Kristof Agota

La vendetta

Autore: 
Kristof Agota

All’origine fu "Je ne mange plus", poi divenne "C’est égal". Quest’ultimo il titolo dell’edizione francese del libro della Kristof. Lei però ammette di sentirsi più vicina al titolo che hanno scelto in Italia: "La vendetta". Testi che provengono dal passato, dagli anni ’70, e pubblicati per la prima volta solo nel 2005 per le Édition du Seuil, Parigi.

Questione linguistica
I venticinque racconti de "La vendetta" sono stati scritti prima dei romanzi, in un momento in cui l’autrice cominciava a fare i conti e i confronti con il francese, la sua lingua d’adozione. Dal percorso di acquisizione e metabolizzazione di una lingua non sua, avvenuto in età adulta, nasce probabilmente il rispetto totale e totalizzante per le parole e per il loro significato più puro. Un rigore che va al di là dell’estetica diventando scrupolosità quasi intransigente. La traduttrice de "La Vendetta", Maurizia Balmelli, spiega: "il francese di Agota Kristof è sicuramente attraversato dalla memoria, segnato dall'impronta di un'altra lingua, l'ungherese, che con esso ha istaurato un rapporto segreto, forse difficilmente percepibile anche per l'autrice stessa. L'unica via, quindi, è stata ascoltare il monito: resisti alla tentazione di correggere. Quanto a quell'ineffabile altrove linguistico che aleggia, come detto, ho cercato di me laisser porter, lasciarmi portare dal testo, pancia a pancia con esso… confidando in qualche proprietà osmotica del talento".

I 25 racconti
Narrazione fulminante ed asciutta, peculiare della Kristof. Dicono di una realtà che non appartiene a nessuno, neanche ai personaggi che la percepiscono, infatti, con totale estraneità. Il talento dell’autrice è innegabile. Il suo stile spigoloso ed essenziale riflette la solidità e la inesorabilità dei personaggi. Figure senza volto né fisicità, composte di parole e pensiero, comunque nitide e vigorose.
Drammaticamente divertente, ad esempio, la moglie de "La scure" che, con una buona fede sconcertante, spiega al medico come suo marito, che russava troppo, sia morto per caso cadendo con il cranio su un’ascia lasciata accanto al letto in cui dormiva. Intenso il racconto "Casa mia" intriso di autobiografia e di una nostalgia che commuove: "Arrivata a casa sarò stanca, mi distenderò sul letto, un letto qualunque, le tende ondeggeranno come ondeggiano le nuvole. Così il tempo scorrerà via. […] Sarò a casa mia, sola, vecchia e felice". Richiami alla vita reale dell’autrice si ritrovano anche in "Morte di un operaio", in cui si fa riferimento ad una fabbrica di orologi, la stessa tipologia di industria in cui la Kristof lavorò. Non mancano descrizioni grottesche e ciniche, spietate e, al tempo stesso, argute. E’ il caso di "Non mangio più", "L’invito", "La cassetta delle lettere" o "La madre". Gesti estremi come quelli dello studente che decide di sterminare i suoi professori per salvarli dalla malvagità dei compagni de "I professori". Amaro e feroce "Il bambino", surreale ed affascinante "Lo scrittore", lucido e bizzarramente romantico "Numeri sbagliati", onirico "Un treno per il Nord", visionario "Il canale", straziante "Sorella Line, fratello Lanoé", bruciante "Fa lo stesso", rassegnato "La campagna", nostalgico "Le strade", affascinante "La grande ruota", lineare "Il ladro di appartamenti", sprezzante "La vendetta", tenero "Di una città", ingenuo "Il prodotto", intimo "Penso", malinconico "Mio padre".

Agota Kritof
Agota Kristof è nata in Ungheria, nella città di Scicvàud, nel 1935. Si innamora della lettura fin da piccolissima. E’ figlia di un insegnante, ha un fratello più grande, Yano, e uno un po’ più piccolo, Tila. A 14 anni Agota entra in un collegio che, come lei stessa spiega ne "L’analfabeta": "Non è un collegio per fanciulle ricche, è piuttosto il contrario. E’ qualcosa tra la caserma e il convento, tra l’orfanotrofio e il riformatorio". E’ uno dei periodi più tristi della sua vita ed è allora che inizia a tenere una specie di diario che compila addirittura con una scrittura segreta da lei stessa messa a punto. Per l’Ungheria gli anni ’50 sono drammatici, la povertà riduce alla fame moltissime famiglie. Agota, in collegio, non può permettersi nulla e i suoi non possono aiutarla. Decide di organizzare degli spettacoli, durante le pause scolastiche, con l’intento di guadagnare qualche soldo. Scrive scenette che recita con alcune sue compagne.
Nel 1956 lascia clandestinamente l’Ungheria. Al tempo la scrittrice aveva 21 anni, era sposata ed aveva una bambina di soli 4 mesi. La fuga dal suo Paese è una delle prove più difficili: passano dall’Ungheria all’Austria, era la fine di novembre. In Austria vengono accolti e aiutati a partire per Vienna, dove vengono ospitati in un centro profughi in cui la scrittrice ha modo di imparare qualche parola di tedesco. Poco tempo più tardi prendono il treno che li porterà in Svizzera. Sono destinati a Neuchâtel (luogo nel quale la Kristof vive tuttora). Nell’arco di poche settimane la scrittrice inizia a lavorare presso una fabbrica di orologi a Fointainemelon. Si divide tra il lavoro, la cura della bambina e la scrittura: "Per scrivere poesie la fabbrica va benissimo, si può pensare ad altro, e le macchine hanno un ritmo regolare che scandisce i versi". Ma in questo contesto prende forma quello che lei stessa definisce "Deserto sociale, deserto culturale". La lingua francese è un confine, una limitazione molto evidente: "ho scritto pochissimo per molti anni: avevo abbandonato il mio paese e stavo lasciando anche la mia lingua per il francese che non conoscevo". Poi la scelta di imparare ad usare il francese: "…scrivere in una lingua che non parlavo più quotidianamente. Non avrei avuto neppure lettori. E così scrivere in francese è stata una necessità oltre che una sfida. Mi dicevo: ‘come può accadere questo, io che sto scrivendo in una lingua che non è la mia’. Era un po' un miracolo". Nel 1987 pubblica il suo primo romanzo "Le grand Chaier", a cui fanno seguito "Le previe" (1988), e la "Troisième menzogne" (1991), che confluiranno, in traduzione italiana, ne "La trilogia della città di K" (Einaudi, 1998). Dal romanzo "Ieri" (1995) è stato anche tratto il film di Silvio Soldini, "Brucio nel vento" (2001). Nel 2004 Agota Kristof pubblica "L'analfabeta" e nel 2005 "La vendetta". Sono conosciute anche alcune le sue pièces teatrali: "John et Joe" (1972) e "Un rat qui passe" del 1984. Le altre, "La chiave dell'ascensore" e "L'ora grigia o l'ultimo cliente", sono state edite in Italia da Einaudi nel 1999.

Agota Kristof
La vendetta
Einaudi, 2005
pp. 71, euro 8,50
trad. dal francese di Maurizia Balmelli

Kristof Agota in Lankelot:

Kristof Agota

ISBN/EAN: 
9788806173234

Commenti

"La trilogia della città di K" è uno di quei libri che cambiano la tua visione della scrittura e della letteratura. Questa tua scheda, essenziale, sobria e molto chiara, è un ottimo punto di partenza per tutti quelli che non hanno avuto ancora la fortuna, la pazienza o l'intelligenza di scoprire questa autrice. Grazie.

(in altri periodi avrei comprato questa raccolta. Non solo per le letture a monte, ma per la lettura della tua promettente pagina).

ecce copertina!

ecce copertina!