Lagerkvist Pär Fabian
Ven, 30/03/2007 - 13:07 — Alfio Sironi
Questo romanzo di Pär Fabian Lagerkvist è un romanzo che segue tre dimensioni, una storia dallo sviluppo cubico.
In primo luogo, è una storia piana: nel senso che parte da un punto per svilupparsi linearmente e raggiungerne un altro, una meta. Parte da un punto abbandonato, da un binario morto dei Vangeli, che lasciano la figura di Barabba a ruolo di comparsa. Molti teologi si sono dibattuti, lungo i secoli della storia della Chiesa, intorno a questa misteriosa figura ma - se posso permettermi un pre-giudizio - mai con l’originalità di Lagerkvist, l’originalità che nasce dall’arte che gli è propria, dalla Poesia che utilizza per sondare i moti interiori dell’animo umano. Il poeta svedese sviluppa la sua storia di uomo reietto, di “prigioniero liberato”, ipotizza cosa sia stato del brigante nei giorni successivi alla sua liberazione e alla concomitante crocifissione del Cristo. Scioglie i suoi sgomenti, i suoi dubbi e le angosce, in una narrazione splendidamente misurata e scarna, che riesce a sopravvivere alla tentazione del tono solenne senza abbandonare lo stesso asciutto incedere sintattico dei Vangeli. Lagerkvist è un poeta e tale rimane, questo romanzo ne è la viva prova: sfruttando la forza della parola, compone la sua pagina di poche ed evocative immagini, prosegue la vicenda di Barabba “il liberato”, attraverso le situazioni che lo coinvolgono dopo aver assistito incredulo alla crocifissione del Cristo. Barabba s’interroga, si domanda come il figlio di Dio abbia potuto lasciarsi morire a quel modo, come egli si sia proposto alla croce al suo posto. Questi interrogativi rimangono saldi nella sua testa, scavati, nella mente, come la rossa cicatrice che porta in volto.
“Figlio di Dio? No quello non era figlio di Dio. Ma se lo fosse stato non avrebbe avuto bisogno di farsi crocifiggere; sol che l'avesse voluto. Doveva averlo voluto dunque Lui! Era una cosa così orribile e strana che lui avesse voluto patire. Perché, se veramente era il figlio di Dio, sarebbe stato per lui la più facile delle cose evitar di far questo. Ma lui non aveva voluto sfuggire. Aveva voluto soffrire e morire in quella atroce maniera e non scappare. E così è stato: aveva messo in atto il suo proposito di non essere assolto. Aveva lasciato che lui, Barabba, la scampasse in vece sua. Aveva comandato Liberate Barabba e crocifiggete me!”
Torna tra i predoni, ma non è più lo stesso. Si reca presso i seguaci del “Crocifisso”, ma non solve i suoi dubbi. Legato alla catena di uno schiavo cristiano lavora in miniera, poi nei campi. Arriva a Roma, sempre sospeso tra il desiderio di credere e l’istinto di vendicare se stesso e il martire, s’interroga senza capire a fondo il significato di quella dottrina rivoluzionaria, quanto terribilmente semplificante: amatevi l’un l’altro. Questa tensione bipolare si paleserà a fondo in più episodi: durante la lapidazione di una donna, Barabba pensa di fare la volontà di quello strano Dio uccidendo il lapidatore, poi, a Roma, alimentando il famoso incendio, creato da Nerone, per incriminare i cristiani. Barabba, come l’Uomo nei 20 secoli che seguono la morte del Messia, è spinto dalla necessità di credere in un dio, s’è lasciato turbare da quella figura mistica e carismatica, senza comprenderne appieno il messaggio: arrivando addirittura a sovvertirlo, usando la forza per difendere il Cristo la sua causa difficile da accettare e comprendere: amatevi l’un l’altro.
Ecco le altre due dimensioni, ecco la triplice estensione di questo romanzo: la storia si sviluppa in modo piano, penetra il personaggio lungo una linea di profondità e sublima la storia, ad allegoria dell’umanità, lungo un asse verticale. Lagerkvist compie una vera e propria esegesi della figura del brigante scagionato, lo penetra in una dimensione psicologica ed eleva la vicenda da storia di “uno” a storia di “tutti”, simbolica, universale. Semplifica e cinge, come mai uno storico o un teologo avrebbero potuto fare, la Verità rivelata dal Cristo, con la potenza e la forza pittorica della sua prosa. Solo a titolo d’esempio, riporto due piccoli brani. L’incontro con Lazzaro “il resuscitato”, sulle tracce del Cristo:
“Ricambiò il loro saluto con una voce strana, senza tono […] Barabba sedette di rimpetto a lui e non potè non osservare il suo volto. Era un volto giallastro e sembrava duro come l’osso. La pelle era completamente dissecata. Mai Barabba avrebbe creduto che un volto umano potesse avere quell’aspetto e mai egli aveva veduto nulla di così squallido. Era come un deserto. ”
E la discesa di Barabba nelle catacombe romane, alla ricerca dei cristiani:
“No, qui non c’era luce di sorta. In nessun punto: da nessuna parte! Soltanto una continua, gelida oscurità che lo circondava, nella quale era completamente solo, perché qui loro non c’erano; qui non c’era neppure una persona, non c’era nessun essere vivente, all’infuori di lui. Soltanto dei morti!Dei morti. Era circondato da morti. Dappertutto, in tutti i punti, in tutte le vie, in tutti i corridoi, da qualunque parte camminasse. E da qual parte andare? Non aveva alcuna idea della via da percorrere per tornare di fuori, per uscire di lì, per uscire dal regno della morte… Il regno della morte! Era nel regno della morte! Era rinchiuso nel regno della morte! Si sentì preso dall’orrore. Gli parve di soffocare. E d’improvviso si slanciò, forsennato e atterrito, in una direzione qualunque, incespicando in gradini invisibili, da una galleria ad un’altra, per cercare la via d’uscita, per evadere dal regno della morte. Si aggirava come un folle là sotto, sbuffando, gemendo… da ultimo, soltanto barcollava nelle gallerie, urtando contro le pareti dove erano murati tutti quei morti, contro i muri della morte dai quali non avrebbe potuto evadere mai… Finalmente avvertì un soffio d’aria tiepida che scendeva giù dalla terra, da un altro mondo… quasi macchinalmente si trascinò su per il pendìo e uscì, tra le viti. Si sdraiò a terra e riposò guardando il cielo vuoto e oscuro. Era buio dappertutto ormai. Nel cielo come sulla terra. Dappertutto.”
Si susseguono, come sorsi di una bevanda agra, altre scene, come la crocifissione del compagno Sahak, la lapidazione della Leporina, il doloroso atto conclusivo. Nulla è come la medicina amara per farci riflettere, nulla è meglio di questa lettura intensa, fatta di immagini - non mi stanco di dirlo - di una profondità feroce, di una potenza evocativa tale da lasciare fissi sulle parole a pensare. Fermi sulla pagina con un respiro lento. Con questa narrazione Lagerkvist, supera l’oggettivismo, il naturalismo, che erano stati della cultura precedente, per un soggettivismo comprensivo di ogni aspetto del vivere, per uno spiritualismo superiore ad ogni distanza e frazione, perché cercava Dio e con lui il modo per liberare, riscattare gli umili, gli oppressi di ogni parte del mondo, il messaggio, la parola per richiamarli, riunirli anche se di luoghi, lingue e etnie diverse. Un impegno frutto di un sentire personale (Lagerkvist, in più di un’intervista, afferma di aver sempre scritto per sé), sociale e religioso, che percorrerà tutta la sua produzione e nelle opere della maturità raggiungerà esiti notevoli anche dal punto di vista formale.
Non è facile essere autori fino al punto da annullarsi nella propria opera e questa nel suo significato, da fare di entrambi un’espressione naturale, una voce autentica quasi esistesse da sempre e da sola. Lagerkvist ci riesce in questa narrazione che, nel 1951, gli varrà il premio Nobel per la Letteratura.
NOTE
Pär Fabian Lagerkvist, (1891 a Växjö, Svezia - 1974 a Danderyd, vicino Stoccolma) È uno dei maggiori autori della letteratura svedese contemporanea. Appassionato di teatro, approfondisce le sue conoscenze artistiche e letterarie durante i suoi viaggi a Parigi. La sua popolarità è dovuta ai romanzi: Il nano (1944) e Barabba precedente di un anno il premio Nobel per la Letteratura conferitogli nel 1951.
Autore: Pär Fabian Lagerkvist
Titolo: Barabba
Originale: Barabbas (1950)
Traduzione: Giacomo Oreglio e Carlo Picchio
Editore: Jaca Book 2004
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Commenti
Chiedo venia, ma non sono proprio riuscito a "giustificare" il testo. Come emerge da queste mie parole, non sono un mago dell'informatica.. he he..
Qualche anima pia saprebbe aiutarmi?
Chiedo ancora perdono!
arrivo!
done! Ho inserito anche il codice isbn per indicare su Ibs l'edizione reperibile; ho sostituito il tag "letteratura scandinava" con "letteratura"; infine, ho integrato un link all'altra recensione del testo presente su Lankelot.eu. Vengo subito a leggerti!
"soggettivismo comprensivo di ogni aspetto del vivere, per uno spiritualismo superiore ad ogni distanza e frazione, perché cercava Dio e con lui il modo per liberare, riscattare gli umili, gli oppressi di ogni parte del mondo, il messaggio, la parola per richiamarli, riunirli anche se di luoghi, lingue e etnie diverse. Un impegno frutto di un sentire personale (Lagerkvist, in più di un?intervista, afferma di aver sempre scritto per sé), sociale e religioso, che percorrerà tutta la sua produzione e nelle opere della maturità raggiungerà esiti notevoli anche dal punto di vista formale."
> questa è una lettura molto affascinante e molto suggestiva. A dispetto della dichiarazione di L., che trascrivi - quando uno scrittore afferma qualcosa del genere è abbastanza evidente che si sta prendendo gioco di chi ha di fronte, o che non voglia dirla tutta; scrivere "per sé" implicherebbe qualcosa di simile a quanto Kafka domandò a Brod in punto di morte (invano).
Conservo in memoria tutte le suggestioni della prima lettura di Barabba, diversi anni fa. Ti ringrazio per avermi rinfrescato il ricordo con questa pagina incisiva, intensa, profonda. Che mi auguro richiami alla lettura di Lagerkvist diversi altri lettori.
Sarò felice di leggere molte altre tue pagine.
(piuttosto: come hai scoperto Lagerkvist? Io devo la lettura a un amico cultore di letterature scandinave, Byrno - anche lui scrive da queste parti, quando passa:) )
Mille grazie..
rimane il fatto che non ho ben capito perchè il testo non si "giustificasse" tramite l'apposito comando. (Per me tutto ciò a qualcosa di molto misterioso e affascinante!)
Per quanto riguarda Lagerkvist, l'ho scoperto attraverso un cammino letterario nei meandri della spiritualità, tra libri di diversa estrazione (religiosa e non), autori come Michel Certeau, Carlo Carretto, Enzo Bianchi, Nagarjuna, Gabriel Mandel, Bénézet.. e così via.. senza risparmiarmi anche a opere più trendy come Osho&co..
questione tecnica: io navigo con firefox. Di solito non riesco a modificare i testi se prima non ho simbolicamente battuto un tasto qualunque all'interno dell'articolo. Poi cancello la battitura e mi diverto qua e là:). Purtroppo wordpress di lanke ha dato diversi piccoli problemi, non tutti sono spiegabili (direi che è infestato).
altra o varia spiritualità - cammino molto interessante. Qui troverai qualcuno che conosce e legge molto e volentieri le opere di Bianchi. Personalmente ti dico che non ho la più pallida idea di chi siano Carlo Carretto, Gabriel Mandel, Benezet e Nagarjuna. Magari, nel tempo, sarai tu a presentarceli.
A proposito, rinnovo ancora il benvenuto. Grazie per essere tra noi e per condividere ricerche, letture e sentieri.
"Non è facile essere autori fino al punto da annullarsi nella propria opera". Addirittura? Il tema è interessante, l'autore non l'ho mai accostato e non conosco nemmeno la casa editrice. Però la letteratura scandinava in genere mi piace. Si trova facile?
"Ecco le altre due dimensioni, ecco la triplice estensione di questo romanzo: la storia si sviluppa in modo piano, penetra il personaggio lungo una linea di profondità e sublima la storia, ad allegoria dell?umanità, lungo un asse verticale".
Molto interessante davvero, ottimo lavoro. In pratica, universalizza il messaggio.
Penso anch'io che in fondo non volesse scrivere per sé, con un messaggio di riscatto per gli umili da diffondere.
*
Hai letto Enzo Bianchi e Carretto? ottimo, Bianchi lo leggo spesso e a Bose sono stata varie volte e di Carretto ho letto, molti anni fa, Le lettere dal deserto e Al di là delle cose. É interessante.
8 La Jaka Book, se non ricordo male, pubblica testi spesso d'ispirazione cattolica, una volta si diceva fosse legata a CL, ma adesso non so, come vedi stampa anche autori differenti.
su Carlo Carretto:
http://www.diocesi.it/borgopiave/carretto/biografia.htm
10 - legata a CL? Dio ce ne scampi e liberi, allora (io ho una pessima opinione dei ciellini, per usare un eufemismo). Ad ogni modo Lagerkvist non mi sembra un ciellino, hai ragione:)
Federico, non partire col pregiudizio, neanche a me piacciono i ciellini! inoltre ti parlo di molti anni fa, nel frattempo sarà cambiata e in ogni caso se stampa un buon libro non vedo perchè bisogna rifiutarla in blocco!
Ma no, infatti. Come ti ripeto, questo non mi sembra un ciellino. Nessun pregiudizio, ma è ovvio che se mi dici ciellini un po' mi irrigidisco. Non rifiuto in blocco libri d'ispirazione cattolica, sono diffidente se l'ispirazione è ciellina, per cosi dire. Ma anche qui non metto un muro. Magari leggo pure, per curiosità.
Halt! Lagerkvist lo trovate anche in Iperborea. Cfr. mia recensione e richiami in entrambe a IBS.
15 - E mi pareva d'aver già letto 'sto nome.
Alllora..
Innanzitutto grazie per il "conforto tecnico": capisco, ogni giorno di più, che l'informatica lungi dall'essere una scienza perfetta:)
In secondo luogo devo specificare che:
- Jaca Book è una signora casa editrice che si occupa di ambiti tematici ben diversi tra loro (dall'agricoltura biologica al riscaldamento globale, dall'opera accademica, al romanzo di formazione), ospitando autori, idee e argomenti molto differenti e non "partigiani".
- Lagerkvist, lo confermo, non è ciellino;)
- Sono intimamente convinto che uno scrittore che scriva esclusivamente per sé non esista.. al massimo, è possibile che si scriva per l'altra parte di sé.. ma sempre di "altro" e di alterità si parla.
-Barabba è uscito, come già segnalato, per Iperborea (casa editrice che si occupa della letteratura nordica in modo molto curato) e, nella biblioteca locale, esiste una copia ingiallita e derelitta che risale agli anni '60 per l'editrice "Città Armoniosa".
-Per Marina: anch'io di Carretto ho letto Al di là delle cose e Lettere dal deserto, niente di che.. quanto meno una riflessione più vicina al sentire del cristianesimo dei primi anni.. molto lontano dalle logiche di palazzo che affliggono questi tempi post-moderni.. ma non andrei oltre..
-Infine, dopo avervi stancato, ribadisco il mio grande apprezzamento per quest'opera semplice che sviluppa in tre dimensioni.
Grazie a tutti!
sono stato sempre molto attirato da letture parallelele, distanti o vicine ai vangeli, limitrofe insomma alla vita di Gesù (cito Saramago e Vassalli). Se vermante l'autore
"Scioglie i suoi sgomenti, i suoi dubbi e le angosce, in una narrazione splendidamente misurata e scarna, che riesce a sopravvivere alla tentazione del tono solenne senza abbandonare lo stesso asciutto incedere sintattico dei Vangeli. Lagerkvist è un poeta e tale rimane, questo romanzo ne è la viva prova: sfruttando la forza della parola, compone la sua pagina di poche ed evocative immagini" il risultato non potrà che essere di estrema godibilità, per me
"eleva la vicenda da storia di ?uno? a storia di ?tutti?, simbolica, universale. Semplifica e cinge, come mai uno storico o un teologo avrebbero potuto fare, la Verità rivelata dal Cristo, con la potenza e la forza pittorica della sua prosa".
Mi sa che devo aggiungerlo alla lista dei leggerò.
copertina e archivio
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