Bassetti Massimo

La fotografia

Autore: 
Bassetti Massimo

Vi è mai successo di trovarvi di fronte a una semplice fotografia e di provare una senzazione di stupore che non proviene dall'immagine in sè, ma da qualcosa che ha stimolato i vostri sensi, completamente distaccata dall'icona visiva? 

La fotografia come movimento artistico si basa su questo aspetto: non è l'immagine nota che stimola i nostri sensi, ma ciò che "rompe" la nostra conoscenza acquisita, che potremmo chiamare "cultura". Le nostre conoscienze, acquisite durante gli anni, rendono note situazioni e gesti, che nella fotografia vengono bloccate e trasformate in immagini. Ciò che colpisce non è l'azione in sè, quanto i contrasti presenti nella scena. Grazie a queste spaccature di senso, il nostro cervello viene attivato, stimolato e modella la scena in modo differente da come essa pare; la rende unica e la trasforma in un "qualcosa di ulteriore" da quello che in realtà è. Chi ha letto Barthes (la camera chiara) può capire perchè una semplice foto può acquistare un senso maggiore di ciò che in realtà descrive. 
 
Proprio come un racconto, la fotografia si basa sull'immaginazione dell'autore, che scrive l'opera e rende concreto il proprio pensiero tramite l'azione di scrivere. Il fotografo, suo malgrado, blocca un'immagine che può essere definita altrettanto "storia". Il racconto fotografico al contrario di quello letterario, lascia spazio per l'immaginazione soggettiva. Dalla foto inizia il messaggio che arriva ad una costruzione dellla "storia" del tutto soggettiva, lasciata quindi al singolo spettatore. Questa soggettività contenutistica diventa 'punto fondamentale della fotografia di Reportage, che si basa sul rocconto di situazioni che soggettivamente il fotografo ha vissuto, e che lo spettatore può rivivere in maniera differente. Il fotografo non vuole rappresentare la singola realtà delle "cose" ma tenta di darci un punto di partenza da cui trarre realtà differenti. Noi stessi diamo senso alla fotografia, grazie allo stimolo che l'icona ci presenta. Vedere in modo differente una fotografia, vuol dire solamente aver trovato stimoli diversi dagli altri soggetti; quindi vuol dire aver interagito soggettivamente con la realtà che ci è stata presentata. Il modo con cui i soggetti rispondono ai diversi stimoli, si basa sulle conoscenze/esperienze che il singolo soggetto ha vissuto. Ciò vuol dire che la fotografia ha senso in base all'esperienza del soggetto; quindi potremmo dire che la fotografia prende significato per il soggetto solo se si riferisce a un esperienza del soggetto stesso, cioè se fa parte delle sue esperienze. Un esempio che può spiegare tale concetto empirico può essere fornito dai deja vu: a volte guardando delle fotografie può capitare di ricordare vespressioni o situazioni simili già vissute o sservate dal soggetto. Anche se tali situazioni differiscono per luogo e per tempo, al nostro cervello ricordano qualcosa di già vissuto. il deja vu non è altro che uno stimolo creato dalle similitudini che la foto ci propone, stimolando la nostra cultura a ricordare ciò che già sappiamo.
 
Tale situazione ricorre ogni volta che una semplice foto ci passa sotto gli occhi, il cervello elabora l'immagine in tutta la sua completezza e risalta quelle situazioni che le sono famigliari o che sono all'interno di quelle esperienze definite"cultura".

A belli mo' torno al lavoro ...purtroppo. Continuerò appena possibile ...

ISBN/EAN: 
00000

Commenti

Massimo! Grosso. Stanotte ti giustifico il testo;). Ricorda di inserire i tags: subito sotto il riquadro del testo, separati da virgole. E' bello averti con noi, grazie.

(aggiorna il testo quando vuoi. Intanto segnalo ai comuni amici che De Facto è il gran Bassetti;) ).

(bene i tags > ho tolto "arti" che viene di default, una volta scelta la categoria!)

ancora!

(bassetti) verificare

(bassetti) verificare

(lasciamo così:)) 

(lasciamo così:)) 

[Fotografia] Bella questa

[Fotografia] Bella questa traccia, riesce a cogliere il senso vero della fotografia, almeno per me.

Non ne capisco nulla a livello tecnico, è il lato emozionale che mi affascina, alcune foto vanno a recupare dei momenti rimossi. Latenti. E quelle immagini riescono a stimolare anche gli altri sensi. Incredibile.

L'idea del fotografo per come la concepisco io non esiste più.

Macchine che costano quanto veicoli. E fanno tutto loro. Troppo semplice. Tutto perfetto e troppo pulito. Fotografi che si sentono divi perchè indossano  i loro gioielli, canon o nikon. Non la vedo così. i vecchi fotografi si costruivano e personalizzavano le loro macchine. Erano artigiani. Oggi si va da sabatini, si prende il numero e si attende pazienti l'obiettivo artistico. Non va.

Andrò a cercare la camera chiara.

 

[foto e fotografia] segnalerò

[foto e fotografia] segnalerò a Massimo il tuo commento, Miner - sarà contento e colpito. Perché non scrivi un pezzo sull'idea del fotografo per come la concepisci tu? Magari a partire dalla recensione di quel vecchio film di Antonioni. Quella può essere la scusa. Rocambolesca, ma manco troppo. Personalissima.

[Fotografia] si, sarebbe

[Fotografia] si, sarebbe bello poter scrivere di fotografia. Di come ci si sporcava e quanta suspense e rischio di fallire. Era emozione. Il digitale è criminale.Ci penso. Lo farò. 

[fotografia] io aspetto con

[fotografia] io aspetto con grande curiosità e con una certa emozione. Proprio perché condivido - il digitale ha distrutto una serie di cose bellissime e artigianali, e non più recuperabili. Non ci ha aiutato ad evolverci, nelle sue applicazioni artistiche: ci ha aiutato ad appiattirci, ad assomigliarci tutti. Non solo nella fotografia. Più di tutto: stabilendo le premesse per tempi di realizzazione così rapidi, ci ha aiutato a distrarci. Ci ha quasi obbligato a distrarci. Niente è peggio della deconcentrazione.

[Fotografia - Francesca

[Fotografia - Francesca Woodman] Ieri è stato l'ultimo giorno di una mostra interessante a Roma al Museo del Louvre. Erano esposti oltre ai suoi scatti alcuni disegni a matita e lettere scritte dalla Woodman sia in italiano che in inglese. Davvero molto interessante. Felice di sapere che la Woodman, per quanto la sua vita sia stata breve, continui a vivere con le sue opere.

http://it.wikipedia.org/wiki/Francesca_Woodman

E questo è il sito della galleria/libreria nel cuore del Ghetto a Roma. Ci sono dei libri bellissimi, alcuni molto antichi.

http://www.ilmuseodellouvre.com/anteprima/info.asp

 

 

 

 

[woodman] grazie per queste

[woodman] grazie per queste preziose segnalazioni, Miner. Stasera vado a studiarmi entrambi i link.

[woodman] vero! potrebbe

[woodman] vero! potrebbe sembrare una foto di Lewis Carroll, questa foto non c'era alla mostra, peccato.

A me dal vivo è piaciuta molto questa.

http://3.bp.blogspot.com/_xCykdpQhXe8/SzekIrKne5I/AAAAAAAAHbg/y-rAmwVqnn...

Tornando al discorso dello scrivere sulla fotografia potrei passare anche da lei. Ma più in là. Quando sarò libera  da vari lavori e quando riuscirò a sperimentare la mia prima reflex analogica con calma.