Kropotkin Pëtr Alekseević

La morale anarchica

Autore: 
Kropotkin Pëtr Alekseević

Lotta contro le ingiustizie, combatti la menzogna, non aver paura di essere forte: rifiuta i compromessi, opponiti alle astuzie e ai sotterfugi, rivendica la verità – per quanto ti sia possibile riconoscerla – e rigenerati dedicandoti allo studio delle arti e delle scienze. Vivi con intensità, nemico dei pregiudizi e delle false morali borghesi. Non abiurare la tua essenza. E che il tuo egoismo sia sempre altruista: come è scritto nell'essenza e nella storia autentica della tua razza – la razza umana.

Kropotkin così rinnovava, nel 1890, la magnifica lezione di Max Stirner, in un libello di meditazioni e considerazioni pieno di amore, umanità, vivacità intellettuale e speranza nel futuro. Spesso l'amore per gli esseri umani è così grande, nel filosofo russo, che piomba in un'innocenza fragilissima e dolce; una fiducia del genere nei propri simili è disorientante, è di una grandezza folle, è intensa e commovente e destabilizzante: più ancora per noi italiani, cresciuti ed educati in una società gretta, corrotta e clientelare, massacrata da un associazionismo, istituzionale o clandestino, speculare e omicida – della libertà, della diversità, dell'individualismo sano. Ma forse proprio per questo è necessario, perché scuote il lettore e inietta una fiducia straordinaria nella capacità di cambiare il presente e di incidere, assieme ai propri simili, di incidere armoniosamente nel futuro.

Non rinunciamo alla nostra capacità di amare ciò che ci pare buono e di odiare ciò che ci pare cattivo. Amare e odiare: proprio perché non si può saper amare senza saper odiare. Non chiediamo che una cosa: eliminare tutto quanto, nell'attuale società, impedisca il libero sviluppo di questi due sentimenti, tutto quel che travia il nostro giudizio: lo Stato, la Chiesa, lo sfruttamento; il giudice, il prete, il governo e lo sfruttatore” (“La morale anarchica”, p. 41).

Scriveva Kropotkin che autorità e servilismo vanno sempre di pari passo, e che nella storia del pensiero umano, come nelle oscillazioni del pendolo, esiste un momento in cui una nuova generazione si scuote dal torpore e si domanda che senso abbia qualsiasi morale, non soltanto quella borghese. Quella nuova generazione rifiuta tanto la spiritualità della Bibbia quanto l'imperativo categorico kantiano; tutto quel che considera pregiudizio – derivato dall'educazione o dalle interazioni con una società – deve venire spazzato via.

E allora, finalmente, ci si riconosce nella filosofia anarchica: “Non chinarsi davanti a nessuna autorità, per quanto rispettata; non accettare nessun principio, finché non sia stabilito dalla ragione” (p. 14). Ogni volta che una società si disgrega, una nuova gioventù spezza “le vecchie forme economiche, politiche, morali per far germogliare una nuova esistenza. Che importa se questo o quello cade nella lotta? La linfa vitale sale sempre! Vivere significa fiorire, a qualunque costo. E senza rimpianti” (p. 50).

Scriveva Kropotkin che non esistono angeli e demoni, né conflitti tra coscienza e carne, o tra anima e passioni: ogni azione deriva dalla ricerca del piacere, dall'egoismo: dalla necessità di soddisfare un'esigenza della propria natura, altruistica o meno essa sia. “L'idea del bene e del male non ha nulla da spartire con la religione o con la coscienza misteriosa; è un bisogno naturale delle razze animali. E quando i fondatori delle religioni, i filosofi e i moralisti ci parlano di entità divine e metafisiche, non fanno che ripetere ciò che ogni formica e ogni passero praticano nelle loro piccole società. Questa cosa è utile alla società? Allora è buona. È nociva? Allora è cattiva” (p. 26).

La solidarietà è un istinto innato: “una legge, cioè un fatto generale, della natura”. Fare agli altri ciò che vorremmo gli altri facessero per noi è una questione di buonsenso, serve a stabilire o a ripristinare un'abitudine destinata a fertilizzare la società e plasmare l'argilla del tempo nostro. Il sentimento morale di ogni individuo dipende dalla sua capacità di simulare l'alterità: dalla sua immaginazione, dalla sua empatia (p. 30).

L'individuo non va piegato all'ideale, deve essere libero: totalmente libero. Come scriveva Fourier, in una società libera le sue passioni non rappresenteranno nessun pericolo (p. 44). Capitalismo, religione, giustizia e governo corrompono la libertà e alterano l'essenza dell'identità individuale. Che non può essere totalmente egoista – come già insegnava Stirner – perché il piacere puro dell'individuo sta nell'altruismo e la natura è solidale: questo è il segreto dell'egoismo autentico. L'unione degli egoisti opera per il bene comune. L'individuo coincide con la specie: l'individuo è la specie.

L'individualismo non contempla la creazione di una massa di schiavi al servizio dello Stato. Nemmeno implica l'aggressione del proprio simile”, confermerà e ribadirà il filosofo in una Lettera a Nettlau del 5 marzo 1902, tradotta nell'introduzione della Bedogni.

Insegna infine Kropotkin: l'uguaglianza nei rapporti reciproci e la solidarietà che necessariamente ne deriva sono l'arma più potente del mondo animale nella lotta per l'esistenza (p. 35). Armiamoci di questa coscienza, allora, e quest'oggi ripartiamo con un sorriso convinto rivolto al futuro.

Ursula Bedogni: “Negli ultimi anni della sua vita, mentre la dittatura bolscevica lo obbligava a ritirarsi nel villaggio di Dmitrov, Kropotkin cominciò a elaborare in modo sistematico la sua filosofia morale, solamente abbozzata negli innumerevoli articoli e pamphlet pubblicati in Francia e in Inghilterra (tra cui, nel 1890, La morale anarchica), durante l'esilio a cui era stato costretto dal regime zarista” (p. 5) – ostile allo zar, ostile ai bolscevichi: come può non essermi amico?

Vi lascio con un ultimo invito dell'aristocratico anarchico russo, sperando possa essere maestro nei momenti di malinconia o di depressione o di sfiducia. Chiamatelo “imperativo categorico”, se vi pare.

Sii forte! Trabocca di energia passionale e intellettuale e riverserai sugli altri la tua intelligenza, il tuo amore, la tua forza d'azione! Ecco a cosa si riduce tutto l'insegnamento morale, senza le ipocrisie dell'ascetismo orientale” (KROPOTKIN)

Punto, punto a capo.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Pëtr Alekseević Kropotkin (Mosca, 1842 – Dmitrov, 1921), filosofo anarchico di sangue aristocratico; fu tra i cosacchi.

Kropotkin, “La morale anarchica”, Stampa Alternativa, Viterbo 1999. Traduzione e introduzione di Ursula Bedogni. Collana: Margini, 3.

Prima edizione: 1890.

Approfondimento in rete: WIKI / Gutenberg / Wiki en / Anarchist encyclopedia

In Lankelot: Stirner Max - L'unico e la sua proprietà - a cura di GF

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Marzo 2009.

ISBN/EAN: 
9788872264775

Commenti

Lotta contro le ingiustizie, combatti la menzogna, non aver paura di essere forte: rifiuta i compromessi, opponiti alle astuzie e ai sotterfugi, rivendica la verità ? per quanto ti sia possibile riconoscerla ? e rigenerati dedicandoti allo studio delle arti e delle scienze. Vivi con intensità, nemico dei pregiudizi e delle false morali borghesi. Non abiurare la tua essenza. E che il tuo egoismo sia sempre altruista: come è scritto nell?essenza e nella storia autentica della tua razza ? la razza umana.

Kropotkin così rinnovava, nel 1890, la magnifica lezione di Max Stirner, in un libello di meditazioni e considerazioni pieno di amore, umanità, vivacità intellettuale e speranza nel futuro.

?Non rinunciamo alla nostra capacità di amare ciò che ci pare buono e di odiare ciò che ci pare cattivo. Amare e odiare: proprio perché non si può saper amare senza saper odiare. Non chiediamo che una cosa: eliminare tutto quanto, nell?attuale società, impedisca il libero sviluppo di questi due sentimenti, tutto quel che travia il nostro giudizio: lo Stato, la Chiesa, lo sfruttamento; il giudice, il prete, il governo e lo sfruttatore? (?La morale anarchica?, p. 41

Stesso identico concetto, pur se palesato con una diversa terminologia, con una diversa sensibilità, più tedesca e romantica, fu espresso da Ernst Junger in molte delle sue meditazioni politiche e filosofiche. Un mondo che va vissuto nella tensione dolorosa dei contrasti, più o meno diceva Junger. Non esiste odio senza amore, e viceversa. Rimarcando l'importanza dell'individuo rispetto alla sovrastruttura, per esemplificare attraverso le categorie marxiste del tempo. Ricorderai la splendida figura dell'anarca, nel Trattato del ribelle.

"Quella nuova generazione rifiuta tanto la spiritualità della Bibbia quanto l?imperativo categorico kantiano".

Ah, come godo, sembra che mi legge dentro;)

"Scriveva Kropotkin che non esistono angeli e demoni, né conflitti tra coscienza e carne, o tra anima e passioni: ogni azione deriva dalla ricerca del piacere, dall?egoismo: dalla necessità di soddisfare un?esigenza della propria natura, altruistica o meno essa sia".

Questo è un punto nodale. Ognuno dovrebbe riconoscere questa semplice, fondamentale verità. Solo dopo che si è preso veramente coscienza di ciò, ci si può aprire all'alterità, alla filantropia.

Ah, Franco. Finalmente Kropotkin su Lankelot. Anni fa cercai qualche suo testo ma non trovai nulla. Lieto che Stampa Alternativa abbia colmato questo vuoto. So che era stato tra le letture di Mussolini: molto apprezzato dal Duce del Fascismo.

Grande, grande, ASSOLUTAMENTE grande!

E' stato il mio punto di riferimento in politico per anni ed anni e a pensarci bene forse lo è ancora...

?Sii forte! Trabocca di energia passionale e intellettuale e riverserai sugli altri la tua intelligenza, il tuo amore, la tua forza d?azione! Ecco a cosa si riduce tutto l?insegnamento morale, senza le ipocrisie dell?ascetismo orientale? (KROPOTKIN)"

Questo volumetto prezioso giganteggia nella mia libreria da sempre!

Bella pagina. Al solito. Mi sono letto un po' di cose in giro, per prima la pagina wikipedia, dove si parla di un ministero offertogli da Kerenski e rifiutato da Kropotkin, e di una pensione, pur'essa rifiutata, offertagli da Lenin (probabilmente per l'ammirazione che nutriva verso alcuni suoi scritti). E così ci sono cose che diventano più nebbiose.
Ad esempio, nell'introduzione Ursula Bedogni, come tu riporti, dice che "la dittatura bolscevica lo obbligava a ritirarsi nel villaggio di Dmitrov", mentre wiki opta per un più leggero, "si trasferì definitivamente".
Ora, mi sembra chiaro che il governo premette perché Kropotkin prendesse sempre meno parte alla vita pubblica, e d'altronde Kropotkin non si abbassò a ricevere alcun aiuto, seppur gli venisse da persone che lo stimavano e di cui era amico (Kerenski), ma anche di avversari politici che gli riconoscevano qualità (Lenin).
Ma volevo porre l'attenzione sui termini usati, da una parte "l'obbligo a trasferirsi", dall'altra un "si trasferì". Una sfumatura non indifferente tra le due espressioni, e nessuna totalmente inesatta.
Forse, mi dico, essendo lui già avanti con l'età, prese semplicemente atto di poter far poco nella vita pubblica attiva, a meno di non accettare ruoli istituzionali (vedi il ministero di Kerenski) impossibili per lui da accettare, dato che combatteva le istituzioni (stessa cosa per l'offerta di una pensione da parte di Lenin), e se ne andò.
D'altronde, mi dico, ancora oggi persone a cui era stato negato di esprimersi in alcuni luoghi, avevano preso a farlo in altri, importanti ma minori per pubblico e influenza (ed è tutta qui, la questione: a Dmitrov puoi fare quel che cavolo ti pare, ma a Mosca, no), rifiutando magari offerte di lavoro. Ed ancora oggi c'è chi dice "obbligo di trasferirsi" (che sinceramente, anche se non fatto con le armi, fa sentire l'imposizione) ed un semplice "trasferirsi".
Ah, quant'è bella la scrittura!

2-6, felice del tuo entusiasmo, Fede. "Trattato del ribelle" è stata una delle letture fondanti negli anni dell'Università - da allora mi riprometto di studiare l'opera omnia di Junger, e prima o poi accadrà;). Intanto grazie per commenti, rilievi e osservazioni.

7-8, sospettavo qualcosa del genere, ma la conferma è confortante;). Danke per il passaggio e i commenti, amice.

9, ottimo Andrea, dovremmo avere di fronte un esperto della biografia di Kropotkin. Wiki en ci racconta che

1921 - his funeral at the Novodevichy Cemetery, with Lenin's approval, becomes the last mass gathering of anarchists in Russia.

il che significa che Lein, a quanto pare, lo rispettava abbastanza per una cosa del genere. Non so quanto le simpatie fossero condivise, considerando lo strapiombo che separa l'anarchia dal comunismo. Chissà, magari in quel momento riuscivano a dialogare "su una piattaforma comune".

4.
Leon,
secondo me, la cosa da fare, ovvero il compito umano, consiste nell'unire la premessa allo svolgimento. Mi spieghero': se la ricerca del piacere individuale e' la premessa (tua e di Prokotkin), l'amore e' lo svolgimento, ossia e' quel che ti fa dare il tuo piacere individuale agli altri uomini.
Se si fa un tutt'uno di questi due segmenti, a mio avviso, si e' retti e saggi, altrimenti no: si resta grigiamente egoisti. E penosi, soli.
Dunque, a concludere: o si fa una cosa sola dei due segmenti (amor per me stesso e amor per l'altro da me) o si sbaglia di grosso. Ma sbaglia un po' meno, secondo me, chi parte dall'idea del tutto opposta: che angeli e demoni, carne e coscienza, moralita' ed immoralita' esistano e che dal loro conflitto si crei l'uomo giusto - o quello sempre meno ingiusto, direi.
spero d'essermi espresso chiaramente.

Ciao, caro
Sergio

Erratum: Kropotkin. Pardon.

11 - "Dunque, a concludere: o si fa una cosa sola dei due segmenti (amor per me stesso e amor per l?altro da me) o si sbaglia di grosso".

Ma certo. Però - per questo sono il linea conn l'autore - la premessa per donarsi e quindi amare, è essere consapevoli che siamo una compenetrazione di bianco e nero, di amore e odio noi esseri umani. Credo che dopo aver trovato la giusta distanza da sé ci si possa aprile all'alterità, mai prima. E t'assicuro, Sergio, ci vuole un forte lavoro di introspezione, in pochi hanno questa auto coscienza.

13.
Siamo d'accordo, pochi, OGGI, la hanno questa autocoscienza: ma cio' non giustifica alcun tipo di ''laissez faire''. Ci si deve muovere in questo senso. E il senso resta: far entrare l'uomo nell'uomo e creare un giardino attorno a lui/loro, non un incubo. Possibile? Forse. E se non lo fosse chi se ne frega.

P.S.
Inoltre, Leon, nota bene: chi ama davvero lo fa SEMPRE d'istinto, mica meditando sui bianchi e i neri dentro di se'. Questo la dice lunga: l'amore e' un istinto la cui consapevolezza va rafforzata negli uomini da parte di chi ne abbia una maggior... dose.

15 - Si, ma ad amare si impara. Se si vuol farlo veramente. Se è solo istinto ad amare non è vero amore, è qualcosa che sfuma, col tempo. L'amore vero è auto cosciente, e passa inevitabilmente per una profonda analisi di sé, per una sorta di sradicamento del sé precedente. é molto più complesso di ciò che la letteratura immagina. Ma è giusto che la letteratura lo idealizzi: io ho amato Goethe e il suo Werther follemente.

No, su questo la vediamo in modo diametralmente opposto, Leon: l'amore o c'e' o non c'e', non si impara. Si impara invece solo a metterlo in pratica, questo si', questo e' anzi cosa necessaria: per passare senza traumi dalla realta' interiore alla realta' esteriore serve il ''praticantato'' della ragione. Ma la ragione non sostituisce il cuore.

La ragione insomma e' il completamento del cuore. Indispensabile ma non cuore stesso.

Esempio: Franchi, quando parla d'Istria e quando parla di Letteratura d'altro tipo: Jekill e Hide, ah ah ah!

17 - Il cuore è un muscolo, Sergio, per quanto metafora-emblema del sentimento. L'amore si nutre dell'anima-spirito e di ciò che riesce a risvegliare alla coscienza attraverso un profondo lavoro su se stesso. L'amore è pratica, è quanto di più pratico deve esserci, altrimenti è destinato a sciogliersi come neve al sole. In sostanza, Sergio, il mio discorso si basa su un assunto nodale: se non sconfiggi te stesso, le tue paure, i tuoi dubbi, le tue inibizioni non può riuscire ad accogliere l'altro. Ognuno può facilmente sperimentarlo su di sé. Per me amare è davvero un discorso molto molto serio (e per amore intendo proprio una sorta di filantropia, qualcosa di incondizionato). Si amano pochissime persone nella vita, quando si afferma di amare l'intera umanità si dice una cavolata enorme, spesso sapendo di mentire.

Intendevo il cuore-simbolo, ovviamente, Leon. E credo fermamente che l'amore non nasca mai da un uomo che abbia sconfitto le sue paure, inibizioni eccetera. L'amore nasce perche' e' divino, non perche' tu sei un intellettuale. L'amore non ha intelletto, e' cosa a se'. E' divino, Cupido, Eros, Gesu' o chiunque altro si voglia, ce lo inficca nell'anima e li' resta. a noi il compito di renderlo meno egoistico possibile. Tutto qua - si fa per dire, amico mio. E dicevi incondizionato? Certo: dicevi che la sua natura e' cosi' e che far si' che tale resti e' sforzo enorme. E doveroso. E' vero amore. Cioe' amore. Divino. Pagano, cristiano, boh: divino e mio, nostro.

''Amare l'intera umanita''' e' discorso diverso, si': ipocrita affermazione di gente postmoderna, sballata e niueige (new age); ma sotto sotto deve restare come retroterra per noi tutti... un tentativo di amore ecumenico e' comunque cosa da farsi. Tentativo non uol dire riuscita quotidiana e con tutti, con ognuno dei sette miliardi di uomini che siamo. Pero', il tentativo e' bello e non niueige...

In tre parole: armonia, osmosi, unificazione.

19, eh.

Ognuno ha i suoi punti ''deboli'': il mio e' la famiglia e i bambini. Guai a toccarne persino i principi, l'idea, la configurazione piu' astratta.

25, OT: fatte le debite proporzioni tra la sciagura di migliaia di famiglie, patita per mano comunista slava e comunista italiana, col beneplacito dei vincitori della guerra, e una famiglia in sé, siamo d'accordo. Fatte le debite proporzioni tra una mutilazione del territorio, della storia, della cultura e della memoria nazionale, e la difesa dei singoli nuclei famigliari, siamo d'accordo.
Però siamo fuori argomento, rispetto alla filosofia di Kropotkin.
Le ingiustizie atroci del primo Novecento sono un'altra storia, i punti deboli un'altra storia ancora. Diciamo che per fattori di sangue ho studiato e letto più del dovuto su una tragedia rimossa da tanti, troppi, e pretendo sia fatta giustizia. Accadrà.

Non facevo alcun paragone fra il concetto di famiglia tradizionale che mi e' caro e la tragedia istriana: ho solo detto che ogni essere umano ha i propri punti di vista fissi rispetto a qualcosa, e' umano, questo, dico, pero' non e' obiettivo e spesso neanche giusto per chi la pensi diversamente e abbia le proprie ragioni e la propria dimensione, spesso fondate, diverse dalla mia (io per esempio - lo ripeto e preciso meglio - non sono obiettivo quando mi si parla di famiglia allargata o pluricentrica, di divorzietti facilifacili, di figli sballottati da un padre ad un altro, di aborto preso alla leggera, eccetera; mi arrabbio e non sono obiettivo ne' lucido, tantomeno razionale).
A parlare dell'Istria, invece, solo questo: e' innegabile ed assodato storicamente che le popolazioni slovene e croate del luogo sono autoctone esattamente quanto quelle italiane. E' un dato di fatto, questo. E ogni popolazione dell'Istria secondo me deve avere i suoi diritti tutelati. Ogni lingua: oggi (nel 2009) tre lingue. La nostra minoranza attuale, appunto, ha i propri diritti molto ben tutelati (ho vissuto cinque anni di seguito a Capodistria e lo posso affermare per presa visione diretta).

eh, ma chiamare minoranza chi abitava, storicamente, al due percento certe città dell'Istria costiera è assai dura, caro Sergio. Assai dura da mandare giù. E' una cosa abbastanza terribile, sconfina nell'ingegneria sociale sovietica, chiamarli "minoranza" di Pola, per dire, o di Umago. Ma ok. Ho capito il concetto. Tanto ormai - appunto - al tre percento siamo noi, e o prendo coraggio e quando è il momento vado su e provo a ripopolare, oppure si rimane al tre.
Triste.

(sai dove stavano i croati e gli sloveni? Nei campi e nei monti.)

P.S.
Sapevo di andar fuori argomento rispetto a Kropotkin, infatti ho scritto con una ridacchiata che intendeva toglier peso al mio intervento:

''Esempio: Franchi, quando parla d?Istria e quando parla di Letteratura d?altro tipo: Jekill e Hide, ah ah ah!''

Non volevo esser troppo serio, insomma.

ok;).

29.
Certo: nei campi e nei monti istriani. La so la storia: la borghesia e la nobilta' erano italiane. Ma cosa significherebbe questo? Che chi sta sui monti non e' un cittadino come me?

no... che l'Istria costiera non era l'Istria dei campi e dei monti, semplice.

(a livello demografico, e non solo. Se leggi i dati pubblicati da Magris e Ara in "Trieste" impallidisci.)

L'Istria e' una penisola, come l'Italia: chi sta in Val Padana non e' italiano come chi vive a Napoli?

no. Era proprio un'altra cosa. La concentrazione demografica era tutta sulla costa. Ma amice, qui si parla di Kropotkin - su Trieste e sulla sua mutilazione trovi altri 40 articoli, qui dentro.

Giusto, amico mio. Ciao.

Caro mio Franchi io sono Istriano. Non sono ne Croato ne Italiano ma Istriano. Vivo vicino Albona/Labin e conosco la storia d'Albona piutosto bene. Non e coretto di dire che soltanto gli Italiani erano cittadini, burghesi, aristocrati... Per prima cosa l'Italia come nazione non esisteva fino a fine del'800. In Albona gli aristocrati e burghesi erano famiglie slave e italiane, pero piu interessante e che la piu richa e rispetatta famiglia(Battiala) era di origine Albanese. Il tittolo di conte lo ha guadagniato da Venezia per meritti in guerre. Cosa e Italia? Istria aveva raporti soltanto con Nord-Est d'Italia. Ti dice cualcosa il nome Matija Vlacic d'Albona. Come ho capito tu sei per toleranzza e per parita. Il nacinalismo e natto nel 800. Domende su l'Istria sono complesse e non si risolverano finche tutte le parti non ametterano i lori errori.

Io non sono contra nessuno. Non etichetto la gente senza conoserla. La nazionalita non e importante. Se vuoi venire a vivere in Istria in pace, ti daro il mio benvenutto. Sono contro qualunque "izzazione", italianizzazione o croatiazzione del'territorio Istriano.

Caro Skira, i miei nonni sono di Umago e di Pirano, i miei parenti stanno ancora tra Umago e Buie. Non è corretto parlare di Italia fino all'Ottocento, hai ragione: allora parliamo di Venezia, così tutti capiscono quel che stavo dicendo.
Non conosco Matija Vlacic d'Albona, prometto di documentarmi e studiare. Grazie per avermene parlato.
*
Sì, sono per tolleranza e parità: voglio che quel che è rimasto dei 300mila esuli istriani, fiumani e dalmati possa tornare a casa, ricomprarla e farci vivere i nipoti e i pronipoti, senza dover salutare una bandiera slava. Non è giusto, e la Yugo non esiste più. A 'sto punto che ci ridiano l'Osterreich.

salutem dico,
gf
PS giusto. Niente "izzazione". Frontiera rimanga. Ma davvero libera e aperta a tutti, e finalmente estranea al revanscismo slavo. Sei d'accordo?

Grazie per avermi risposto. Sono dacordo con te. Purtroppo oggi la popolazione autoctona e testimone di croatizzazione. Gli Istriani non sono troppo amati da Croati perche Istriano e un misto di varie nazioni, per di piu la cultura e differente. Mi dispiace che e cosi. Molti dei Istriani ha un sognio, sogniano di essere liberi, autonomi, dove tutta la gente in Istria sara trattata uguale. Sogniamo di una Istria completta. Il partito IDS/DDI(Dieta Democratica Istriana) per il simbolo ha tre capre e quando la parte Italiana, Slovena e Croata d'Istria si unirano il simbolo si cambiera in soltanto una capra. Questo e il nostro sogno.

So bene quel che stanno cercando di fare, e sono totalmente dalla tua - dalla vostra - parte. Ho anch'io sangue sloveno o serbo (perich, gelicich, prodan e altri cognomi che non ricordo) e lo stesso cognome dei miei nonni materni è stato forse italianizzato. Ma la loro cultura era istriana: veneta, e quindi "italiana". Il sangue no:). Il sangue è orgogliosamente misto. Ne sono molto fiero. Ce l'ho scritto in faccia. Ma siamo tutti misti, lassù. Non c'è nessun "purosangue". Ma tu già sai, non serve dire niente.
*
Qualsiasi cosa posso fare per dare sostegno alla Dieta Democratica Istriana, sappiatemi al vostro fianco. Qualsiasi cosa, ripeto. Ho dedicato appositamente i miei libri agli esuli istriani, fiumani e dalmati. Non dimentico e voglio battermi per rivendicare giustizia e libertà.
Da Roma, e magari un bel giorno da Trieste e da Umago. Son qua.

un abbraccio,
franco

L'esilio era una grande perdita per l'Istria. I posti una volta Italiani li hanno completatto gli Serbi, cosi volevano aforzzare la influenza su questi teritorii. I partigani che buttavano gente inocente in fiabe non si devono trattare niente differente dai fascisti o nazisti. Oggi non si puo piu dare colpa a nessuno e per cio dobbiamo cercare a risolvere il futuro. Io do il benvenuto a tutti gli Italiani che vogliono vivere in Istria. L'Istria e cosi bella, e il ponte tra l'Est e l'Ovest, Trieste, Lubiana e Rijeka(Fiume)sono cosi vicino. E un bel'posto per vivere.

Hai pienamente ragione. I partigiani si sono sporcati di colpe incancellabili. Noi ne siamo la memoria vivente. Nessun istriano potrà mai essere comunista. Nessun giuliano con un briciolo di cuore può essere comunista o potrà mai simpatizzare per loro. Ma il passato è passato, guardiamo avanti.
Fiume è rimasta molto bella - a dispetto di quel che i titini hanno costruito su, in alto: terribilmente sgraziato - e Umago ha un mare magnifico. Io ho imparato a nuotare in quel mare, coi nonni.
*
Se il governo croato davvero ci permetterà di poter ricomprare le case (triste dover ricomprare ciò che era della tua famiglia da molti secoli) o di poterle popolare senza slavizzarci, in tanti vorremo ritornare. Io ci penso tutti i giorni. L'unica cosa è che non so se sono più utile qui, per ora, a tenere viva la memoria e a parlarne agli intellettuali, ai lettori in genere e ai politici, quando posso, o di là, magari a metter su famiglia:). Ci penso però;). Ci penso tutti i giorni.
Dobbiamo qualcosa a chi ha sofferto per colpa della Yugo e dell'IT, della DC e del PCI. Dobbiamo tanto a tutto quel dolore.

Ciò, Skira, digli anche quanto si mangia bene.
E quali sono le specialità, e quanto gli istriani sono ospitali con i 'tajani...
;)

Sono dacordo con te. Mi hai megliorato la giornata. Grazie. Sarebbe bello che un intellettuale come te venise a vivere in Istria. Ci manca il lobi intellettuale e per cio rischiamo di perdere la identita. In questo giorno d'informatica e di autostrade non e un problema a vivere in Istria e discutere con intellettuali a Roma. Sono felice di aver comunicato con te. Ti invito questa estate a venire a Albona, sarai ospite mio.

Cordiali saluti!

45. Haha. Grazie. Lo faro. Mio nome e Bepo(Giuseppe).

Ah Skira, tu hai migliorato la mia. Non sai che dispiacere quando, qua a Roma, scopro nipoti di esuli che si vergognano del cognome oppure dicono di avere dimenticato tutto. E' una cosa che mi fa impazzire, perché per me tutti noi istriani, fiumani e dalmati siamo fratelli e - proprio come gli ebrei - abbiamo subito una diaspora, una dispersione, per colpe non nostre. Ma torneremo a essere uniti, sulla nostra terra e sul nostro mare. Senza bandiere diverse dalle nostre, te ga rasòn.
*
Prometto che torno presto in Istria, sicuro in Agosto; anche in settembre-ottobre, quando vengo su a presentare i miei due libri nuovi tra Padova Vicenza e Trieste. Prima se ci si organizza, no problem. A Luglio devo andare in Sicilia e in Sardegna, per i libri, un terzo viaggio volendo si organizza:).
E a tornare a vivere su... sarebbe una grande avventura. E un grande onore. Per ora ti dico solo questo.
Ho saputo della morte di Vlada, a Buie, mi è dispiaciuto tanto.
*
A quando vuoi.
gianfranco.franchi@fastwebnet.it

Bepo? Come no. Bepi (o Bepo? Ah la memoria) era il nome del mio bisnonno, Bepi Pozzecco, umaghese.
Piacere, Bepo;)

"Ho saputo della morte di Vlada, a Buie, mi è dispiaciuto tanto."-Grazie. Di sicuro leggero i tuoi libri. Spero che ci incontreremo quando vieni, sarebbe un piacere e onore. Purtroppo domani ho un colocquio per cio devo andare a studiare. In bocca al lupo Franchi!
A presto.

Tanto saluti!