È possibile assolvere la propria vocazione sacerdotale al di fuori del peso vincolante del celibato? È plausibile immaginare di poter essere uomini liberi e completi in Cristo, senza rinunciare a nulla di sé stessi, anzi nel pieno ed armonico sviluppo della propria personalità umana? Riuscirebbe un sacerdote a pensare e servire Gesù lasciando balenare nel proprio orizzonte quotidiano la possibilità di una vita familiare? La condizione di padre e di genitore non dovrebbe offrire nuovo stimoli e rafforzare, anziché deprimere, la propria responsabilità nei confronti del prossimo? E inoltre trovare un centro di rasserenante equilibrio familiare non consentirebbe di mettere al riparo molti uomini di Chiesa dall’insidia della brama sessuale? Roberto La Paglia cerca di offrire una risposta a questa serie di problematici interrogativi portandoci senza alcuna pretesa risolutiva al centro di un confronto, nell’attesa che un sogno diventi un segno di libertà.
Nell’immaginario collettivo la figura del sacerdote è sempre stata percepita come un ponte verso uno spazio inesplorato. Una porta a volte spalancata, altre socchiusa - a seconda del livello di disponibilità con cui i ministri di Dio si prestano a questo compito di passatori - aprendo squarci di speranza o facendo filtrare nelle nostre esistenze l’ignota luminosità di un altrove consolatorio. Ma forse non ci rendiamo conto che, a loro volta, sono anch’essi uomini alla ricerca di nuove dimensioni, di porte che si aprono su altre porte e, perché no, talvolta anche di scorciatoie segrete che li intrigano più di quanto si sarebbero potuti attendere.
È bello leggere in quest’ottica questo piccolo ed agile volume che Roberto La Paglia, giornalista da tempo dedito alla saggistica e alla divulgazione, ha elaborato confrontandosi con un tema impervio, un dilemma discusso e scandagliato migliaia di volte, e che è nuovamente balzato al centro del dibattito comune per via di alcuni episodi di cronaca recente che hanno visto coinvolti alcuni sacerdoti. L’autore si addentra delicatamente fino nei termini più scottanti della questione, dalla sessualità allo scandalo dei preti pedofili, evitando tuttavia con cura di produrre un’infinita serie di banalità e di luoghi comuni. Onestà intellettuale, rigore professionale e una vena di sottile curiosità umana si intrecciano con la dottrina ecclesiastica ed il pensiero di esponenti religiosi, offrendo punti di vista inediti, la ricostruzione storica della posizione della Chiesa e le ragioni umane di coloro che hanno intrapreso un percorso irto di sofferenze e di scelte non facili.
La Paglia rifugge dunque da schematismi etici e dogmatici e da banalizzanti cliché sociali, per affrontare invece con pacata franchezza e competenza gli snodi fondamentali, senza tacere i risvolti più dolorosi e controversi. La riflessione si avvale di un linguaggio piano e scorrevole, comprensibile anche ai meno addentro alle problematiche trattate, tracciando una sorta di affresco della storia e del vissuto religioso.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE :
Roberto La Paglia, "Celibe in nome di Dio" Edizioni Creativa, 2008.
Prefazione di Emmanuel Milingo.
Roberto La Paglia, giornalista freelance, è autore di numerosi saggi, raccolte di poesie e racconti. Collabora con riviste specializzate, spaziando dal sociale alle tematiche concernenti le Scienze di Frontiera.
Gianpaolo Grattarola
Commenti
Amici,
nuovo GPG sull'ultimo La Paglia
ave
La prefazione di Milingo, ad essere onesta, mi ispira pochissimo.
Quando la Chiesa cattolica lascerà il celibato come libera scelta - così come avviene in tutte le altre confessioni cristiane - penso che starà meglio un sacco di gente.
Tuttavia i problemi pratici che consentire a un sacerdote una famiglia comporta non sono da poco. Da un'attenzione per ovvi motivi molto meno presente verso la propria famiglia (Gesù non per niente consigliò chiaramente il celibato, benché non lo abbia certo reso obbligatorio Lui!) a problemi patrimoniali non di scarso conto.
Quella del sacerdote è comunque una vocazione, non un mestiere.
Ed è una vocazione che se abbracciata davvero, gli lascia pochissimo tempo per una dimensione "personale" degli affetti...
Ma ha idea il nostro Paglia degli impegni pastorali di un sacerdote? Mah...
Ho amici pastori protestanti che fanno una gran fatica a conciliare esigenze familiari e di comunità: alla fine le cose vanno bene perché hanno delle mogli convinte e impegnate quanto loro se non di più, pronte a sostituirli in tutto.
Sarebbe comunque sbagliatissimo pensare che se un prete potesse farsi una famiglia scomparirebbero le depravazioni. Leggetevi don Bellina, anche nell'unico libro scritto in italiano, e capirete perché.
Grazie per la segnalazione, mi sarebbe piaciuto leggere qualcosa in più sugli "snodi fondamentali" e i risvolti più dolorosi... se vuoi aggiungere qualcosa ... :))
Cara Ilde,
La Paglia non prende posizione in merito. Come ho scritto si limita ad esporre le rispettive posizioni con estrema obiettività.
Non giustifica dei sacerdoti (compresi alcuni cardinali) che si sono pronunciati a favore ma cerca solo di comprenderne le ragioni.
Quanto all'atteggiamento della Chiesa cita tutta una serie di documenti pastorali, encicliche e passaggi dei testi sacri a supporto di questa posizione. Non tace tuttavia il fatto che Gesù non si sia mai pronunciato in merito e che gli apostoli erano tutti sposati (tranne San Paolo che lo fece per propria scelta personale) compreso San Pietro, primo Papa.
Gianluca Ferrara, nell'introduzione, afferma di essere favorevole al celibato sacerdotale ma ritiene che ka posizione di Millingo, da lui non condivisa, andasse tuttavia riportata per onestà intellettuale e per offrire al lettore ilpiù ampio ventaglio di posizioni possibile.
Gian Paolo
"Non tace tuttavia il fatto che Gesù non si sia mai pronunciato in merito "
Ma non è vero! Gesù non ha chiesto obblighi, ma si è pronunciato eccome! perché continuiamo a diffondere ignoranza?
Ecco qui il passo di Matteo 19,10-12
Gli dissero i discepoli: «Se questa è la condizione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi».
Egli rispose loro: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».
Che gli Apostoli fossero sposati mi par chiaro, data la legge ebraica e il fatto di aver conosciuto Gesù non da bambini.
Ma secondo te nelle loro missioni di evangelizzazione erano con le mogli? Se rileggi gli Atti non se ne trova traccia, mentre si parla senza problemi di molte donne incontrate per esempio da san Paolo...
Comunque. Il problema non è cosa succedeva duemila anni fa ma cosa succede oggi. Ripeto: non si creda di risolvere tutta la quaetione semplicemente abolendo il celibato obbligatorio (che va, a mio parere, abolito, ma che non sistemerà un bel nulla, anzi, forse placherà qualche sciocca polemica laicista: hai presente cosa succederebbe a una "famiglia" di un prete se la moglie lo tradisce o il figlio prende una cattiva strada?... hai un bel dire, dopo... ma immagina come sarebbe additato il pastore della comunità... eppure sono cose che possono capitare a chi ha moglie e figli, come ben sai...)
Milingo ha perso la testa e la strada, ha fatto del male alla sua chiesa e sarebbe bene per tutti se ne stesse almeno zitto. Con tutto il rispetto per la sua umana fragilità, ma non c'è peggio di chi, sbagliando, pretende di pontificare...
Grazie dello scambio!
Cara Ilde,
Vi sono molti passi Di Timoteo che sono alquanto eloquenti. Ne cito uno su tutti "Il Vescovo sia irrepresnibile, marito di una sola moglie" (Timoteo 1 3:2). Lo stesso San Paolo scrisse a Tito che "il Vescovo, per essere assunto in questo ufficio, oltre ad essere marito di una sola moglie deve essere anche giusto e santo."
Tutti gli apostoli ad eccezzione di Paolo e Barnaba e questo non impedì loro di svolgere l'apostolato.
Comunque sia il celibato non si richiama ad epoche apostoliche in quanto fi istituito con il Concilio di Trento del 1545 ed incluso formalmente nel Diritto Canonico nel 1917.
Ma al di là di queste precisazioni il problema resta sul tappeto. E l'autore non naconde nemmeno che alcuni vescovi si siano recentemente espressi a favore del celibato solo per porre un argine alla crescente crisi delle vocazioni.
Certo un sacerdote che decide di sposarsi e metter su famiglia si assume un onere imponente. Pensate se dovesse rivelarsi un pessimo esempio divorziando, commettendo adulterio o trascurando l'educazione dei propri figli ?
Io credo che dovremmo concentrare la nostra riflessione su questo aspetto, più che sul tempo che questa condizione sottrarrebbe all'esercizio del suo ministero. Conosco infatti sacerdoti che pur non essendo sposati si dedicano a molte attività collaterali (qui in parrocchi ada noi uno è arbitro di calcio ed un altro critico d'arte perenemmente in giro per mostre e convegni).
Su Milingo sono del tutto d'accordo con te e come Ti ho detto il suo intervento è stato riportato nel testo unicamente per offrire un quadro il più esauriente possibile. E credimi leggendolo ho finito con l'apprezzare la disponibilità (purtroppo malriposta) che la Chiesa ha manifestato nei suoi confronti.
Grazie a Te cara Ilde di esserti soffermata.
Gian Paolo
"Ma lo Spirito dice esp