Keshavjee Shafique

Il re, il saggio e il buffone

Autore: 
Keshavjee Shafique

C’era una volta un re che amava molto il suo regno pacifico e prospero.  


Un giorno, però, l’uomo si accorse che la felicità del popolo sembrava come minacciata da un’ombra di cui non riconosceva l’origine. Convocati i suoi più fidati collaboratori, il Saggio e il Buffone, in seguito ad un enigmatico sogno, il Re viene a sapere che anche loro hanno avuto un incubo molto simile e individua il problema: il popolo è povero di spirito, ha bisogno di un significato che lo aiuti ad orientarsi, ha bisogno di una religione.
Ma quale scegliere? Lo deciderà il popolo stesso assistendo al primo Gran Torneo delle Religioni. Grazie al Saggio il regolamento è presto fatto: cinque concorrenti, uno per ogni grande tradizione religiosa: musulmana, ebraica, cristiana, induista e buddhista. E gli uomini senza Dio non sono rappresentati?, osserva l’arguto e corvino Buffone. I concorrenti saranno allora sei e la scelta dei candidati sarà fatta dalle stesse comunità religiose che invieranno ognuna il proprio rappresentante: al termine, sei giurati emetteranno il verdetto definendo la religione di Stato.

È questa la graziosa cornice del singolare libro del pastore protestante keniota dal nome impronunciabile: un’intelligente opera capace di comprendere più generi senza identificarsi in nessuno. Della favola la forma, del compendio religioso il contenuto, del giallo la trama. Qui non si tratta di asservire o strumentalizzare generi diversi e più graditi al pubblico per indorare la pillola del predicozzo religioso: la componente ludica non è mezzo subdolo di propaganda o ruffiana operazione di anestesia del lettore. È invece un modo, a mio modo di vedere, abile sì, ma sensibile e delicato per sdoganare quel mondo degli altri che la globalizzazione sembra riuscire ad abbattere solo con le marche di scarpe o l’ultimo panino di Mac. Retorica? Perché no? Se questo vuol dire far riuscire a leggere, anche solo per una manciata di pagine, cosa dica e cosa pensa veramente un musulmano o un ebreo nel profondo della suo approccio alla divinità. La forza del libro è che il messaggio di Keshavjee è messaggio meravigliosamente laico. Lontana da estremismi, spogliata delle degenerazioni integraliste, ogni religione è degna di assoluto rispetto, considerazione e, insieme, disposta al dibattito, al confronto e, se necessario, alla rivisitazione. Una dignità pienamente riconosciuta anche all’ateismo di matrice scientista, a cui questo pastore riconosce senza sforzo un importante ruolo di contraltare funzionale a riflessione e svecchiamento delle singole dottrine.

Il tocco, leggero e penetrante, con cui lo scrittore africano espone concetti pesanti, richiama immediatamente quello di Gaarder fino a fare di questo testo un Mondo di Sofia spostato dal piano filosofico a quello religioso. Sofia è la platea del torneo, rappresentata dal popolo, elemento fondamentale che garantisce quell’uditorio immaginario che non va mai annoiato perché ha vita stressante e pazienza limitata. Siamo noi lettori quella platea, ma guai a dirci apertamente che abbiamo ancora bisogno del “c’era una volta” e del tentato stupro alla figlia del musulmano per convincerci a girare un’altra pagina.
L’equilibrio tra sintesi e svisceramento del corpo dottrinale delle singole dottrine rappresenta la massima espressione del talento narrativo dell’autore. 

Ora una parabola, ora una polemica, ora un approfondimento. Nessun raffazzonato riassunto, ma dialogo, parabola e, quando serve, anche slogan, in una miscela armoniosa, lineare e coinvolgente: solo con questo garbo il cristianesimo può risolversi in “grazia e solidarietà”, l’ebraismo in “santità e fedeltà”, l’islamismo in “misericordia e sottomissione”,il buddhismo in “distacco e compassione”, l’induismo in “libertà e immortalità”, l’ateismo in “complessità e umanità” senza scivolare nella banalizzazione.
Nell’insieme l’opera dell’elvetico-keniano rappresenta un appello sincero all’apertura non solo religiosa verso il diverso, uno slancio verso l’obiettiva certo non scevro di soggettivismo ma carico di forza, intelligenza e passione per la verità.
Shafique Keshavjee è cristiano, e queste frasi del suo alter ego Christian Clément pesano come macigni… ma valgono come oro: «…sapeva bene che il cristianesimo non aveva il monopolio degli errori e degli orrori. Avrebbe anche avuto voglia di chiedere al rabbino come giudicasse la messa in pratica dei valori ebraici in Israele da quando il suo popolo aveva di nuovo accesso al potere e alla gestione di uno Stato. Ma si trattenne. C’erano ancora troppe travi negli occhi della Chiesa per denunciare le pagliuzze in quelli delle altre religioni».  
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Shafique Keshavjee (Kenya, 1955), teologo e pastore protestante. È uno degli animatori dell’Arzillier, casa per il dialogo interreligioso.
Shafique Keshavjee, “Il Re, il Saggio e il Buffone”, Einaudi, Torino, 1998.
Traduzione di Chiara Bongiovanni.
Prima edizione: “Le Roi, le Sage et le Bouffon”, Editions Du Seuil, Paris 1998. 
Giovanbattista Arlechino, febbraio 2005.

 

ISBN/EAN: 
9788806179564

Commenti

Giambo ritorna!

"La forza del libro è che il messaggio di Keshavjee è messaggio meravigliosamente laico. Lontana da estremismi, spogliata delle degenerazioni integraliste, ogni religione è degna di assoluto rispetto, considerazione e, insieme, disposta al dibattito, al confronto e, se necessario, alla rivisitazione. Una dignità pienamente riconosciuta anche all?ateismo di matrice scientista, a cui questo pastore riconosce senza sforzo un importante ruolo di contraltare funzionale a riflessione e svecchiamento delle singole dottrine."

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