Follett Ken
Lun, 10/07/2006 - 21:21 — AngelaMigliore
D’AMORE E D’ODIO
Investito, avvolto dai raggi del sole, come vetro colorato dell’incantevole rosone, vanto della cattedrale di Kingsbridge, il lettore assorbe il tepore di uno scrivere che attraversa il tempo e lo spazio per diventare eterno e vive la magia di Follett capace di trasformare l’inchiostro nell’incanto di un testo che fonde in se stesso le mille sfumature dei saperi e dei sentimenti più disparati.
Sullo sfondo il fascino del Medioevo, di quell’età di mezzo in bilico tra ragione e sentimento, luce ed ombra, scienza ed occulto che diffonde sulla narrazione un’aura di mistero, coprendola con l’eleganza di un velo finissimo, senza tuttavia arrivare a celarne la solenne bellezza. La penna solca energica il bianco dei fogli come scalpello ad intagliare blocchi di pietre ed il racconto diventa intreccio di azioni e passioni dall’architettura perfetta con le pagine che scavano in profondità per poi svettare imponenti e rincorrersi, susseguendosi in un gioco di chiaroscuri, tra le volte imperiose di una cattedrale di parole. Il romanzo tocca dimensioni epiche, dipanandosi lungo un arco temporale che abbraccia più di quarant’anni di storia, la storia di un’Inghilterra patria di guerre civili, lotte di successione al trono, carestie e scontri tra Chiesa ed Impero. Un’Inghilterra osservata da più angolazioni, attraverso lo sguardo dei protagonisti, di volta in volta, sovrani altezzosi, vescovi corrotti, mercanti, contadini ed operai laboriosi, cavalieri rudi e violenti, religiosi illuminati e volitivi. Infine donne vittime indifese di stupri e soprusi, eppure indomite nell’affrontare i propri giorni senza piegarsi sotto i duri colpi del destino avverso, quasi che l'autore classe 1949, volesse capovolgere i consueti rapporti di forza, ponendo il cosiddetto sesso debole in una posizione di supremazia morale ed intellettuale nei confronti della brutalità maschile.
Follett sembra, infatti, consegnare all’universo femminile un ruolo di primo piano all’interno del suo libro lasciando che sia la personalità di Aliena a fungere da fulcro per la quasi totalità della narrazione e, soprattutto, lasciando che sia il potere magnetico e penetrante degli occhi dorati di Ellen ad accompagnare il lettore nei meandri delle innumerevoli vicende capaci di trovare voce attraverso il suo scrivere mentre, paziente, leviga le irregolarità ed intaglia i fregi più incantevoli per ornare la sua mastodontica e, al tempo stesso, agile costruzione districando così, tutti i nodi della fitta matassa da cui attinge, con cura meticolosa, per dar vita al suo capolavoro. Un bestseller dal sapore gotico che nasce dalla sorprendente lucidità dell’ex giornalista, in grado di intrecciare sapientemente i vari avvenimenti, materia del suo narrare, senza perdersi nel coacervo delle innumerevoli storie fuoriuscite dalla sua penna e servendosi di uno stile incline a puntare sulla scorrevolezza e sulla fluidità, rinunciando ad ogni ridondanza o a qualsivoglia forma di barocchismo letterario. Scelta che manifesta la volontà di placare l’arsura derivata al lettore dal suo desiderio di vivere mediante il libro, senza ubriacarlo di parole, rivelandosi in tal modo “uomo dal multiforme ingegno”, capace di spaziare nei più disparati ambiti della conoscenza, capace di servirsi dello scrivere senza diventarne schiavo, lasciando scoprire il mondo attraverso il linguaggio senza mai cedere all’autocompiacimento, alla lusinga che il linguaggio sia il mondo. EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE Ken Follett nasce a Cardiff, in Galles, il 5 giugno 1949. Scrittore, giornalista e sceneggiatore, autore anche di libri per l'infanzia. Dopo il successo della spy-story La cruna dell'ago (1978) con la quale si aggiudicò la vittoria del premio Edgar e che nel 1981 sarebbe diventata anche un fortunato film interpretato da Donald Sutherland, ha continuato col filone narrativo che mescola spionaggio ed erotismo pubblicando Il codice Rebecca (1980) e Un letto di leoni (1985). Tra i lavori successivi hanno riscosso grande approvazione Il terzo gemello (1996), che nel Publishing Trends Survey dei romanzi internazionali dell’anno 1997, fu classificato n. 2 al mondo, dopo Il Socio (The Partner) di John Grisham. Poi ancora Codice a zero (2000) e Le gazze ladre (2001).Ken Follett, “I pilastri della Terra”, Mondatori, Milano 1996.
Traduzione di Roberta Rambelli
Titolo originale dell’opera: “The Pillars of the Earth”Approfondimento in rete: Sito ufficiale dell’autoreAngela MiglioreOriginariamente apparso su Lankelot.com
Commenti
(mi sa che non ha preso la foto..)
Ora?
Perfetto;).
Sempre attento. Grazie.
Ma dai, è che mi piace leggere le cose belle;). E a proposito, questo passo è interessantissimo.
"capace di servirsi dello scrivere senza diventarne schiavo, lasciando scoprire il mondo attraverso il linguaggio senza mai cedere all?autocompiacimento, alla lusinga che il linguaggio sia il mondo" > bene. Approfondiamo:). Mi piace quest'idea che si tratti di una lusinga. Sono in ascolto.
Lusinga nella migliore delle ipotesi, a parer mio.
Il potere del linguaggio è enorme, ma è forma che senza sostanza ha il valore di un involucro vuoto.
La carne, dici. La carne è sempre essenziale. Ma è davvero altro dal linguaggio. L'unica sostanza che riconosco è la carne.
Uhmm io mi riferivo al vuoto di certe parole inanellate, una dietro l'altra, come perle finte, incapaci di trasmettere alcunché.
Sì, lo so:).