno - franchi
Landolfi Tommaso - Rien va - franchi
Landolfi Tommaso - Su alcune probabili fonti di Landolfi. Dalle "blatte" alle "capre" - sard
Landolfi Tommaso - Viola di morte - AngelaMigliore


Angela Migliore, aprile 2007
ISBN/EAN: 
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Commenti

In ritardo, ma ce l'ho fatta.

tu insomma dici che anche come poeta Landolfi ha comunque una sua cifra ed un suo perché. Di ciò, veramente, non so proprio nulla. Mi pare che qui la tematica "amore" dolorosa e senza speranza sia più forte e limpida che in prosa. In ogni caso solita ottima pagina

Anche a me il Landolfi poeta suona nuovo. Degno comunque di riscoperta... grazie Angela per la tua pagina!

Gran bel lavoro, Angela, come sempre.
Qualche integrazione, a proposito di quel che scrivi in apertura:
l'ultimo libro di poesie di Landolfi è "Il tradimento" - Rizzoli, Milano 1977. Nella nota all'edizione, l'autore scrive:

"Questo libro è quello che, rispetto alla sua composizione (e qualunque altro libro possa aver veduto la luce nel frattempo), immediatamente segue la mia Viola di morte. Tale precisazione ben dovevo ai miei pochi estimatori, che rettamente giudicarono essere detta Viola un'ultima tule (SIC): la quale pertanto, posto avere a tollerare, non tollerasse futile, ma se mai grave e terribile seguito".

Se può servire...;)

Nel 1999 lessi questo libro nell'edizione Vallecchi, con dedica alla memoria di D'Annunzio e Tjutcev. Ricordo che mi strappò qualche sorriso in apertura ("Oh Dante, Dante! / Gronda m. il paradiso") e quanto al resto quel sorriso si spense. La tua analisi è molto equilibrata. Grazie ancora!

2> Francamente, Paolo, credo di non aver scelto il miglior Landolfi. Il suo modo di far poesia non collima troppo con i miei gusti. Quel suo uso della rima e i continui punti interrogativi e quel disprezzo dissimulato, o forse castrato da un certo manierismo, fanno dei suoi versi qualcosa di trascurabile, a mio avviso. Quanto alla sudata pagina, ho la presunzione di pensare che la lettura debba essere comprensione, per cui ho cercato di concentrarmi sul sentire del poeta, piuttosto che sul suo stile. Ovviamente, quindi, si tratta di un'analisi assolutamente soggettiva, nella sua totale parzialità.

3> Degno di riscoperta, non so, Ilde.
Attraverso le recensioni lette qui e il conseguente paragone col testo in questione, posso pensare con buona certezza, che Landolfi abbia dato altrove il suo meglio.

4> Integrazione essenziale, direi. Grazie, Franco, come sempre.
Sulla mia lettura di "Viola di morte", ho già detto nel commento di risposta a Paolo: soggettiva e manchevole del giusto background per poterla definire analisi, ma mi fa piacere aver contribuito, seppure in infinitesima parte, al tuo progetto.

A proposito, ho corretto l'introduzione. Va meglio?

ottimo;)

6. rimane il fatto che hai fatto poesia, comunque. In senso lato ma pur sempre. :-)

"Anche l?amore, quindi, si riduce in solitudine, generando isolamento. Anche l?amore è monologo. È parlarsi addosso arrivando ad innescare la metamorfosi dello scrivente che si fa materia stessa del suo scrivere. Uno scrivere che è impastarsi col foglio e sporcarlo di sé, per esprimere un?impossibilità.
Impossibilità di vivere, impossibilità di amare.
Impossibilità, dea senza altare, di cui forse nell?età da venire Landolfi sarà detto il cantore. (Impossibilità)"

Suggestiva clausola, Angela, e ottimo lavoro complessivo. Chiaro, esaustivo, ben restituisce l'inquietudine del Landolfi poeta.

11> Magari sapessi realmente fare poesia, anche solo in senso lato! Magari!
12> Un'inquietudine pigra, però, a mio parere.
Le ultime righe, Federico, parafrasano la poesia di Landolfi stesso citata in parentesi.

13. A costo die ssere noioso ripeto che per ritmo ed evocazione diverse tue pagine sono "poetiche".

:)

"la vita è intesa come insopportabile tortura"
> la tua pagina è ottima e molto esauriente, la mia prima impressione sul Landolfi poeta non è però molto positiva, mi sembra pesantissimo e molto tetro.

"dovunque la penna arrivi si ritira il suicidio?.
>questo non è stato vero per tutti, varrà per lui, altri non si sono salvati perchè scrivevano.

Anche questo irreperibile.
Qui trovate il volume pubblicato dalla Rizzoli, che comprende le opere dal 1972 al 1979:
http://www.bol.it/libri/scheda/ea978881766384.html

Credo che il volume del link dell'intervento precedente sia stato annunciato ma non sia mai uscito. Ho periodicamente chiesto nelle librerie e controllato nelle biblioteche, ma non l'ho mai trovato.
Se qualcuno ne sa dipiù, grazie!

Ha ragione pup. Sul sito RCS si dice che il volume (che è il terzo) è "di prossima pubblicazione" (per i tipi di Bompiani)...

Grazie, Ilde, per aver tempestivamente risposto a pup.

Grazie per la risposta e... complimenti, Idelaura per riuscire a navigare nel sito di RCS, io non riesco mai a trovarci niente. Credo che il volume fosse praticamente pronto, poi sono insorti problemi familiari per i diritti; c'era scritto qualcosa di simile su un articolo tempo fa su "La Repubblica"; purtroppo l'ho perso, non so indicare i riferimenti. Adesso, comunque, i diritti dovrebbe averli Adelphi, quindi difficilmente uscirà mai, Bompiani o Rizzoli che sia! Ancora complimenti a tutti per le pagine su Landolfi, tutte molto ben fatte.

Di Landolfi fino ad oggi conoscevo solo le opere in prosa ed alcune trasposizioni teatrali. Le poesie di primo acchito mi si appalesano un pò pesanti e macchinose, prive del necessario fluido armonico.
Ma approfondirò meglio.

Gian Paolo Grattarola