Lo confesso: ho comprato “Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi)” per via del titolo. Nient’altro. Forse è la motivazione più banale del mondo, ma tant’è. La prima edizione risale al 2001, la Minimum Fax lo ha riportato in libreria a distanza di otto anni.
Ho notato che sulla copertina, illustrata da Alessandro Gottardo, poco sotto il titolo, c’è scritto “Romanzo” eppure del romanzo questo libro ha poco. Diciamo nulla. Non c’è trama, non c’è registro narrativo omogeneo e probabilmente non è nemmeno possibile collocare l’opera in qualche genere letterario certo. Eppure credo sia tra le storie più divertenti e fulminanti che abbia letto negli ultimi anni. (Qualcosa del genere mi capitò con “I fiori blu” di Queneau!). Ho divorato “Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi)” in poche ore e sono assolutamente lieta di essermi fidata d’istinto di un titolo solo perché palesemente bizzarro.
Tolstoj, in effetti, all’interno del libro c’è. Ma non è più in Russia, l’ha abbandonata da tempo per sfuggire a una moglie insopportabile. Ora vive a Roma, sulla Nomentana. Ama la coca-cola, mangia gelato, gioca a scopa e si accontenta di una partita a dama, la sorella povera degli scacchi. Ha il suo bel carattere, il vecchio scrittore, e non abbandona l’idea di lavorare ad un romanzo spettacolare la cui trama, però, somiglia fin troppo al capolavoro di Joyce, l’Ulysses. E’ un po’ infastidito dalla mole della sua opera omnia sugli scaffali della Feltrinelli e sembra comunque una persona felice.
Ovviamente il protagonista del non-romanzo di Lagioia non è proprio Tolstoj, ma la voce narrante, cioè Lagioia stesso o, quanto meno, il suo alter ego. L’autore ci avverte, in premessa: Difficile stabilire se il contenuto delle prossime pagine risuoni da da più che bar bar o, verosimilmente, si muova alla deriva di entrambe le poetiche. L’ispirazione, fittizia, parte da un cocktail di parole ritagliate da una Garzantina e mescolate a casaccio. Un espediente come un altro. Simile a una sperimentazione a cui è divertente prestare fede. C’è anche l’amore, nel libro. Si chiama Giulia. Si allontana e ritorna, decisa a convivere col nostro non-protagonista, dopo cinque anni (o solo tre settimane?). Il viaggio per andare a prenderla in stazione si smonta in episodi vari ed eventuali. Ogni volta la mutazione di una componente ne trasforma il corso ed anche l’epilogo, sdoganando Caso e Destino.
Nel cuore della non-storia c’è la letteratura per eccellenza: Guerra e Pace. Consigli per disfare quelle migliaia di pagine ce ne sono diversi compreso quello di lasciare i volumi dell’opera a macerare su una spiaggia, tra marea, notte, sabbia e salsedine. L’effetto sarà allettante: moltissime di quelle parole verranno abrase, scolorite, ammollate e perse. Per sempre. Forse così Guerra e Pace sarà finalmente ciò che avrebbe potuto (o dovuto) essere.
I verbi scardinare, decostruire, abbattere sono stati la vera ossessione del XX secolo, si legge a pagina 27. Evidentemente scardinare, decostruire, abbattere è ciò che fa parte ormai di una tradizione letteraria ed artistica del secolo scorso. Ma “Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi)” continua candidamente a scardinare, decostruire, abbattere. Cosa? Una tradizione letteraria ed artistica. Di cui si ritrova a far parte pur non volendo (oppure sì?). Un corto circuito, a quanto pare.
Alla fine, comunque, i tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj non sono ben chiari. Tranne uno, che è poi quello più efficace: lanciare Lev Nikolaevic dalla finestra.
Il fatto, la sua negazione (tramite menzogna), apparentemente sufficiente per riconquistare il vero, per tornare sugli stessi passi e riproporre il negato. Un pasticcio grottesco che alimenta altro caos e illumina ulteriormente la lettura del libro. Compresa la vicenda dell’eroinomane.
Rimandi e citazioni non mancano di certo. Nomi altisonanti e pesantissimi costellano le righe scritte: Deleuze, Guattari, Miller, Cage, Socrate, Bréton, Brecht, Galileo, Duchamp, Henrix, Manzoni, Stendhal, Sartre, Proust, Céline, Marinetti, Debord, Goncarov, Majakovskij, Musil e non solo. A conoscerli si diventa vecchi.
Alla fine, ho chiuso il libro. Un sorriso divertito ad aprirmi la faccia. E adesso, ho pensato, dovrò pur scriverne. L’ho fatto.
Per la cronaca: non sono ancora mai riuscita a leggere "Guerra e Pace". Lev Nikolaevi? mi perdonerà.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Nicola Lagioia è nato a Bari nel 1973. Ha lavorato come ghost writer e collaborato con diverse case editrici. Nel 2001 pubblica, per Castelvecchi, il volumetto “Poesia on-line”. Dello stesso anno anche “Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi)”, Minimum Fax, con cui vince il Premio Lo Straniero 2002. Altre pubblicazioni: “Occidente per principianti”, Einaudi, 2004; “Babbo Natale”, Fazi, 2005; “2005 Dopo Cristo”, con il nome collettivo di Babette Factory, Einaudi, 2005; “Riportando tutto a casa”, Einaudi, 2009. Dirige la collana di narrativa italiana “Nichel” della Minimum Fax e collabora con la rivista “Accattone”.
Nicola Lagioia, “Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi)”, Minimum Fax, Roma, 2009.
LAGIOLA in LANKELOT:
Lagioia Nicola - Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi) - monnalisa
Lagioia Nicola, Raimo Christian - La qualità dell'aria - Storie di questo tempo - and
Commenti
Neo Monna!
Buona lettura.
Insomma, ho la sensazione che a breve troveremo recensiti tutti i libri di NL, sbaglio? :)
Lagioia è un personaggio interessante. Alcuni anni fa l'ho incontrato e mi è rimasta impressa una cosa che ha detto, e cioè che quella sua per i libri è una "passione, una passione in senso cristico, però".
Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj mi ha sempre incuriosito (con un titolo così è un po' difficile non essere incuriositi), ma sono stata frenata dal non aver mai letto Guerra e pace...
Prova a partire da
http://it.wikipedia.org/wiki/La_morte_di_Ivan_Il%27i%C4%8D
;)
2. Non ha scritto tantissimo, in fondo. Questo libro mi è piaciuto, non escludo di comprarne altri suoi in futuro. Nel caso, li troverai qui, al solito.
grazie, amica mia:)
Appena letto, a me non è piaciuto. Letto anche a fatica, perchè a un certo punto non si capisce più dove si voglia andare a parare. Una prosa troppo sofisticata, a mio avviso: contorta, eccentrica imbottita di nomi e citazioni. Tanta tecnica, poca sostanza.
7. Non credo che Lagioia volesse arrivare da qualche parte. Io ho rinunciato da subito a cercare un senso in questo libro. Per questo mi è piaciuto molto.
8 - Neanche io ho cercato un senso in questo libro, non parlavo di quello. Ma un fine deve esserci, in ogni libro e in ogni storia. E in questo libro non c'è, o almeno io non l'ho trovato.
(è espressionista?)
10 - (dici? A me non sembra)
(io non l'ho letto, purtroppo:) congetturavo)
9. Il fine? Nel titolo, forse, qualche traccia c'è: sbarazzarsi di Tolstoj. Colui che incarna la "letturatura" per eccellenza. Probabilmente il tentativo di Lagioia non ti è gradito, ma credo abbia solo pensato, divertendosi, di smantellare i punti fermi e gli schemi in cui lo scrivere è sempre stato, ed è ancora, incatenato.
Si scrive solo per qualche scopo? Non necessariamente. Scrivere per scrivere. Forse è molto più semplice di quanto sembri.
Qualche tempo fa ho parlato qui, su Lankelot, di un libro di Marias, "Domani nella battaglia pensa a me". Io l'ho trovato angosciante, noioso, pedante e vuoto, Angela Migliore (che immagino tu conosca), nella sua recensione, ha scritto l'esatto opposto.
Meraviglie del leggere!
10. No, Franchi, non ci ho letto nulla di espressionista. Forse qualche gioco di parole, ma niente di più.
13 - Non concordo. Libro di tecnica, pura tecnica e basta.
Ho letto questo libro di Lagioia e anche Occidente per principianti, nessuno dei due mi ha soddisfatto, pur se scelgo questo fra i due. Ho trovato Tre sistemi un po' un esercizio di stile, in alcuni passaggi anche molto noioso, un esercizio di stile, un po' come Latte di Raimo. Occidente per principianti l'ho trovato invece molto scadente, con anche una trama davvero ridicola.
E' un po' la pecca della collana Nichel della Minimum Fax, fra cui, è bene dirlo, ne esce vivo il solo Mascheri.
Mascheri e Carlo D'Amicis, che forse è il più bravo di tutti, ma è inspiegabilmente poco pubblicizzato. Lui mi piace davvero tanto. Cognetti è manierista, ma non è mediocre.
(ma And, quale casa editrice IT ha in catalogo due narratori italiani di qualità come Mascheri e D'Amicis?)
D'Amicis è davvero notevole,
D'Amicis è davvero notevole, "La guerra dei cafoni" gran bel romanzo.
che te ne pare del nuovo
che te ne pare del nuovo sito?
appena recuperiamo l'elenco dei commenti a sx e il forum scatta il feedback!
sito ottimo. Ancora devo
sito ottimo. Ancora devo ambientarmi ma già mi attizza:)
Hai notato che i commenti
Hai notato che i commenti sono disposti razionalmente, ossia seguono un criterio logico nel disegno delle risposte? Questo è bene:)
c'è un casino di lavoro da fare su archivione, tags e immagini, purtroppo, ma non dispero
sì, è vero, anche se su
sì, è vero, anche se su D'amicis sono un po' indeciso, non mi ha soddisfatto interamente. Cognetti anche lui, bravo ma non riesce a svegliarmi dal torpore.
[lagioia] monna,
[lagioia] monna, comprato; qualche settimana, max un mese, e torno qui da te a parlarne. M'hai convinto.
[lagioia] eccoci qua. Allora,
[lagioia] eccoci qua. Allora, hai ragione: zero trama, zero genere, zero tutto. Questo è praticamente un esercizio di stile, al limite da performance, francamente e onestamente impubblicabile. Che Pent abbia scritto che questo è un manualetto che serve per cercare una nuova identità un po' mi stupisce. La formula corretta era "quadernetto d'un autore in cerca di identità". Identità che, almeno a questo livello, non ha.
Particolarmente cialtrone le pagine dedicate all'eroina. Non so perché ma la cosa puzza di artificio da lontano. Quanto al linguaggio, La Lipperini - non stupisce - parla di "pastiche di gran classe". Io direi "pasticche di gran classe". Pasticche, digestive.
Detto ciò. Non è il libro da cui partire per decidere di leggersi l'opera omnia di un autore. C'è una legione di ventenni, là fuori - da sempre - in grado di scrivere cose del genere. Diciamo una cinquantina per facoltà di Lettere. E magari senza eroina, e con citazioni un po' meno prevedibili.
Taccio poi per pietà sincera sull'incipit. E' praticamente la prima lezione di storia del quarto ginnasio. E' penoso partire dall'etimo di "barbaro", a meno che non si sia seduti dietro una cattedra, a scuola. E qui il giovanotto invece stava per bene dietro i banchi. e meno male, e si vede.
[lagioia] invece preferisco
[lagioia] invece preferisco parlare di te. Questo tuo pezzo è brillante e vivace, e anima un cadavere come questo con una spontaneità e una facilità spiazzanti e sorprendenti. Mi sorprendo ancora, sebbene ti legga da anni, perché questa tua pagina è davvero un micidiale esercizio di scrittura critica creativa. Dico sul serio, sei riuscita a rendere piacevole e accattivante un libro sinceramente adolescenziale, e completamente sconnesso. applausi per te.