“Mantenere una disperazione tutto sommato funzionale. A quello che si scrive”: mi sembra un buon proposito l’incipit di 1975, piccolo libro edito da una nuova casa editrice di stanza a Bari, Caratteri Mobili, nata nel 2010. E mi trovo d’accordo anche qui: “La letteratura è un’arma e un salvataggio”: chiunque scriva sul serio lo sa.
In 1975 Franz Krauspenhaar parla di calcio, di musica, di cinema, di politica, ma soprattutto di ragazzi come lui, sfigati ma arrapatissimi. Le fiche si sprecano, il narratore ci si lambicca assai, inquieto come qualsiasi adolescente, compiaciuto di un lato candidamente carognesco che si porta dentro, politicamente scostumato, snob nel modo in cui poteva esserlo un ragazzino di quindici anni – tanti ne aveva FK nel 1975, l’anno scelto per fare un viaggio nel suo passato, l’anno in cui morì Pasolini, ça va sans dire, il poeta nel quale egli vede dispiegarsi mille contraddizioni epperò anche la stessa disperata vitalità che sembrerebbe improntare la sua esperienza di uomo e di scrittore.
Chi già lo conosce lo sa: siccome la letteratura è un’arma, Krauspenhaar spara a zero (e certe volte le spara, specie nelle sue sortite on-line, ma è il primo a saperlo); sembra persino cercare lo scontro – quello che ancora gli zombie chiamano “provocazione”; l’attività, a suo modo di vedere, è terapeutica. Come dargli torto?
Lo sanno bene i frequentatori dell’immateriale, della rete, a cui FK sembra spesso voler togliere l’illusione della volatile leggerezza in cui si crogiolano (la rete per i più è come un sogno, non sai bene se è qualcosa che esiste veramente anche se ormai vi si vincono le elezioni e vi si scatenano le rivoluzioni): la prosa burrosa di FK sembra star lì come una ribellione della carne contro l’incorporeo del digitale.
In 1975 la misura non è che sia più controllata, ma è minore assai il tasso di compiacimento: l’opera prende il sopravvento. Vediamone uno specimen (l’enfasi paradossale e ironica si esercita volentieri al contatto con le “femmine”): “Una mezza smargiassa, conscia della sua fioritura, che si faceva largo fra i banchi microscopici per guadagnare la via dei cessi. Mi passò davanti a due o tre centimetri dal naso: sentii distintamente l’afrore della sua fica, di quello spacco venerato e scosceso, di quella bolla allungata di liquido sbollito nei filamenti. Doveva avere un bel marchese nello sgrillettato…”. Carne grassa questa prosa, di quelle ad alto tasso di colesterolo, leggera no ma gustosa – e il sarcasmo aiuta. FK perlopiù si arrapa, non si eccita, e bisogna dargli atto che “pene” per lui è solo il plurale di un sostantivo femminile – nemmeno per la fellatio impazzisce ma darebbe il nobel per un succoso pompino. La misoginia da amor non corrisposto si esercita vagheggiando miti d’epoca (oh, la Fenech), e inveisce in sordina contro le stronzette del liceo milanese che non gliela danno. L’immaginario è terragno, dunque, ma vira verso il sublime quando si tratta di musica (eccolo, l’inatteso terzo tratto stilistico di FK, un specie di trattenuto, riservato romanticismo che trova nella musica la sua propria Via Lattea; e senza nemmeno bisogno di canne, il ragazzo, tanto la musica lo fa schizzare lontano; certo, il rock è la musica corporale per eccellenza, ma quando rievoca Ummagumma e i poemi dei Jethro Tull, sembra un vero sentimentale).
Ben si addice probabilmente all’autore ricordare una stagione della vita in cui pulsioni aggressive, erotiche, oscillamenti ideologici, obbligate disperazioni rockettare, sbandamenti di ogni genere seppure tenuti a freno da una temprata affettazione - quello di chi non ama intrupparsi - si mescolano come in un fiume in piena. FK racconta “l’eterno presente senza senso” di quella età che sembra poi esser diventata l’atemporale condizione di tutti, anche a quarant’anni. La sua è una generazione affascinata dagli estremismi, “il male è al centro, cattolico”, va da sé. Lui si tiene sull’estrema di destra, dice, col suo gruppo di sciamannati pensa di attentare alle cabine telefoniche: si esibirà difatti in un’abbondante pisciata in un loculo della Sip.
Il repertorio di quel tempo c’è tutto (mancano solo gli Hare Krishna): Pasolini, Salinger, il calcio, il progressive rock, e c’è Lando Buzzanca per il quale il nostro ha una vera ammirazione. “Senso dell’umorismo, e focosità e fisico del ruolo” se si trattava di rimorchiare. La lettura è arbitraria assai, ma quel che conta è altro: FK testimonia nel libretto, nelle emozionate ma lucide pagine finali su Pasolini, nella disinvoltura più beffarda che mercuriale con cui passa dall’ironia al dolore, quella “vitalità disperata” che è “tutto ciò che veramente abbiamo”.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Franz Krauspenhaar
L'autore (Milano, 1960) ha pubblicato fra gli altri Avanzi di balera (Addictions Libri, 2000), Le cose come stanno (Baldini Castoldi Dalai, 2003), Cattivo sangue (Baldini Castoldi Dalai, 2005), Era mio padre (Fazi, 2008), L’inquieto vivere segreto (Transeuropa, 2009), Un viaggio con Francis Bacon (Zona, 2010).
Approfondimento in rete: RASSEGNA STAMPA COMPLETA.
http://www.tornogiovedi.it/2010/11/il-ritorno-dell’incubo-del-diavolo/
Michele Lupo, per lankelot febbraio 2011
Commenti
[krauspenhaar] nuovo articolo
[krauspenhaar] nuovo articolo di Michele Lupo! Buona lettura
[krauspenhaar, 1975]
[krauspenhaar, 1975] bellissima l'intervista che segnali, Michele: http://liberidiscrivere.splinder.com/post/23766602/intervista-a-franz-kr...
[e grazie per averci parlato di questo libro. Decisamente e felicemente controcorrente. Bell'idea]
[caratteri mobili] ecco il
[caratteri mobili] ecco il sito dell'editore: http://www.caratterimobili.it/caratterimobili/ - che annuncia l'accordo per la distribuzione nazionale con Nda, a un anno dalla fondazione della casa editrice...
[krauspenhaar] grazie a te
[krauspenhaar] grazie a te Gianfranco, sì quella del cattivone FK è una bella intervista
a presto (ma l'orcocapo per quel problema tecnico pdo lo hai sentito? e il
comunic stampa per il premio sai niente?)
m
[michele] purtroppo ne so
[michele] purtroppo ne so quanto te. Prova a riscrivere all'orco capo e a domandare lo stato dell'arte.
[franz] Gianfranco non vorrei
[franz] Gianfranco non vorrei seccarlo, gliel'ho già detto un paio di volte. ci dovrebbe provare qualcun altro ora