Baricco Alessandro

Seta

Autore: 
Baricco Alessandro

L’AGO E’ IL LAGO

“Questo non è un romanzo. E neppure un racconto. Questa è una storia. Inizia con un uomo che attraversa il mondo e finisce con un lago che se ne sta lì, in una giornata di vento. L’uomo si chiama Hervè Joncour. Il lago non si sa. Si potrebbe dire che è una storia d’amore. Ma, se fosse soltanto quello, non sarebbe valsa la pena di raccontarla. Ci sono di mezzo dei desideri, e dei dolori, che sai benissimo cosa sono, ma un nome vero, per dirli, non ce l’hai…..” questa la premessa dello stesso Baricco al suo terzo romanzo Seta, che viene immediatamente dopo il suoi pluripremiati capolavori Castelli di rabbia (1991) e Oceano mare (1993).

 Ed in effetti lo scrittore ha ragione, perché non si tratta di un romanzo vero e proprio in quanto consta di sole 100 pagine ed è suddiviso in 65 capitoli, il più corto dei quali è di 2 righe e mezzo.

 TRAMA

Nella Francia del 1861 al tempo i cui Flaubert stava scrivendo Salammbò, il figlio del Sindaco del paesino di Lavellidieu, Hervè Joncour è destinato dal padre e da Sant’Agnese ad una brillante carriera militare, fino a quando non si presenta al villaggio un bizzarro personaggio di nome Baldabiou che insegna al Sindaco il modo di fare soldi con la seta. Così il povero Hervè, sballottato a destra e a manca dalle onde del destino e dagli uomini che agitavano le acque formando le onde, s’inventa coltivatore di bachi da seta e diviene proprietario di una filanda.

Le cose sembrano andare bene fino a che una malattia colpisce i bachi da seta europei e così Baldabiou “decide” che Hervè deve andare ai limiti del mondo, cioè in Giappone a comprare “di frodo” i bachi buoni. In Giappone il nostro eroe conosce uno strano e potente individuo, Hara Kei che tiene presso di sé una ragazza occidentale che durante l’incontro non profferisce parola, ma guarda l’ospite molto intensamente, dandogli così motivo di tornare in Giappone.

CONSIDERAZIONI

Il protagonista Hervè Joncour è uno di quegli uomini che amano assistere alla propria vita, ritenendo impropria qualsiasi ambizione a viverla, in pratica “osserva il proprio destino nel modo in cui si è soliti osservare una giornata di pioggia”. A 33 anni la vita “continuava a piovere davanti ai suoi occhi come uno spettacolo quieto”. Il suo ideale era quello di fare lunghe passeggiate in un enorme e tranquillo parco immerso nel silenzio ed ascoltare la voce della moglie, di cui era innamoratissimo, mentre gli leggeva un libro. Raggiunta la tranquillità economica con la seta, Hervè poteva ritirarsi a vita privata e vivere tranquillamente i suoi giorni, invece decide di ripartire per il Giappone e comunica la decisione a Baldabiou, il suo mentore, o meglio il burattinaio, l’uomo che tira i suoi fili.

Baldabiou è un altro strambo personaggio che gioca a biliardo da solo, o meglio la sua “versione sana” gioca contro “il monco”, cioè tira un colpo in maniera normale e un altro con una sola mano tenendo l’altra dietro alla schiena. Il giorno in cui “il monco” avesse vinto, “il sano” avrebbe lasciato quel paesino. E’ un uomo a cui piace insegnare e raccontare segreti, piuttosto che fare soldi. E’ un uomo a cui piace “vivere”.

Nel romanzo si incontrano e scontrano due visioni contrapposte della vita: quella meccanicisticamente determinata propria di Hervè Joncour e quella fatalista di Baldabiou. Alla fine della lettura ci si chiede se sia meglio vivere la propria vita senza scossoni, senza colpi di scena, senza emozioni, senza “colpi di coda del destino” ovvero in maniera razionale e determinata esercitando una liturgia quotidiana di abitudini che la rendono simile alla superficie liscia di un lago che ogni tanto viene increspata da una lieve brezza; oppure se sia meglio lasciarsi guidare dall’istinto, dall’irrazionalità, dal “carpe diem” lasciano che uno tzunami sconvolga il lago. ^__^

Nel libro, a mio giudizio, le due visioni sono contrapposte in maniera manichea, nel senso che non esiste una “zona grigia”  ma soltanto una bianca ed una nera. Infatti quando Hervè tenta di fare il “passo più lungo della gamba” cioè quando tenta di ribellarsi alla metodica normalità della sua vita, le cose non vanno come dovrebbero andare e gli procurano infelicità che traspare inevitabilmente anche dal cambiamento repentino del suo modo di vivere e dai giudizi espressi poi dalla gente. In questo mi è sembrato di rivedere la morale espressa ne “I Malavoglia” di Verga, quando gli sfortunati protagonisti del romanzo tentano di acquistare la casa del Nespolo. Mi piace, a tal proposito, citare un detto delle mie parti: “chi nasce tund’ nun’ more quadro” (chi nasce rotondo non muore quadrato). 

CONCLUSIONI

Il “romanzo” o meglio la storia si legge in appena 2 ore, poiché come detto consta di appena 100 pagine di cui molte a metà, inoltre molte sono occupate dalla descrizione precisa nei dettagli e nei posti, dei luoghi toccati da Hervè Jonkour nei suoi viaggi di andata e ritorno….”varcò il confine francese vicino a Metz, attraversò il Wurttenberg e la Baviera, entrò in Austria, raggiunse in treno Vienna e Budapest per poi proseguire fino a Kiev. Percorse a cavallo duemila chilometri di steppa russa, superò gli Urali, entrò in Siberia, viaggiò per quaranta giorni fino a raggiungere il lago Bajkal che la gente del luogo chiamava xxxxxxxx.

 Il nome del lago è l’unica variazione che Baricco concede alle sue descrizioni, chiamandolo prima mare, poi demonio, quindi ultimo e infine santo. Ciò avviene a mio giudizio, perché nella visione dello scrittore, il lago rappresenta la metafora esatta dell’uomo, infatti il romanzo si conclude con Hervè Joncour che “nelle giornate di vento, scendeva fino al lago e passava ore a guardarlo, giacchè disegnata sull’acqua, gli pareva di vedere l’inspiegabile spettacolo, lieve, che era stata la sua vita.”

 Comunque non fatevi ingannare dai miei discorsi pseudo-filosofici perchè è davvero una bella storia d'amore, o meglio la storia di un amore bello!

 E per finire in bellezza non poteva mancare la solita citazione classica che questa volta si rifà a Gioacchino Winckelmann, l’archeologo che fu l’ideologo del Neoclassicismo, il quale sosteneva che la bellezza (da lui identificata nell’arte classica greca) è come il mare che "veduto a qualche distanza tranquillo sembra terso come uno specchio, sebbene di fatto sia sempre in moto..."
 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Alessandro Baricco(Torino, 1958), romanziere, critico e saggista italiano. Laureato in Filosofia con una tesi su Adorno e la Scuola di Francoforte, diplomato in pianoforte al Conservatorio. Ha scritto cinque romanzi (Castelli di rabbia, Oceano mare, Seta, City, Senza sangue), due testi teatrali (Novecento, Davila Roa) e due libri di saggistica (Il genio in fuga, L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin). Ha raccolto alcuni suoi articoli in Barnum, Barnum 2 e Next. Recenti i successi a teatro di Totem e City Reading Project.
Ha creato a Torino la scuola di scrittura “Holden”, dedicata alle tecniche narrative. Omero, Iliade, il suo ultimo lavoro pubblicato. 
 
Alessandro Baricco, “Seta”, Rizzoli, Milano, 1999. Prima edizione: 1996.
 
Approfondimento in rete: Rcslibri / Sito non ufficiale / 

In Lankelot:

 

ISBN/EAN: 
9788817106252

Commenti

Per favore, Salerno, leggi le istruzioni...
è bello leggerti ma devi rispettare le regole del posto.

(intanto cambio il titolo; quindi inserisco i tag e il codice ean. Manca - come nel caso di Benni - tutto il paragrafo con i riferimenti al libro e all'autore. Te lo copio-incollo: quindi provvederai tu a compilarlo. GRAZIE)

ehm... le mie istruzioni sono state disastrose vedo. Chiedo venia.

Uno dei libri più pallosi che abbia mai letto, talmente lento che al confronto "Alla ricerca del tempo perduto" m'è volato via in un attimo. Altro che due ore c'ho messo, non volevano proprio girasi le pagine;)

Ricordo che al tempo dell'uscita fu pure primo in classifica nelle vendite, immagino per due motivi: perchè corto, e perchè Baricco era iperpubblicizzato. A mio modesto parere, mai autore italiano è stato più sopravvalutato di lui.

C'è Baricco e Baricco... forse ne abbiamo parlato altrove, ma ti dico; onestamente ricordo con vero piacere le sue primissime prove narrative, prometteva qualcosa di diverso: tecnicamente aveva capacità insolite e incisive. S'è smarrito...

Ho provveduto io, integrando i dati nel nostro archivio.
Salerno, se e quando hai tempo cerca - per piacere - di completare l'articolo su Benni. Avremmo piacere di trovarti anche qui, in sede di commento!

Ave

condivido in pieno quanto espresso da Leon circa l'iper-pubblicità, circa la brevità, circa la prosa, e sono d'accordo con voi quando affermate che si è irrimediabilmente perso dietro alle logiche del merchandising (ha pubblicato le video-cassette di scrittura creativa), però fino a City si poteva leggere, poi da quel momento.....la fatal caduta! Chiedo scusa a Franchi e lo ringrazio di tutto, non mi sono ancora ambientato bene, cercherò di seguire meglio le regole cominciando ad integrare Benni....tempo permettendo!

:).
dai che ti ambienterai in fretta, Salerno! Forza;)

5 - 7. In effetti Castelli di rabbia e Oceano mare erano leggibili, ma non dei capolavori, a mio avviso. City non l'ho letto. Quello che ho preferito è Novecento.

D'accordo con te! Anche se a me i primi due sono piaciuti molto sia dal punto di vista costruttivo e contenutistico che dall'uso particolare (tipico di Baricco)della sua meta-scrittura. Anche la prosa era molto particolare (ma non è che mi sia piaciuta tanto). in generale Baricco è uno scrittore senz'anima, ma circa i primi libri si è rivelato un abile parolaio, un incantatore sopraffino. City è appena sulla sufficienza, perso nei meandri della sua ermeticità e della sua prosa lutulenta.

10 - Si, non erano male, e infatti c'ha vissuto di rendita. Ma ricordo che al tempo era considerato l'intellettuale principe della cultura italiana. Per questo dico che fu enormemente sopravvalutato. Concordo con te: senz'anima

Io continuo a pensare che la migliore "storia" di Baricco sia City. Seta è un libercolo da due soldi che può affascinare chi ha tendenze naif e nemmeno.

11. E sai perchè era considerato tale, Léon? Perchè nelle poche comparsate in tv e nei molti articoli scritti per quotidiani e riviste vanta una notevole cultura in fatto musica classica, letteratura americana contemporanea, e lo fa senza balbettare. Basta poco per diventare "intellettuale"...

Ma, d'altronde, c'è D'Orrico che si spaccia per critico letterario...