PENSO A DEAN MORIARTY.
In una parola sola: viaggiare… Da costa a costa, senza tarli che ti gonfiano le tempie, senza ansie che ti tagliano il cervello, senza un maledetto canovaccio da interpretare e da rendere credibile davanti a un pubblico, senza spifferi che riaffiorano e soffocano, solo spifferi. Gli spifferi della strada. Viaggiare per impossessarsi di un segreto, e custodirlo per sempre. Viaggiare per tagliare la testa al toro, e mangiarla. Viaggiare per avere la certezza che la vita non è la minestra che ci propinano quei bastardi, per avere la certezza che è qualcosa di più. Per capire che quei bastardi non hanno capito un cazzo. Il viaggio come cultura, la strada come luogo per dimenticare il passato e per rivangarlo continuamente, l’asfalto e le linee bianche dell’asfalto come icona di una generazione che ha detto basta al muro del conformismo, che ha detto basta ai luoghi comuni e alle buone maniere di circostanza, che ha detto basta a un mondo che non coincide con la propria vocazione, che ha scelto gli eccessi delle droghe, ha scelto il vagabondaggio e il casino, ha scelto il blues, il jazz, il sesso e le sbornie. Ha scelto. Ha scelto per cambiare. Cambiare la propria vita in qualcosa di indefinito. Qualcosa che non è percepibile, che non si può percepire nel presente e neanche nel futuro. Ha scelto il disordine per riordinare i propri pensieri, le proprie idee. Per dare un equilibrio alla propria vita, per monitorare la vita con il cuore, per perdere il controllo. Ha scelto di mutare il proprio stato e la propria educazione, a costo di attraversare tappe spietate e sgangherate. Ha scelto la sconfitta e la sofferenza per vivere beata in un’altra realtà, parallela e assente, presente.
Sal e Dean hanno scelto ed è questo che conta. Hanno sbagliato, hanno fatto la cosa giusta, questo non ha importanza. Questo fa parte delle preoccupazioni e dei problemi della società borghese, che ha sepolto l’istinto e la fantasia, che ha bruciato strappi ed emozioni sotto i fendenti del suo perbenismo, che ha spezzato il filo che ci lega alle origini. Ha dato nomi alle cose e nomi ai comportamenti, si è arrogata la scelta di classificare sfigati e clandestini e criminali e negri, emarginandoli. Ha dato nomi alle persone, all’atteggiamento delle persone. Ha optato per uno stile di vita e l’ ha imposto agli altri, ha aggiunto e tolto colori alle praterie e alle montagne, ha aggiunto e tolto colore alle necessità e a ciò che rende felici, ha costruito mondi e realtà per un futuro. Un futuro migliore. Un futuro che fa schifo.
Ma sotto le torbide acque della menzogna, sotto lo strato di melma che rapprende ciò che è vero e ciò che è falso, sotto le paludi del conto in banca e della spesa al supermercato, brilla ancora un fuoco fatuo. C’è ancora un bagliore lì in fondo, fioco quanto basta. È la luce che promette di uscire un giorno, che promette di rimettere le cose a posto, che annuncia e ritratta: sono gli occhi di Jack Kerouac e Neal Cassady, sono gli occhi feroci e pazienti di un gruppo, di un movimento che non vuole soccombere, di un’idea che naviga nel mare ed è spinta dal vento dell’utopia, e nonostante la prua sembri la poppa, va avanti. E nonostante navighi senza motore e senza timone, va avanti. Alla ricerca di un sogno, alla ricerca di una speranza, alla ricerca di qualcosa che si chiama libertà. Va avanti.
La libertà.
E salperà e non approderà mai, e non arriverà mai, e tuttavia la troverà: quando sentono il vento della strada che gli entra nei capelli, quando ingaggiano duelli con le altre macchine e sono ad un passo dalla morte, quando finiscono i soldi e sono costretti a rubare per mangiare, a trovare un lavoro qualunque per mangiare e pagare la benzina e rifornire il serbatoio, e ripartire, viaggiare. La trovano, quando incontrano nuovi e vecchi amici, quando infrangono una legge e fuggono dalla polizia, quando vanno in carcere, quando scappano dalla noia e da ciò che è normale, da ciò che è bisunto, quando abbordano una ragazza di cui il giorno dopo non ricorderanno il nome, quando si sbronzano e incuranti si mettono al volante. E sono ancora liberi, quando vedono dall’alto San Francisco che si allunga sulla baia, quando cambiano opinione a seconda degli umori e del tempo, quando sentono George Shearing suonare e credono che sia l’incarnazione di Dio, quando si gonfiano di benzedrina e sproloquiano sulla vita e sulle cose mistiche annesse e connesse. Quando arrivano a destinazione e un amico li accoglie a braccia aperte, e la moglie li guarda, torva, minacciando di cacciarli. Quando credono nel viaggio e tuttavia pensano al ritorno, alla dimora in una casa fissa, per sempre. Quando bruciano i loro corpi sotto i raggi del sole e quando bruciano il cervello con le droghe e con l’alcol e con le cazzate che dicono.
Quando.
Quando vedranno il sogno che si avvicina, quando crederanno di toccarlo, quando crederanno di averlo. Quando sarà impalpabile. Per sempre. Quando Sal penserà a Dean: "...allora penso a Dean Moriarty, penso persino al vecchio Dean Moriarty, il padre che mai trovammo, penso a Dean Moriarty
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.
Jack Kerouac (Lowell, Massachussets, 1922 – Saint Petersburg, Florida, 1969), romanziere e poeta americano.
Jack Kerouac, “Sulla strada”, Mondadori, Milano, 1959. Traduzione di Magda de Cristofaro.
Prima edizione: “On the Road”, 1957.
Il libro è stato scritto intorno al 1950, in qualche settimana. Così vuole la leggenda. La certezza è che il manoscritto originale è stato ampiamente rimaneggiato dall’editore.
Commenti
Prima o poi faro questo viaggio, mi attizza troppo...
:). E' bello rileggere questo pezzo, ci ritrovo parecchi discorsi di qualche anno fa. "E salperà e non approderà mai, e non arriverà mai, e tuttavia la troverà".
Questo è un bel libro di formazione, anche se io di Kerouac preferisco il meno noto "I vagabondi del dharma". Più in generale, negli ultimissimi anni ho rivalutato assai tutta la beat generation (Kerouac e Burroughs su tutti).
cosa mi dici dell'ultimo film di Crialese (per Ian)
Devo vederlo, il mio sesto senso mi dice che sarà un buon film, dovrei andarci domani, ti farò sapere...