A volte, solo qualche volta, capita che un libro ti colpisca con tale intensità da toglierti il fiato. E' una fortuna rara, un privilegio che purtroppo è concesso a pochi. E' qualcosa che fa male ma che trasporta dentro sè il sublime: merita di essere affrontato e subito senza riserve, ma con la consapevolezza e la totale accettazione del fatto che questo romanzo è meraviglioso. Spietato, Ieri si concede come un amante che si spoglia per l'ultima volta; rarefatto, come sono certe emozioni che non danno mai abbastanza al cuore; triste, come tutto quello che descrive l'incompletezza dell'essere umano.
" - Perchè è diventando assolutamente niente che si può diventare uno scrittore. D'altronde le cose si sono presentate così e non in un altro modo. [...]
- Io credo che per diventare scrittore bisogna avere una grandissima cultura. Inoltre bisogna aver letto molto e scritto molto. Non si diventa scrittore dall'oggi al domani.
- Io non ho una grandissima cultura, ma ho letto molto e scritto molto. Per diventare uno scrittore bisogna solamente scrivere. Certo, capita che non si abbia niente da dire. E a volte, anche quando si ha qualcosa da dire, non si sa come dirlo." (Ieri, pag. 72)
Con una prosa asciutta e controllata, Agota Kristof racconta una storia d'amore malata, sanguinosa, nella quale menzogna e verità si intrecciano fino a formare non una fusione ma un divenire, creatura vivente controllata dalla forza di volontà della scrittrice. La Kristof ha un dono speciale: riesce ad amplificare l'impatto emotivo nel lettore minimizzando le dinamiche della sua prosa. Ieri è una fiaba, crudele e impietosa, ma pur sempre una fiaba. E nulla importa se, dalla prima all'ultima pagina, si respira un forte profumo di malinconica rassegnazione: la storia esiste, la volontà dell'autrice anche. A che vale allora riaffermare (che cos'è, la miliardesima volta?) che la scrittura è un atto di profonda sconsideratezza, di menzogna assoluta che nulla ha a che fare con la verità?
In questo caso il protagonista fugge dalla sua vita, tenta di calmarla, quasi fosse una bestia feroce, offrendole una desolante routine quotidiana, calma piatta ed impietosa. In questo caso, la vita è una terra natale, una madre prostituta, la pietà di un uomo subito ucciso per paura, l'esilio, il lavoro in fabbrica (incubo antimodernista, ricordate Hrabal?), la perdita dell'unica ed amata sorella. Ma queste sono tutte colonne da abbattere, come tutte le sventure, le disgrazie e le tragedie che legano l'uomo alla sua triste condizione materiale. Perchè il "diventare niente" vuol dire dimenticare il particolare per riflettere sull'universale; abbandonare ogni attenzione per il dolore occasionale e concentrare ogni particella del proprio Io sul essenza di quella statica condizione detta appunto umana.
Ma è un'utopia. Se ne accorge presto anche il protagonista di Ieri. Soffre, il protagonista di Ieri: scopre che la sorella, di cui è innamorato dall'infanzia, è sposata. Lei non lo riconosce, sono passati troppi anni e loro erano solo dei ragazzini. Lui credeva di aver ucciso il padre e la madre durante un amplesso galeotto, di essere dunque un assassino, di aver qualcosa da cui fuggire. Ma i ricordi si fanno confusi, si confondono col presente altrattanto sfocato. Si perdono i contorni e anche la lucidità e il controllo delle emozioni. L'uomo si ritrova a sperare in una storia d'amore impossibile, falsa come la scrittura, perfetta e crudele per gli stessi motivi.
Tutto intorno ruotano un carosello di personaggi, di tragedie, di gente sempre più risucchiata in quel vuoto siderale che sembra essere la vita. Agota Kristof racconta tutto con eleganza ma non salva nessuno. Gli incontri tra solitudini sono destinati a rimanere rarefatti momenti di non-contatto, l'empatia un'utopia, l'amore un disperato tentativo raccogliere i cocci ed offrirli all'altro. Non sempre è abbastanza.
Se avete letto Trilogia della Città di K. sappiate che questo non è il proseguimento di quel meraviglioso diario-capolavoro. Tuttavia respirerete, in Ieri, tutta la malinconia di una storia che tocca - ma sarebbe meglio dire sfiora, come un'arpa appena accarezzata produce un suono soave ma intenso - le corde dell'animo umano con grazia e spietatezza.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Agota Kristof, Ieri, Edizioni Einaudi, Collana L'Arcipelago, 2002
Titolo originale: Hier
Agota Kristof è nata a Scicvàud, Ungheria nel 1935Rifugiata in Svizzera nel 1956, all'epoca dei moti di Ungheria, è ora cittadina svizzera e vive a Neuchatel. Ha tre figli, una figlia dal primo marito (ungherese) e due maschi dal secondo (svizzero).A. Kristof è scrittrice notissima in Francia e ancor più nota nella Svizzera romanda, sua terra di adozione. Ha scritto, in francese, tra il 1986 e il '91 tre romanzi, Il grande quaderno (1986) ; La prova (1988); La terza menzogna (1991), usciti in traduzione italiana con Einaudi nel 1998 sotto il titolo di La trilogia di K., seguiti da Ieri del 1995 (ed. Ital. Einaudi, 1997), da cui Silvio Soldini ha tratto il film "Brucio nel vento". Sono note anche le sue pièces teatrali: John et Joe del 1972; La chiave dell'ascensore (77), L'ora grigia o l'ultimo cliente (queste due edite da noi da Einaudi 1999) e Un rat qui passe del '84. La Trilogia è diventata presto un classico della letteratura francofona, e soprattutto la prima parte, Il Grande Quaderno, ha ispirato anche molti adattamenti scenici. È pluri-tradotta, pare in 33 lingue.
Paolo Castronovo, Luglio 2007.
Kristof Agota in Lankelot:
Kristof Agota
Commenti
Kristof!
Integro subito l'archivio Lankelot e il codice ean
"Spietato, Ieri si concede come un amante che si spoglia per l?ultima volta; rarefatto, come sono certe emozioni che non danno mai abbastanza al cuore; triste, come tutto quello che descrive l?incompletezza dell?essere umano."
> questo paragrafo è bellissimo. Complimenti. Estremamente intenso, sul serio.
"A che vale allora riaffermare (che cos?è, la miliardesima volta?) che la scrittura è un atto di profonda sconsideratezza, di menzogna assoluta che nulla ha a che fare con la verità?"
> è sempre necessario mantenerne profonda coscienza. Altrimenti si precipita di nuovo nel documentarismo e nel neorealismo, e nella pretesa ingiusta di rappresentare realtà e verità con le maiuscole.
Altro gran passo.
"il lavoro in fabbrica (incubo antimodernista, ricordate Hrabal?),"
> come no. E oggi l'equivalente quale potrebbe essere? Ci penso e trovo il risultato facilmente. I call center. L'incubo della comunicazione coatta finalizzata alla vendita, l'intrusione del commercio nella quotidianità d'ogni cittadino, l'ossessione della vendita ad ogni costo: strumenti, laureati e diplomati impossibilitati a trovare altro lavoro. Almeno in fabbrica si faticava, e c'erano signore tutele sindacali:).
Di questo ne riparliamo
"Lui credeva di aver ucciso il padre e la madre durante un amplesso galeotto, di essere dunque un assassino, di aver qualcosa da cui fuggire"
> Edipo postmoderno, evoluto, cosciente e sfortunato: sempre di sbaglio si tratta
"L?uomo si ritrova a sperare in una storia d?amore impossibile, falsa come la scrittura, perfetta e crudele per gli stessi motivi. "
> sei totalmente ispirato.
"Gli incontri tra solitudini sono destinati a rimanere rarefatti momenti di non-contatto, l?empatia un?utopia, l?amore un disperato tentativo raccogliere i cocci ed offrirli all?altro. Non sempre è abbastanza."
> senza parole, chapeau.
Fantastico, credo il tuo miglior pezzo in assoluto, dai giorni dell'esordio. La trilogia è stato uno di quei libri che ti cambiano, come lettore e come autore: e che ti dimostrano sin dove si può arrivare, controllando personaggi e narrazione con freddezza e ispirazione. Con la K. ho dei debiti, e dovrò leggere molto altro. A partire da questo tuo "ieri", di cui scrivi con classe abnorme.
Ottimo.
"Prosa asciutta e controllata", leggo nella tua bella recensione, e credo sia uno dei maggiori pregi della Kristof, capace di gestire magistralmente trama e scrittura. L'incastro perfetto della Trilogia è qualcosa di stupendamente raro. Non una sillaba superflua, le sue sono pagine spietate e lucidissime.
Non conoscevo "Ieri", ma dopo la tua presentazione sono sicura che non passerà molto prima che io colmi la lacuna.
Mi permetto di segnalarti un paio di refusi:
sul essenza
tentativo raccogliere
mi sembra una rec molto ben scritta e, come è stato detto, ispirata. della Kristof ho sentito parlare qui nel sito da parecchi di voi e dunque è nella lunga lista delle letture da farsi. Grazie per questo bel lavoro.
5. Ma è un Edipo molto più radicale, a quanto pare, che vuole liberarsi da tutto un passato, dall'intera infanzia, da una storia ingiusta.
7. Dai, davvero? Ne sono molto contento: è stato uno dei pochi libri letti che nell'ultimo periodo mi hanno davvero toccato. Ci tenevo a trasmetterne la magia a tutti.
:)
Idem per me per ciò che riguarda la scrittura della Kristof. Sto provando a scrivere qualcosa di mio e mi accorgo, a posteriori, di una certa influenza. Molto benefica.
8. Grazie per la lettura, Angela, attenta come sempre. Vado a sistemare i refusi. Sai cosa? Io adoro la K. perchè mi sembra di ascoltare un piano che suona: tutto si regge su una struttura essenziale, ogni passo è l'esatto contrappunto dell'altro.
Consiglio vivamente anche il film di Soldini, Brucio nel vento, tratto da Ieri. Non aspettatevi la stessa essenzialità ed equilibrio geometrico.
9. Marina, leggi Trilogia della città di K.: ti sembrerà di non aver mai letto nulla di simile.
Stavo leggendo "Ieri" di Agotha Kristof. Ho letto la tua recensione. E' molto, molto bella. Precisa, essenziale. Vera.
Dici, tra le altre cose: "La Kristof ha un dono speciale: riesce ad amplificare l'impatto emotivo nel lettore minimizzando le dinamiche della sua prosa. Bellissimo.
Complimenti; conosco tutto della Kristof, anche lei, e questa è una delle più belle recensioni che ho letto sui suoi libri. La condivido "in toto", anche perchè rappresenta e coglie bene le stesse intensissime emozioni che suscita la lettura di questa artista eccezionale, percependo anche l' intimo profondo di questa donna.
(Ave Marilisa! Paolo passerà a breve, vedrai.
Intanto, benvenuta a nome di tutti.
Franco)
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