Knize Perri

Piano solo

Autore: 
Knize Perri

Un libro non si giudica dalla copertina, né dal numero delle pagine, ma a voler essere onesti entrambe le cose incidono non poco quando si sceglie un titolo tra i tanti e, probabilmente, lo sa bene la Elliot che con la Knize, autrice di “Piano solo”, non ha trascurato nulla, giacché a lettura faticosamente ultimata, capisco quanto abbiano influito su di me il bianco e nero dei tasti in primissimo piano, nonché il sottotitolo: “Una storia d'amore e di musica”.
Insomma, quando ho comprato il tomo in questione, ero pronta a qualcosa di completamente diverso rispetto a quello che il libro si è rivelato essere, ergo complimenti all'astuzia di chi ne ha curata l'edizione italiana, visto che il titolo originale risulta molto meno romantico. Errore mio che mi son lasciata facilmente sedurre. Immaginavo un romanzo alla stregua de “Il soccombente” o di “Io sono il maestro”, dove il rapporto conflittuale ma al tempo stesso di dipendenza con la musica, costituisce il perno della narrazione, e invece le cinquecento pagine della giornalista americana, non sono altro che la cronaca di un'odissea legata all'acquisto di un Grotrian: decisamente deludente.
Il memoir ha un buon incipit: Perri racconta la sua folgorazione dopo l'ascolto di un disco in cui Rubinstein esegue i valzer di Chopin e da lì il desiderio irrinunciabile di dedicarsi al pianoforte, più seriamente di quanto non avesse fatto durante gli anni del college. Ne derivano capitoli intensi in cui seguiamo il percorso di una testarda quarantatreenne alle prese con tutte le difficoltà legate allo studio del piano. Dall'educazione paterna all'ascolto, fino agli esercizi di lettura degli spartiti in una graduale e sofferta conquista volta all'armonia del suono generato dal tocco delle sue mani sulla tastiera. La prima persona avanza condividendo ricordi, emozioni, frustrazioni e scorrono agevolmente le cinquanta pagine iniziali. Poi la decisione di prendere uno strumento tutto per sé, e da qui in avanti il tedio più assoluto per il lettore. Perri ci porta in giro per showroom, confronta prezzi, qualità e difetti di tutti i pianoforti provati e si iscrive a Piano World: un form di “pianofili” su internet. Poi incontra Marlene, quello che diventerà il suo piano, e a dispetto del subitaneo colpo di fulmine, la loro storia sarà tormentatissima specie per il lettore che dovrà subirne il prosieguo Da questo punto in poi, infatti, il libro smette di suscitare il minimo interesse e diventa un compendio di nozioni tecniche su accordatura e intonazione, intervallate da astruse teorie filosofiche sulla natura della musica e la percezione del suono, in bilico tra fisica e metafisica. È un angosciante incalzare di ipotesi sul perché Marlene abbia smesso di avere quel timbro caldo e profondo che aveva saputo conquistare la protagonista sin dalla prima nota. Sarà colpa dei martelletti? Del ritardo nella consegna e delle condizioni climatiche sfavorevoli cui il piano è stato esposto? Sarà colpa dei prodotti chimici usati dal primo intonatore?
Si susseguono email, scambi d'opinioni sul forum, esperimenti con altri tecnici e telefonate con il rivenditore. E mentre leggiamo capiamo che il libro è finito, finito da un pezzo perché non ha più nulla da trasmettere. Riporta pedissequamente i fatti avvenuti, scendendo fin nel dettaglio più trascurabile, senza tuttavia riuscire a dire nulla. L'apice della noia lo raggiungiamo quando la Knize, ormai disperata, si reca in Sassonia per una “gita turistica” nella fabbrica Grotrian-Steinweg, casa produttrice di Marlene. Trucioli di legno, corde, telai, assi, tavole armoniche. E poi piallatrici e macchine per la smerigliatura e la levigatura. Ancora colla, seghe, vernici e nel trambusto degli operai indaffarati, l'autrice non perde l'occasione di snocciolarci pure la storia del marchio. Allora è chiaro come arrivare a concludere la lettura sia questione caparbietà e tocca contraddire il New York Times, perché non è vero per niente che “leggendo questo libro vorresti uscire e imparare a suonare il piano o almeno entrare in un negozio e battere sopra i tasti”, queste semmai erano le motivazioni che hanno invogliato all'acquisto.
Leggendo questo libro, si ha soltanto la netta sensazione di aver gettato via venti euro: un prezzo troppo alto anche per gli sbadigli di un'insonne come la sottoscritta.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Perri Knize è una giornalista più volte premiata per i suoi articoli e saggi di politica ambientale apparsi su testate quali «The Atlantic Monthly», «Sports Illustrated», «Condé Nast Traveler». Vive con il marito nel Montana.

Perri Knize “Piano solo”, Elliot, Roma, 2008
Traduzione di: Manuela Francescon e Giovanna Scocchera
Titolo originale: Grand Obsession. A Piano Odyssey
Pp. 508

Approfondimento in rete: Il Foglio / Il Giornale / La Sicilia / Gazzetta di Parma / Avvenire / Flair / GQ / Amadeus / L'Espresso / Classic Voice


Angela Migliore, gennaio 2010

ISBN/EAN: 
9788861920422

Commenti

[Knize] Ho impiegato un bel

[Knize] Ho impiegato un bel po' di tempo per risolvermi a scriverne: non mi piacciono le stroncature, ma questa era inevitabile.

uau!

uau!

[Knize] Dici che ci sono

[Knize] Dici che ci sono andata giù troppo pesante?

(Piano solo) grazie per

(Piano solo) grazie per averli fatti risparmiare anche a me i 20 euro...(in tempo),..titolo e copertina dal fascino inquietante anche per me, ma quel giorno andavo di corsa ....

[Knize] gran bella

[Knize] gran bella stroncatura:). Non l'avevo letto, e a questo punto credo proprio che non parteciperà alla montagna dei miei arretrati;)

[Knize] Risparmi quanto, un

[Knize] Risparmi quanto, un paio d'ore di lettura, visti  i tuoi tempi da marziano?

[Knize] Se hai desideri di

[Knize] Se hai desideri di lettura masochisti, Movi, posso sempre prestartelo :)

(Knize) grazie, no. :P

(Knize) grazie, no. :P