Kawabata Yasunari

Prima Neve sul Fuji

Autore: 
Kawabata Yasunari
“Come ombre malinconiche in attesa della neve”
 
Prima neve sul Fuji” è una raccolta pubblicata in Giappone nel 1958, inedita per il nostro Paese, almeno fino al 2000.
Nove racconti già apparsi su riviste nipponiche e riordinati dall’Autore in un ordine personale, anziché cronologico: “Paesi del mondo”, “Un filare di alberi”, “Natura”, “Gocce di pioggia”, “Crisantemo nella roccia”, “Prima neve sul Fuji”, “Silenzio”, “Cose che suo marito non faceva”, “Yumiura”, ed un dramma “Le prostitute delle barche”. 
Sembra di riuscire a percepire con i sensi l’ideale armonico di Kawabata in questa scelta di estetica raffinata.
Gli stili autentici delle vite umane narrati con l’occhio attento di chi ha già vissuto, anche solo da acuto osservatore, quelle tematiche sentimentali intrecciate con il senso della bellezza, della caducità delle cose ed, infine, della morte.
Con l’equilibrio delle parole prende spunto da un oggetto, un suono, un colore, una notizia, un elemento naturale per spiegare frammenti di esistenza come  in un ventaglio di carta dipinto a mano.
Non si guarda, ma si vive istante per istante.
Si accorse che quelle foglie gialle tremavano, come farfalle venute a posarsi sui rami”.
Poetici affreschi di filosofia zen raccontano del frammento di vita di una donna che scopre dentro di sé la molteplicità del suo essere, tra un’apparenza rassegnata di moglie e la passione folgorante di ciò che non può che desiderare di possedere.
Racconti che toccano l’intimo cuore di un attore che si traveste da donna. Nella sua perfezione fisica racchiude il cuore di un altro essere. Come nelle scatole cinesi, un’altra vita si svolge e si racconta.
“Non è solo questione di essere brutti o belli. Se dentro di sé c’è una donna. Io penso che dentro di me ci fosse”.
Storie di un amore mai sopito tra due anime che si ritrovano a cavalcare il tempo dei ricordi. Anni di silenzio interrotti dalla magia di una notte, in cui la decadenza fisica lascia spazio solo alla passione.
Tutte le cose del mondo seguono il flusso della corrente”.
La scelta del silenzio assoluto di uno scrittore di fronte all’assordante rumore del tempo che passa.
“Da quando papà è in queste condizioni, mi torna spesso in mente uno dei suoi romanzi. Parlava di un giovane che quasi ogni giorno gli mandava strane lettere. Il ragazzo, che voleva diventare uno scrittore, ad un certo punto impazzì e venne rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Lì non gli permisero di tenere né penne, né inchiostro, né matite, dicendo che erano pericolosi, ma gli lasciarono portare nella sua camera dei fogli di carta. E il giovane stava sempre con la carta davanti a scrivere…o meglio, lui credeva di scrivere, ma la carta rimaneva bianca”. 
Tutti sono legati dal filo invisibile dei ricordi sviluppati come se si guardasse una fotografia, si ascoltasse un suono, si percepisse un odore all’improvviso. Ed ecco che la mente si muove tendendo all’infinito come le onde del mare, come il sasso gettato nelle acque di uno stagno che crea cerchi concentrici capaci di spaziare là dove gli occhi fisici non riescono a vedere.
Armonici nella loro apparente disarmonia seguono, infine, i pensieri stessi di Kawabata.  
Apparentemente atipico, in questa raccolta, è il dramma “Le prostitute delle barche”. Una miscela di musicalità, danze e tragedia nella relazione amorosa tra la danzatrice prostituta ed il cantastorie. Al di là della forma scelta, si ritrova il malinconico ed ineluttabile senso del destino che travolge l’amore prima e la vita nell’insieme poi.
Crisantemo nella roccia” si presenta come un saggio su cui aleggia il senso della morte per quello sviscerare temi fisicamente legati alla simbologia funeraria. Eccezione, che lo riequilibra nel racconto, è la leggenda del fantasma di una testa di donna che appare nella roccia, là dove cresce ora un crisantemo: si raccontava la storia di quella donna che viveva sulla montagna e che, aspettando un uomo all’ombra di una roccia, era morta di freddo.
“Il crisantemo bianco cresciuto nella roccia era minuto, ma emanava tranquillità”.  
E mi piace concludere così, con il pensiero triste che vuole dare speranza.
 “Finché in questo mondo sbocceranno i fiori e si ergeranno le rocce, non avrò bisogno di farmi costruire una tomba. La natura, l’universo in tutte le sue forme, inclusa questa vecchia storia su una donna, saranno il mio monumento funebre. E poi in fondo, se posso passeggiare apprezzando la bellezza delle tombe è perché sono vivo e allora che stupido sono a fantasticare sulla mia tomba”.
Kawabata, tuttavia, morì suicida. Segno che quel tramonto illuminato a cui volgeva lo sguardo si rivelò fatale per la sua anima. E la morte, infine, ebbe il sopravvento.
Il mio primo incontro con la forza evocativa della sua scrittura. Folgorante.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Yasunari Kawabata nasce ad Osaka nel 1899 e muore suicida nel 1972. Solo quattro anni prima, nel 1968, gli era stato conferito il Premio Nobel per la Letteratura.
Kawabata fonda nel 1924 con Riichi Yokomitsu ed altri intellettuali la Shinkankakuha (Scuola della nuova sensibilità) a cui segue la pubblicazione della rivista Bungei Jidai (Epoca letteraria). A quell’epoca conosce Kan Kikuchi, scrittore e saggista che lo supporta anche finanziariamente nominandolo poi redattore di riviste, Shinshicho, Bungei Shunju. Nel 1942 è redattore della rivista Bungei Konwakai e direttore della Nippon Bungaku Hokoku Kai (Società patriottica letteraria giapponese) e, quindi, giudice del premio letterario Akutagawa. A Kikuchi chiede anche i soldi per un matrimonio che non venne mai celebrato, perché la donna di cui era innamorato lo abbandonò devastando ancor di più la sua anima tormentata. Il secondo conflitto mondiale lo travolge, nonostante dichiari sempre la sua indifferenza alla guerra, soprattutto con la morte del suo mecenate e dei suoi amici più cari. La sconfitta lo cambia profondamente come scrittore. Da quel momento il suo impegno è quello di preservare la bellezza giapponese e di diffondere la cultura della sua terra nel mondo. Diventa quindi Presidente del PEN club nel 1948, che gli dà l’opportunità di incontrare letterati in tutto il mondo.
Nel 1945 fonda la kamakura Bunko, la biblioteca circolante di kamakura. Ed è questa che pubblica i primi scritti di un giovane scrittore di nome Yukio Mishima.
Grandi successi di Yasunari Kawabata furono romanzi come “Il suono della montagna”, “La casa delle belle addormentate”, “Il maestro di Go”, “Il paese delle nevi”, “Mille Gru”. Questi, a cui si aggiunsero i numerosi racconti, riuscirono ad aprirsi un varco nel panorama letterario internazionale, influenzando sempre più nuove generazioni di scrittori. In Giappone molti testi di Kawabata conobbero anche l’adattamento cinematografico. In Francia, invece, “Bellezza e tristezza” divenne un film con la regia di Joy Fleury (1985) e Charlotte Rampling come protagonista.
 
Kawabata Yasunari, “Prima neve sul Fuji”, a cura di Giorgio Amitrano, Milano, Mondadori, 2000.
Prima edizione:  “Fuji no hatsuyuki, 1958.
 
Movida, Luglio 2004.
 
Originariamente apparsa su Lankelot.com

Kawabata Yasunari in Lankelot:

 

ISBN/EAN: 
9788804498704

Commenti

Kawabata!

"E mi piace concludere così, con il pensiero triste che vuole dare speranza.
?Finché in questo mondo sbocceranno i fiori e si ergeranno le rocce, non avrò bisogno di farmi costruire una tomba. La natura, l?universo in tutte le sue forme, inclusa questa vecchia storia su una donna, saranno il mio monumento funebre. E poi in fondo, se posso passeggiare apprezzando la bellezza delle tombe è perché sono vivo e allora che stupido sono a fantasticare sulla mia tomba?.

> Micidiale.

" A quell?epoca conosce Kan Kikuchi, scrittore e saggista che lo supporta anche finanziariamente nominandolo poi redattore di riviste, Shinshicho, Bungei Shunju. "

> Esiste qualcosa di questo Kikuchi, in IT? Merita?

Finito ieri.
Mi ha colpita il fatto che qui Kawabata concentri la propria attenzione esclusivamente sull'amore infedele. Non ho letto altro di suo e non credo bisserò, non è nelle mie corde, ma stando a questa raccolta, sembra abbia una concezione decadente dell'amore. 
Decisamente più poetico il suo approccio alla natura. Ho molto apprezzato alcuni frammenti in cui descrive il filare di alberi nel racconto omonimo. Paradigmatico rispetto alla tendenza comune di finire col non vedere le cose che si hanno più spesso davanti agli occhi.
Il mio preferito è stato Silenzio.
Bellissimo quando scrive: "Il passato non è proprietà di nessuno, forse l'unica cosa che si possiede sono le parole di adesso per raccontare ciò che è stato prima. Parole che non debbono essere necessariamente le proprie, ma possono essere di qualcun altro. E tuttavia, l'attimo presente è sempre muto, non crede? Perchè anche se uno parla, come sto facendo io adesso, il momento presente avrà pure un suono, per esempio "i" e "o", ma in fondo è silenzio privo di significato"

O ancora: "Le parole hanno origine dall'amore"

E' malinconico, ma non ha una concezione decadente...tutt'altro. Tuttavia ha avuto una vita funestata da lutti e tragedie...e la sua poetica ne risente. "A Kikuchi chiede anche i soldi per un matrimonio che non venne mai celebrato, perché la donna di cui era innamorato lo abbandonò devastando ancor di più la sua anima tormentata". In alcuni brani si sente. In altri è esattamente il contrario.

Il suo approccio alla natura, "Silenzio" e "Crisantemo" sono stati il motore da cui è scaturita la mia passione per Kawabata. :)

3. Non avevo letto la domanda. No,non esiste in Italia. So che era stimatissimo, ma non ho conforto diretto su qualche sua opera. Kikuchi fondò il Premio Akutagawa, il più importante per esordienti scrittori. Tra i nomi che hanno vinto questo pregioso riconoscimento che implica ANCHE la promozione dell'opera troviamo nomi quali Oe Kenzaburo, Abe Kobo, Murakami RYU, Yasushi Ynoue. http://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Akutagawa.

grazie, Movi:).
preziosa integrazione.