Landolfi Tommaso

Il Mar delle Blatte

Autore: 
Landolfi Tommaso

Lupi mannari rapiscono la luna. Una cagna si congeda dai suoi eredi rivendicando d’aver bagnato del suo dorato liquido una statua bianchissima, e d’averne sempre avuto nostalgia. Un verme parlante sfida un ragazzo e conquista l’amore della donna contesa, nel bel mezzo del Mar delle Blatte. Un astronomo dichiara che dio è un metodo. Si direbbe un delirio: ma in ambito letterario, quando il delirio s’accompagna a una suggestiva lingua letteraria, si preferisce virare sulla più tenue categoria del divertissement o della stravaganza. Ecco, “Il mar delle blatte e altre storie”, raccolta di racconti originariamente edita nel 1939, racconta storie come queste, che tendenzialmente strappano un sorriso e sembrano rifiutare in toto – gradevole scelta, ma non ne riesco a valutare la “consapevolezza estetica” – stilemi e dettami del realismo. 
Se non avessimo letto, in
Carlo Dossi, di come innamorarsi d’una regina di cuori o di un albero, e se non avessimo affrontato le fumose invenzioni di Palazzeschi, potremmo giudicare queste trame – queste “deviazioni dalla logica” – come del tutto inedite tra Ottocento e primo Novecento italiano; salutando magari certi spunti come viatico alla lettura del Calvino più ispirato, quello fantastico; tuttavia la responsabilità – e le influenze – di certa Scapigliatura non mancano di richiamarci all’ordine; assieme alla ovvia reminiscenza della plurisecolare tradizione degli animali parlanti, cara in primis alle favole, a partire, naturalmente, dalla classicità (Esopo, Fedro; ma anche, in vicenda metamorfica e quindi ragionevolmente cara a Landolfi, Luciano di Samosata. Vado a memoria e per grandi linee e qualcosa mi sfugge). Stabilito quindi che di delirante divertissement si tratta, non estraneo a grandi tradizioni letterarie lontane o quasi coeve al testo – sicuramente con ironia e aggressività caustiche, e tutte contemporanee – passiamo a dire che è un gran bel delirio; che Landolfi sembra divertirsi molto davvero, da erudito e da letterato puro, a smontare e rimontare la linearità e la logica; gioca per paradossi, per eccessi, per allucinazioni; non di rado non è nemmeno possibile ricostruire la realtà originaria, il “nucleo realistico” della storia, quell’argilla plasmata sino a diventare traduzione e invenzione letteraria. Questo discorso non vale, naturalmente, per la satira della scienza, il riuscitissimo “L’astronomia esposta al popolo”: erosione del dogmatismo e dell’assolutismo di certi uomini di scienza, ridicolizzati con perfetta adesione a certo entusiastico e megalomane codice linguistico divulgativo (encomiabile la clausola); nemmeno vale per “Il sogno dell’impiegato”, peraltro piuttosto fiacco; vale per buona parte dei racconti (7+1, composto da 5 dialoghi), dall’allucinato “Racconto del Lupo Mannaro” (i mannari apparivano già nel precedente “La pietra lunare”) – dove la luna finisce, rapita, in un camino, sfugge piena di fuliggine e per tre mesi cessa di brillare – all’eponimo “Mar delle Blatte”. In questo testo, discretamente simile all’ispirata logorrea d’un compagno di bevute in gran forma, il figlio perdigiorno d’un avvocato esce dal barbiere e va incontro al padre, gridando “guarda che taglio”; allude ovviamente al taglio che ha sul braccio, da cui fuoriescono pallini da caccia, chicchi di riso e un verme parlante, subito maledetto dal giovane. Questo verme è il suo rivale: ce ne accorgiamo una volta che padre e figlio – assieme a Lucrezia, “vergine lattante” nuda come una polena, oggetto della contesa – si ritrovano su una nave, diretti al Mar delle Blatte.
Le Blatte altro non sono che gli scarafaggi che circondano, poco prima d’una bellissima isola, la nave e tutto il suo equipaggio. Scopriamo che Lucrezia preferiva il verme al ragazzo; che propone una sfida ai due, nel corso della quale dovranno sedurla come meglio credono. Vince il verme (la descrizione è superbamente grottesca, questo sì), schiacciato poi in accesso d’ira dal ragazzo. La fine della storia possiamo risparmiarcela – diciamo che è una sorta di happy ending – ma nel complesso è tutto stupendamente senza né capo né coda. Se è questo che cercate in Letteratura, precipitatevi in libreria.
Il racconto eponimo è emblematico dello stile e dello spirito dell’intero volume; è probabilmente chiaro a tutti che un testo come questo può valere come oretta e mezza di consolazione e svago per un lettore medio-forte, magari brizzolato; in alternativa, può servire agli sceneggiatori contemporanei per dare vita – penso soprattutto al Racconto del Lupo Mannaro – a una pellicola finalmente anomala e francamente folle. Divagando, mi domando che lavoro facesse Landolfi nel 1939 per ritrovarsi a evadere dalla realtà con storie come queste; probabilmente – se stava già traducendo dal russo – fuggiva dall’iperrealismo di certe narrazioni svagandosi con queste prosette. Senza dubbio qui si registra un passo indietro, dal punto di vista della tenuta dell’opera, rispetto all’ottimo libro precedente; al contempo, si ha la percezione netta che Landolfi abbia lasciato galoppare a dovere l’immaginazione e l’estro creativo. Sprigionando qualcosa di felicemente sregolato, questo sì.
La speranza di chi legge, avanzando in ordine cronologico, è di incontrare superbi bestiari nei successivi testi dell’autore. È involontariamente comico il contrasto tra la limpida e raffinata lingua letteraria dell’artista e gli argomenti delle sue narrazioni, in questo frangente; si ha l’impressione di ascoltare le boutade irriverenti d’un professore di mezza età, molto ben educato.
Landolfi de “Il mar delle blatte” è un narratore snob e divertito; spesso divertente, altrove discretamente fine a se stesso; oppure, come dire, “involontariamente autoreferenziale”. Libro riservato ai cultori dell’opera di Landolfi. 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Tommaso Landolfi (Pico Farnese, Frosinone 1908 – Roma, 1979), scrittore, critico, saggista e traduttore italiano. Si laureò in Lingua e Letteratura Russa nel 1932, con una tesi su Anna Achmatova.

Tommaso Landolfi, “Il mar delle blatte e altre storie”, Rizzoli, Milano, 1975.

Prima edizione: Edizioni della Cometa, Roma, 1939.
La prima edizione venne tirata in 555 esemplari, così suddivisi: 5 fuori commercio, contrassegnati dalle 5 vocali; 50 numerati in romano, da I a L; 500 numerati da 1 a 500. Quindi, venne ristampato assieme a “La spada” (Vallecchi, Firenze, 1942, con cambiamenti dei titoli) e nei “Racconti” (Vallecchi, Firenze, 1961). Quindi, Rizzoli, Milano, 1975, edizione qui esaminata; infine, Adelphi, Milano 1997.

Fonte di queste informazioni: NOTA dell’edizione Rizzoli, Milano, 1975.

L’opera omnia di Landolfi è attualmente in via di pubblicazione nelle edizioni Adelphi.

Approfondimento in rete:
Centro Studi Landolfiani / Antenati / Wikipedia / Italica Rai / Liber On Web / De Bellis

Landolfi in Lankelot:
Landolfi Tommaso - A caso - franchi
Landolfi Tommaso - Cancroregina - Paolo Castronovo
Landolfi Tommaso - Da Leopardi al "nonsense" - sard
Landolfi Tommaso - Des mois - franchi
Landolfi Tommaso - Dialogo dei massimi sistemi - franchi
Landolfi Tommaso - Il Mar delle Blatte - franchi
Landolfi Tommaso - Il principe infelice - Léon
Landolfi Tommaso - La bière du pécheur - franchi
Landolfi Tommaso - La pietra lunare - franchi
Landolfi Tommaso - La spada - franchi
Landolfi Tommaso - Le due zittelle - Léon
Landolfi Tommaso - Le labrene - franchi
Landolfi Tommaso - Racconto d'autunno - franchi
Landolfi Tommaso - Rien va - franchi
Landolfi Tommaso - Su alcune probabili fonti di Landolfi. Dalle "blatte" alle "capre" - sard
Landolfi Tommaso - Viola di morte - AngelaMigliore 

Gianfranco Franchi, “Lankelot”, marzo 2007.
(prima apparizione dell’articolo: Lankelot.eu)

ISBN/EAN: 
9788845912832

Commenti

Ecco qui:). Nei prossimi giorni, appena ho un po' di mano, "La spada". A voi!

"Divagando, mi domando che lavoro facesse Landolfi nel 1939 per ritrovarsi a evadere dalla realtà con storie come queste; probabilmente ? se stava già traducendo dal russo ? fuggiva dall?iperrealismo di certe narrazioni svagandosi con queste prosette. Senza dubbio qui si registra un passo indietro, dal punto di vista della tenuta dell?opera, rispetto all?ottimo libro precedente; al contempo, si ha la percezione netta che Landolfi abbia lasciato galoppare a dovere l?immaginazione e l?estro creativo. Sprigionando qualcosa di felicemente sregolato, questo sì."

Una bella pagina, ottimo Gf, che mi conferma le impressioni lette altrove e mi induce a qualche scorribanda in biblioteca per recuperare - a questo punto seguo il tuo filo - il Landolfi migliore
***
Peccato che G. Venturi non ci legga (ma mi ha promesso di venire a trovarci prima o poi) perché potreste discorrere con cognizione di causa: lui su L. aveva scritto una pagina allucinata, ma - ripeto -
con alcune impressioni che trovo qui confermate.

Salutamelo, quando lo senti. In questo caso, come del resto in diversi altri, avrebbe molto da condividere con noi. Più avanzo nella narrativa di Landolfi, più trovo ragioni di fascino. Vedrai che verrà fuori un bel lavoro collettivo, piano piano...

Ecco, da come fino ad ora hai presentato Landolfi, il parallelo con Palazzeschi pare sorgere spontaneo, sia per le tematiche, che per i modi narrativi di Landolfi (per quel poco che ho letto di Palazzeschi)

"Landolfi de ?Il mar delle blatte? è un narratore snob e divertito; spesso divertente, altrove discretamente fine a se stesso; oppure, come dire, ?involontariamente autoreferenziale?. Libro riservato ai cultori dell?opera di Landolfi".

Nella sostanza è il suo testo che ti ha convinto meno, eppure le tematiche che riporti sono sempre molto suggestive.

Ad ogni modo, dopo che avrò riletto "Il principe infelice" e letto "Le due zitelle", mi lancerò di certo su "La pietra lunare" (di cui non m'azzarderò comunque a scriver nulla visto il tuo splendido pezzo). E poi mi stoppo perchè tre dello stesso autore in serie sono già parecchi;)

Vai vai, scrivine se ti ha colpito:). L'importante è restituire un po' di autentica attenzione agli autori e alle opere della nostra Narrativa. E magari migliorare noi stessi, studiandoli, interiorizzandoli e poi confrontandoci. Ben venga quindi!

Vedremo - intanto stavolta manterrò la promessa sugli altri due Landolfi - , è un po' che non scrivo pezzi su romanzi. Questo comunque è il momento giusto. Diminuirò sensibilmente - per un po' - i pezzi sui film, per lanciarmi in personalissime riflessioni sulla narrativa. Ogni tanto bisogna cambiare per non perdere l'ispirazione;)

(assolutamente d'accordo:). )

"nel complesso è tutto stupendamente senza né capo né coda".
Stupendamente?

beh, sì:). A volte è necessario non avere né senso né direzione.

che strano, Il mar delle blatte è uno dei testi più noti di Landolfi, antologizzato (ne ho letti alcuni brani proprio a scuola), mi aspettavo fosse superlativo, invece pare fine a sè stesso, insomma non all'altezza di altri testi.
Ottimi tutti i riferimenti ad altri autori, certe volte mi domando perché non insegni....spazi ovunque nelle letterature, molto meglio di tanti prof. titolati.

Ma io, a differenza loro, sono un onesto. E ho rifiutato di vendermi. E a parte questo, preferisco fare pubblicità o altro che scrivere di letteratura prezzolato da qualcosa o qualcuno:).
*
Il mar delle blatte è un delirio divertente, e io non mi spingo, come Carlo Bo, a cercare tracce biografiche per stabilire senso. In generale, è una raccolta non all'altezza della sua fama. Considerando quel che ha scritto negli anni successivi, c'è chi - Bo - scrive che qui aveva (parole mie) freno a mano tirato per via dell'irrisolto contrasto con madre, terra d'origine, etc. Questo è il Landolfi giovane, che tende a fare allegoria d'ogni esperienza tradotta o trasfigurata. Probabilmente la Seconda Guerra Mondiale dà il primo colpo di grazia...

guarda che io pensavo a qualcosa di più interessante: alla possibilità di insegnare qualcosa di bello alle nuove generazioni,al rapporto con i più giovani, non a una meschina vendita di nozioni. Mai immaginato che tu potessi venderti scrivendo manuali. :-)
Chiudo l'OT.

:). I più giovani navigheranno molto più di noi. Se vorranno, troveranno asilo, riparo, comprensione e sostegno, che è tutto quel che posso dare - da sempre. I manuali degli accademici sono tendenzialmente ridicoli, come le relative tirature. E' una delle tante deliziose contraddizioni del nostro tempo. Ho scritto più di quella gente, e gratis, e di diverse letterature. Ma non ha senso, l'ho fatto qui, gratis e per tutti, sempre. Le marchette le lascio a chi ci campa:). I giovani verranno quando google li aiuterà a scoprirci. Preferisco così. L'italia è inadatta all'intelligenza e alla libertà - e in fin dei conti: seriamente, ma chi legge Landolfi? E perché? Queste sono domande di lusso da porsi. E' la ragione per cui vi ho proposto lui e Bianciardi come "progetto collettivo". E' sempre materia di pochi... che vorrà dire? :)

chiudo l'OT.
Avanti Landolfi.

proseguo cronologicamente ad avventurarmi nel vostro viaggio landolfiano. Le pecche e di limiti che tu evidenzi erano già nell'animo di un giovane Baol che lesse questo giochetto erudito nel 1994 -95 alla ricerca di una linea italiana al fantastico, che di fatto non esiste, ma al giovane Baol sarebbe piaciuta che esistesse.

"non avessimo affrontato le fumose invenzioni di Palazzeschi...". Credo che l'unica pietra di paragone sia proprio il Palazzeschi. Anche se qulacosa di Savinio, magari riletto ora, che più che brizzolato son quasi calvo

Già. Se esiste è realmente sommersa, e non so nemmeno dove dovremmo cominciare per andare a pizzicarne traccia...

"si ha l?impressione di ascoltare le boutade irriverenti d?un professore di mezza età, molto ben educato" >> a mio parere in molti suoi libri deve essere così. Mi sbaglierò, spero...

Come no, Savinio... sempre trascurato e tuttavia miracolato da Adelphi, post-mortem. Siamo alle solite:). Di Savinio avevo letto parecchio davvero, a partire da Nivasio Dolcemare. E' un altro autore che pretenderebbe dedizione.

18. No, non ti sbagli, soprattutto da un certo punto in avanti mi sembra sia l'atteggiamento più riconoscibile (che peccato...)

"mi domando che lavoro facesse Landolfi nel 1939 " >> presumo lo gnostico. Stava sull'Aventino, a leccarsi le ferite passate e quelle venture. Insomma "dio mi scampi e liberi dal prendere posizione".

19. Savinio sarebbe bello. Ma ho tale pila di arretrati e di future letture che neanche mi avvento a dire "ci penso io, ragazzi"

non dirlo a me:). Ho in programma CS Lewis, poi Lupi e poi una sorta di pace caotica dei sensi e di disordine irragionevole delle letture.

vabbe...teniamolo a mente come nome quando i nostri disordini reciproci si sono placati :-) (io ho quel che rimane di sassari, ancora Nothomb, Veronesi, ancora Murakami e poi chissà .. :-D)

Complimenti innanzitutto per le ottime recensioni su Landolfi. Anche questa è molto ben fatta, ma a mio modesto parere presenta alcuni punti deboli.

"mi domando che lavoro facesse Landolfi nel 1939 per ritrovarsi a evadere dalla realtà con storie come queste; probabilmente – se stava già traducendo dal russo – fuggiva dall’iperrealismo di certe narrazioni svagandosi con queste prosette. Senza dubbio qui si registra un passo indietro, dal punto di vista della tenuta dell’opera, rispetto all’ottimo libro precedente"
Che lavoro faceva: si faceva mantenere dal padre, direi, proprio come il protagonista del "Mar delle blatte". Una dettagliatissima biografia di Landolfi (a cura della figlia) si trova nel primo volume Rizzoli delle Opere, 1991, probabilmente reperibile in qualunque biblioteca.

Non comprendo: "fuggiva dall'iperrealismo di certe narrazioni": uno dei primi autori tradotti da Landolfi è Gogol... iperrealismo??? Il naso? Il diario di un pazzo? Anche sul "passo indietro", sinceramente non capisco. Sembri presumere che, solo perchè un'opera è un po' più allegra (o, forse, meno triste) deve costituire un "passo indietro"... Può piacere o non piacere, il Mar delle blatte, ma mi sembra difficile negarne l'originalità.
Leggendo il tuo giudizio non completamente favorevole, mi è venuto da pensare che, tutto sommato, potrebbe essere il volume italiano più vicino al surrealismo francese (come realizzato, ad esempio, nei quadri surrealisti o nei film di Bunuel...). "involontariamente comico il contrasto tra la limpida e raffinata lingua letteraria dell’artista e gli argomenti delle sue narrazioni" Contrasto sicuramente comico, ma perchè involontariamente? Come facciamo a sapere quello che c'era nella mente di Landolfi?

Ave Pup, benvenuto su Lankelot - grazie per questa prima condivisione e questo primo intervento, per prima cosa.

Allora: in prima battuta, grazie per la segnalazione della biografia, che ti inviterei a recensire in prima persona; sulla colonna sinistra del sito, trovi il format che adottiamo per ogni articolo, va compilato al termine dello scritto e integrato in calce.

La notizia del mantenimento da parte paterna, purtroppo, non posso altro che accoglierla con un mezzo sorriso. Nel senso che mi interessa molto davvero leggere dettagli su quel periodo della sua vita, per questo ti invito a darcene traccia completa e diversa da un richiamo bibliografico.

Passo alla seconda domanda, momento...

Sulla questione dell'originalità, mi sembra difficile dire che l'abbia negata; ho segnalato, certamente, Dossi e Palazzeschi proprio per testimoniare che un sentiero, conosciuto dall'autore, esisteva ed era appena stato tracciato. In altre parole, scrivendo:

"Landolfi sembra divertirsi molto davvero, da erudito e da letterato puro, a smontare e rimontare la linearità e la logica; gioca per paradossi, per eccessi, per allucinazioni; non di rado non è nemmeno possibile ricostruire la realtà originaria, il ?nucleo realistico? della storia, quell?argilla plasmata sino a diventare traduzione e invenzione letteraria."

direi di aver tributato un equilibrato riconoscimento.

""involontariamente comico il contrasto tra la limpida e raffinata lingua letteraria dell?artista e gli argomenti delle sue narrazioni" Contrasto sicuramente comico, ma perchè involontariamente? Come facciamo a sapere quello che c?era nella mente di Landolfi?"

> E' una giusta domanda.
Scrivevo: "si ha la percezione netta che Landolfi abbia lasciato galoppare a dovere l?immaginazione e l?estro creativo. Sprigionando qualcosa di felicemente sregolato" - non so quanto certe allegorie volessero essere comiche. Il grottesco non è comico. E' amaro, malinconico. Pensa al "dio come metodo" lanciato dall'astronomo.

Grazie per lo splendido commento. Davvero. E per questo confronto.
A disposizione,
Franco

Grazie per la celere risposta, sono sostanzialmente d'accordo su tutto.

Sicuramente c'è soprattutto l'ironia, la satira, il grottesco etc. etc., piuttosto che il comico. Ma direi che anche un po' di comico c'è, quasi sicuramente intenzionale: ad esempio i nomi: "Coracaglina", "Senator Gliuvotto" sembrano intenzionalmente comici...

Sulla "comicità" del contrasto tra la lingua e gli argomenti. Potrebbe non essere intrinseca all'opera di Landolfi. Fino a pochi anni fa il registro linguistico delle opere letterarie era (più o meno obbligatoriamente) molto lontano dai vari registri del parlato. Forse è stato il Berto del Male Oscuro il primo ad usare in un opera letteraria un linguaggio veramente "colloquiale" (tu mi citerai i neorealisti, ma era in realtà un "finto linguaggio parlato"). E' ovvio che chi è abituato a certi scrittori contemporanei può percepire come comica la lingua di Landolfi anche quando questo effetto non è intenzionale.

Ahimè, sono molto impegnato (davvero!), potrò contribuire molto saltuariamente! Buon lavoro, comunque. Auguri!

Neorealisti... in realtà ti avrei detto Svevo. La ragione è semplice; soprattutto nelle prime opere è un austriaco che sta imparando l'italiano - come lingua letteraria - e conosce soltanto il dialetto. Si sente la presa del parlato. Nel Male Oscuro Berto bara un po'; sostenendo, se non ricordo male, di non avere mai letto Joyce. Rimane una grande opera, per varie ragioni (ma qui su Lankelot ho scritto solo de "La gloria", 1978, per vari motivi).
*
Spero di ritrovarti spesso da queste parti, a dispetto degli impegni. A presto, e ogni migliore auspicio.
gf

"Le Blatte altro non sono che gli scarafaggi che circondano, poco prima d?una bellissima isola, la nave e tutto il suo equipaggio".
Quanto vuoi scommettere, dott. Franchi, che la prossima puntata su Landolfi ti riserverà qualche sorpresa sulle "blatte"? NON VOGLIO ANTICIPARE NIENTE... MA....

"Giustifica" il tuo articolo: è tutto storto. La "giustificazione" è diventata ormai un'ossessione per me.

31. Magnifico.

32. Giustificherei, ma non sono convinto che in internet vada tutto giustificato. Paradossalmente abbiamo bisogno di testi sventolati, per animare un po' i paragrafi. Già mancano le illustrazioni...

"mi domando che lavoro facesse Landolfi nel 1939". Landolfi non "lavorava": pensava e basta. Il lavoro per lui non esisteva.
"evadere dalla realtà". Non sono del tutto convinto che il mar delle blatte sia opera di pura evasione: c'è sotto qualcosa a cui sto pensando in questi giorni.
"Ma direi che anche un po? di comico c?è, quasi sicuramente intenzionale": osservazione acuta. Come ho già avuto modo di dire nel saggio di stasera, è molto facile che Landolfi si rifaccia a quella che potremmo definire un "comico del significante", legandosi così alla nostra illustre tradizione "ribobolesca" facilmente individuabile nella narrativa come nel teatro. Aggiungo: Landolfi è in fondo vissuto ai tempi di Petrolini, che del comico del significante aveva fatto la sua bandiera. Esempio petroliniano: " Ti è piaci-a-to?", deformazione ovvia di "piaci-u-to). Ma anche la tradizione europea offre esempi spendidi di una simile comicità: penso a Rabelais, a Sterne, a Lear e persino a Dostoieski, che, pure nella sua "terribilità", qualcosina di comico ci ha lasciato.

Belle osservazioni che commenterò a dovere nel tuo prossimo articolo landolfiano. Hanno sapore prodromico.

Insomma pare proprio che Wikipedia si sia accorta di Lankelot. Bene!!

Gf: l'instancabile setacciatore del web.....

:).
Anzi, ancora troppo poco. Se ci setacciassero sul serio troverebbero una valanga di articoli su artisti che tutti hanno trascurato, in rete - e non parlo degli esordienti italiani, è chiaro.
Speriamo che ci vengano a studiare sul serio, e non solo via google.
Saranno i benvenuti.