Nello stesso anno in cui scrive “
Lirica”, Kawabata inizia a circondarsi di animali, prediligendo cani e uccelli, tentando così di riempire i vuoti di una solitudine interiore. Quest’attitudine sfociata quasi all’improvviso si presta ad una curiosa analisi perché nel 1931 sposa Matsubayashi Hideko, con cui già conviveva, ed è periodo di intensa attività culturale, per promuovere il rinascimento letterario in Giappone, superando antagonismi tra diverse correnti, ma è anche l’occasione di vedere la prima trasposizione cinematografica de “
La danzatrice di Izu”, diretta da uno dei maestri del cinema giapponese, Gosho Keinosuke.
Stanco degli uomini si circonda di animali, come rivela attraverso l’atipico alter ego: “gli animali sono meno insensibili di quanto si pensi. E m’immalinconisco tremendamente se non mi vedo sempre intorno qualcosa che si muove” (pag. 1140).
Questo breve racconto che trae primaria ispirazione dalla sfera privata di Kawabata, seppur riconoscibile nello stile, si presenta più cupo nei toni tanto da risultare a tratti sgradevole. Si riesce a malapena a percepire la finzione letteraria del testo, tanto incisiva è la fine descrizione degli eventi, degli oggetti e dello stato d’animo che rasenta l’aberrazione di chi vive rintanato nella sua solitudine allevando animali. La scelta ricade più di frequente sugli uccelli che nella loro delicatezza fisica rivelano simbolicamente la fragilità dell’esistenza a cui opporsi, tentando di farli sopravvivere dopo le “stravaganti” esperienze a cui li sottopone. Consciamente o meno non si riesce a percepire il perché ricada quasi scioccamente negli stessi errori, o più semplicemente rimarca la rassegnata accettazione della ciclicità della vita che si ripete sempre uguale a se stessa. Gli uomini non sanno trarre insegnamento dalle loro esperienze, né tanto meno dai loro errori. L’esempio tipico ed agghiacciante è il bagno a cui sottopone una coppia di scriccioli tenuti troppo a lungo nell’acqua, tanto da doverli riscaldare con il fuoco che brucerà loro le zampette. La morte incombe così dolorosamente su quegli esserini pietosi nutriti di crudeltà infantili e che forniscono a lui la linfa vitale che non trova nell’ambiente domestico.
Nel linguaggio cupo del racconto, s’incastrano i ricordi di donne desolanti conosciute nel passato e che accosta, per associazione di idee, alle espressioni degli animali che nei diversi momenti si avvicendano tra le pareti della sua casa. In una cagna partoriente vede così il disfacimento fisico della ballerina Chikako, antica fidanzata e a lungo rimpianta.
La cura maniacale con cui sceglie le coppie perfette di uccellini che, inevitabilmente, per un motivo o l’altro, vengono a mancare lascia sgomenti conoscendo la poetica dello scrittore che in questo racconto si riveste di un sapore amaro, ancora mai avvertito con tale intensità espressiva. È anche vero che il racconto appartiene ad un’esperienza di scrittura della prima epoca in cui non si riesce, se non nella struttura narrativa, ad avvertire la levigata sensibilità di un racconto quale “La cavalletta e il grillo”.
Lo scrittore riscopre l’esperienza della solitudine personale che lo aveva portato a circondarsi di animali per costruire un racconto angosciante, in cui si alternano fasi di delicata sensibilità di fronte alla vita crescente degli animali che si ritrova nella descrizione degli scriccioli nel sonno (“fra gli uomini, anche fra giovanissimi innamorati, c’era forse in tutto il mondo una coppia che dormisse in un atteggiamento così grazioso? Avrebbe voluto ammirare quelle figurine dormienti con qualcuno, ma non chiamò la domestica”, pag. 1139) ad altre di scomposta indifferenza per la fragilità di quegli esseri (“inutile allevare un uccellino che era stato gettato via come immondizia: il suo sentimento di misericordia subito si spense”, pag. 1143).
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Kawabata fonda nel 1924 con Riichi Yokomitsu ed altri intellettuali la Shinkankakuha (Scuola della nuova sensibilità) a cui segue la pubblicazione della rivista Bungei Jidai (Epoca letteraria). A quell’epoca conosce Kan Kikuchi, scrittore e saggista che lo supporta anche finanziariamente nominandolo poi redattore di riviste, Shinshicho, Bungei Shunju. Nel 1942 è redattore della rivista Bungei Konwakai e direttore della Nippon Bungaku Hokoku Kai (Società patriottica letteraria giapponese) e, quindi, giudice del premio letterario Akutagawa. A Kikuchi chiede anche i soldi per un matrimonio che non venne mai celebrato, perché la donna di cui era innamorato lo abbandonò devastando ancor di più la sua anima tormentata. Il secondo conflitto mondiale lo travolge, nonostante dichiari sempre la sua indifferenza alla guerra, soprattutto con la morte del suo mecenate e dei suoi amici più cari. La sconfitta lo cambia profondamente come scrittore. Da quel momento il suo impegno è quello di preservare la bellezza giapponese e di diffondere la cultura della sua terra nel mondo. Diventa quindi Presidente del PEN club nel 1948, che gli dà l’opportunità di incontrare letterati in tutto il mondo.
Nel 1945 fonda la kamakura Bunko, la biblioteca circolante di kamakura. Ed è questa che pubblica i primi scritti di un giovane scrittore di nome Yukio Mishima.
Grandi successi di Yasunari Kawabata furono romanzi come “Il suono della montagna”, “La casa delle belle addormentate”, “Il maestro di go”, “Il paese delle nevi”, “Mille Gru”. Questi, a cui si aggiunsero i numerosi racconti, riuscirono ad aprirsi un varco nel panorama letterario internazionale, influenzando sempre più nuove generazioni di scrittori. In Giappone molti testi di Kawabata conobbero l’adattamento cinematografico. In Francia, invece, anche “Bellezza e tristezza” divenne un film di Joy Fleury (1985) con Charlotte Rampling.
Kawabata Yasunari, “Uccelli e altri animali”, in “Romanzi e racconti”, Milano, I Meridiani – Mondadori edizioni, 2003, pagg. 1137-1159, a cura di Giorgio Amitrano. Traduzione di Mario Teti.
Prima edizione: “Kinjō”, 1933.
Originariamente apparsa su Lankelot.com.
Kawabata Yasunari in Lankelot:
Commenti
da!
Prima o poi qualcuno mi illuminerà sul tuo nick...:)
Egli è molti di noi.
Potresti esserlo anche tu, basta chiedere:)
(basically, è francesco forgione, ossia san pio)
"Stanco degli uomini si circonda di animali, come rivela attraverso l?atipico alter ego: ?gli animali sono meno insensibili di quanto si pensi. E m?immalinconisco tremendamente se non mi vedo sempre intorno qualcosa che si muove? (pag. 1140)."
> Molti condividono, immagino.
"La cura maniacale con cui sceglie le coppie perfette di uccellini che, inevitabilmente, per un motivo o l?altro, vengono a mancare lascia sgomenti"
> Andrebbe confrontato con i versi di Saba sugli uccellini...