Un uomo che vuole la verità diventa scienziato; un uomo che vuol lasciare libero gioco alla sua soggettività diventa magari scrittore; ma che cosa deve fare un uomo che vuole qualcosa d’intermedio fra le due cose?
(L’uomo senza qualità, Robert Musil.)
Ecco uno degli ultimi patterns del post-modernismo. Moretti è conscio che in letteratura le risorse estraibili dalle metodologie di tipo scientifico – biologiche, geografiche, statistiche – sono in definitiva non solo necessarie, ma categoriche, ormai. E, nelle pagine asciutte e smilze di questo saggio, prova a trascrivere alcuni passaggi dell’applicazione razionale. Il cosmo scientifico ha un precipuo pregio, di contro alla maniera letteraria, quello della caduta dell’autoreferenzialità. La scienza, o meglio ancora la matematica applicata, non trastulla i tempi della ricerca ridondando concetti che erano stati cogitati da tale critico, da tale studioso, da tale filologo; la scienza basa il proprio iniettore nell’analisi dei fatti sperimentali. Non è lo scienziato, ma il fatto e la deduzione consequenziale. Protagonista è complemento oggetto, non un lume letterario, soggetto. Nelle lettere, l’opera è gran parte rifrangenza della personalità dell’autore, è il suo pensiero, la sua omissione di conoscenza. Non è possibile presumere di conoscere un’opera senza osservare la vita del creatore. Perché l’opera è tanto posseduta da vita propria quanto figlia genetica del suo padre demiurgico. Nella scienza cade questa costrizione o parzialità di elementi, è la natura dell’universo la prima protagonista, non è un’ottica soggettiva che trapela dal progresso delle scoperte, è l’unica prospettiva estranea e comune a tutti gli esseri senzienti umani. E se quindi sia auspicabile un appropriamento di tali tecniche e strumenti dalla critica letteraria postmoderna, Moretti non ha remore.
Nel primo dei tre capitoli del saggio, titolato grafici, prende in esame l’utilità di plurimi esempi di grafici statistici nella storia delle correnti letterarie. Nella numerazione delle varie durate di sopravvivenza dei cicli di generi, si riscontrano significative continuità, di modo che riaffiora anche una sequenzialità nei modi di ascesa e declino, procurandoci un inaspettato fattore di previsione. Sembrerebbe che ogni genere letterario abbia una durata di 25- 30 anni, e si presenterebbe l’occasione della nascita di uno nuovo, nella concomitanza degli ultimi anni di declino del precedente. Dai grafici s’inquadra anche la dipendenza dell’implemento dei libri dati alla stampa in un preciso territorio, relativamente alla situazione politica che lo riguarda. Tutti dati che permettono una riflessione profonda e comparativa del circoscritto fenomeno letterario.
Nel secondo capitolo, dedicato alle carte, argomenti sono l’utilizzo e il confronto delle carte di appartenenza geografica, nei risvolti interni dell’ambientazione della diegesi dei romanzi. In esame è una raccolta di novelle inglesi, cronache della vita di un villaggio campagnolo nell’arco di diversi decenni, e si denota che inizialmente nucleo della vita e delle storie è il centro del villaggio, iscrivendo, parallelamente al passare del tempo, una circonferenza d’influenza che progressivamente si discosta dal villaggio stesso e, con moto centrifugo e cronologico crescente, si allontana sempre più dal provincialismo della periferia della società, disperdendosi nelle città e nei grandi centri agglomerativi dell’era industriale. Come cifre dell’analisi, i differenti e varianti luoghi dello svolgimento dei fatti – dall’isolato e autosufficiente villaggio bucolico alla funzionalità moderna del diverso teatro d’ambientazione delle novelle, la città – ci conducono a rilevare, nell’evoluzione di queste nel tempo, una prepotente correlazione delle dinamiche sociologiche seguitamente al dipanarsi della sociologia e politica della storia, con la letteratura e la natura di essa.
Il terzo capitolo tratta dell’analogia tra l’albero dell’evoluzione biologica darwiniano e un opportuno albero dell’evoluzione letteraria. Com’è naturale non è automatica la sovrapposizione incauta tra questo stesso diagramma e i due ambiti distintamente connaturati, e difatti servono pesanti modifiche perché il modello sia possibile. Quello che scaturisce non è più un albero con ramificazioni distinte e separate, dove non si hanno più infiltrazioni tra questo e altro ramo, ma, almeno, una commistione tra i vari distinguo che avviene in periodi alterni, dove può riproporsi una corrente già estinta e dove possono miscelarsi frazioni di genere e opere, le une nelle altre, in una fronda dell’albero evolutivo inclusa continuamente tra ramo e ramo, senza biforcazioni definitive o abbandoni indelebili.
Un albero postmoderno della distribuzione delle fasi letterarie con alcuni abbagli possibili da fraintendimento, e per questo non facilmente definibile.
Appendice finale è uno scritto del docente di Genetica umana Alberto Piazza. Egli trae numerosi discriminanti tra gli elementi tipici della genetica umana e quelli intercorsi nel parallelismo con l’applicazione letteraria. Prolunga le sue considerazioni connotando come, se pur lasci consensi unanimi l’appropriazione funzionale di criteri scientifici da parte dell’arte, prescrizione fondamentale deve essere la sottile selezione tra ciò che di simile esiste e quel che, in maniera caratteristica, non può in nessun modo ricadere nell’ingranaggio immanente del tecnicismo scientifico, a scanso di facili superficialità. Perché di nature non inconciliabili, ma sen altro infallibilmente diverse, si tratta.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Franco Moretti, insegnante di Letterature Comparate a Stanford.
Franco Moretti, “La letteratura vista da lontano”, Einaudi, Torino, 2005.
Arpaeolia
Commenti
(amice Arpa, mi manca un pezzo. Ossia: cosa ti ha condotto a questo libro, quale pensiero o quali domande; e cosa te ne è rimasto, al di là di una sintesi che dimostra chiaro dominio della struttura e dei contenuti del testo)
Quel pezzo manca all'articolo, lo svoglia appunto nel poco specchiante, si ferma ad un'analisi non interpretativa ma, sicuramente solo, annotata. Le domande erano le riccorenti di quel periodo: scienza, metodo scientifico, oggettività, letterature. Un'occasione sfiorata ;)
E allora approfondiamola qui. Oggettività, letterature (bello il plurale, condivido), scienza (bello il singolare: condivido) e metodo scientifico (metodo: mmm). Avanti Arpa, invoglia lo specchiante - e determinami specchiato.
Gianfrà, dovrei aprire una bara e magari provare a ricostruire le carni che avevo in mente subito appresso la lettura. Visto che ho fatto ampiamente abuso delle mie mancate promesse, spero la voglia cascherà dal cielo, e niente congiunture di affidabilità, notoriamente. Non mi fa onore, da nessun punto di vista ;) Specchiato? Lessico che venga dall'ipotalamo, dal radicato e atavico, non come questo a struttura Lego. Periodi non sillabici ma magari orchestrati da musica e perdersi nel.
Adesso non posso.
E magari metti in giustificato.
C'era già dal copia e incolla. Ma l'ha tolto. Ora riprovo. Ma è cosa buona postare articoli a raffica adesso? E se poi non è possibile correggere senza rimettere tutto? Gianfrà che dici?
Quanto mi fa godere Arpa quando scrive di fegato. E' più forte di me. Continua a spiegare.
Si può, puoi modificare il testo. Tutte le volte che ti pare.
Integrare, correggere, modificare, ampliare. Distendere, accorciare. Baroccheggiare con immagini e link, oppure disseccare. This is Wordpress.
No, dico il problema del collegamento al profilo. Il bug.
Dovrebbe essere logico che correggano tutto. Questo è un bug derivato da una innovazione: il link alla pagina personale dell'autore. Una volta che questo link verrà perfezionato (o rimosso) tutto tornerà alla logica primigenia.
Ahah, Gianfrà, grazie. Sto imparando senza preoccuparmene a dire grazie. Pensarne come non un raggiro dell'ego. Da un po' di mesi.
Grazie a te, vecio, grazie a te. L'ego è un raggiro.
In riferimento a "Quanto mi fa godere Arpa quando scrive di fegato. E? più forte di me. Continua a spiegare." se no sembra che dica parole senza giogo, una volta in più.
Anche.
copertina!
copertina!