Kang Hyok, Grangereau Philippe

La rondine fuggita dal Paradiso

Autore: 
Kang Hyok, Grangereau Philippe

Sono trascorse diverse settimane da quando ho concluso la lettura di questo libro, lasciato ingiustamente sugli scaffali per tanto, troppo tempo, ed ancora non riesco a staccarmi dal pensiero del fiume di dolore che ho provato perdendomi tra le sue pagine. Avevo dimenticato il motivo per cui lo avevo acquistato; avevo dimenticato quelle prime soffocanti parole che aprono una voragine sui ricordi dell’allora bambino Hyok Kang, nato nel 1986: “se hai privato di tutto qualcuno, questi non è più in tuo potere. È di nuovo completamente libero” (Alexandr Solženicyn).

Il nome di Kang è fittizio, inventato dopo la fuga nel 1998 per proteggere la sua identità e di quella del resto della sua famiglia rimasta in quella realtà parallela  che è la Corea del Nord. Non mi soffermerò sugli inevitabili accostamenti alla creazione di George Orwell, perché francamente qui la finzione letteraria nulla può contro quella spaventosa menzogna che la gente di quei luoghi ha vissuto e sta vivendo. 
Poche, davvero poche le testimonianze vivide di chi quella realtà l’ha vissuta davvero privo di quella mascherata folle messa in scena per gli occasionali visitatori stranieri che vi si recano. Ricordo le poche osservazioni che Tiziano Terzani faceva di quello che appare davvero come un grande campo di concentramento della storia contemporanea, una riserva in cui anche il più distratto degli osservatori non può rendersi conto e chiedersi, infine, come mai è ancora incredibilmente isolato; il “Jurassic Park del comunismo” come viene definito in premessa da Philippe Grangereau è, purtroppo, ancora vivo e vegeto lì in quella parte d’Oriente su cui gli occhi internazionali si chiudono un po’ troppo spesso.
Kang è tra coloro che sono sfuggiti ad un destino assurdo, protetto da una fitta ed invisibile rete di organizzazioni che si occupano del suo popolo all’estero e che si preoccupano non solo di confortarli e di dare loro gli strumenti utili ad integrarsi, ma soprattutto a proteggerli dalla irrealtà in cui loro stessi sono nati e vissuti per anni.
Spaventosa è la descrizione degli anni vissuti nella sua infanzia; altrettanto spaventosa la visione di lui che, con padre e madre, fugge attraversando il confine della menzogna per ritrovarsi per la prima volta, nuovamente, in vita nel mondo: “ero terribilmente sconcertato. Ho cominciato a capire che tutto quello che avevo imparato nella Corea del Nord non mi sarebbe servito granché in quell’altro pianeta, così strano. Mi sentivo come una rana tirata fuori dal pozzo da cui contemplava quel pezzo di cielo rotondo, delimitato dal parapetto, pensando che si trattasse del mondo intero. Ero passato dall’altra parte dello specchio” (pag.163).
Kang vive gli anni del passaggio della povertà assoluta a quelli della carestia, tra miniature appese al petto e gigantografie di Kim Il-sung e di suo figlio Kim Jong-Il. Cresce in un quartiere in cui le case, minuscole, sono tutte uguali. La sua famiglia aveva vissuto per un periodo in Giappone, lasciando là diversi parenti che ogni tanto inviavano loro generi di prima necessità. Era stata fortunata la sua famiglia tra le tante del suo popolo; poteva annoverare tra i cimeli una lettera di ringraziamento del Grande Leader Kim Il–sung e, tante volte, la polizia chiudeva un occhio di fronte alle alzate di testa del padre.
In Corea si viveva nel terrore della denuncia; tutti potevano farlo e lo facevano, per qualsiasi sciocco motivo, perfino i bambini a scuola imparavano a mentire, a conquistarsi un posto silenzioso nella vita in modo da non destare alcun sospetto. Ogni tanto qualcuno spariva per tornare in fin di vita, denutrito o letteralmente affamato. Erano  i campi di “rieducazione” (c’erano tre tipi di campi) ad ospitare i “ribelli”, deportati senza alcun processo ed isolati con tutta la loro famiglia poiché, secondo gli insegnamenti del Grande Leader Kim Il-sung, oggi mummificato e dichiarato Presidente eterno, i traditori dovevano essere rimossi fino ad almeno tre generazioni. E così intere famiglie venivano sterminate, massacrate di lavoro, fatte morire di fame e di malattie nei centri da cui era difficilissimo tornare.
Come può la mente di un bambino dimenticare gli orrori dettati dalla fame, dalle privazioni, dalle insidie quotidiane che portano l’essere umano a cibarsi prima di topi ed, infine, dei propri simili pur di sopravvivere?
“Unsong aveva i colori dell’inferno”, racconta ad un certo punto, poiché anche  le montagne erano state devastate dalla carestia. Si strappavano le cortecce dagli alberi per farle bollire e fornire un minimo nutrimento a quei corpicini indifesi che un tempo erano addestrati alla menzogna.
Sui banchi di scuola i testi, confezionati a regola d’arte secondo i principi della Juche, insegnavano che “uno più uno fa uno”, ossia l’immagine del Grande Leader, il Sole sceso in terra a scaldare i Coreani contro i fantocci del sud e gli imperialisti dal naso lungo.
Nessuno poteva certamente immaginare che fuori dai confini, fuori da quello che per convinzione di tutti era il “paradiso” potesse esserci un’altra realtà, un altro mondo in cui tutto sarebbe apparso più autentico di quel ritratto famelico appuntato sul petto di ogni uomo, donna e bambino sul territorio coreano.
La televisione, il cinema, la radio erano tutti sintonizzati su di un unico canale che trasmetteva continuamente le gesta eroiche del grande leader, la storia della nazione, le vittorie ed i successi nel mondo, realtà distorte, completamente inventate per trattenere un intero popolo sotto il giogo della dittatura. Eppure il terrore di fuggire, di varcare il confine era molto più forte di qualsiasi carestia. Chi non riusciva a fuggire rischiava lo sterminio dell’intera famiglia, ma nessuno si rendeva conto che le pallottole scarseggiavano in Corea e che la fame che divorava il popolo aveva colpito duramente anche tutte le risorse, comprese quelle militari.
“Mi fanno venire in mente i miei vecchi amici, che ho lasciato ad Unsong. Mi ricordo che tutti e quattro avevamo lo stesso sogno: diventare pittori o disegnatori. Quell’ideale ci univa, forse perché per noi il disegno era il mezzo per trasfigurare il mondo, Ed è per questo che io continuo a disegnare. Dovunque ed in qualunque momento. Come se la vita, quale che sia, ricreata dalla punta della mia matita, assumesse all’improvviso la sua autentica importanza e il suo vero significato: quello della realtà” (pag.197).
 
***
 
La carestia che si è abbattuta sul Paese fin dal 1993 è inarrestabile; a nulla sono valsi gli aiuti umanitari internazionali. Le provviste venivano semplicemente trattenute dai funzionari del partito e la popolazione ne usufruiva solo in occasione delle visite ispettive dell’Onu. Secondo gli esperti sono circa due milioni i morti per fame, mentre non si riesce naturalmente a definire il numero delle vittime dei centri di “rieducazione”, dove si può esser  sbranati da animali famelici o le donne fatte abortire con uno squarcio sul ventre per poi esser lasciate morire dissanguate. Queste cose il piccolo Kang non le poteva sapere, così come non poteva sapere che il Grande Leader mandava il suo cuoco personale a Pechino quando aveva voglia di mangiare un hamburger di quella catena appartenente agli imperialisti dal naso lungo.
Ed oggi tutto è ancora tremendamente attuale.
 
Approfondimenti (necessari): 
 

 

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Hyok Kang nasce il 20 aprile1986 ad Unsong, Corea del Nord. Il nome è fittizio per proteggerne la vera identità.
Philippe Grangereau, giornalista francese.
 
Hyok Kang, “La rondine fuggita dal Paradiso”, Piemme, Casale Monferrato, 2008. Traduzione di Maria Teresa Crisci. Introduzione di Philippe Grangereau.
Titolo originale: “Ici, c’est le paradis”, 2004.
 
Movida, agosto 2010
ISBN/EAN: 
9788838486487

Commenti

(Kang-Corea del Nord). “ero

(Kang-Corea del Nord). “ero terribilmente sconcertato. Ho cominciato a capire che tutto quello che avevo imparato nella Corea del Nord non mi sarebbe servito granché in quell’altro pianeta, così strano. Mi sentivo come una rana tirata fuori dal pozzo da cui contemplava quel pezzo di cielo rotondo, delimitato dal parapetto, pensando che si trattasse del mondo intero. Ero passato dall’altra parte dello specchio” (pag.163).

Fondamentale parlarne, discuterne, diffondere.

(Corea) Libro davvero

(Corea) Libro davvero interessante, metto nel carrello, grazie per la segnalazione! E complimenti per il pezzo. Alla luce di quello che hai scritto il titolo del libro diventa veramente significativo. Forse la Corea è il paese emblema di un processo che a vari gradi si verifica in varie parti del globo. Mi aspetto un bel dibattito qui sotto. Le cortine si possono sfondare anche dall'esterno! Ancora grazie!

(Corea). Grazie. E' un tema a

(Corea). Grazie. E' un tema a cui tengo molto. Troppo pochi i testi in circolazione, troppo poco e male se n'è parlato e se ne parla.

Il titolo deriva dal fatto che, come si vede nel primo video, i bambini mendicanti per strada venivano chiamati bambini - rondine (kotchebi)e come si comprende bene dal libro affollano strade, mercati, piazze.

E' un libro che racconta di un'alienante tragedia impossibile da accettare ai nostri giorni, dopo tanto, dopo tutto ma è anche un libro che racconta di un'infanzia negata, priva di colori, musica, arte. Kang era un piccolo ribelle a suo modo, ma ha dovuto lottare anche dopo, in libertà perché ci sono molte difficoltà nelle integrazioni dei coreani del Nord, allo stesso modo come è stato per i Coreani del Sud in altre zone del mondo.

 

 

[corea] leggevo questo

[corea] leggevo questo passo: "In Corea si viveva nel terrore della denuncia; tutti potevano farlo e lo facevano, per qualsiasi sciocco motivo, perfino i bambini a scuola imparavano a mentire, a conquistarsi un posto silenzioso nella vita in modo da non destare alcun sospetto. Ogni tanto qualcuno spariva per tornare in fin di vita, denutrito o letteralmente affamato. Erano  i campi di “rieducazione” (c’erano tre tipi di campi) ad ospitare i “ribelli”, deportati senza alcun processo ed isolati con tutta la loro famiglia poiché, secondo gli insegnamenti del Grande Leader Kim Il-sung, oggi mummificato e dichiarato Presidente eterno, i traditori dovevano essere rimossi fino ad almeno tre generazioni. E così intere famiglie venivano sterminate, massacrate di lavoro, fatte morire di fame e di malattie nei centri da cui era difficilissimo tornare."

> Ho pensato a quanto sto leggendo, faticosamente, in "Arcipelago Gulag". Così faticosamente che ho interrotto la lettura. E mi sono domandato, infine, come è possibile che ancora oggi ci sia chi non sente profonda tristezza per l'esistenza di regimi così allucinanti, e che sente di poter giustificare la loro condotta comparando le loro malefatte a quelle dei "regimi democratici", magari "imperialisti". Non c'è risposta.

[corea] altro nodo

[corea] altro nodo fondamentale. Qui scrivi: "La televisione, il cinema, la radio erano tutti sintonizzati su di un unico canale che trasmetteva continuamente le gesta eroiche del grande leader, la storia della nazione, le vittorie ed i successi nel mondo, realtà distorte, completamente inventate per trattenere un intero popolo sotto il giogo della dittatura."

> Naturalmente noi italiani ci ritroviamo a confrontare il potere assurdo di quell'uomo che ci governa, e il suo impero mediatico-economico, con la realtà di un regime. La differenza è molto semplice: noi possiamo ancora avere scelta, nel web come nella televisione. Riconosciamo i "suoi" ridicoli canali tv e i suoi ridicoli notiziari, soprattutto post metamorfosi (rai1...), e li teniamo spenti. Esistono, in ogni caso - ciò è triste - ma esiste anche altro. E' l'alternativa la chiave per poter avere ancora speranza. E' l'esistenza d'un'alternativa che invalida la possibilità di vivere sotto regime.

[corea del nord] ancora:

[corea del nord] ancora: "Secondo gli esperti sono circa due milioni i morti per fame, mentre non si riesce naturalmente a definire il numero delle vittime dei centri di “rieducazione”, dove si può esser  sbranati da animali famelici o le donne fatte abortire con uno squarcio sul ventre per poi esser lasciate morire dissanguate."

> E credo che di fronte a notizie come queste non si possa non sentire un'angoscia abnorme. Mi piacerebbe che questo libro fosse recensito su Carmilla. Accadrà? Sarebbe un gran segno...

[Hyok Kang] contributo

[Hyok Kang] contributo esemplare. Grazie Movi. Formidabile, davvero.

(Rondini-Corea): Sarebbe

(Rondini-Corea): Sarebbe interessante se qualcuno (Movida?) si dedicasse a segnalarci altri esempi di letteratura di "evasione" da quel regime totale che è la Corea. Immagino che gli esempi purtroppo non siano molti. Come hai detto tu nel tuo commento, lì la gente vive una vita senza colori, senza stimoli, senza arte. Ma riferendomi a quanto detto da Gianfranco...se non è la letteratura la prima ed atavica alternativa che "scardina" il regime, che appunto lo invalida, quale altre speranze si possono avere??

(Rondini . Corea) Francesco,

(Rondini . Corea) Francesco, c'è molto poco. è inutile prendere in considerazioni le fonti dirette poiché infarcite di propaganda  (non credo sia falso affermare che il più prolifico scrittore della Corea del Nord sia stato proprio il presidente eterno, con seguito di familiari , parenti e funzionari); poche le testimonianze scritte arrivate a noi dai profughi (oltre a questo testo ce n'è uno pubblicato agli inizi del 2000) e tutti e due di difficile reperibilità. Per gli approfondimenti è necessario passare da qualche saggio di occidentali in visita o reportage giornalistici, mentre una grande fonte è la Corea del Sud, quest'ultima da filtrare. E' in effetti un argomento poco noto, le notizie su missili ed esperimenti nucleari arrivano a goccia, seppelliti da gossip estivi o di altro genere, mentre si diffonde la propaganda su Internet contrastata da coraggiosi che metteno on line video sulla realtà effettiva, compresa quella sui campi di cui ovviamente viene negata l'esistenza. E' per questo che bisognerà continuare a scriverne e a discuterne; ripeto è inaccettabile nel 2010.

(Kang - Corea) Francamente io

(Kang - Corea) Francamente io non riesco ad accettare nel 2010 di leggere di campi di concentramento intermini di attualità, di vedere immagini come quelle nei video non da repertorio in bianco e nero, ma di immagini contemporanee. Non riuscivo ad accettarlo per la Cambogi, figurarsi nel 2010. E' inaccettabile e tutto quello che si scrive, si commemora, etc  francamente mi sembra talmente falso di fronte alla realtà.

 

[Kang-Corea] Libro e tema

[Kang-Corea] Libro e tema molto interessanti. Non ho mai letto nulla sulla Corea del Nord tranne un libro a fumetti di Guy Deslise "Pyongyang", cercherò questo appena ne avrò l'occasione.

Nel futuro, con il ruolo sempre più preponderante della Cina in Oriente, non vedo una soluzione ai problemi della Corea, anzi vedo un ulteriori inasprimento della situazione.

Toccare quel fragilissimo equilibrio, non è nell''interesse di nessuna delle potenze mondiali.

 

(Kang-Corea): Movida grazie

(Kang-Corea): Movida grazie per i chiarimenti. Purtroppo la rarità del materiale è quella che sospettavo. Per il resto, non posso non associarmi a te nel dire che ancora nel 2010 queste cose siano inaccettabili, ma sai a volte mi ritrovo a pensare che la Storia non procede per evoluzione ma per ciclica ripetizione, per cui di queste tremende cose se ne sono viste, se ne vedono e se ne vedranno, persino nel 2110! Questo certo non vuol dire passiva accettazione, non vuol dire che dobbiamo deporre l'arma della nostra indignazione. Grazie per la chiacchierata coreana, a presto!

(Kang - Corea) And, ammetto

(Kang - Corea) And, ammetto di sentirmi molto Gianfranco in questo momento, ma sarebbe bello avere un commento di quel libro a fumetti su Lankelot.

[Kang-Corea] Provvederò

[Kang-Corea] Provvederò Movida, nelle prossime settimane. 

(e meno male che c'è qualcuno che spinge personaggi sfaticati come me a darsi da fare...:) )

[corea-movi] ed ecco ciò che

[corea-movi] ed ecco ciò che Andrea aveva promesso: http://www.lankelot.eu/letteratura/delisle-guy-pyongyang.html

[Corea] Un reportage

[Corea] Un reportage fotografico dalla Corea del Nord:

http://www.theatlantic.com/infocus/2011/08/inside-north-korea/100119/ 

(corea). Che foto!!!! la cosa

(corea). Che foto!!!! la cosa più strana è che sono passati anni dal reportage di Terzani, ma la desolazione delle strade è sempre la stessa.

[Corea] Sì, foto davvero

[Corea] Sì, foto davvero bello, con dei colori incredibili. Si respira una desolazione incredibile...ma confesso, emanano anche un certo fascino sinistro.