…one flew East, one flew West, One flew over the cuckoo’s nest.
L’opera prima e fondamentale di Ken Kesey (1935-2001), scrittore americano non estraneo alle prime, pionieristiche e incoscienti sperimentazioni lisergiche, salutato in patria come anello di congiunzione tra i beatnik e gli hippie (“I was too young to be a beatnik, and too old to be a hippie”, avrebbe dichiarato l’autore nel 1999), è un romanzo postrealista e allegorico: una denuncia delle condizioni di vita dei cittadini internati nei manicomi – è il 1962: siamo a un passo dalle riforme basagliane, nell’aria c’è la denuncia delle inumanità e delle brutalità che da più parti si ripetevano, a danno dei pazienti – e una satira dello status e dei ruoli dei cittadini nella società postindustriale occidentale.
“Qualcuno volò sul nido del cuculo” – più popolare, a quarantacinque anni di distanza dalla pubblicazione, per la riduzione cinematografica (non fedele, ma affascinante) curata da Milos Forman (1975) che per il romanzo: buona ragione per riscoprirlo – è strutturato in quattro parti; io narrante, ed ecco una prima e netta differenza rispetto al film del genio ceko – è Chief Bromden, il Grande Capo, l’indiano mezzosangue silenzioso e ipersensibile che tutti credono sordomuto, sbagliando. Sbagliando, da vent’anni.
In un certo senso, considerando questo aspetto e lo sviluppo dell’intreccio, l’opera può essere letta come un atipico romanzo di formazione: Chief Bromden sarà il personaggio che sopravvivrà all’accaduto, si libererà dalla gabbia che lo ospitava da un pezzo, ritroverà la parola e l’amore per la vita; l’ingresso di McMurphy nel manicomio sarà salutare per scuoterlo dal torpore.
Tre sono i personaggi cardine del libro, ambientato in un ospedale psichiatrico, con episodiche incursioni al di là del muro: detto di Chief Bromden, ecco Miss Ratched, l’antagonista pura; non una dottoressa ma un’infermiera, un’infermiera influente e molto determinata, legata a doppio filo con l’amministrazione, spietata e maligna. Suoi scherani sono degli infermieri neri, rabbiosi e scostanti come lei, scelti proprio per il loro cinismo e la loro chiusura mentale. Esecutori sadici, altrimenti freddi abbastanza. Macchine da guardia. È così riuscita a mantenere la struttura ospedaliera in un clima sonnacchioso ed estraneo ai disordini (e ai progressi, anche: logico): raramente qualcuno esce di là, più facilmente i cittadini ricoverati passano dallo stadio “acuto” a quello “cronico”.
Viene a spezzare gli equilibri un rissoso giocatore d’azzardo di sangue irlandese, McMurphy. Com’è? Presto detto. Ha la voce forte, e piena di inferno. Le mani grosse, e malconce. È rosso di capelli, ha le basette lunghe. È largo di mascella, di spalle e di torace. Ha un sorriso diabolico, e una cicatrice tra naso e zigomo. Riuscite a vederlo? Dimenticate Jack Nicholson. So che gli somiglia, ma McMurphy ha le braccia più grandi. E ride… ride, e quando ride tutto sembra scuotersi. Chief dice che non sentiva ridere da anni. Non così.
McMurphy era uno che viveva, prima. Scopava e faceva a botte, lavorava dove poteva e giocava a carte. Guadagnando. Riottoso all’autorità, ex eroe di guerra caduto in disgrazia, campava di espedienti e ogni tanto si ritrovava nei guai. Una volta per una minorenne, una volta per insubordinazione. Trentacinque anni, e una discreta – errata – sensazione di avere preso la strada giusta, si presenta spavaldo tra gli alienati. Come in una galleria di Gericault che si anima, e prende vita. Errore, è peggio l’ospedale psichiatrico del carcere: in carcere hai una data di riferimento, per la tua uscita. È quella, non si sgarra. In ospedale dipendi dalle decisioni dei medici; in questo caso, dipendi anche dal parere della Grande Infermiera. Una che non tollera disordine. Non accetta anomalie. Non vuole essere sedotta. E non ha nemmeno intenzione di credere che McMurphy stia simulando. Sta dentro, va curato. E più si ostinerà a scuotere i pazienti, a convincerli di essere normali o comunque di avere diritto a una vita sociale e professionale lineare e comune, più avrà successo nell’impresa, più lei lo odierà.
Diversi gli episodi memorabili della “rivolta” animata, a piccoli passi e per sempre nuove rivendicazioni, dall’irlandese sanguigno e aggressivo (semplicemente: vivo): dalla partita di baseball al televisore (spento) alle sfide a basket, sino agli incontri con delle sue amiche speciali e alla celebre scena all’aperto. Kesey è molto efficace nella rappresentazione del recupero (santo corsivo) di Chief e degli altri, dal “caporione” dei matti Harding, laureato ma fragile, al tenero Billy e Martini: gli “acuti” sono pazienti non inguaribili, giovani e sotto calmanti. Sono ben distinti dai “cronici”, divisi in passeggiatori e vegetali; a volte, sono ex acuti rovinati dagli elettroshock, o da qualche intervento (…) andato male. Hanno un odore terribile, addosso. L’odore dei matti. Quello che ti rimane addosso ancora oggi, se passi qualche ora nei centri di igiene mentale dell’era basagliana. Inconfondibile.
Chief è un “cronico”, passeggiatore. Trascorre le giornate a pulire e spazzare tutto con una ramazza. Osserva e ascolta, senza interagire. La sua mente è confusa dalla nebbia; l’infanzia e l’adolescenza riemergono poco a poco, assieme alla consapevolezza delle violenze e della corruzione sofferta da suo padre e dal suo popolo per mano della cricca. La cricca è, potremmo semplificare, il sistema: erano gli imprenditori e i politici che stavano soffiando le cascate e le case alla tribù, sradicandole e spogliandole di tutto (storia, tradizioni, territorio: tutto), e sono gli infermieri che ti svegliano la mattina presto e ti drogano. Illudendosi di ripararti. Non sono gli psicofarmaci né gli elettroshock a restituire lo scintillio dell’intelligenza in Chief. È questo irlandese vivace e folle. Destinato a un sacrificio non vano.
Kesey è un difensore dell’umanità: della fragilità e della fantasia, della normalità della malattia mentale e della liceità della guarigione; oppositore non solo degli psicofarmaci ma anche delle tecniche di controllo militaresco dei pazienti, sembra aver scritto del giorno in cui i draghi si sarebbero liberati dalle tane, e di cosa si nutrivano e di come vivevano in quelle tane. La sua visione è cupa e triste ma non desolata e irrimediabile: Chief, come sappiamo, fugge via, al termine del romanzo; e fugge dopo aver ucciso la carcassa del suo amico irlandese, lobotomizzato dall’infermiera. Perduto. Speranza c’è, e sprigiona fiducia. La liberazione (dalla gabbia; dalla vita che non è più vita) è limpida, e giusta. In tutti e due i casi. Se quella è morte, è una morte che profuma di vita. Tanto.
***
Stilisticamente, Kesey dà il meglio nei dialoghi e nella rappresentazione claustrofobica dell’ambiente ospedaliero; c’è, in qualche frangente, un interessante uso delle parentesi con funzione quando di commento, quando quasi di coro – magari con la descrizione di rumori provenienti dall’esterno – ma questa attitudine autoriale non viene valorizzata a dovere. In generale si assiste a una narrazione equilibrata ed estranea ad artifici o espedienti sia retorici che strutturali; emozionali, senza dubbio, ma sottili, sempre. Con grazia. La suddivisione del libro in quattro parti oggi non sarebbe necessaria; si andrebbe piuttosto a giocare la narrazione per capitoli di diversa lunghezza, a questo ci siamo abituati. Forzando la mano, si potrebbe riconoscere nelle quattro parti quattro diversi livelli di consapevolezza di Chief; non sono convinto, in ogni caso, che sia una strategia vincente, quindi mi limito a congetturarla. È pleonastica, punto.
A latere – la traduzione di Oddera festeggia i trentadue anni di vita; andrebbe rinfrescata e adattata, senza snaturarla.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Ken Kesey (La Junta, Colorado, USA, 1935 – Pleasant Hill, USA, 2001), scrittore americano. Si laureò presso la scuola di Giornalismo della University of Oregon. Esordì pubblicando questo romanzo nel 1962.
Ken Kesey, “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, Rizzoli, Milano 1976.
Traduzione di Bruno Oddera.
Prima edizione: “One Flew Over the Cuckoo’s Nest”, 1962.
Adattamento cinematografico: “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, di Milos Forman, 1975.
Approfondimento in rete: Wiki en / il film.
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Agosto 2008.
Commenti
Ecce Kesey.
leggendo anche questa:
www.orsobruno77.splinder.com/post/12394500/Qualcuno+vol%C3%B2+sul+nido+del+cuculo+-+Ken+Kesey
e, insomma, questa cosa della "ramazza" non mi può non tornare in mente Egolf. Perché? Per il motivo che anche John Kaltenbrunner è Ramazza, capo delle ramazze della collina...ma, al contrario di questo romanzo, dove il Capo è l'io narrante, ne Il signore della fattoria la storia di John ci viene raccontata dalle altre ramazze, e le parole di John ci vengono riportate in discorsi indiretti.
Come se John non parlasse mai durante il libro. Ma è lui il motore degli eventi nella piccola cittadina della kornbelt, cittadina che, alla lettura di questa tua recensione, assomiglia a questo ospedale psichiatrico. E lì c'è la beghina che tenta di "redimere" John in ogni modo (anche sessualmente, in un episodio, se non sbaglio). John è il paziente da curare, McMurphy e Chief Bromden al tempo stesso, mi pare. Non so, ma anche i due autori mi sembrano avere cose in comune (leggere le due biografie su wikipedia per vedere) in questo voler rompere il mondo, abbandonarlo e viverci compiutamente dentro al tempo stesso.
Tutto qua. Ciao.
uhm. sembra che il mio link sia un po' lunghino, ma non so come accorciarlo!
help!
link sistemato - di solito basta levare http, a meno che non si tratti di un blog: la norma è badare che ci sia www nell'url, quello basta -
appassionante questo paragone con Egolf. John vale McMurphy, in quanto raccontato; ma andrebbe curato come Chief. McMurphy sembra sano, questo è il paradosso, anche troppo. Semplicemente è vivace. E si trova in un contesto dove la vivacità è malattia, e non conta che abbia simulato per ritrovarsi lì, conta che ormai ci sia.
L'infermiera di Egolf è McMurphy. Sono dei guaritori.
Sbaglio o manca l'antagonista, in Egolf?
Così venne ricordato alla morte KK:
"Ken Kesey, whose novel One Flew Over the Cuckoo's Nest and subsequent drug-infused exploits inspired the hippie movement, died yesterday following surgery on his liver. He was 66.
One Flew Over the Cuckoo's Nest, published in 1962, was inspired by Kesey's experiences as a psychiatric aide in a hospital. It portrays the struggle between McMurphy, an inmate faking insanity, and Nurse Ratched, a figure of mind-numbing authority. The book was a critical and financial success and the Milos Forman-directed film version earned four Oscars in 1975. Using the money he made from the book, Kesey set off in 1964 on an odyssey across the United States in a garishly painted bus. Along the way he held court over "The Merry Pranksters," whose drug-addled exploits became the basis for Tom Wolfe's 1968 book The Electric Kool- Aid Acid Test. The driver of the bus was Neal Cassady, the inspiration for Jack Kerouac's Beat classic On the Road.
Kesey continued to write until undergoing liver surgery two weeks ago and he was also working on turning footage of the 1964 bus journey into a trio of films. When asked in a recent interview if he had any regrets about his colourful past, Kesey said: "Anybody who says they have no regrets is either a dimwit or a liar - probably both."
Copyright 2001 Independent Newspapers UK Limited
http://www.fedpo.com/BookDetail.php?bk=267 foto della prima edizione. I bibliofili riconosceranno che quella grafica venne saccheggiata dalle edizioni Longanesi negli anni Settanta > ad esempio, nell'edizione di "Out" di Richler.
4. eh, quel pezzo ha molte pecche. diciamo che, nel libro, non mancano gli antagonisti. nella prima parte, è una beghina, appunto. nella seconda, diventa l'intera Baker, direi. nella prima, John è un ragazzino, nella seconda, un ragazzo quasi adulto. adulto. ci sono molte cose che ho tralasciato, di quel romanzo. il rapporto col padre, ad esempio, così pieno di implicazioni. ed anche nella vita reale il suo autore ha uno strano rapporto con suo padre.
comunque. il paragone con Egolf mi è venuto in mente leggendo le due biografie degli autori. Kesey con il suo bus, Egolf con il suo gruppo di protesta. Impressioni, assonanze che mi hanno colpito, tutto qua.
Niente di che, insomma.
grazie per il link;)
OT: su Neal Cassady, il film "L'ultima volta che mi sono suicidato". un film strano, non eccezionale, ma mi lasciò un non so che.
Ho visto il libro da te e mi è tornato in mente il proposito di recuperare almeno il film...
"Hanno un odore terribile, addosso. L?odore dei matti. Quello che ti rimane addosso ancora oggi, se passi qualche ora nei centri di igiene mentale dell?era basagliana. Inconfondibile."
Eh...
Concediti visione & lettura ravvicinate, l'analisi comparata merita;)
Ci vuole l'umore giusto, ma prima o poi...
ho visto il film ,mi è rimasto in mente il personaggio di De Niro e la figura gigantesca dell'indiano che alla fine se ne va. Fantastico.
magari un giorno torno sul romanzo e confronto.
Nicholson, non De Niro:)
gasp, che errore! grazie per la correzione, ogni tanto m'incasino.
I am the key to the lock in the dress
that keeps your toys in the basement
and if you get too far inside
you'll only see my reflection
I am her face when she sleeps tonight
I am the smell of a fear
do not cry out or make a sound
we are friends till we die
and either way you turn, I'll be there
open up your skull, I'll be there
climbing up the walls
it's always best when the light is off
it's always better on the outside
it's in the crack of your waiting smile
fifteen blows to your mind
so lock the kids up safe tonight
and shut the eyes in the cupboard
I am the smell of a local man
who gets the loneliest feeling
and either way he turns, I'll be there
open up your skull, I'll be there
climbing up the walls
climbing up the walls
climbing up the walls
RADIOHEAD. Climbing Up The Walls. primo testo.
video di un fan
www.youtube.com/watch?v=EgDPkqiXrjc
un libro/film ancora attuale a distanza di tempo. e uno dei film che mi sconvolse di più da ragazzino insieme ad Elephant Man. Diversi (molto più bello Elephant Man) ma uniti in un certo senso da questo sguardo sulla diversità, su un mondo troppo spesso deriso, confinato, seviziato.
l'immagine dell'indiano che scappa è favolosa.
ma anche tutti gli sforzi di Nicholson di incitare alla rivolta i pazienti.
ecce forman, allora...
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/12/04/forman-qualcuno-volo-sul-nid...
elephant man è là che m'aspetta da un mesetto, a un passo dal lettore Dvd, dopo tanti anni - ma non ho ancora trovato il coraggio di tornare a guardarlo.
[kesey] doppio incipit
[kesey] doppio incipit eliminato
[wolfe su kesey] qua:
[wolfe su kesey] qua: http://www.lankelot.eu/letteratura/wolfe-tom-lacid-test-al-rinfresko-ele...