Kawabata Yasunari

Luna d'acqua

Autore: 
Kawabata Yasunari

Non c’è periodo della vita di Kawabata in cui non si possa citare un evento o la composizione di un racconto, tanto prolifico ed attivo fu lo scrittore. Nel 1953, dopo la versione cinematografica de “Il suono della montagna”, con la regia di Naruse Mikio, si dedica a “Il disegno del piviere” che lascia incompiuto e, quindi, al racconto breve “Luna d’acqua” in cui dà vita ad un altro personaggio femminile dalle toccanti peculiarità.  Kyoko affronta il matrimonio per la seconda volta, dopo la morte del primo marito. Ha trascorso una vita di castità per stare accanto al suo sposo, costretto a letto a causa di una lunga malattia. La sua particolare dedizione fatta di molte e gravose rinunce che costituisce motivo ricorrente nei ritratti femminili di Kawabata permette al lettore di ritrovare tracce della folle Koto e della rassegnata Komako, le due meravigliose e misteriose creature de “Il paese delle nevi”. Kyoko sembra aver superato la malinconia della precedente esperienza, ma così non è perché un segreto affiora dal bagaglio che porta in viaggio di nozze. È uno specchio e la memoria torna indietro veloce nel tempo per ricordarle che ne aveva sistemato uno al capezzale del marito per fargli osservare il mondo all’esterno. Quello specchio è la visione riflessa della vitalità rimasta fuori da una camera in cui qualcuno si sta spegnendo. Ed ecco che la descrizione di un oggetto permette di immergersi nel contrasto tra l’immobilità inesorabile della vita umana, rappresentata da un uomo costretto in un letto ed intesa come destino che non si può cambiare, e la ciclicità della natura per cui il tempo non si arresta mai. Ricorre il pensiero della morte, tema caro allo scrittore cresciuto con il nonno, un’esperienza questa che lo avvicina all’allievo Mishima, educato rigidamente dalla nonna. Due vicende similari ma con risvolti opposti, perché le figure della vecchiaia che hanno accompagnato nell’infanzia i due scrittori avevano personalità estremamente diverse. Kawabata conosce presto l’odore della morte ed il sapore del distacco, prima con il nonno e poi con gli amici scrittori ed artisti, la cui scomparsa lascerà un segno indelebile sulla sua anima sensibile. Tanta è l’esperienza che lo chiameranno ad onorare la memoria dei defunti durante i funerali, come avvenne anche nel caso di Mishima. Non poteva, quindi, aver altri appellativi che quello di “Maestro di funerali”. In “Luna d’acqua” l’animo di Kyoko si divide tra la voglia di affrontare la nuova vita ed il ricordo di quella precedente. Non è rimpianto, perché la scrittura non permette di trovarne traccia ma è constatazione, percezione sottile, della verità: “non che le sembrasse irreale, la propria bellezza dentro lo specchio. Sentiva anzi che solo il mondo dentro lo specchio era la realtà. Eppure non riusciva più a ritrovare, fra il proprio corpo fisico e quello riflesso nella specchiera della toletta, la medesima differenza che un tempo aveva fatto riverberare d’argento il cielo plumbeo” (pag. 1171). Il desiderio di rivedere l’immagine di sé attraverso lo specchio con gli occhi del marito non era altro che l’espressione intensa di un moto di nostalgia per un passato che non può tornare.


EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE


Yasunari Kawabata nasce ad Osaka nel 1899 e muore suicida nel 1972. Solo quattro anni prima, nel 1968, gli era stato conferito il Premio Nobel per la Letteratura.  Kawabata fonda nel 1924 con Riichi Yokomitsu ed altri intellettuali la Shinkankakuha (Scuola della nuova sensibilità) a cui segue la pubblicazione della rivista Bungei Jidai (Epoca letteraria). A quell’epoca conosce Kan Kikuchi, scrittore e saggista che lo supporta anche finanziariamente nominandolo poi redattore di riviste, Shinshicho, Bungei Shunju. Nel 1942 è redattore della rivista Bungei Konwakai e direttore della Nippon Bungaku Hokoku Kai (Società patriottica letteraria giapponese) e, quindi, giudice del premio letterario Akutagawa. A Kikuchi chiede anche i soldi per un matrimonio che non venne mai celebrato, perché la donna di cui era innamorato lo abbandonò devastando ancor di più la sua anima tormentata. Il secondo conflitto mondiale lo travolge, nonostante dichiari sempre la sua indifferenza alla guerra, soprattutto con la morte del suo mecenate e dei suoi amici più cari. La sconfitta lo cambia profondamente come scrittore. Da quel momento il suo impegno è quello di preservare la bellezza giapponese e di diffondere la cultura della sua terra nel mondo. Diventa quindi Presidente del PEN club nel 1948, che gli dà l’opportunità di incontrare letterati in tutto il mondo. Nel 1945 fonda la Kamakura Bunko, la biblioteca circolante di kamakura. Ed è questa che pubblica i primi scritti di un giovane scrittore di nome Yukio Mishima. Grandi successi di Yasunari Kawabata furono romanzi come “Il suono della montagna”, “La casa delle belle addormentate”, “Il maestro di go”, “Il paese delle nevi”, “Mille Gru”. Questi, a cui si aggiunsero i numerosi racconti, riuscirono ad aprirsi un varco nel panorama letterario internazionale, influenzando sempre più nuove generazioni di scrittori. In Giappone molti testi di Kawabata conobbero anche l’adattamento cinematografico. In Francia, invece, anche “Bellezza e tristezza” divenne un film del regista Joy Fleury (1985) con Charlotte Rampling.


Yasunari Kawabata, “Luna d’acqua”, in “Romanzi e racconti”, Milano,  I Meridiani – Mondadori edizioni, 2003, pagg. 1163-1175, a cura di Giorgio Amitrano. Traduzione di Cristina Ceci.


Prima edizione: “Suigetsu”, 1953.


Movida, 29 giugno 2005. Originariamente apparsa su Lankelot.com.


Kawabata Yasunari in Lankelot:
Kawabata Yasunari


Kawabata Yasunari, Mishima Yukio



 
ISBN/EAN: 
9788804503200

Commenti

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"Ricorre il pensiero della morte, tema caro allo scrittore cresciuto con il nonno, un?esperienza questa che lo avvicina all?allievo Mishima, educato rigidamente dalla nonna. Due vicende similari ma con risvolti opposti, perché le figure della vecchiaia che hanno accompagnato nell?infanzia i due scrittori avevano personalità estremamente diverse. Kawabata conosce presto l?odore della morte ed il sapore del distacco, prima con il nonno e poi con gli amici scrittori ed artisti, la cui scomparsa lascerà un segno indelebile sulla sua anima sensibile. Tanta è l?esperienza che lo chiameranno ad onorare la memoria dei defunti durante i funerali, come avvenne anche nel caso di Mishima. Non poteva, quindi, aver altri appellativi che quello di ?Maestro di funerali?.

> Leggo e imparo. Con riconoscenza.

in attesa di ispirazione per la scheda...ho inserito l'immagine del maneki neko (poi con costume samurai è il top!). Il maneki neko è il gatto del "benvenuto"; è un portafortuna, un talismano, un simbolo diffusissimo. Con la zampa alzata fa segno di avvicinarsi...una bella pagina di approfondimento (leggere la prima leggenda, in fondo alla pagina...il feudatario era accompagnato da samurai, pare): http://it.wikipedia.org/wiki/Maneki_neko

Vedi anche storia di Hello Kitty: "La frase Hello Kitty deriva dalla traduzione non letterale del nome del personaggio che rappresenta la principale fonte di ispirazione: maneki neko il gatto del benvenuto (in inglese più propriamente 'welcoming cat' e non 'hello kitty')". http://it.wikipedia.org/wiki/Hello_Kitty

i giapponesi vanno pazzi per i gatti: http://animeclick.lycos.it/notizia.php?id=18511

"È opinione comune che più in alto sia la zampa, maggiore sia la fortuna che porta. Quindi la zampa dei Maneki neko ha avuto la tendenza a essere, negli anni, sempre più alta. Pertanto l'altezza della zampa è utilizzata da alcuni come metodo approssimativo per stimare l'età di una statuetta. Un'altra credenza comune è che più alta è la zampa e da più lontano verrà la fortuna."

> Teniamola molto alta, allora;)
Fortissima questa cosa:)