Labranca Tommaso
Sab, 17/05/2008 - 13:33 — franchi
dieci è noia, venti è moda, trenta è storia
Labranca .08 è un artista satirico di primo livello: uno scrittore capace di rappresentare il cortocircuito generazionale tra il 1978 e il 2008 in un amarissimo divertissement, tra nostalgie di quel che era e fredde constatazioni di quel che è, di quel che sta succedendo: e allucinanti congetture sul nebuloso futuro che ci attende – non è un caso, forse, se sono ben quattro i diversi finali proposti. Il gioco si fonda sul parallelismo tra le esistenze di Antonio Maniero, ricercatore universitario, doppiolavorista (in una desolata struttura para-Cepu), divorziato, figlia e madre sul groppone – moglie andata, lobotomizzata dal lato oscuro del tubo catodico Ottanta-Novanta – e di sua figlia Laurapalmer (sic: mater voluit), classe 1991. Un panda, truccata gotica, alienata da ogni aspetto ludico e parasociale dei nuovi media, viziata e manesca.
Amichetta compulsiva, e teledipendente.
Labranca ha saputo interpretare il nostro tempo prendendosene gioco con nonchalance: l’io narrante è un capolavoro di autoironia, dissacra se stesso e tutto il resto del mondo come niente fosse, anaffettivo e cinico, d’onesta estrazione piccolo borghese e caotica adozione di tutte le nuove tecnologie. Tecnologie che servono per leggere i caratteri fondanti della nostra stravagante e infelice Italia contemporanea: bancomat e carte di credito utilizzati con eccessiva disinvoltura, perdendo il polso della quantità di denaro speso; messenger e skype che surclassano il vezzo freak del baracchino, loghi sbiaditi e suonerie raglianti che vanno a prosciugare il budget degli adolescenti. E ancora, iPod estranei alla doppia presa per la cuffia, già presente nei nostri vecchi walkman, a suggerire l’uso personale e dissociante del dispositivo; home cinema a cancellare l’esperienza collettiva del cinema, e via dicendo.
Tra 78 e 08 ne è passata di acqua sotto i ponti. E a quale velocità. A quale prezzo. Secondo Labranca, “l’obiettivo principale nello .08 è la pseudorealtà. Non la finzione dichiarata dei teatri d’opera, ma la realtà ricostruita dagli architetti d’interni, dagli editor delle grandi case editrici, dai montatori televisivi” (p. 61). Assieme, evidenzia la negazione della propria identità, prendendosi gioco, ad esempio, delle grottesche manie alimentari della nuova generazione, della proliferazione di kebab, ristoranti cinesi e giapponesi a danno delle nostre splendide antiche abitudini, e dei loro ridotti costi, aggiungo – e della loro ben diversa qualità. La cieca xenofilia è stupida.
È il libro di un nostalgico di classe. Un intellettuale frastornato dalla frenesia, dall’ipocrisia e dagli automatismi del nostro tempo, precario in ogni aspetto della sua esistenza, professionale e famigliare, lucido tuttavia e sgombro di pregiudizi ideologici. Finalmente, e totalmente: come un tempo – dico, nel .78 – in questo benedetto assurdo belpaese non si poteva essere. Per evitare vessazioni, e disoccupazione.
“Ricordo tutto questo con freddezza, senza più alcun risentimento verso le due parti che si divertivano a vessarmi perché non ero stato in grado di scegliere se stare con Tony (Manero) o Toni (Negri).
Perché non sapevo se alzare il braccio destro per puntare l’indice contro il cielo o quello sinistro per simulare una pistola. Perché allora, come oggi, nel dubbio ho sempre alzato entrambe le braccia.
Per arrendermi” (p. 208).
Già, perché un altro dei giochi del romanzo è l’associazione – sin dal nome – tra Antonio Maniero e quel Tony Manero de La Febbre del Sabato Sera che spopolava giusto trent’anni fa. Altro atipico e anomalo working class hero, pure nella dimensione della discoteca, oggetto di emulazione planetaria, condanna il suo quasi omonimo italiano – padovano: sin dal nome – a un’esistenza involontariamente e paradossalmente mimetica. E così, nel 2008, Antonio prova a decifrare gli eventi e gli incontri della sua vita sulla base (anche) delle reminiscenze di quel film, meditando sulla sua fortuna d’antan e sugli aspetti seminali dell’opera. I titoli dei capitoli – segnalo, a latere – sono divertiti omaggi ai Bee Gees.
È l’occasione per una serie di riflessioni sull’abominio del fashionismo coevo, del dominio indiscusso di griffe e sull’accavallarsi di tendenze sempre più artificiose e coatte. D’altra parte, “L’orbita del cool ha un periodo di rotazione di venti anni. Ciò che oggi è al Punto di Esaltazione tramonterà presto e tra dieci anni esatti si troverà al Punto di Derisione per poi risalire lentamente e tornare, tra altri dieci anni, all’esaltazione. Poi si abbandonerà alla forza centrifuga, uscirà dall’orbita del cool ed entrerà nel cielo degli eventi fissi.
Ecco perché dieci è noia, venti è moda, trenta è storia” (p. 123).
Possibile che il dialogo tra la generazione di Antonio e quella di sua figlia sia così frammentario e sghembo, considerando che non dovrebbe esistere, tecnologie web e alimentazione etnica a parte, quello strapiombo che separava i nostri padri dai loro padri? Labranca è ben consapevole che i punti di contatto siano decisamente maggiori, e che una certa percezione delle problematiche e dei guasti della società postindustriale, o semplicemente delle sue peculiarità, non possa scavare certi solchi. “Queste radici sono la televisione, il pop, la plastica, i miti mediatici, le apparecchiature elettroniche, la socializzazione complessa, la riduzione delle distanze, i cibi malsani, l’anglofonia, la musica” (p. 40).
Giustamente intollerante nei confronti della profonda impreparazione e della insensata spocchia dei nuovi adolescenti, si infuria ad esempio – e il lettore gode – quando sente ciarlare di falsetti come tratto distintivo della musica anni Ottanta da mostruosi figli di papà, pierre di localini fighetti che organizzano immondi party erasmus per i ritornanti idioti studentelli italioti. È potente la percezione di ignoranza e inadeguatezza dei fan dei Tokyo Hotel, e del loro mondo estraneo alla consapevolezza che certo sound e certa estetica viene da qualche decade prima. Che è tutta roba rimasticata.
E di letteratura, naturalmente, è meglio non parlarne. C’è qualche richiamo qua e là, non serve nome e cognome, a chi ha fatto danni distendendosi prono all’era della riproduzione seriale della medietà, spacciando il suo niente ben confezionato per arte: ma naturalmente il malessere di Maniero è rivolto, in primis, a quei cittadini che hanno avallato la circolazione di certi libri. Senza livore, però, senza cattiveria. Stizza, sì. Legittima.
Infine, a chi ancora guarda al mondo dell’editoria con l’occhio bovino di chi invidia i suoi tanti e ricchi mestieri, piacerà prendere nota della disperata attesa di un bonifico per la traduzione d’un libro mediocre: Maniero va di bancomat in bancomat, capitolo dopo capitolo, sperando che finalmente, dopo tutti quei mesi, gli venga versato quanto dovuto. Invano. Forse servirebbe fare una di quelle pose, un kìnema (cfr. p. 14) alla Manero, come rito propiziatorio pre-inserimento carta. Oppure, maledizione, cambiare lavoro. Magari prendendo il primo aereo.
Gran libro.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Tommaso Labranca (Milano 1962), scrittore, autore radiofonico e televisivo, agitatore culturale. Ha pubblicato Andy Warhol era un coatto (Castelvecchi, 1994), Estasi del pecoreccio (Castelvecchi, 1995), Labranca Remix (Castelvecchi, 1996), La vita secondo Orietta (Sperling & Kupfer, 1997), Chaltron Hescon (Einaudi Stile Libero, 1998), Neoproletariato (Castelvecchi, 2002), Grazie Fratello! (Kowalski, 2004, con Dea Verna), Il Piccolo Isolazionista (Castelvecchi, 2006). Qui la bibliografia completa.
Tommaso Labranca, “78.08”, Excelsior 1881, Milano 2008. pp. 278, euro 16,50.
Collana Impronte, 11. Spirito della collana: “Ogni vita umana è portatrice di una storia degna di essere raccontata. Ogni storia lascia una traccia: questa collana di narrativa si propone di raccogliere e registrare fedelmente tracce disparate, storie, impronte rimaste sul terreno della vita” (fonte: sito di Excelsior 1881).
Approfondimento in rete: Sito ufficiale di Labranca / Wikipedia / Intervista in Blackmailmag / Miserabili / 24sette
In Lankelot:
Labranca Tommaso - 78.08 - franchi
Labranca Tommaso - Andy Warhol era un coatto - franchi
Labranca Tommaso - Da Zero a Zero - franchi
Labranca Tommaso - Neoproletariato. La sconfitta del Popolo e il trionfo dell'Eleghanzia - franchi
Labranca Tommaso - Neoproletariato. La sconfitta del popolo e il trionfo dell'eleghanzia - Paola Biribanti
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Maggio 2008
E dire che sono nato nel .78.
Commenti
dieci è noia, venti è moda, trenta è storia (T.L.)
Una letturina per niente rassicurante, caro Lanky. E' tipico di Labranca evocare scenari che neanche le più fosche quartine di Nostradamus... Evidentemente è questo il tipo di profeta che ci meritiamo.
Speriamo serva a scuotere le coscienze. E a farci riflettere su quel che sta capitando, prima che sia troppo tardi. T.La ha davvero un grandissimo stile, e uno sguardo lucido come pochi altri.
Un libro essenziale che tutti dovrebbero leggere. Si avverte, dalla lettura della tua recensione, quanto vibri il sorriso beffardo ed amaro dell'autore nei confronti della recrudescenza scocio-culturale contemporanea.
E' stato utile segnalarlo e lo sarà ancor di più leggerlo e proporlo.
Grazie
Gian Paolo Grattarola
grazie a te, e buona lettura.
Questo va IMMEDIATAMENTE in nota prossimo acquisto.
Labranca ha l'età di miei amici, cognati e colleghi, ci separano solo 6 anni e la tua recensione mi fa pensare che la pensiamo allo stesso modo su alcune cosette...
Pagina necessaria, come sempre, Gf. Grazie.
grazie a te, carissima. Questo libro sarà molto amato, questa è una profezia facile. Non solo perché è in ogni caso molto divertente: ma perché mostra uno sguardo lucido e non livido su quel che sta capitando.
Intanto apro e chiudo una parentesi sull'editore.
Nel loro sito ufficiale stavo notando diverse idee interessanti.
Questa è una:
www.excelsior1881.eu/libraio/?id=3
8. Si hai ragione l'ho inserito tra i preferiti.
Gian Paolo Grattarola
deve avere un senso dell'ironia micidiale. Sembra un'analisi spietata di certe mode e realtà.
"È potente la percezione di ignoranza e inadeguatezza dei fan dei Tokyo Hotel"....questi sono quelli che piacciono a mia figlia, forse te ne ricordi, per questo li ho sentiti nominare. Indubbiamente non penso proprio che lei sappia che si tratta di roba rimasticata, a dire la verità non ne so niente neanche io.
*
"Giustamente intollerante nei confronti della profonda impreparazione e della insensata spocchia dei nuovi adolescenti"
> ma gli adolescenti non sono sempre stati strafottenti in varia misura e col gusto di sfidarti? E sull'impreparazione....lo dicevano anche alla mia generazione, probabilmente era vero, io ho l'impressione che ogni generazione dica questo della precedente e sembra sempre che si sia raggiunto il limite, finché non si arriva oltre.
Di nuovo adesso c'è lo sviluppo rapidissimo della tecnologia e quindi tutta una serie di nuovi orizzonti che si aprono.
In ogni caso mi sembra un'analisi interessante.
:). Sì, è spietato e lucido. Molto ironico. E decisamente potente nei richiami rock e pop. Parlando degli anni Ottanta, ad esempio, spara una sequenza di nomi fondamentali come niente fosse. Per dire. Sui TH, diciamo che condividono il problema delle band di brit pop degli anni Novanta: l'assenza totale di originalità e di personalità. Che non è un problema da poco: al contempo, può diventare una ragione di fascino. Quando? Ma quando l'adolescente (ri)scopre l'originale, per dire;)
*
Sul dialogo generazionale... certo, le impressioni comuni sono spesso simili. La strafottenza è un marchio di fabbrica di tutti gli adolescenti. L'ignoranza no, non è un comun denominatore di ogni generazione. La sensazione è che stavolta si rischia lo strapiombo. Come diceva Luca Martello giorni fa, stiamo diventando i nostri nonni.
il rischio c'è, per questo bisogna tener salde le posizioni in famiglia.......a colpi di letteratura, anche.
Se voi state diventando i nonni, io sarò la bisnonna :)
:).
Aspetta. Il senso era: la nuova generazione sta diventando come i nostri nonni. Povera e ignorante come i nostri nonni, di noi italiani tutti - le eccezioni fanno poco testo.
ma no, su questo esagerate secondo me, i nonni hanno passato le guerre....
sì, e prima hanno avallato il ventennio... proprio durante una terribile recessione economica,
Eh...
Fra', questo romanzo è proprio nelle tue corde :)
"home cinema a cancellare l?esperienza collettiva del cinema, e via dicendo" ma a volte può essere cosa buona e giusta.
"della proliferazione di kebab" ma è buono!
"Giustamente intollerante nei confronti della profonda impreparazione e della insensata spocchia dei nuovi adolescenti" ahahaha
"Oppure, maledizione, cambiare lavoro. Magari prendendo il primo aereo."
Male che vada c'è il passaggio ponte, che non costa poi tanto.
19. Proliferazione: anche di varianti. Lui ne individua diverse piuttosto divertenti:).
20. Il minimo!
21. Vero.
18. Dipende. Dalla compagnia, anche. Sia a casa che in sala. No?
22, 18. Verissimo. Ma al cinema non puoi scegliere tutto il pubblico, a casa sì. E' il vantaggio della proprietà privata...
23, 22. 18
> Si complica sempre tutto...:)))
ecco, una cosa geniale che avrei dovuto evidenziare nel pezzo: l'attenzione di t la nei confronti del simbolo del nostro tempo, del pendolarismo e via dicendo. I trolley. I trolley protagonisti ogni venerdì pomeriggio.
Mi hai contagiato. Lo sto leggendo. Il fatto è che uno, quando legge, lì per lì ride, ma poi razionalizza e mica scappa più tanto da ridere... Comunque quanto a stile e proprietà di linguaggio, ce ne fossero di Labranca!
la mia fissa nei suoi confronti cresce.
voglio leggere l'opera omnia.
Fossi in te mi fionderei su Neoproletariato. In pratica è la versione saggistica di 78.08. Vera e propria indagine socioculturale senza il problema del plot. Notevole anche Chaltron Hescon.
Prendo nota, e ricordo bene quel tuo vecchio articolo.
Mi aspetto fuochi d'artificio dalle prossime opere di TL.
il sito è divertentissimo. o inquietante?
ah, dubbi.
Divertente e intelligente. Come TL.
"Hai fiducia nelle possibilità di un mezzo minoritario come Internet?
No, nessuna fiducia. Internet è una grande caserma, volgare e inutile allo stesso modo. La libertà che il mezzo potrebbe offrirci viene usata solo per insultare e scrivere scurrilità. I tanti siti di "letteratura" non sono che la solita discarica in cui si raccolgono gli scarti di una beat generation di maniera. Basta dare un'occhiata a un qualunque guestbook per rendersi conto di quanto sia basso il livello intellettuale dell'utente medio della Rete: nick imbecilli, sfruttamento dell'anonimato per esaltare continuamente la propria presunta potenza sessuale, diatribe calcistiche. Internet è un Bar Sport, un istituto per elettrotecnici, una grande parete di cesso dove si lasciano i peggiori graffiti. Spero che la Rete morirà presto e con essa il mio sito"
http://www.blackmailmag.com/Intervista_a_Tommaso_Labranca.htm
Sì, è una risposta abbastanza idiota e stupida, non da lui.
E con questo credo di essere stato sintetico, chiaro e limpido.
Lankelot non ha niente a che fare con le virgolette che lui nomina, e come noi altri siti letterari.
Ma lui ha questo sovrano gusto per la provocazione e per l'estremismo. Può dire tutto quello che vuole. E' un artista. Gli artisti lasciamoli liberi di sbagliare.
Non ve l'aspettavate, vero?
Nemmeno io.
Anzi, quando Arcana mi ha chiesto di scriverlo ho pensato: "Ma perché proprio io? E cosa potrei scrivere su Renato Zero? Lo conosco così poco!"
Che cosa sapevo di lui? Che cosa si sa di lui?
Limitarsi a uno sterile elenco di date e dischi? Mai.
Intevistare chi lo ha conosciuto per cavarne pettegolezzi tanto piccanti quanto falsi e stupidi? Nemmeno.
Allora meglio qualcosa di simile a una monografia artistica. Ma sì, come Maurizio Calvesi che scrive di Caravaggio. O Arturo Schwartz che scrive di Marcel Duchamp.
Si prende spunto dalla vita e dalle opere e poi si teorizza, si ardiscono paralleli inattesi, si mette l?artista al centro di un affresco che è il momento storico in cui è stato attivo. Se ne calcolano il dare e l?avere, quanto ha preso dagli ispiratori e quanto ha dato agli emulatori.
Così ho iniziato con perplessità e ho terminato con coinvolgimento. L'ho seguito dagli esordi nella Roma delle avanguardie di Angeli-Festa-Schifano all'ultima incarnazione ai limiti del misticismo. Sempre sconfessando l'agiografia sorcina e cercando di non limitare il giudizio a poche frasi estrapolate male.
Uscita prevista: fine febbraio.
Presto metterò online altre info e uno stralcio dal Capitolo Zero.
Tommaso Labranca
Da zero a Zero
Arcana
Collana Songbook
Pagine 160 ca.
? 16,50
fonte: TOMMASO LABRANCA
http://www.tommasolabranca.eu/zero.htm
on line anche qui:
http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=recensione&Chia...
Copertina, impaginazione e
Copertina, impaginazione e archivio.