Kirino Natsuo

Real World

Autore: 
Kirino Natsuo

 Devo tanto all'immaginario giapponese, sono cresciuto (e credo moltissimi altri come me) a base di cartoni animati giapponesi, nutrendomi con le saghe storiche come "Lady Oscar" e "Il tulipano nero", con le telenovelas animate come "Candy Candy" e "Georgie" (a posteriori ammetto di ringraziare sorella e madre per la loro ossessione verso queste serie), con quelle sportive (molto più simili a conflitti armati che allo sport) come "Mimì Ayuhara e la nazionale di pallavolo", "Holly e Benji, "Mila e Shiro", "L'Uomo Tigre" (pur se ques'ultimo è un capitolo a se stante), con i robot alla "Goldrake", "Mazinga Zeta", "Daitarn 3" (per citarne solo alcuni), coi divertenti e demenziali "Hello Spank" e "Gigi la trottola", con le saghe post-atomiche dal violento "Ken Shiro", le meravigliose avventure di "Conan", la fantascienza onirica del "Galaxy Express" e di "Capitan Harlock" fino alle scoperte più recenti dei lungometraggi di Hayao Miyazaki e e "Una tomba per le lucciole" di Isao Takahata, le letture dei romanzi di Haruki Murakami e di Ryu Murakami, la visione di "Lost in Translation" di Sofia Coppola con le immagini di una Tokyo vista con occhi occcidentali, caotica eppure così luminosa nei suoi specchi e strade affollate e nella creazione di questo complesso immaginario, l'ultimo mattone è stato posato dalla scrittrice cinquantenne Natsuo Kirino che fece scalpore in Giappone con la pubblicazione de "Le quattro casalinghe di Tokyo" (che consiglio di leggere, in particolare a lettrici femminili) con una donna che uccide il marito, disfandosene del corpo con l'auto di tre colleghe.

Quella di Natsuo Kirino è stata una scoperta che ha avuto bisogno di maturare, di crescere, di essere introiettata e per farlo ho dovuto superare le resistenze iniziali dovute al suo stile morbido, languido, molto lento nell'introdurre la storia, nel sue procedere lentamente ma poi le sue pagine sono state come l'abbraccio di una donna speciale, dalla quale ci si potrebbe aspettare di tutto, anche la morte.

"Real World" (titolo ispirato dal reality show di MTV "The Real World") è un romanzo raro a metà fra il noir, l'analisi sociologica e un romanzo adolescenziale d'impronta femminista, ambientato nei quartieri periferici di una Tokio in perenne trasformazione:

"Abito in un'area residenziale stipata di case all'estremità del quartiere di Suginami. Dicono che un tempo questa zona fosse molto ariosa e tranquilla, ma il suo aspetto è mutato radicalmente quando le tradizionali costruzioni di legno sono state abbattute per fare spazio a una moltitudine di villette bifamiliari e di piccoli condomini popolari. [...] Ti illudevano con nomi a effetto, dicendo che si trattava della nuova città x o del moderno complesso urbano y, e così ti buttavano fumo negli occhi per spingerti a comprare." (pag 7/8)

che racconta, dedicando a ciascuna di loro un capitolo narrato in prima persona, le vicende di quattro giovani amiche studentesse: Toshi (è su di lei che si apre e chiude il libro), Yuzan, Terauchi e Kirarin che si lasciano coinvolgere nella fuga di un ragazzino, vicino di casa di Toshi, soprannominato Il Vermiciattolo per il suo gracile aspetto e la sua ritrosia verso i rapporti umani, responsabile del brutale omicidio della madre a colpi di mazza da baseball, telefonandogli, prestandogli cellulari e bicicletta, incontrandolo fugacemente, dormendo con lui in un Love Hotel e rendendosi persino disponibili a scrivere a nome suo una sorta di dichiarazione filosofica che esalti la sua azione, finendo infine per pagarne, responsabili loro stesse di quanto accaduto, le tragiche conseguenze in una spirale di eventi che porterà alla luce l'anima di ciascuna di loro precipitando in un epilogo spiazzante, doloroso, eppure così poetico da mozzare il fiato.

"Real World" è un libro feroce, quasi cinematografico che scandaglia senza pietà il Giappone intero, attaccandolo frontalmente e quello che ne esce è uno stato dalle mille contraddizioni, raccontato in un libro che ha quasi la forma di una lunga confessione degli stessi adolescenti, uno stato proiettato sulla modernità a tutti i costi ma con un piede ancora nella tradizioni passate (fa sorridere l'accostamento forma degli occhi al carattere), che vive basandosi su regole ferree che distruggono l'anima di quei giovani che non riescono ad inserirsi o lo fanno pagandone un duro prezzo, che non riescono a sottostare ai ritmi asfissianti che li avvinghiano fin dalla tenera età, inseriti in un sistema scolastico che non concede la minima pausa, fra esami e voti altissimi da ottenere per garantirsi un futuro seppur fatuo, che sconfigge e annienta fantasia e creatività per produrre dei semplici autonomi (problema, quello del sistema scolastico, salito drammaticamente alla ribalta negli ultimi anni e che il governo giapponese ha intenzione per la prima volta di affrontare seriamente), ossessionato dal lavoro che funziona a ciclo continuo.

Un mondo che spinge gli adolescenti a crearsi delle oasi fasulle come il mondo dei videogiochi, dei cartoni animati, degli anime dentro i quali persino proiettarsi con la pratica del "Cosplay", una moda in cui ci si veste tendando di somigliare il più possibile ai personaggi della finzione, a ricercare il sesso nelle forme più estreme, consumandolo magari nei Love Hotel, niente più che squallide camere a ore, con giovani che vivono nell'edonismo più sfrenato, trasformandosi esse stesse in divinità di plastica come le Kogyaru "Indica una categoria di ragazze teenager che opta per uno stile di vita all'insegna dell'edonismo e che si contraddistingue per l'abbigliamento molto vistoso (minigonna e zatteroni), il trucco pesante caratterizzato da fondotinta marrone scuro e i capelli colorati" o le Yamanba "Nella tradizione folklorica giapponese, essere femminile dal carattere demoniaco rappresentato come un'anziana donna dai lunghi capelli candidi come la neve, il viso esangue e rugoso, lo sguardo torvo e gli abiti cenciosi. Vive in solitudine tra le montagne e non lascia scampo ai malcapitati viandanti che smarriscono la via e finiscono col violare il suo territorio. Il termine, mutuato nel linguaggio giovanile, connota una variante di kogyaru. Una Yamanba, rispetto a una kogyaru, si caratterizza per l'abbronzatura ancora più esasperata, per l'uso di rossetti bianchi e ombretti color pastello, lenti a contatto colorate e abbigliamento fluorescente." oppure rifiutandosi completamente di vivere la società, esiliandosi in una stanza da dove non uscire mai più, come nel fenomeno degli Hikikomori e utilizzando con una facilità disarmante l'arma del suicidio per uscire da questa vita come accade ad una delle amiche dopo aver scritto una bellissima lettera d'addio che si conclude così:

"Parto alla volta del mondo reale. Perchè in questa iperrealtà l'unica cosa autentica è la mia morte." (pag.244)

Natsuo Kirino ha scritto un libro nerissimo che ti mette con le spalle al muro costringendoti, in un'atmosfera quasi fatata dove gli adolescenti si muovono come dei fantasmi, a riflettere sul gesto compiuto dal giovane: ossessionato dalla madre, dal mondo, dalle pretese irrealizzabili, incompreso nelle sue pulisioni, decide di liberarsi da questo peso ricorrendo all'omicidio. Violento. Distruttivo. Un'azione purificatrice che annienta il problema e che immediatamente viene spettacolarizzato dalla società, dai mezzi di comunicazione, e dato in pasto al pubblico morboso ataccato alla televisione e ai giornali scandalistici. Un'azione che forse, in realtà, non è il problema più grave e che non può certo risolvere il dramma più profondo dell'esistenza, come confessa a se stessa Terauchi in uno dei capitoli più belli del libro:

"Per "cose a cui è impossibile porre rimedio" non intendo qualcosa come l'omicidio commesso dal Vermiciattolo, che ha ucciso la madre. Non è così semplice. E non si tratta nemmeno di qualcosa come i sensi di colpa che tormentano Yuzan per non aver voluto affrontare la morte di sua madre. Piuttosto è qualcosa che si colloca all'esatto opposto. Sì, è vero, quando una persona muore non può certo tornare in vita, e sotto questo aspetto si potrebbe a ragione pensare a una cosa assolutamente irreparabile, ma secondo il mio punto di vista non è così, nel senso che la morte non è qualcosa da considerare sempre e soltanto come irrimediabile. Voglio dire che noi tutti, un giorno o l'altro, dovremo morire, no? Per cui il fatto stesso di scegliere la morte è una facile scappatoia, anche se per certi versi simili alla sconfitta. Ora, nello specifio, uccidere qualcuno può essere il risultato della propria collera, della propria vergogna o anche di un proprio desiderio, ma non per questo pone fine al problema, che continua a esistere con una serie di strascichi inizialmente imponderabili agli occhi di chi ha commesso quell'azione. Pertanto, sotto questa luce, credo di potere affermare che un omicidio non è qualcosa di irreparabile, nel senso che si tratta di un'azione che comporta delle conseguenze e a cui, almeno potenzialmente, è possibile porre rimedio. Qualcosa di veramente irrimediabile è un sentimento terrificante come nient'altro al mondo, che ti si forma dentro poco a poco, inesorabilmente, fino a divorarti il cuore. Una persona che porta nell'animo il pesa di una cosa a cui è impossibile porre rimedio è destinata, presto o tardi a essere annientata." (pag 178/179).

Edizione esaminata e brevi note:

Natsuo Kirino (Kanazawa, 1951) scrittrice giapponese. Nel 1993 si è aggiudicata il premio Edogawa Ranpo con il romanzo "Pioggia sul viso" e ha raggiunto la fama internazionale con "Le quattro casalinghe di Tokyo".

Natsuo Kirino, "Real World", Neri Pozza, 2009, traduzione dal giapponese di Gianluca Coci (Prima edizione, 2003.)

Approfondimenti in rete

sito ufficiale: www.kirino-natsuo.com

Segnalazioni ultime:

Vorrei segnalare il film "Tobira no muko" di Laureance Trush, dedicato al fenomeno Hikikomori e vincitore all'ultimo Milano Film Festival. Il sito è www.tobiranomuko.com

Desidero inoltre ringraziare per questo libro e questa recensione Tommaso Pincio e Leon, per suggerimenti e suggestioni.

ISBN/EAN: 
9788854503533

Commenti

Ringrazio Leon per suggestioni giapponesi.
natsuo kirino.

""Real World" è un libro feroce, quasi cinematografico che scandaglia senza pietà il Giappone intero, attaccandolo frontalmente e quello che ne esce è uno stato dalle mille contraddizioni, raccontato in un libro che ha quasi la forma di una lunga confessione degli stessi adolescenti, uno stato proiettato sulla modernità a tutti i costi ma con un piede ancora nella tradizioni passate (fa sorridere l?accostamento forma degli occhi al carattere), che vive basandosi su regole ferree che distruggono l?anima di quei giovani che non riescono ad inserirsi o lo fanno pagandone un duro prezzo, che non riescono a sottostare ai ritmi asfissianti che li avvinghiano fin dalla tenera età, inseriti in un sistema scolastico che non concede la minima pausa...".

Mi interessa moltissimo. Lo acquisterò sicuramente. Il tema dell'indagine dell'adolescenza, a tutte le latitudini, come sai, è quello che più mi invita alla lettura. Poi anche il contesto, naturalmente. Anche io sono cresciuto più o meno con le tue stesse suggestioni, non solo animate.
Grazie della dedica Andrea, e dei sempre preziosi suggerimenti.

And, scrivi:

""Real World" è un libro feroce, quasi cinematografico che scandaglia senza pietà il Giappone intero, attaccandolo frontalmente e quello che ne esce è uno stato dalle mille contraddizioni, raccontato in un libro che ha quasi la forma di una lunga confessione degli stessi adolescenti, uno stato proiettato sulla modernità a tutti i costi ma con un piede ancora nella tradizioni passate (fa sorridere l?accostamento forma degli occhi al carattere), che vive basandosi su regole ferree che distruggono l?anima di quei giovani che non riescono ad inserirsi o lo fanno pagandone un duro prezzo"

> Sono estremamente curioso di sentire il parere della nostra grande esperta di cultura nipponica, Movida:).
Intanto ti ringrazio molto per questa nuova, preziosa condivisione;)

3-Sì, anche a me piacerebbe sentire un suo parere, perchè l'impressione che esce da questo libro è di uno stato che sul piano psicologico agisce brutalmente, in maniera aperta e più sottile. Non ci sono mai stato e perciò ogni riflessione è mediata da letture di libri e giornali. Mi mio zio che va spesso per lavoro in Giappone mi racconta di situazioni stranissime e paradossali anche fra i manager di alto livello: del tipo di manager che si inginocchiavano di fronte a lui dopo che avevano sbagliato qualcosa. o di gente che all'improvviso sparisce senza senso.

Aggiungo sul libro che non ho svelato tantissimo della trama perchè si perderebbero molte sorprese. Non parlo in termini giallistici ma di come è strutturata proprio la trama, facendo parlare a turno i vari protagonisti che svelano comportamenti propri e altrui.

Inoltre, il glossario e alcune note all'interno del libro sono state davvero molto utili.

wow Candy Candy e Tulipano nero, anche Hallo Spank (dolcetto lui), per Capitan Harlock mi vengono gli occhi a cuore in stile Spank. Vabbè glissiamo... Alla Natsuo Kirino non mi sono ancora avvicinata, per priorità date ad altri stili (e trame), quindi leggasi per mancanza di tempo!!!!sul nocciolo mi pare non toppo nuovo. Il "papà" esemplare di tutte queste brave ed intriganti scrittrici (Kirino, Ogawa, Taguchi, Wataya e son tanto contenta siano tutte donne!!!) è Murakami RYU. Ora mi sto concentrando sulle 700 pagine di Battle Royale ihihih ...due righe in quarta di Tommaso Pincio, vedremo... Ma io l'ho sempre detto che il Giappone è un viaggio su Marte, in tutto e per tutto!!!!ed io farei molto volentieri le valigie (purtroppo non posso). Principalmente è nelle metropoli (leggasi Tokyo, perché Kyoto e Osaka sono assai diverse) che si vedono le miriadi di mode che coinvolgono ragazze e ragazzi giapponesi (ok, le ragazze sono molto più appariscenti, ma non pensate che i ragazzi siano esclusi da questa girandola di colori). Il motivo principale, semplificando: la severità dell'abbigliamento scolastico. Quando possono esplodono...come potevano esplodere in occidente punk, rockabilly, paninari, etc. Solo che là sono amplificati all'ennesima potenza. Ognuno dei gruppi ha una sua storia e ce ne sono veramente tantissimi, lolita, gothic lolita, sweet lolita, himegyaru, gals, ganguro, yamanba, bgyaru, cosplay (che t'incantano) ad esempio, sono un modo per ribellarsi alle costrizioni formali e, quindi, psicologiche. Ognuno segue uno stile diversificato, dettato anche dall'ambiente sociale in cui si trovano a vivere. Le cosplay, senza voler generalizzare, sono quelle che hanno maggiori problemi, da ragazze normali, ad integrarsi a scuola. Le himegyaru è più facile che provengano da ceti più elevati. Dall'altra parte,c'è il fenomeno hikikomori: quando non reggono allo stress si isolano totalmente (e di libri e film ce ne sono tantissimi, preferibilmente giapponesi), diciamo un suicidio sociale. Sono i ragazzi a viverlo ora, ma ci sono anche ex impiegati, operai,manager che vivono isolati dal resto della società come barboni. Non so se riusciranno ad intervenire, mi pare poco probabile per com'è strutturata la società (vogliamo parlare dei capsule hotel?). Poi ad un certo punto della loro vita smettono panni colorati e ribelli e si uniformano al mondo del lavoro ( e lì sono tutti vestiti uguali un'altra volta). Un periodo della loro vita, l'adolescenza che non tornerà. La società giapponesi pretende moltissimo, ma allo stesso tempo credo che noi siamo un po' troppo prevenuti: l'inchino, esagerato se vogliamo, per loro è normalissimo, è una forma di saluto rispettoso. S'inchinano pure quando sono al telefono!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ( e tu giustamente devi capire che si stanno inchinando,ma viene normale farlo...al rientro dal Giappone mi inchinavo pure io ihihih). In albergo la prima sera ero ipnotizzata dal ragazzo all'ascensore che s'inchinava ad ogni persona che gli passava davanti. Una volta, invece, sono scappata da un ristorante al momento in cui ho visto la cameriera che si precipitava buttandosi in ginocchio per salutarci (al rumore secco delle ginocchia a terra non ho resistito, sono volata fuori dall'imbarazzo). Sono cerimoniosi, ci tengono alla forma, ma CAVOLI che EFFICIENZA in tutto quello che vedi. La chiave del mistero della loro società è nella loro storia, nella storia samurai che si ripete nella struttura sociale. Non conoscono l'individualismo. Tutto ciò che fanno è per il bene sociale,ma sono umani e chi non riesce (a reggere il ritmo o semplicemente fallisce nel suo compito, scolastico o lavorativo, viene isolato o si isola. Quindi c'è uno stress molto forte...ma il ritmo loro è 1 centesimo del nostro...e se noi avessimo, tutti quanti dico, anche un decimo del loro spirito..saremmo moooolto più avanti).

e poi per strada si liberano...capitolo a parte i love hotel e il sesso...non so,in un negozietto tra un berretto ed un dentifricio ti capita pure di vedere giocattoli erotici, con le persone che lo guardano, lo studiano, chiedono info come se si trattasse di una scatola di biscotti (giuro è capitato). Ma noi abbiamo anche condizionamenti morali - religiosi che loro non hanno. per quanto riguarda le mie considerazioni sul Giappone contemporaneo, rimando alle mie su Ryu Murakami, di cui estrapolo un estratto: "Chi cerca un thriller o una storia di erotismo estremo resterà inevitabilmente deluso perché di sesso se ne legge poco, mentre sull’altro aspetto si scava più nelle motivazioni che nella ricerca dell’assassino, il cui nome è evidente fin dalle prime pagine, un mix tra Norman Bates (Psyco, Alfred Hitchcock), Hannibal Lecter (Il Silenzio degli innocenti, Jonathan Demme), Patrick Bateman (American Psycho, Mary Harron). È il suo profilo che interessa allo scrittore, il veleno del capitalismo all’americana, così come quel rapporto ambiguo tra la cultura occidentale e giapponese. La prima incuriosita a scoprire riti e tradizioni del Paese del Sol Levante (la metafora della zuppa di miso, nelle pagine finali del romanzo), la seconda tendente all’assimilazione incontrollata, spinta più da una tendenza modaiola che da una vera motivazione storico-sociale. Il romanzo è stato scritto nel 1997 ma, ad osservare da vicino i giovani giapponesi di oggi, abbronzati, con i capelli cotonati e colorati di chiaro, gli occhi ingigantiti dal trucco e poi vederli indossare abiti assurdi e scarpe di misure più grandi, fa comprendere che Murakami è riuscito, come i colleghi del Novecento che lo avevano preceduto, a fornire un ritratto realistico e, allo stesso tempo, profetico del futuro Giappone".

Grazie per queste bellissime considerazioni anche se sul mondo del lavoro (nel caso specifico la Yamaha) mio zio non è così tanto convinto che il metodo giapponese debba essere esportabile.

E "Sayonara, Gangsters" di Takaashi Gen'Ichiro, è il prossimo libro che ho sul comodino. Qui sotto le parole di Tommaso Pincio su quest'opera.

"Stanchi della solita roba? Avete forse voglia di un libro davvero diverso? Non disperate. Il romanzo che fa per voi esiste. Trattasi infatti di una stramberia assoluta, un vero ufo letterario. Takahashi Gen?ichiro lo scrisse in due mesi nella primavera del 1981, seduto al tavolino di un caffé di Yokohama. Terminata l?opera, corse alla posta per spedire il manoscritto alla giuria di un premio. Non vinse, ma riuscì a guadagnarsi una menzione speciale e un editore disposto a pubblicarlo. Oggi è considerato il capolavoro del postmodernismo nipponico, una sorta di folle database che comprende di tutto, dai manga ai più grandi filosofi della storia. L?azione prende le mosse in un futuro popolato di killer immortali, poeti trasformati in frigoriferi, gatti che bevono latte e vodka, e alieni in vacanza studio sulla Terra. Il risultato? Immaginate un Murakami Haruki che pur calandosi un acido di troppo riesce a non perdere in leggerezza."

(pure in questo caso, senti Movi;) )

Dal punto di vista lavorativo ho avuto modo di lavorare con due marchi noti giapponesi. Il ritmo è stressante, per noi, per come siamo abituati, ma dal punto di vista retributivo o di attenzione alle capacità non c'è paragone.
Conosciamo ricercatori italiani in Giappone che non tornerebbero mai indietro. Hanno fatto molta fatica all'inizio, ma poi...
Prova ad andare in Giappone e prendere i mezzi pubblici...già da lì ti viene voglia di far le valigie...
Vicino al nostro albergo a Tokyo c'era un mega grattacielo in costruzione con l'indicazione della data di fine lavoro..secondo te l'hanno finito per quella data? In 9 mesi sìììììììììììììì :D...da noi non ci facevano nenanche le fondamenta ihihihih

Stramberia assoluta direi di sì. Sayonara Gangsters è un abominio, per come la vedo io....detto come va detto...spazzatura...,:)
(Franchi ho parlato di questo libro in fiera, come esempio tra quelli da NON importare). Attendo recensione :D

Posso dire: grande Movida! per gli spunti e il commento su Sayonara, non sono ironico. Finalmente qualcuno che usa il termine spazzatura per libri che non vanno letti.Farò sapere.

Ne sai davvero tante sul giappone! grazie!

6,devo dire però che già da qualche anno molte metodologie di organizzazione aziendale sono state importate nella realtà italiane (e ancora prima in quelle americane), ma la vedo dura...

ahhhhh pare che quelli che lavorano di più sono nel settore pubblico eh!!!!qui le differenze si notano eccome.

10. guarda, io difficilmente ritengo spazzatura un libro...perché cerco di trovarvi comunque qualcosa di utile...ma QUANDO CE VO CE VO...illegibile...

sono io che ringrazio te per aver scritto di questa autrice che merita di essere più conosciuta e letta. dalle nostre parti, intendo. perché, quanto a notorietà, è inferiore solo a murakami e banana yoshimoto. aggiungo poi una notizia che potrà interessare coloro che si troveranno a passare per bologna nei prossimi tempi:

Venerdì 23 ottobre alle ore 18,00 presso la Cappella Farnese, Palazzo d'Accursio, Piazza Maggiore 6, si presenterà Grotesque di Kirino Natsuo. Conduce Paola Scrovalezza, intervengono Gianluca Coci (traduttore del romanzo) e Michele Righini

L'evento è il primo di una serie di incontri intitolata "Bodytracing: sulla traccia del femminile nel corpo della metropoli" maggiori informazioni qui
: http://www.centrocabral.com/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&sid=10&doc=418

ave, tommaso, benvenuto su Lankelot, intanto.
grazie per questo tuo primo commento.

Un grazie a te, Tommaso.

Ecco. Ne avevo letto tanto bene su Pulp e ora ne parli bene anche tu. Non devo lasciarmelo scappare. Grazie :)

"Un mondo che spinge gli adolescenti a crearsi delle oasi fasulle come il mondo dei videogiochi, dei cartoni animati, degli anime dentro i quali persino proiettarsi con la pratica del "Cosplay", una moda in cui ci si veste tendando di somigliare il più possibile ai personaggi della finzione, a ricercare il sesso nelle forme più estreme, consumandolo magari nei Love Hotel"

Sembra essere una costante nei giapponesi. Quello e le mutandine usate...

(Qualcuno ha letto "Serpenti e Piercing" di Hitomi Kanehara? Incredibilmente cruento e insieme delicato.)

sì, io

sì, io