Kristof Agota

L'analfabeta

Autore: 
Kristof Agota

Cinquantacinque pagine per raccontare la propria vita, cinquantacinque pagine a far da ritratto ad una donna capace, come pochi, di dare forma e colore ai demoni del doloroso passato che conserva intatto negli occhi. Occhi avidi di bimba, occhi disincantati di esule…
Agota Kristof condensa la sua storia in undici brevi capitoli, regalandoci un libro scarno e tuttavia di grande valore. Un racconto autobiografico in cui l’uso della prima persona non è mera autoreferenzialità, non è specchio per il proprio narcisismo, ma esigenza, necessità sofferta di metabolizzare i ricordi attraverso l’inchiostro amaro di questi fogli, in grado, peraltro, di svelare ai lettori l’intersezione tra la tragica metafora dell’esilio raccontata in "Trilogia della città di K." e l’esperienza diretta dell’autrice.

Frasi nette, essenziali, parole lucide al punto da mozzare il fiato, che riflettono sull’intenso rapporto della protagonista con la lettura e la scrittura, segnando significativamente le difficili tappe del suo percorso di vita.
«Leggo. È come una malattia. Leggo tutto ciò che mi capita sottomano, sotto gli occhi: giornali, libri di testo, manifesti, pezzi di carta, ricette di cucina, libri per bambini. Tutto ciò che è a caratteri di stampa. Ho quattro anni. La guerra è appena cominciata».
L’esordio è inequivocabile, poche righe prive di orpelli, scoccate come frecce veloci che arrivano, senza preamboli, dritte al cuore della narrazione, presentandoci la più grande passione della Kristof: quella lettura che, scambiata per pigrizia, a parte l’orgoglio nonnesco, come lei stessa lo definisce, le causerà rimproveri e disprezzo. Quella lettura che ancora oggi, la fa sentire in colpa quando, mentre i vicini vanno a lavoro e la casa si svuota, dedica ore ed ore ai giornali invece di.
Invece di stirare, lavare, far la spesa e soprattutto invece di scrivere. Perché la scrittura è vocazione che l’ungherese sperimenterà solo in seconda battuta. «La voglia di scrivere verrà più tardi, quando si sarà rotto il filo d’argento dell’infanzia, quando verranno giorni cattivi, e arriveranno gli anni “non amati”». «Quando, separata dai genitori e dai fratelli, entrerà in collegio in una città sconosciuta, dove, per sopportare il dolore della separazione, non le resterà che una soluzione: scrivere».
Saranno i tempi bui dell’occupazione russa dei Paesi dell’Est europeo. Nel 1956 Agota lascerà la patria allontanandosi al contempo dalla propria lingua madre. Rifugiata prima in Austria e poi in Svizzera, si imbatterà contro una “lingua nemica”: quel francese non scelto, ma impostole dal caso, dalle circostanze ed inizierà, così la sfida di tornare ad imparare a leggere e a scrivere: la sfida dell’analfabeta. Sarà cammino a ritroso verso l’infanzia e la scuola, sarà ricostruzione di sé, sarà prendere a morsi pagine ostiche, sarà lottare senza arrendersi per continuare a rispondere all’esigenza vitale di spurgare il proprio dolore nei simboli criptici di un codice ora straniero.
«So che non riuscirò mai a scrivere come scrivono gli scrittori francesi di nascita. Ma scriverò come meglio potrò».
Questo, dunque, il traguardo in funzione del quale l’autrice rivolgerà il suo impegno capace di tradurre, limpida, la necessità insopprimibile di scrivere, intesa come gesto attraverso cui trovar risposta alla necessità di accondiscendere ad una diversa speranza, a un viscerale bisogno di vita. E significherà scarnificare sentimenti, allentare appartenenze e legami, levigare ostacoli e smussare angoli contando sull’esercizio paziente ed ostinato di una passione sincera e dolorosa.
«Come si diventa scrittori? Prima di tutto, naturalmente, bisogna scrivere. Dopo di che bisogna continuare a scrivere».
Ecco quindi che acquista significato la laconica nota in quarta di copertina finora trovata sui suoi libri, ecco quindi che quel “scrive in francese”, viene svelato in tutta la sua problematicità, la stessa forse che ha indotto la Kristof, la cui candidatura al premio Nobel risulta osteggiata da molti, a dichiarare di voler smettere, probabilmente per stanchezza, per disillusione, per amarezza, risolvendosi, dunque, a mettere un punto alla sua bibliografia. Punto che arriva, però, soltanto dopo averci resi partecipi della sua vita, riuscendo a raccontarla senza compatimenti, senza vittimismi, ma con l’eleganza della semplicità, il rigore dell’intelligenza e la leggerezza sottile dell’ironia.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Agota Kristof  (Csikvand, Ungheria, 1935), narratrice ungherese. Ha abbandonato il suo paese nel 1956 dopo l’invasione sovietica: attualmente vive in Svizzera. Scrive in francese.  

Agota Kristof, “L’analfabeta”, Casagrande,  Bellinzona, 2005.
Traduzione di Letizia Bolzani.
Titolo originale: “L’analphabète”, 2004.


Angela Migliore, marzo 2005
Originariamente apparso su Lankelot.com



Kristof Agota in Lankelot:


Kristof Agota

ISBN/EAN: 
9788877134264

Commenti

(Angela! Ho aggiunto il tag "letteratura", che in questi mesi ha sostituito il generico "libri"). Ora vado a rileggere..)

"«Leggo. È come una malattia. Leggo tutto ciò che mi capita sottomano, sotto gli occhi: giornali, libri di testo, manifesti, pezzi di carta, ricette di cucina, libri per bambini. Tutto ciò che è a caratteri di stampa. Ho quattro anni. La guerra è appena cominciata»."
> è una fase che diversi tra noi hanno vissuto in diversi momenti della loro esistenza. Io prima o poi tornerò a viverla (non credo per le stesse ragioni di AK).
Grazie per la fondamentale riproposta di questo pezzo.

Ah, grazie.
Terrò a mente la novità.

Il rapporto con la lettura è complicato almeno quanto quello con le persone, ma nonostante gli alti e bassi, mi piace pensare che "leggere sia tempo salvato".

Nonostante il mio noviziato su cotale sito, ho già fatto incetta di preziosi suggerimenti movimentati e direi degni di. Il mio portafoglio già dispensa lacrime. "Sull?intenso rapporto della protagonista con la lettura e la scrittura"...beh sono ammalato anche io, magari la condivisione di tali patologie sarà una panacea. Ovvio che questo commento si integra alla mia lettura di altra opinione in merito della scrittrice della medesima autrice.

La condivisione di questa speciale "malattia", credo sia una delle ragioni fondanti del sito. Mi aggiungo, benchè in ritardo, a quello che immagino sarà stato un vero e proprio coro, lasciandoti anche il mio benvenuto.

è molto interessante e coraggioso quello che ha fatto la Kristof a un certo punto della sua vita: ha cambiato lingua, o meglio ha iniziato a scrivere in una lingua che le era sconosciuta, il che significa probabilmente anche "pensare" in quella lingua, dar forma ai pensieri con nuovi moduli, nuuove regole, insomma si tratta di rifondare le proprie radici, di ricostruirsene di nuove. Non è poco.
*
Quanto alla lettura è malattia endemica qui, io penso di essere una lettrice piuttosto costante e moderata. Angela, perché il rapporto con la lettura è complicato? Io non lo vivo così, semmai può essere una sfida a volte, giacché è assai raro poter parlare direttamente con gli autori e magari chieder loro spiegazioni, specie se sono morti.
Più difficile è rapportarsi con le persone, ma questo esulerebbe dall'argomento del libro.

Sono una bulimica anche in fatto di lettura, il mio con i libri è un rapporto insano, Marina. Per questo motivo ci sono periodi in cui sono persa, completamente assorta nel mio mondo di carta, e periodi in cui la consapevolezza di questa dipendenza atta a colmare il vuoto che avverto dentro, mi innervosisce poichè diventa specchio del mio disagio.
Ho letto e leggo per gelo e fame d'abbraccio. Perchè, come dice De Luca nelle pagine di IN ALTO A SINISTRA, i libri "conoscono le mie pene, i bisogni, gli scontenti. In ognuno di loro c'è una frase, una lettera scritta solo per me. Sono la vita seconda, che insegna a correggere il passato, a dargli una presenza di spirito che allora non ha avuto, a dargli un'altra possibilità. Perchè insegnano ai ricordi, li fanno camminare".

ringrazio del benvenuto, ove si possa. A mia discolpa posso dire che per ora non li ho (ri)pagati abbastanza.

C'è tempo, Baol, c'è tempo...;)