Lagioia Nicola, Raimo Christian

La qualità dell'aria - Storie di questo tempo

Autore: 
Lagioia Nicola, Raimo Christian

Negli ultimi anni ci si è interrogati spesso sulla salute in cui versa la la letteratura italiana giovane e meno giovane, su un suo possibile rinnovamento e alcuni quotidiani (penso per esempio a "L'Unità"), settimanali, riviste specialistiche (ricordo le frecciate sarcastiche di Daniele Brolli su “Pulp” nel suo “L'angolo della Sfinge” e l'articolo firmato Renzo Paris sul numero 49 di “Pulp” maggio/giugno, intitolato "Il pubblico degli scrittori"), blog, siti culturali (Vibrisse, Famlibri, Nazione Indiana) si sono riempiti di discussioni, riflessioni che accusavano, rilanciavano, rimpiangendo nomi tutelari come Pasolini, Pavese, Moravia, eccetera, imbastendo discussioni molto spesso poi scivolate nel ridicolo con polemiche personali o diatribe idiote come quella sulla distinzione fra libri di destra e libri di sinistra, si pensi per esempio all'attenzione dedicata da "Il Foglio" e "Il Riformista" al libro di Tommaso Pincio "La ragazza che non era lei", considerato di sinistra e quello di Alessandro Piperno "Con le peggiori intenzioni", di destra, (il primo per quanto mi riguarda, un libro interessante ma non eccelso, il secondo un libro sopravvalutato del già sopravvalutato Philip Roth, da notare per esempio la strana coincidenza che Alessandro Piperno sia stato osannato e paragonato a Roth su quelle stesse pagine de "Il Corriere della Sera", il cui settimanale "Sette" ha condotto da mesi una campagna a favore dell'autore americano).

Nicola Lagioia e Christian Raimo, due degli autori più à la page del momento, hanno pensato bene di offrire un proprio punto della situazione attuale della giovane letteratura italiana riunendo in un solo volume le voci considerate più interessanti, emergenti o già affermate, coniando il titolo (purtroppo infelice per gli esiti) "La qualità dell'aria" uscito nel 2004 per la collana Nichel di Minimum Fax (la collana forse più debole dell'intero catalogo), che è un'apparizione furbetta nell'idrosfera letteraria, una sorta di manifesto della nuova letteratura italiana, un bestiario di personalità disparate, quasi a ricordare i “burned children americani” in salsa italiana che purtroppo per noi non si sono però incendiati ma che hanno semplicemente giocato con i fiammiferi dei loro sogni, dei loro autori preferiti, dei grandi temi, in maniera fighetta, ripulita, un po' come la bella faccia e le brave maniere di Jonathan Safran Foer e rispettiva moglie, ricorrendo fino alla noia agli anni Settanta, all'epoca del terrorismo, agli scioperi, alla politica come il revival di Janis Joplin che nell'ultima raccolta viene pure remixata.

Quella di questi racconti è una scrittura di superficie, impostata, onanista, deludente e ho lasciato passare del tempo, un anno quasi, per capire se forse avevo sbagliato le modalità dell'approccio, se forse era stata la mia impostazione mentale a non concedermi una valutazione più obiettiva dell'opera e dopo un'accesa discussione con un amico sul trentennale della morte di P.P.P. ho ripreso il libro in mano (che riporta sulla copertina la foto di due persone in sala decontaminazione e la scritta "lavanderia nascosta", tutto questa fa pensare) e in maniera analitica, racconto dopo racconto su un quadernetto, ho preso appunti, scritto riflessioni, sprofondando nella delusione e depressione più nera: se vi va di seguirmi in questo lungo viaggio, che fortunatamente concede qua e là un'oasi dove dissetarvi, dovrete prima sorbirvi il manifesto programmatico dei due curatori, prolisso e pedante, condito di buone intenzioni, di propositi roboanti che lasciano il tempo che trovano e solo dopo vi sarà concesso di cominciare il viaggio con "Manuale per ragazze di successo" (che sarà poi il titolo della sua successiva raccolta) di Paolo Cognetti, un raccontino da compito in classe, dove tutto se ne sta bello tranquillo al suo posto senza mai scuotere, senza mai trascinarvi, offrendovi esattamente quello che vi aspettate, inanellando sulla questione femminile tutta una serie di argomenti estremamente abusati e sono stato costretto ad ammettere che sono molto più ficcanti e creative una qualunque frase tratta dagli sproloqui serali di mia sorella contro il restante genere femminile; seconda tappa è il piatto vuoto di "Io sarò stato?" di Antonio Pascale, che mi ha ingenerato una bella sonnolenza, obbligandomi ad accendere la televisione sulle urla della De Filippi per rientrare dallo stato comatoso, tranne per le pagine che descrivono il funzionamento delle riunioni ministeriali con quella voce disturbante che chiede di spegnere l'aria condizionata, tutto il resto invece è un lunghissimo scontrino della spesa pieno zeppo di luoghi comuni e citazioni politiche Dp, Fi, Dc, talmente vuote e saccenti da risultare imbarazzanti; con "La situazione" di Ernesto Aloia arriva il primo racconto che in parte lascia il segno: il boom torinese, i licenziamenti, il terrorismo, la crisi di un uomo costretto a vivere una vita che non riesce a mollare, il tentativo di riscatto che s'infrange contro la morte, con la relazione fra Eugenio, la moglie e l'amante resa in maniera efficace grazie anche alla divisione in brevi capitoli che snellisce e imprime un gran ritmo al racconto; in quarto tempo "Magari no" di Christian Raimo (che nel frattempo è uscito anche lui con la sua seconda opera "Dov'eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro?"),vun racconto stilisticamente molto bello nella prima parte con la fuga dei due giovani verso la Francia per risolvere una gravidanza indesiderata, che nella seconda parte affonda nel posticcio incontro con il francese, il tutto gravato da quel ricordo così di tendenza di Rino Gaetano (sembra che ormai a tutti piaccia Rino come nel caso di Sergio Endrigo da poco scomparso); chiudete gli occhi e fate scorrere senza fermarvi "Steinbeck" di Giordano Tedoldi, racconto scialbo, insulso: la solita storiella di soldi, donne e mamme con una chiusura davvero imbarazzante, stilisticamente piatto; se siete appassionati di una certa fantascienza emozionale, mettetevi sul balcone davanti alle stelle e addentratevi in "Androgini con gli zigomi attirerebbero dischi volanti" di Francesco Pacifico, la cui idea degli ufo è affascinante e nello stesso tempo angosciante e si fonde in maniera aggressiva con il rapporto di quotidianità fra i due sessi, con una bella frecciata scagliata alla sterilizzazione che scuote un argomento molto a cuore al sesso maschile; ed ecco la prima oasi dove riposare: "Hanno arrestato i "Tuti con la tuta della Teti sopra il tetto della Total" di Elena Stancanelli, il racconto migliore nella prima parte dell'antologia, un'azzeccatissima mediazione fra reportage e ricordi, quella tanto citata metafiction di moda in questi tempi, che gronda tristezza e particolari, colori, nomi, eventi, fatti di sangue, malavita che si fondono splendidamente senza quell'anestetizzante estetismo di "Romanzo Criminale"; e in quell'oasi fermatevi, con "Via Merulana reloaded e altri luoghi scritti da Roma" di Emanuele Trevi: Trevi è ancora una volta un fulmine accecante: cinema, finzione, letteratura e realtà, aggrovigliati nel cappello del prestigiatore, una Roma che vive attraverso Pasolini (che in questa antologia ricorre molte volte e che l'autore di questa recensione non apprezza particolarmente in veste di scrittore a dispetto dell'unanime consenso che il pianeta sembra tributargli) e Carlo Emilio Gadda e le sue frasi non compiono mai un passo falso scavando fra le pagine, con quel pizzico di arroganza che lo contraddistingue da sempre e la morte di Cesare Garboli non lascia il vuoto ma spiragli di una nuova e appassionata critica letteraria; a metà dell'antologia, mentre vi dissetate, ritroverete poi la copertina "Il maiale" di Riccardo Falcinelli e Marta Poggi,un bellissimo fumetto, lontanissimo dal piattume medio italiana, che propone un maiale che divora e viene a sua volta divorato. Il bianco e il nero, immagini scure, distorte, i topi che arrivano a portare angoscia e stupore. È un fumetto/racconto che riporta alle atmosfere livide di quei disegnini nelle pagine di "Generation X" di Douglas Coupland; e poi dopo questa lunga pausa rimettetevi sulla strada col tentativo poco riuscito di "Più belle del reame" di Giordano Meacci, un racconto che vuole contenere molteplici spunti ma è debole sul piano narrativo e gli spunti interessanti, come la trovata della gommapiuma Fiat, si perdono inevitabilmente e nemmeno il finale più sentito, ne risollevano le sorti; subito dopo ecco un altro mini saggio di critica artistica e sociale, "Le pietre di Mosca (padri e figli nella Russia dei Melnikov e dei Luzkhov)" di Gabriele Pedullà e la sua dinamite di demolizione perpetua, di rinnovamento degli spazi, di aperture nell'immaginario visivo è un'idea controcorrente, raffinata ed incisiva, stilisticamente molto prosciugato ma maestoso come un'architettura sovietica, con l'inserimento di foto che ricordano i libri fiume di Sebald; e "ripulita dal grigiore brezneviano" (Tatranky, Offlaga Disco Pax) la nostra camminata si addentra nell'umidità orientale de "Il Budda delle amfetamine" di Tommaso Pincio, un racconto in puro stile Tommaso Pincio, che è bravissimo come sempre a descrivere esperienze lisergiche, al limite, ma forse troppo citazionista e derivativo (voluto o non voluto?), come se fosse essere un episodio tratto da "I racconti dell'arcobaleno" di William Vollmann; ed ecco giungere il secondo dei curatori, Nicola Lagioia, che nel frattempo è uscito con la non entusiasmante opera "Occidente per principianti" (Einaudi), che si cimenta con "Millenovecentonovantadue" che ha sì una chiusura molto bella e contiene perle come il discorso sui magistrati e il rapporto con le sigaretta ma che nel complesso rimane uno standardizzato racconto di formazione, come se si trattasse di un diario privato che inutilmente viene reso pubblico, e maliziosamente viene anche da chiedersi perché, oltre ad assemblare l'antologia, i due curatori dovevano a tutti i costi inserire un loro racconto; dopo una delusione ecco "Un muro di televisori" di Andrea Piva, che personalmente trovo uno dei più bei racconti della raccolta, con la sua idea lancinante di unire le Twin Towers e un incontro d'amore spezzato: ci sono poesia degli affetti, dolore, tristezza vera e la brevità (l'autore è uno sceneggiatore)lo aiuta ad essere ancora più incisivo; beh, ecco, poi potete fare un salto, accelerare il passo ed evitare il racconto di Laura Pugno,"Cerchi" (evitate anche il resto delle sue opere, che sono davvero indegne), non ho altre parole da spendere per una delle scrittrici più promettenti sempre secondo la critica; e se pensate di averla scampata, attenzione a "Navarro waltz" di Serafino Murri, l'ennesimo raccontino inutile, tranne per l'acidità del commento su Nanni Moretti, stilisticamente ricercato da risultare abbozzato, involuto su stesso, con prese di posizione forti che finiscono però per lasciare un retrogusto di manierismo qualunquista; ma non scoraggiatevi perché "Verissimo" di Valeria Parrella è forse, per il sottoscritto, il racconto più bello dell'intera raccolta, dove leggerezza, poesia e critica sociale si fondono meravigliosamente. Il divario Nord-Sud è reso in maniera crudele da una scrittura a flash ma nello stesso tempo avvolgente, bollente nella sua glacialità, che esplode con un finale da tragicommedia che riporta alla mente l'ultima scena di "Riff Raff" di Ken Loach e poi purtroppo la stanchezza comincia a sopraggiungere e gli ultimi due racconti, "La città bambina" di Mauro Covacich e "All'aeroporto di Gatwick" di Leonardo Pica Ciamarra, sfilano via lasciandomi del tutto indifferente: racconti carini, perfettini, precisi, l'ideale insomma per un qualsiasi concorso letterario e poi chiudete il libro e uscite a correre e a respirare ossigeno, gas di scarico, tutto quello che volete fino ad intossicarvi nella maniera migliore possibile.

Chiuso il libro mi viene da credere che il rinnovamento della letteratura italiana esista solo in virtù del fatto che questi autori siano solo più giovani di altri, è vero, ci sono individualità interessanti (Pincio e la Parrella) ma il resto sembra davvero troppo involuto, scialbo, con idee, propositi, dichiarazioni, che sono migliori di quanto poi siano gli effettivi risultati. Scrittori che sembrano fuochi fatui, esercizi sterili di scrittura, che non graffiano, inventano, che appaiono come la brutta copia delle tendenze sbarcate in Italia dal resto del mondo; fiori sembrano invece sbocciare nel campo della critica, pensiamo a Trevi, Cortellessa e lo stesso Pincio sulle pagine de “Il Manifesto”. La qualità dell'aria emana una certa puzza di salotto letterario, di stantio, di autori invecchiati precocemente, imborghesitisi, di scrittori letti dagli stessi altri scrittori che forse li capiscono, li apprezzano, li leggono.  Io sono sinceramente stanco di tutti loro.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Lagiola Nicola e Raimo Christian, "
La qualità dell'aria - Storie di questo tempo", Minimum Fax, marzo 2004.
 
Andrea Consonni
Recensione scritta il 10 novembre 2005; rivista nel 2009.

 

ISBN/EAN: 
97888875210128

Commenti

Piano piano le rimetto tutte.
volevo inserire anche tutti i link a pasolini ma sono tantissimi. e credo che sia più veloce andare direttamente sull'archivio.

gran pezzo, complimenti! per un qualche problema tecnico, la parte finale viene ripetuta una volta in grassetto e una volta normale...mah!

dovrebbe essere a posto.

sì (-:
di Cognetti ne parla GF qui: http://www.lankelot.eu/index.php/2008/05/30/cognetti-paolo-una-cosa-picc...

devo dire che...ummm...magari aspetto la sua prossima prova, eh.
ciao!

a me cognetti non piace proprio

(uno dei tuoi articoli più tosti e completi, in assoluto).

(Mi sono permessa di eliminare l'elenco dei link relativo alle recensioni degli autori citati, inserendo i collegamenti ipertestuali direttamente all'interno dell'articolo.)

grande Angela!

grazie

(eh, per così poco!)

sai per uno di informatica ne sa zero, sembra la scalata dell'everest

se hai bisogo di una mano, sono qui! :)
(ma d'informatica ne capisco pochissimo anch'io)

http://www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=1557.0

questa vecchia pagina potrà servire: "come fare i link";)

Pagina estremamente interessante, cosa è successo dopo 4 anni? Questi autori sono scomparsi o sono diventati famosi? Conosco solo Covacich e devo aver decisamente sbagliato approccio perché Prima di sparire è uno dei più brutti libri letti nell'ultimo anno (e anche se non scrivo di tutto quello che leggo, vi assicuro che non sono pochi).
Beh, insomma, raccontatemi che ne è stata di quest'aria... :)

Io ti porto Cognetti:
http://www.lankelot.eu/index.php/2008/05/30/cognetti-paolo-una-cosa-picc...

Il Consonni la Parrella:
http://www.lankelot.eu/index.php/2009/01/29/parrella-valeria-per-grazia-...

Pincio e Trevi non hanno bisogno di presentazioni, ma dovremmo scriverne su Lanke (Trevi, partirò da "Istruzioni per l'uso del lupo"; Pincio, ne parlerà sicuro il Consonni)

Di Cinacittà di Pincio sto preparando proprio la recensione. Operazione ardua per un libro complesso ed importante, di cui si è parlato troppo poco. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i romani della Roma in totale stato di abbandono e occupata dai cinesi narrata in questo romanzo. Un romanzo che si cala nelle contraddizioni del presente disegnando un probabile futuro, non troppo lontano. Alcune persone che conosco e che hanno letto Cinacittà hanno litigato con me, giudicando questo libro razzista. Succede spesso ai libri che sono liberi e che non guardano in faccia a nessuno.

Sarò felice di leggerti, e di leggere poi il nuovo Pincio.
Penso tutto il male possibile dell'invasione cinese di quartieri come l'Esquilino, sono scosso dalla loro aggressività commerciale - prezzi bassi per prodotti comunque scarsi: speculano sulla recessione, fanno concorrenza sleale - e dalla loro tendenziale incapacità di integrarsi e di assimilarsi nel tessuto sociale cittadino. Non diventano italiani, né romani. Rimangono "ospiti", ma a casa nostra. E' abbastanza inquietante.

infatti Pincio gioca molto su questo e l'aspetto forse più interessante è questo personaggio romano, che non ha mai saputo nulla di Roma e che questa invasione gli fa riscoprire. ma è troppo tardi. io mi ricordo proprio intorno alla stazione termini un fiorire di attività cinesi.

(dopo la sconfitta di ieri, scusa la bassezza, ma questo libro fa sorridere un po')

ahah:))).

sì, l'esquilino è proprio dietro Termini, ormai chinatown. A Trieste è successo di peggio, i cinesi hanno occupato e invaso il Borgo Teresiano, sempre dalle parti del centro.
Ne parlava HEINICHEN:
http://www.lankelot.eu/index.php/2007/07/13/heinichen-veit-i-morti-del-c...

e c'è questo bel gioco fra La dolce vita. e questo gioco strano del protagonista che alloggia nella stanza d'albergo dove tentò il suicidio Kurt Cobain

a proposito di giordano tedoldi, una recensione su un blog del suo libro: http://subliminalpop.splinder.com/tag/tedoldi

dal sito della fazi

Giordano Tedoldi

Io odio John Updike

«Pariolino disperato, Tedoldi è il lato interno di Ammaniti».
Marco Lodoli

Io odio John Updike, l'esordio letterario di Giordano Tedoldi, scritto con una lingua affilata e gelida, è un libro che entra sotto la corteccia, arriva al midollo e fa male per quanto riesce a essere disperato e violento. Due giovani asociali che si sfidano di notte a bordo delle loro Ferrari e Aston Martin nelle strade dei quartieri altoborghesi di Roma. Scacchisti assetati di riscatto e di vittoria che perdono la speranza di trionfare in un prestigioso torneo all'Holiday Inn di Parigi per colpa degli U2. Un perdigiorno che passa il tempo a rincorrere una donna chiamata La Butterata e a sfuggire un uomo soprannominato Il Vigliacco. Uno scapolo anaffettivo innamorato solo della madre morente, che affida il controllo completo delle proprie giornate a un computer di nome George. Un sinistro e competitivo corso di scrittura creativa frequentato da ex modelle americane con i capelli unti, lesbiche e parassiti. Un autolesionista strafatto di paroxetina il cui unico scopo è trovare una donna disponibile per passare l'Epifania in uno dei Leading Hotels of the World. Miti e riti della contemporaneità sezionati in otto storie opportunamente dissanguate fino a mostrare l'osso della realtà, otto racconti che sondano paure e oscuri oggetti del desiderio di individui privi di equilibri e limiti.

alcune piccole cose che ho trovato in questi ultimi istanti mentre cercavo il libro di morici

[la qualità dell'aria]

[la qualità dell'aria] andrea, scrivevi: 

"La qualità dell'aria emana una certa puzza di salotto letterario, di stantio, di autori invecchiati precocemente, imborghesitisi, di scrittori letti dagli stessi altri scrittori che forse li capiscono, li apprezzano, li leggono. Io sono sinceramente stanco di tutti loro".

> Sottoscrivi ancora questo tuo giudizio? Oppure c'è qualcuno, tra loro - che so: Pincio - di cui infine non ti sei affatto stancato, o che hai finito per leggere e rileggere volentieri?

 

[la qualità dell'aria] te lo

[la qualità dell'aria] te lo domando perché quasi metà dei "Narratori degli anni Zero" scelti da Cortellessa sono, per lo più, gli stessi che stanno qui.

Coincidono: Pincio, Pascale, Lagioia, Raimo [...], Pica Ciamarra, Pugno, Trevi, Pedullà; mentre Meacci è nominato tra quelli che mancava poco entrassero nel canone. 9. Un signor numero.

Diverse le voci extra-circuito [cioè permunian, saviano, nori, cornia [!]; paolo morelli e un certo Giuseppe Samonà, babsi jones e andrea bajani; la policastro e il misconosciuto luca rastello, etc]; non manca qualche minimum-fax successivo [vasta; giorgio falco, antologizzato in mf].

[La qualità dell'aria]  Ti

[La qualità dell'aria]  Ti confesso che in questi ho letto alcuni libri di questi autori, vecchi o nuovi, e non ho molto cambiato il giudizio. Come ben sai Pincio mi piace molto mentre degli altri a memoria ho letto il libro della Policastro e lasciamo stare....la Pugno niente di che, Pascale non ci riesco, Babsi Jones l'ho letta e confesso di aver trovato il suo libro come qualcosa di molto atipico ma l'ho un po' dimenticato, su Bajani vorrei andarci decisamente più a fondo, ho letto il libro recensito qui su Lankelot e l'ho trovato bello fino a metà poi si perdeva ma confesso di averlo letto un po' troppo di fretta. Di Luca Rastello ieri su Repubblica c'era un lungo articolo sul Corridoio 5. Lagioia non mi piace, non c'è niente da fare, Pica Ciamarra l'ho abbandonato....Trevi non lo conosco tanto. Raimo.

Mi sa che spetta a te cominciare a leggere uno per uno tutti questi autori, opera dopo opera e far sapere cosa ne pensi.

:)


 

[la qualità dell'aria] beh,

[la qualità dell'aria] beh, di Pincio ho letto tutto, mi manca solo il libretto sugli alieni - e qualcosa ho recensito, qua su Lanke. Pascale mi incuriosisce come "proto-saviano", forse come "vero-saviano", ma non in questo momento. Babsi Jones voglio assolutamente leggerla, perché parla dei Balcani e non avevo idea che fosse quello il suo interesse - e che fosse filoserba. Bajani, da quel che ho letto, lo studierò tra dieci anni: non è nelle mie corde, non è quello che cerco. Di Lagioia avevo letto il primo libro: un'esperienza terribile, semplicemente un brutto libro, e oltretutto pretenzioso - trovi i miei giudizi in calce alla recensione di Monna. Magari tornerò su un altro suo libro, in futuro, ma con diversi pregiudizi negativi. Ho letto il raccontino uscito per la duepunti, "Fine della violenza": discreta maniera. Senza sangue. Raimo? Raimo. Ok.

Trevi invece... ne ho recensiti due, forse i migliori, a quanto capisco, cioè "Istruzioni per l'uso del lupo" e "Senza verso", e ho letto le "Invasioni controllate" [dialoghi con l'augusto suo padre]. Andrò sull'ultimo, pasoliniano, ma già so cosa troverò, ho letto troppi articoli:).

E' un circuito che si è fatto molto leggere, in effetti, anche da chi "cercava altro" nei contemporanei italiani, come me.

[Policastro in narrativa: un'esperienza schiantata dal male e da qualche morbosità di troppo. no good]

[narratori degli anni zero]

[narratori degli anni zero] tra gli autori segnalati e analizzati da Cortellessa - i due che non conoscevo e trovo molto stuzzicanti, a parte la Jones, sono Ornela Vorpsi: http://it.wikipedia.org/wiki/Ornela_Vorpsi e Luca Ricci: http://www.einaudi.it/libri/libro/luca-ricci/l-amore-e-altre-forme-d-odi...

- nomi che proverò ad approfondire, nei prossimi mesi. Incomprensibili invece altre scelte cortellessiane, secondo me - a partire da Samonà. Ma ci sta:)

 

[narratori degli anni zero].

[narratori degli anni zero]. Mi fido del tuo fiuto. E comunque questa Ornela effettivamente......

[ornela] eh.

[ornela] eh.

[ornela] bè

[ornela] bè

[la qualità dell'aria] è

[la qualità dell'aria] è surreale, ma non funziona nemmeno più un link: te li riparo tutti. aspetta 10 min

[nuovi links] ora vanno:).

[nuovi links] ora vanno:). provali...

[narratori italiani] Col

[narratori italiani] Col tempo, rileggendo l'articolo, devo confessare di aver sviluppato una sorta di "fissa" per Pincio, seppure l'ultimo mi ha lasciato un po' così. A me piacerebbe vederlo all'opera con un romanzo sull'Italia che sia frutto di tutte le sue letture e fascinazioni, è una cosa che magari non è nelle sue corde però mi piacerebbe molto. Qualcosa che sia più rischioso dell'ultimo su Roma, ecco. Non so nemmeno come spiegarlo ma lo sogno.

Su Babsi Jones, mi dirai cosa ne pensi. Anche io nutro un profondo affetto per i Serbi e in questi anni è stato molto bello confrontare le impressioni, racconti, scambi ricevuti dal mio amico che vive in Serbia con la moglie serba e quelli di tutta una serie di croati, sloveni, bosniaci, kosovari, albanesi che ho incrociato. Ciò che mi turba sempre è che molti ragazzini, adolescenti, seppur nati e vissuti fuori dall'Ex jugoslavi continuano a provare la stessa distanza, se non rabbia, per i rispettivi popoli confinanti. Anche sottoforma di battuta ma esce sempre, anche se non ci tornerebbero mai ad abitare e vedono i paesi natali una sola volta all'anno e non sanno quasi nulla di ciò che sta accadendo oggi in quei posti. Certe volte l'aria diventa irrespirabile. In quel libro di Basi Jones si respira un'aria malatissima.

[ex jugoslavia] purtroppo

[ex jugoslavia] purtroppo sono storie vecchie - e forse, per essere correttamente decifrate, vanno studiate a partire dall'arrivo dei serbocroati e degli slavi, in generale, nei balcani: vale a dire dal V-VI secolo dopo Cristo, a discreta distanza dalla caduta di Roma - quando ancora Costantinopoli era il faro della civiltà del Mediterraneo. Ed esisteva già quello che qualcuno avrebbe chiamato, nello scorso secolo, "commonwealth bizantino".

Per capire cosa è successo a ogni singolo popolo balcanico bisogna studiare l'impero bizantino, venezia, l'impero ottomano - e poi le relazioni tra un impero e l'altro. E via dicendo. Il Novecento è stata la sintesi di processi molto lontani nel tempo. Difficile non simpatizzare per i serbi, vedendo le cose in questa prospettiva...