“El Aleph” di Borges, del 1949, è un libro di racconti, i tipici racconti del celebre scrittore argentino, noto al pubblico internazionale per la sua letteratura colta, misteriosa e fantastica.
Ma limitare la sua letteratura soltanto a questo sarebbe riduttivo: uomo dalla cultura infinita (lui stesso affermò di aver consacrato la sua esistenza “meno a vivere che a leggere”), l’Omero sudamericano del ventesimo secolo si è mosso con disinvoltura e facilità tra la prosa (“Finzioni”, “Evaristo Carriego”, “Storie dell'eternità”) la poesia (“Elogio dell’ombra”, “Fervore di Buenos Aires”, “Luna di fronte”, “Quaderno di San Martín”) e la critica letteraria (“Altre inquisizioni”, “Nove saggi danteschi”), caratterizzandosi sempre per lo stile sofisticato e incredibilmente dotto, colto e ricco di citazioni, senza mai disdegnare l’invenzione letteraria e la creazione di mondi paralleli.
Anche in questi diciassette racconti la penna di Borges risulta particolarmente ispirata, ritrovandosi a riflettere su temi complessi e universali, sempre pronta a stupire per l’eleganza e l’ardire letterario.
“L’Immortale” è un racconto sul tema dell’immortalità, lucido, chiaro e allo stesso tempo irrazionale: l’argomento è complesso, la narrazione è onirica, ricca di immagini architettoniche e paesaggi meravigliosi. Il finale, come al solito, spiazzante, dopo una riflessione sugli effetti che potrebbe avere l’immortalità sugli esseri umani.
Segue “Il morto”: dalla vita eterna si passa alla sua privazione improvvisa e violenta. È un breve racconto ambientato in Sudamerica, e mescola avventura, pugnali e tentativi di scalata sociale all’interno di una banda di delinquenti: la realtà non è mai come appare ai nostri occhi, la verità è invisibile alle nostre menti e il destino dell’uomo è segnato sin dalla sua nascita.
“I Teologi” è una contorta storia sull’identità personale attraverso il confronto delle opere e della vita di due teologi dell’antichità: realtà e finzione si mescolano tra citazioni colte, riferimenti ai classici antichi, per sorprendere, infine, attraverso un’illuminante conclusione.
“Storia del guerriero e della prigionia” prende spunto da una citazione di Croce, per poi muoversi lungo i sentieri paralleli delle vite di un uomo e una donna divisi dal tempo e dallo spazio, ma entrambi trascinati da un impulso segreto a seguire delle condotte di vita, a prima vista, irrazionali.
In “Biografia di Tadeo Isidoro Cruz”, Borges ripercorre l’immaginaria vita del protagonista del titolo, rifacendosi ad una glossa al Martin Fierro, poema di Josè Hernandez, in un susseguirsi di corsi e ricorsi temporali.
“Emma Zunz” è l’unico racconto ispirato da un fatto reale, consigliato a Borges da Cecilia Ingegneros. Poche pagine, originali ed intense, che descrivono una vendetta.
“La casa di Asterione” è, senza dubbio, uno dei racconti più affascinanti e suggestivi dell’intero libro, da leggere e rileggere più volte; cinque pagine da cogliere nelle più piccole sfumature, per apprezzare a pieno l’incredibile potenza comunicativa della prosa di Borges.
“L’altra morte” ripercorre le vite di due uomini, o forse uno solo, dal destino intrecciato e contorto, lungo il corso del tempo; anche qui, con un linguaggio denso e avvolgente, Borges ci trascina in una realtà misteriosa, fatta di battaglie, eroi e doppie identità.
“Deutsches Requiem” è una riflessione che si ricollega all’orrore nazista e alla sconfitta della Germania, descrive le gesta e l’epilogo di un criminale di guerra; triste il suo destino, ma inesorabile conseguenza delle torture inflitte durante la sua “carriera”.
“La ricerca di Averroè”, splendida descrizione di una ricerca particolare, quella dei vocaboli Tragedia e Commedia, indispensabile al protagonista per tradurre Aristotele, ricerca che è in realtà il cammino verso la sconfitta di un uomo, chiuso nell’Islam, senza la possibilità di conoscere le parole in questione perché nato e cresciuto senza conoscere la parola teatro. Ma c’è molto di più.
“Lo Zahir”, la storia di una moneta apparentemente normale, da venti centesimi, graffiata sulla superficie e capace di rendere folli chi la possiede: lo Zahir è tutto, lo Zahir è niente, forse dietro lo Zahir è Dio.
“La scrittura del dio” è forse il racconto più contorto del libro: è la storia di un carcere, di due detenuti, di un giaguaro e di un mago, vicenda che si inerpica lungo sentieri attorcigliati, grazie, soprattutto, ad uno stile di scrittura inafferrabile.
“Abenjacàn il Bojarì, ucciso nel suo labirinto” è un’altra intrigante storia fatta di tesori, pugnali e sdoppiamenti di personalità, ma con un ulteriore finale a sorpresa.
“I due re e i due labirinti”, una pagina e mezza, tagliente e geniale: un labirinto non deve per forza essere composto da fitte mura, scale e porte.
“L’attesa”, lugubre e tetro allontanamento dal mondo di un fuggitivo in cerca di salvezza: terrorizzato e reso inquieto da anonimi killer, attende in esilio volontario che si compia la propria condanna a morte.
“L’uomo sulla soglia” è un esotico racconto ricavato da un fatto di cronaca, trasposto però in India, tra vicoli misteriosi e divagazioni nel tempo compiute da un vecchissimo indiano tutta pelle, ossa e turbante: ciò che è avvenuto nel passato, si ripete nel presente, o e soltanto un modo per far sì che si compia giustizia.
Infine “L’Aleph”, il racconto conclusivo, più lungo dei precedenti, semplice e diretta testimonianza dell’incredibile genialità dell’autore: è la storia di un confronto tra due scrittori, una storia di ispirazioni e tormenti letterari. In realtà, potrebbe essere semplicemente la storia di un pazzo, convinto della presenza dell’Aleph, “uno dei punti dello spazio che contengono tutti i punti”, nella cantina della propria casa; o la realtà potrebbe essere ben più complessa di quello che appare e l’Aleph trovarsi all’interno di una colonna di pietra. Certo è che la vita di chi osserva l’Aleph, “il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli”, non sarà mai più la stessa.

La stessa cosa potrà accadere al lettore appassionato e interessato di questi racconti coinvolgenti, storie che impressionano e rapiscono attraverso le innumerevoli sfumature delle narrazioni, le colte citazioni usate con generosità ed esperienza, le avvolgenti perifrasi e le descrizioni di architetture e paesaggi con le quali Borges colora le sue pagine di infinito: ed è appunto questa la sensazione che resta dopo avere letto l’ultima pagina dell’opera, quella di aver rasentato i limiti più estremi dell’universo, il senza fine e senza principio, l’inimmaginabile e l’inconcepibile, ed essere tornati sulla Terra, un po’ più ricchi, senza dubbio, e con l’impressione di essere insignificanti di fronte ad uno dei maggiori talenti letterari del Novecento, alla sua penna, alla sua lucidità narrativa.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Jorge Luis Borges (Buenos Aires, 1899 - Ginevra, 1986), scrittore, poeta e saggista argentino, uno dei più importanti geni letterari del ventesimo secolo.
Jorge Luis Borges, “L’Aleph”, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 2003.
Traduzione e Nota a cura di Francesco Tentori Montalto.
Prima edizione: Buenos Aires, 1952.
Approfondimento in rete: The Garden of Forking Paths / J.L.Borges Center for Studies & Documentation / Pegasos / Internetaleph / Wikipedia (Borges) / Wikipedia (Casares)
Antonio Benforte, 16 dicembre 2004.
Recensione pubblicata originariamente su Ciao e Lankelot.com
Commenti
(ant, di volo, osserv tecnica: stiamo formattando i titoli;
NOME COGNOME o SOLO COGNOME, TRATTINO, NOME OPERA ;)
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Non dimentichiamo che Borges fu - a lungo - bibliotecario e, particolarmente, direttore della Biblioteca Nazionale Argentina. Non è un dato di poco conto...
Ma solo in vecchiaia, e quando era con una vista quasi nulla, e già famoso a livello internazionale. Qell'impiego era per lo più riconoscimento di prestigio.
Franco scusami, dalla prossima userò questa formattazione. ;)
Ho letto alcune sue poesie, poi son passata a "Finzioni", ma la lettura è rimasta incompleta. Mi perdo, non riesco a star dietro alla sua fantasia. Da un po' mi ronza in mente un altro titolo "Il libro di sabbia", forse con questo sarò più costante.
Il libro di sabbia è tra le sue prose più rappresentative. L'Aleph è il pinnacolo insuperabile, in letteratura del novecento, e non solo fantastisca secondo me. Prosa conosco tutto, e tutto è al contempo intenso di tensione narrativa, leggibilissimo, e di perfezione lessicale, strutturale e atmosferica. La poesia, confesso, pur avendo letto pressoché ogni cosa, troppo spesso non capendola, è spesso monotematica e ossessionata (ma anche un qualcosa di epico e trionfalistico). Quando parla del quartiere Palermo è un Borges per me strano e muscolare, una specie di bandito dei quartieri bassi, con il fervore estraneo al topo da biblioteca che spesso incarna. Borges delude davvero di rado, a qualsiasi target di lettore. Io consiglio i Meridiani Mondadori, e poi i libri scritti a quattro mani che ogni tanto si scoprono come funghi. Vedrai, se lo lasci fare ti cambia la vita, fidati.
Devo riprovarci, il nome merita sicuramente un ulteriore tentativo. Forse è lo stile sudamericano il mio problema, la loro fantasia visionaria. Anche "Cent'anni di solitudine" di Marquez è rimasto lettura incompiuta...sarà poprio un mio limite. Quanto ai Meridiani, non riescono a piacermi. Sono volumi da boblioteca di lusso, io preferisco i tascabili che posso ficcare in borsa e leggere dappertutto. Mi piacciono le pagine ruvide, le sbavature d'inchiostro e le copertine non cartonate.
Sì ma in traduzione è ciò che meglio si può trovare, almeno così dicono. E poi vuoi mettere la reliquia con il vaso di coccio? Cent'anni non l'ho finito neanche io, ma credici niente a che fare. La lentezza a lunga lievitazione Borges credo non l'abbia mai scorta; non per niente scrisse racconti.
Ok, il prossimo sarà Borges allora. Ho da mettere giù un paio di pezzi e poi ci riprovo :)
Farai un bellissimo regalo anche a me. Avrei voluto saperne scrivere come si deve, ma lo amo troppo, eccedendo. Grazie sentito per il pensiero, so saranno riflessioni illuminanti ;)
Probabilmente la summa di come scrivere un racconto nel novecento in Sudamerica. Soltanto Marquez, a mia (in)saputa, ha fatto di pari o di meglio. Ma qui non è questione di valore, è questione di saperci fare. Suggerisco, a chiunque incontro per strada o per internet, di partire da ?La casa di Asterione?. Non può non nascere amore, a quella lettura.
Tra Borges e Marquez, amices, Borges tutta la vita. E non argomenterò, faccio lo sborone stavolta;)
Non argomento neanche io, data la assertività imperativa del messaggio. Diciamo che non essendo astenuto (e neanche astemio, in verità) dissento. Sborone me too :-)
ahah...:))
"caratterizzandosi sempre per lo stile sofisticato e incredibilmente dotto, colto e ricco di citazioni, senza mai disdegnare l?invenzione letteraria e la creazione di mondi paralleli."
> lo sto leggendo in questi giorni, è incredibile, una cultura mostruosa, sono arrivata al racconto di Averroè.
Certi testi sono spiazzanti, sorprendenti, con una prosa rapida, ma molto incisiva e descrizioni oniriche o visionarie e una vera ossessione per il labirinto.
Il racconto di Asterione finora mi è sembrato uno dei più belli in assoluto.
Proseguo nei prox giorni.....
15. Una cultura mostruosa ed una scrittura geometrica. Un teorema di Talete fatto poesia, se volete :-)
http://gelostellato.blogspot.com/2009/07/laleph-di-j-l-borges.html
"Abbastanza buone mi paiono le considerazioni di quelli di lankelot, che se la tirano sempre un sacco ma ci capiscono e quindi possono. Le trovate qui."
:)))
Borges l'ho letto tutto. poesia e prosa convergono proprio nel senso di infinitezza di cui avete acutamente scritto.
Borges è un assoluto, sempre.
letto e riletto , lo riprendo spesso e quello che provo è sempre molto intenso e accompagna la mia vita.