Landolfi Tommaso

Cancroregina

Autore: 
Landolfi Tommaso

Una professoressa di lettere molto in gamba mi informa cheda qualche tempo Tommaso Landolfi va moltissimo nelle antologie scolastiche. Il che mi rallegra morbosamente. Forse in una maniera sadica, forse semplicemente perchè ho amato questo libro, sarei contento di saperlo come lettura - anche forzata, sta bene - nelle scuole. Parlo di sadismo, ma è una parola decisamente fuori luogo. Pensandoci meglio, direi che Cancroregina va ben oltre la semplice scalfitura superficiale. Leggendo il breve romanzo, infatti, i tuffi al cuore non sono stati pochi.
Per farla breve, Cancroregina fa male. Molto male. Fa male in quanto sa commuovere, sa dove colpire e non esita a farlo più volte nelle sue scarse cento pagine. Ed è un'esperienza da assaporare, perché Landolfi risveglia lentamente il piacere di leggere della solitudine, delle beffe del destino e della speciale qualità dell'uomo di sentire se stesso rifiutato dai propri simili.
Perché, cosa succede se una notte d'inverno - e al diavolo Calvino! - uno sconosciuto si presenta alla vostra porta dichiarandosi completamente pazzo? Ma, anche stavolta - e scusatemi -, il termine completamente è fuori luogo, inutile nella sua stoltezza e stolto nella propria inutilità. Perchè, come afferma il misterioso individuo, un pazzo non ha gradazioni: lo è nella sua essenza, nella sua totalità, e spesso - come in questo caso - nella sua agghiacciante genialità. O sei pazzo o non lo sei. E' brutto ma facile. Quindi. Cosa fareste, dunque, se questo pazzo - del quale abbiamo attestato la coerente appartenenza al mondo dei pazzi - vi confidasse d'essere appena fuggito da un manicomio? Se vi dicesse d'aver scelto voi per partecipare ad un'impresa senza precedenti e senza alcun termine di paragone se non la fantasia o la stessa ambizione umana?
"Io ero solo e sconsolato."
Nel suo romanzo City, un affermato autore contemporaneo come Alessandro Baricco dimostrava scientificamente l'impossibilità dell'onestà intellettuale. Ebbene, io credo d'aver gettato nel cesso - con tutto il rispetto a City e ad Alessandro Baricco - questa dimostrazione nello stesso istante che ho letto questo incipit di Cancroregina... E chiudo una parentesi mai aperta.
L'impresa in questione è romantica per eccellenza: arrivare sulla luna. Sbigottimento? Curiosità? Paura? E paura di cosa? ... Delle parole di questo folle o del proposito che esse vanno pian piano delineando? Ma è facile lasciarsi rapire dalle parole e dalla forma con la quale esse galleggiano. Le parole di Landolfi sono macigni. Ma è la stessa cosa. Ma ricordate quel primo rigo di cui sopra. Vi lascereste affascinare, ne sono sicuro, per il bene stesso del racconto. E forse della vostra vita. Verrete attirati da questo folle tra le montagne, tra le rupi e le caverne, un po' per paura di contraddirlo, un po' sempre per quel maledetto primo rigo, pesante ed infuocato, di cui sopra.
E allora venite a conoscerla! Cancroregina! Questa astronave creata da un pazzo che folle non è. Questo parto innaturale di una mente condannata dalla sua gente. E, ditemi, cosa fareste se questo genio/pazzo vi dimostrasse che questa creatura di lamiere funziona? Che la possibilità di arrivare su quelle bianche lande non è più destinata a rimanere una leggenda, un canto, una poesia, un'ode pre-raffaellita? Che fareste..? ... Rifiutare? E perchè? Per restare quieto e avvelenato dalla propria solitudine? Per continuare a vivere il proprio divorzio dal mondo? Per mantenere quello stato di inerzia/inezia emotiva di quel dannato primo rigo di cui sopra?
Partite.
Non lasciate nulla, perché non avete nulla. La promessa della spazio, il proposito dell'impresa e la compagnia del vostro nuovo compagno di viaggio vi fanno anzi provare una soddisfazione, un senso di compiacimento che non provavate da tanto. E allora via verso la più grande - l'unica? - impresa della vostra vita! Cancroregina sbuffa, creatura viziata e capricciosa, ma per il momento è affidabile, voi al sicuro dentro il suo pancione di metallo. Le stelle vi permettono di dimenticare per un po' quella buffa sfera verde-blu che adesso, vista da lontano, sembra quasi sorridervi per la prima volta. E quanto, credete, il sogno potrà durare? Raggiungerete mai la tanto agognata meta? Oppure impazzirete prima? Cosa succederebbe se il vostro geniale ma lunatico compagno di viaggio impazzisse stavolta per davvero? Gettarlo fuori bordo in un impeto di violenza che mai avreste considerato vostro? Cos'è questo diritto alla vita che reclamate con tanto ardore? Cosa questo istinto di conservazione che vi porta ad ucciderlo?
Buio.
Ecco. Finalmente vi svegliate. Soli. Il vostro compagno di viaggio è attaccato all'esterno dello scafo di Cancroregina, la quale, subdola e vigliacca, ridacchia tra i suoi meccanismi. Possibile? Siete voi l'artefice di questo male? Fatto: siete soli nello spazio siderale. Fatto: non sapete come manovrare questa trappola di metallo che sembra ridere di voi. Fatto: la vostra rotta è inspiegabilmente cambiata. Ora - incredibile - state seguendo un'orbita ellittica attorno alla terra. Voi, che avete tanto sofferto la precarietà dell'essere un uomo sulla terra, che avete intrapreso un disperato viaggio quasi senza alcuna concezione di causa, voi adesso sarete condannati ad osservarla in eterno, panorama che adesso sembra essere un paradiso per voi proibito.
Come, allora, preservare la propria umanità in questo oblio, in questa tomba che avete contribuito a creare? Ma forse la domanda è un'altra: perchè preservare voi stessi e la vostra essenza umana? Agli occhi di chi? Siete partiti per sfuggire al ghiaccio dell'apatia, ad echi nichilisti e ai dubbi del credente. Perché? Soltanto per trovare un altro purgatorio? Tutto è perduto. Non vi salva la fede né la filosofia, la presenza dei vostri simile né la loro assenza. Siete soli. Soli a contemplare dall'alto chi mai potrà capire e chi forse neanche ci proverebbe. Siete dio. E lo siete nella sua solitudine scambiata per snobismo; lo siete perché avete voluto sottrarvi a responsabilità e non siete riusciti; lo siete in quella tragicomica lucidità dovuta alla situazione.
"Solo e senza speranze. Ma come si può vivere così senza nulla, senza neppure una lontana speranza? E' vero, e io in realtà aspetto qualcosa: aspetto il coraggio di morire. Non fui io quello il cui supremo voto era lasciare il mondo? Cui ogni cosa sembrava al vivere nel mondo preferibile? Eppure, strano a dirsi, da quando l'ho lasciato, da quell'altra età, io invero non lo aborro, io anzi... Ma perchè ho scritto: strano a dirsi? Che cosa ci può essere di strano nel riconoscere il bene dopo averlo perduto, o in quanto si credeva il peggiore di tutti i mali il male minore dove appunto si sia passati di stato abbietto in altro più abbietto ancora? ciò dovrebbe anzi apparire naturale [...] Non è che in realtà che io rimpianga il mondo, o lo desideri almeno come il minor male; io per contro non lo rimpiango e non lo desidero affatto. Piuttosto, ecco, amo la vita stessa, che non m'era mai riuscito nenache di tener per tollerabile."
Come leggere un J.G. Ballard più intimista e meno attento all'analisi psicologica. E' una prosa convulsa e contorta. Landolfi si contraddice, chiede scusa ma mai permesso, si flagella e riesce a raggiungere uno stato di profonda umiltà. Il protagonista di Cancroregina cerca una risposta nel suo viaggio ma esso altro non sarà che un peregrinaggio che gli risulterà fatale. Allo stesso modo Landolfi si imbarca in uno dei suoi libri più pessimisti, un diario introspettivo a volte impietoso, a volte dissacrante, caustico. Alla fine è un incubo sulla perdita della paura stessa.

Brevi note su edizione ed autore
Tommaso Landolfi (Pico Farnese, Frosinone 1908 – Roma, 1979), scrittore, critico, saggista e traduttore italiano. Si laureò in Lingua e Letteratura Russa nel 1932, con una tesi su Anna Achmatova.

Tommaso Landolfi
, Cancroregina, 1950 - (Adelphi, 1993)
L'edizione Adelphi comprende una nota al testo di Idolina Landolfi, più, in appendice, due scene in forma di dialogo.

LANDOLFI in LANKELOT:
Landolfi Tommaso - A caso - franchi
Landolfi Tommaso - Cancroregina - Paolo Castronovo
Landolfi Tommaso - Da Leopardi al "nonsense" - sard
Landolfi Tommaso - Des mois - franchi
Landolfi Tommaso - Dialogo dei massimi sistemi - franchi
Landolfi Tommaso - Il Mar delle Blatte - franchi
Landolfi Tommaso - Il principe infelice - Léon
Landolfi Tommaso - La bière du pécheur - franchi
Landolfi Tommaso - La pietra lunare - franchi
Landolfi Tommaso - La spada - franchi
Landolfi Tommaso - Le due zittelle - Léon
Landolfi Tommaso - Le labrene - franchi
Landolfi Tommaso - Racconto d'autunno - franchi
Landolfi Tommaso - Rien va - franchi
Landolfi Tommaso - Su alcune probabili fonti di Landolfi. Dalle "blatte" alle "capre" - sard
Landolfi Tommaso - Viola di morte - AngelaMigliore  

ISBN/EAN: 
9788845910128

Commenti

Ave Paolo! Grandissimo contributo, grazie davvero. Ho inserito il codice ISBN per agevolare la lettura di ibs e l'archivio di articoli su Landolfi per ora on line su Lankelot.eu.
Adesso voglio rileggere con calma tutto quanto, intanto posso dirti che dopo il primo passaggio m'hai lasciato eccellenti impressioni di freschezza, vivacità e... m'hai confermato che la Luna è una delle fisse di Landolfi, da buon romantico.

Il richiamo a Ballard è molto suggestivo.

"Cancroregina fa male. Molto male. Fa male in quanto sa commuovere, sa dove colpire e non esita a farlo più volte nelle sue scarse cento pagine. Ed è un?esperienza da assaporare, perché Landolfi risveglia lentamente il piacere di leggere della solitudine, delle beffe del destino e della speciale qualità dell?uomo di sentire se stesso rifiutato dai propri simili."

> questo passo è molto bello e molto toccante. Molto indovinato, pensando alla produzione dell'autore, in generale...

"E? una prosa convulsa e contorta. Landolfi si contraddice, chiede scusa ma mai permesso, si flagella e riesce a raggiungere uno stato di profonda umiltà." > grazie per questa tua interpretazione. Procediamo, forza, andiamo a scoprire qualcosa ancora nella produzione del perduto maestro.

(a proposito: ho quasi terminato Racconto d'Autunno, entro stasera scrivo. Poi passo a "La biere du pecheur"

"Per farla breve, Cancroregina fa male. Molto male. Fa male in quanto sa commuovere, sa dove colpire e non esita a farlo più volte nelle sue scarse cento pagine. Ed è un?esperienza da assaporare, perchè Landolfi risveglia lentamente il piacere di leggere della solitudine, delle beffe del destino e della speciale qualità dell?uomo di sentire se stesso rifiutato dai propri simili".

Ho capito, più vi leggo e più comprendo che tocca buttarsi su tutta (o quasi) l'opera di Landolfi. Prossima settimana comicio a leggeere i miei due testi, ma ho idea che le letture andranno oltre. Anche questo "Cancroregina" è pieno di suggestioni interessanti, magistralmente espresse da questo ottimo pezzo del sempre ottimo Paolo. Complimenti!

Vi ringrazio per i sempre felicissimi apprezzamenti. Questo libro mi ha rapito del tutto per diversi giorni. Di Landolfi non conoscevo che il nome. Una scoperta come non me ne capitavano da tanto. Vado a leggermi "La spada"!

Copertina, archivio e tags.

Copertina, archivio e tags.

[Cancroregina - Landolfi -

[Cancroregina - Landolfi - Pincio] Anche di questo libro si parla in "Hotel a zero stelle" e io lo sto cercando da un po' e mi sa che l'ho trovato.