Krishnamurti Jiddu

La ricerca della felicità

Autore: 
Krishnamurti Jiddu
TRUTH IS A PATHLESS LAND
 
La guarigione della mente avviene gradualmente se stiamo con la natura, con quell’arancia sull’albero e con quel filo d’erba che cresce tra il cemento, con le colline aperte, nascoste dalle nuvole” (Jiddu Krishnamurti).
 Un libro intenso, complesso, ridondante che rilascia, goccia a goccia, un senso di pace interiore sin dalla prima pagina. Difficile riassumerne i contenuti, arduo descriverne l’intima essenza.
Un libro di non facile lettura perché ha bisogno di essere vissuto a lungo, abbandonato e ripreso per poi essere meditato e riletto, amato ed odiato allo stesso tempo per riuscire ad afferrarne la bellezza.
Krishnamurti sembra legarci con un filo invisibile, dalla prima all’ultima pagina, alla ricerca non del significato delle parole, ma di noi stessi.
 Tu sei il mondo!...Ciascuno cambi se stesso per cambiare il mondo”, (Jiddu Krishnamurti).
 
Scritto in epoca lontana dalla nostra esperienza culturale, il suo linguaggio e la sua franchezza sono vivi e attuali. Diretto e asciutto, Jiddu Krishnamurti apre il suo pensiero su quello che l’uomo afflitto da guerre, tumulti, conflitti, lotte è in perenne ricerca: la felicità.
Ma è proprio la felicità che si cerca o piuttosto qualche gratificazione da cui si spera di trarre la felicità? Non un gioco di parole, ma due concetti estremamente differenti l’uno dall’altro. È possibile che s’insegua l’idea di una qualche gratificazione, ma certamente non si potrà trovare la felicità che è “una condizione secondaria, un prodotto derivato da qualcos’altro.
Se si cercasse solo la pace, tanti sarebbero i mezzi per poterla trovare con facilità. Ci si potrebbe gettare a capofitto in un’impresa, in un ideale e trovarvi rifugio, ma non basterebbe. Rinchiudersi e isolarsi dal resto del mondo non risolverebbe il conflitto. Ognuno deve fare chiarezza dentro di sé per scoprire ciò che si cerca davvero, sia nel mondo esterno che nel proprio intimo. La difficoltà sta proprio in questa chiarezza delle intenzioni di ciascuno di noi, altrimenti non sentiremmo il bisogno di organizzazioni, istituzioni, chiese, maestri o guru a cui far riferimento costante.
 Nella maggior parte degli uomini c’è il desiderio di qualcosa di permanente (che per alcuni potrà essere “Dio”, per altri la “verità”, per altri ancora una cosa diversa, il nome non conta) che lasci un senso di sicurezza, una speranza, un entusiasmo, una certezza: un qualcosa a cui aggrapparsi “perché dentro noi stessi siamo tanto insicuri”.
Abbiamo letto tanto, conosciamo molto della realtà concreta, ma non conosciamo noi stessi o almeno non ci conosciamo a fondo. Prima di cercare la felicità, prima di scoprire cosa si cerca è essenziale conoscere colui che cerca. Scavando nel profondo, seriamente, dovremmo chiederci se la pace, la felicità, quel qualcosa di permanente possano essere dati davvero da altre cose. Ma la conoscenza di se stessi è l’ultimo dei desideri dell’uomo. Il punto di partenza, tuttavia, è proprio questo.
 Ecco, queste le riflessioni iniziali del libro e del pensiero di Krishnamurti che tende alla ricerca e alla scoperta della creatività dell’essere tramite la libertà dell’individuo, senza imposizioni, senza dogmi, senza autodisciplina imposta. Un percorso infinito ciò che ci rivela tra le righe fitte e, procedendo con lo studio di sé, andando sempre più in profondità, si trova la pace. Solo quando la mente è libera, tranquilla, attraverso una piena conoscenza di sé, solo in quel momento di silenzio, “la pace può venire alla luce. Solo allora ci potrà essere beatitudine e, quindi, azione creativa”.
Solo se si è capaci di comprendere se stessi e, dunque, di realizzare la felicità creativa, l’esperienza di qualcosa che non è della mente, allora forse si verificherà “una trasformazione nel rapporto immediato con ciò che ci circonda fino a coinvolgere il mondo in cui viviamo”.
 “No Guru, No Method, No Teacher”(*) 
Dopo aver analizzato i diversi problemi dell’esistenza suddivisi per capitoli, la seconda parte del testo è rivolta ai giovani e al loro rapporto con la conoscenza, l’istruzione, i genitori, gli amici, l’amore e la vita stessa nella sua complessità. Il tentativo di Jiddu Krishnamurti è quello di spiegare loro il concetto di mente creativa che li rende capaci di rivoluzionare la loro e la vita di tutti, per realizzarsi come esseri umani pienamente integrati solo quando si priveranno dell’ultima traccia di contaminazione da parte del vecchio (condizionamenti dei genitori, dei maestri, delle organizzazioni politiche e religiose). Ecco il perché della necessità di buoni insegnanti che aiutino ad infrangere la “scorza della civiltà”, ad essere individui con “un canto dentro di sé”, non semplici automi ripetuti.
Sul problema dell’educazione dei giovani, Krishnamurti si è soffermato molto, arrivando a fondare diverse scuole sperimentali in tutto il mondo in cui il primo degli insegnamento è la libertà.
 Seguendo le sue riflessioni, mi ha colpita un brano, di cui riassumo i concetti principali, nucleo della sua filosofia di vita. 
Un religioso era solito recarsi ogni mattina in un giardino vicino per raccogliere fiori da offrire a qualche immagine senza vita. I fiori venivano strappati con avidità. Il suo dio esigeva una grande quantità di offerte di cose viventi da destinare ad un’immagine di pietra.
Poco tempo dopo Krishnamurti osserva dei ragazzi che, parlando tra di loro, senza pensarci, strappano dei fiori per poi gettarli via. Non li avrebbero offerti a nessuno.
A chi non è capitato di staccare un rametto, un fiore, un filo d’erba senza riflettere e farlo cadere a terra? Perché lo facciamo? Si può comprendere qualcuno che colga i fiori per offrirli come dono d’amore, ma perché strapparli senza una ragione? Anche questa è violenza. È azione distruttiva.
Il rispetto non è alzarsi in piedi quando entra una persona anziana o importante da un punto di vista sociale. Questa è paura.
Se si provasse davvero rispetto non si distruggerebbero i fiori, si sposterebbe la pietra dalla strada pensando che qualcuno potrebbe inavvertitamente inciamparci o bucare le ruote della macchina, si curerebbero gli alberi, tutta la natura e prendersi cura di tutto ciò che dipende da noi.
Vecchi e giovani, spesso, non hanno alcun sentimento di rispetto. Perché? Ignoriamo cosa sia l’amore, forse? Non quello fisico, né quello per un dio, ma semplicemente l’amore, “l’essere delicati, miti nel proprio approccio a tutte le cose”. Se non interessa coltivare questa sensibilità potremmo considerarci morti e, di fatto, molti lo sono (lo siamo).
Cosa significa essere sensibili? Essere sensibili significa provare affetto per le persone, per gli uccelli, per i fiori, gli alberi, non perché sono nostri, ma perché semplicemente siamo aperti alla straordinaria bellezza delle cose.
Se si è profondamente sensibili, viene naturale non cogliere i fiori. Nasce spontaneo il desiderio di non distruggere le cose, di non ferire le persone, il che significa avere rispetto e amore.
Amare è la cosa più bella e importante nella vita. “Amare vuol dire avere quello straordinario sentimento di affetto senza chiedere nulla in cambio”. Potremo essere molto intelligenti, superare tutti gli esami, raggiungere una posizione elevata, ma se non si possiede questa sensibilità, questo sentimento di semplice amore, il nostro cuore sarà colmo di nulla. È molto importante parlare d’amore, coltivare questo sentimento, custodirlo come un tesoro, altrimenti lo si perderà in fretta, data la brutalità del mondo. Se da giovani non si prova amore, non si guarda con amore alle persone e alle cose che ci circondano, da adulti ci si accorgerà prima o poi dell’aridità della vita e “le ombre scure della paura ci seguiranno ovunque”.
Con un cuore pieno di amore ed il viso radioso non distruggeremo, non saremo spietati, non faremo guerre l’uno con l’altro.
Nell’attimo in cui si sente di possedere questo straordinario bene chiamato “amore” nel cuore e se ne percepisce la profondità scopriremo che per noi il mondo è cambiato. Potremo dirci esseri umani felici.
La bellezza risiede nella totale semplicità, che è umiltà assoluta. Non c’è niente da compiere, nessuna scala da salire, ma solo un passo da fare, e il primo passo è quello di sempre”, Jiddu Krishnamurti”.
(*) No Guru, No Method, No Teacher è anche l’omonimo lavoro del musicista Van Morrison, datato 1986, in cui tenta di seguire l’impostazione filosofica di Jiddu Krishnamurti con cui è entrato in contatto già a partire dagli anni ‘70. 
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE  
 
Jiddu Krishnamurti, nasce a Madanapalle, un piccolo paese vicino Madras, nell’India del Sud nel 1895. Nel 1909 si trasferisce ad Adyar vivendo in una misera capanna con il padre ed i quattro fratelli (la madre era morta anni prima). In quei luoghi si trova il quartier generale della Società Teosofica, un ricco movimento religioso diffuso nel mondo (fondato nel 1875 dall’americano Holcott e dall’occultista russa Helena Blavatsky) che credeva nella venuta imminente di un nuovo Messia: il Maestro del Mondo.  Un chiaroveggente della società lo vede, riconoscendo in lui la figura che si attendeva. Viene messo così a capo, nel 1911, dell’Ordine Internazionale della Stella d’Oriente, appena fondato per preparare l’avvento.
Jiddu ed il fratello vengono fatti studiare in Inghilterra ed iniziati, quindi, alle dottrine esoteriche della Teosofia.
Inizia così a tenere una serie di conferenze. Il momento dura poco, perché si discosta dai metodi Teosofici, sviluppando un proprio pensiero indipendente. Nel 1922 si trasferisce, insieme al fratello (che muore nel 1925), in California, ad Ojai, dove ha luogo, per la prima volta, quello che viene chiamato “processo”: svenimenti e dolori intensi alla nuca e lungo la colonna vertebrale, eventi che vennero interpretati come necessari per la sua trasformazione spirituale. Nel 1929, durante un raduno, davanti a 3000 fedeli, scioglie l’Ordine dopo aver declamato che “La verità è una terra senza sentieri” (Truth is a pathless land) e che non la si potrà mai ottenere attraverso nessuna organizzazione, chiesa, maestro o guru. Chiude così ogni rapporto con la Società teosofica restituendo tutte le donazioni ricevute dai fedeli ed inizia la sua attività divulgativa: “Il mio unico scopo è rendere l’uomo assolutamente, incondizionatamente libero”. Nei cinquantasette anni successivi, viaggia per il mondo per trasmettere, attraverso il dialogo, il suo insegnamento liberatorio, rifiutando sempre l’adulazione e lo status di guru (lontanissimo, quindi, dalle sette come Scientology con regole, gerarchie e catechismo).
Crea delle fondazioni, strumentali per le sue conferenze, pubblica i suoi scritti e fonda delle scuole (la formazione scolastica fu sempre una delle sue maggiori preoccupazioni) in India, in Inghilterra ed in America, dove “sia gli alunni, che gli insegnanti possono fiorire interiormente”.
Muore il 17 febbraio 1986 ad Ojai.
Tra la sua produzione immensa (una cinquantina di libri, tra saggi, discorsi e pensieri): “La via della verità e dell’amore”, “Ananda. Discorsi, scritti, poesie 1931”, “La prima ed ultima libertà”, “Di fronte alla vita”, “L’uomo alla svolta”, “Libertà dal conosciuto”, “La sola rivoluzione”, “La domanda impossibile”, “Verità e realtà”, “La pienezza della vita”, “Taccuino”, “Che cosa vi farà cambiare. Discorsi a Saanen 1978-1979”, “La visione profonda”, “Lettere alle scuole”.
Tra i libri scritti su di lui: “Tagore, Aurobindo, Krishnamurti. Unità dell’’uomo e universalità dell’educazione” - Sandra Chistolini, “L’antiguru. Vita e filosofia di Jiddu Krishnamurti”- Stuart Holroyd.
 
Jiddu Krishnamurti, “La ricerca della felicità”, Rizzoli Editori, Milano, 1993. Traduzione di Vincenzo Vergini.
 
Prima edizione: The penguin Krishnamurti reader, 1993. 
 
Approfondimenti in rete: krishnamurti/fondazioni 
 
Movida, gennaio 2005. 
 
"Truth is a pathless land. Man cannot come to it through any organisation, through any creed, through any dogma, priest or ritual, nor through any philosophic knowledge or psychological technique. He has to find it through the mirror of relationship, through the understanding of the contents of his own mind, through observation and not through intellectual analysis or introspective dissection..." J.K.
ISBN/EAN: 
9788804566458

Commenti

?la pace può venire alla luce. Solo allora ci potrà essere beatitudine e, quindi, azione creativa?.

Forse dovrei tornare a rileggerlo...

(aggiungo i tag "letteratura" e "letteratura indiana", per agevolare la consultazione. Vengo subito a ri-leggerti, cara Movi)

"?Tu sei il mondo!?Ciascuno cambi se stesso per cambiare il mondo?, (Jiddu Krishnamurti)."

> Questo è un esempio di pensiero fertile e solare. Nemico del dolore e della disillusione.

"?No Guru, No Method, No Teacher?(*)"

> Decisamente contemporaneo, in questo approccio. Comune a molte conoscenze esoteriche odierne. I maestri si stanno dissolvendo nel nulla, il sentiero di ricerca s'è fatto individuale.

?La bellezza risiede nella totale semplicità, che è umiltà assoluta. Non c?è niente da compiere, nessuna scala da salire, ma solo un passo da fare, e il primo passo è quello di sempre?, Jiddu Krishnamurti?."

> Sembra lineare ma non lo è affatto. Da meditazione.
Grazie Movi,

gf

più che semplicità...umiltà.
... questo libro...

2. non sapevo se inserirlo nella letteratura sinceramente...

7, 2. E' un tag "standard" per le recensioni dei libri, è come se significasse "libri": viene adottato anche dai ragazzi della sezione scienze (che, d'altra parte, esaminano "letteratura scientifica";) )