“Rivolgere la parola ai morti, com’è triste quest’abitudine degli esseri umani! Ma ancora più triste, non posso fare a meno di pensarlo, è la convinzione che dopo la morte essi mantengano l’aspetto che avevano in vita. La percezione che uomini e piante abbiano uno stesso destino è il tema eterno di tutte le liriche: ho dimenticato il nome del filosofo che ha scritto questa frase, non so neppure ciò che veniva prima e dopo, ricordo soltanto queste parole e quindi non so bene se per piante si intendessero solo fiori che sbocciano e foglie che cadono oppure se vi fosse un significato più profondo” (pag.1109).
Il genere letterario preferito da Kawabata si rivela essere, analizzandone l’abbondante produzione, il racconto breve o brevissimo di cui le “novelle in un palmo di mano” rappresentano il corpus più imponente. Eppure lo scrittore deliziò i suoi lettori con storie di più ampia struttura, dalla lunghezza variabile, in cui si affrontano i temi più disparati. “Lirica” ha la caratteristica evidente di una lunga lettera in cui i toni sentimentali si accompagnano ad una tensione modernista nel cavalcare le emozioni di una donna che scrive al grande, antico ed unico amore della sua vita. I racconti erano destinati principalmente al pubblico femminile che leggeva le riviste diffuse nel periodo, ma “Lirica” ha la capacità di ammaliare l’animo del lettore fino a travolgerlo nella sua conclusione, celebrata da una profonda commozione per le sorti di quel sentimento che rende partecipi della sua unicità. La donna che scrive, apre e chiude con la stessa citazione la lunga lettera; è solo alla fine che si riesce a concretizzare il perché di quelle parole snocciolate come un fiume in piena durante il racconto. Si segue il flusso dei pensieri, dei ricordi svelati attraverso lampi di genialità dell’infanzia, di un’empatia amorosa di altissimo livello, della profondità dell’anima, di una sensibilità acuita da un abbandono di lui che si innamora di un’altra donna. Si scoprono profumi, colori, esistenze spirituali, saggi filosofici, testi letterari di grande profondità e la tragicità implicita della vita, con le sue mille delizie, con le sue mille torture. Il tono letterario è asciutto lasciando agli accostamenti, alle associazioni, alle sensazioni olfattive e visive, e al flusso dei pensieri il compito di mostrarne la variegata sensibilità. Lirica” si mostra così in tutta la sua bellezza disarmante, nella semplicità formale di una lettera, in cui il tema d’amore è l’occasione per affrontarne altri di eguale complessità. Al di là delle connotazioni filosofico-religiose che possono investire le parole della donna e che rivelano l’intreccio complesso tra la rinascita buddista e l’animismo scintoista, l’immersione nella natura, data dai fugaci e delicati tratteggi di piante e fiori, si amalgama agli stati d’animo le cui sfaccettature si nascondono in quelle frasi disseminate quasi per caso: il viaggio è unico, dal vivo ricordo delle doti di bambina prodigio che le facevano indovinare le carte nel gioco delle poesie della Centuria poetica del monte Ogura, alle disquisizioni purificatorie sul Sutra di Vimalakirti e del suo Paese dei profumi in cui si narra che la mente si risveglia alla verità se un saggio siede sotto gli alberi profumati. Intriga e commuove allo stesso tempo in quella tensione narrativa che lascia basiti agli istanti finali e rivelatori. E la tristezza di un amore grandissimo, puro e subliminato, si sostituisce ad una sorta di invidia per chi ha il dono di un rapporto di tale misura. Struggente, profondo nei duetti di una corrispondenza empatica (lui risponde a lei senza conoscere il contenuto di una lettera in viaggio e viceversa), trova il momento culminante quando la donna descrive minuziosamente la casa di lui ancor prima di vederne il contenuto: “se conoscevi così bene la mia casa, era forse perché il tuo spirito era venuto spesso a trovarmi” (pag. 1130). La miscela tra lo scintoismo ed il buddismo si svela attraverso pagine di descrizioni poetica sulla rinascita, sul senso della morte, sulla reincarnazione, sul rapporto medianico: “la parola anima non è forse soltanto un attributo di quell’energia che scorre in tutte le cose della terra?” (pag. 1120). Il rapporto della donna, prima con la madre e poi con lui, si traduce nel desiderio di rinascita in qualcosa di fragile e puro allo stesso tempo: “eppure io, oggi, non desidero ottenere prove del tuo amore dal Paese degli Spiriti e neppure diventare la tua amante nell’altro mondo o in una vita futura, più bello sarebbe se tu ed io diventassimo fiori di susino rosso o di oleandro, e fossimo uniti in matrimonio da una farfalla che trasporta il polline dall’uno all’altro. Se così fosse, non dovrei seguire questa triste abitudine degli esseri umani di rivolgere la parola ai morti” (pag. 1132). Lirica, dolorosa.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Yasunari Kawabata nasce ad Osaka nel 1899 e muore suicida nel 1972. Solo quattro anni prima, nel 1968, gli era stato conferito il Premio Nobel per la Letteratura. Kawabata fonda nel 1924 con Riichi Yokomitsu ed altri intellettuali la Shinkankakuha (Scuola della nuova sensibilità) a cui segue la pubblicazione della rivista Bungei Jidai (Epoca letteraria). A quell’epoca conosce Kan Kikuchi, scrittore e saggista che lo supporta anche finanziariamente nominandolo poi redattore di riviste, Shinshicho, Bungei Shunju. Nel 1942 è redattore della rivista Bungei Konwakai e direttore della Nippon Bungaku Hokoku Kai (Società patriottica letteraria giapponese) e, quindi, giudice del premio letterario Akutagawa. A Kikuchi chiede anche i soldi per un matrimonio che non venne mai celebrato, perché la donna di cui era innamorato lo abbandonò devastando ancor di più la sua anima tormentata. Il secondo conflitto mondiale lo travolge, nonostante dichiari sempre la sua indifferenza alla guerra, soprattutto con la morte del suo mecenate e dei suoi amici più cari. La sconfitta lo cambia profondamente come scrittore. Da quel momento il suo impegno è quello di preservare la bellezza giapponese e di diffondere la cultura della sua terra nel mondo. Diventa quindi Presidente del PEN club nel 1948, che gli dà l’opportunità di incontrare letterati in tutto il mondo. Nel 1945 fonda la Kamakura Bunko, la biblioteca circolante di kamakura. Ed è questa che pubblica i primi scritti di un giovane scrittore di nome Yukio Mishima. Grandi successi di Yasunari Kawabata furono romanzi come “Il suono della montagna”, “La casa delle belle addormentate”, “Il maestro di go”, “Il paese delle nevi”, “Mille Gru”. Questi, a cui si aggiunsero i numerosi racconti, riuscirono ad aprirsi un varco nel panorama letterario internazionale, influenzando sempre più nuove generazioni di scrittori. In Giappone molti testi di Kawabata conobbero anche l’adattamento cinematografico. In Francia, invece, anche “Bellezza e tristezza” divenne un film del regista Joy Fleury (1985) con Charlotte Rampling.
Yasunari Kawabata, “Lirica”, in “Romanzi e racconti”, Milano, I Meridiani – Mondadori edizioni, 2003, pagg. 1109-1133, a cura di Giorgio Amitrano. Traduzione di Maria Teresa Orsi.
Prima edizione: “Jojoka”, 1932.
Movida, 29 giugno 2005.
Originariamente apparsa su Lankelot.com.
Kawabata Yasunari in Lankelot:
Kawabata Yasunari, Mishima Yukio
Commenti
neo MOVI!
"Il genere letterario preferito da Kawabata si rivela essere, analizzandone l?abbondante produzione, il racconto breve o brevissimo di cui le ?novelle in un palmo di mano? rappresentano il corpus più imponente."
> Ecco spiegato perché nel Novecento IT non poteva essere capito...
"?eppure io, oggi, non desidero ottenere prove del tuo amore dal Paese degli Spiriti e neppure diventare la tua amante nell?altro mondo o in una vita futura, più bello sarebbe se tu ed io diventassimo fiori di susino rosso o di oleandro, e fossimo uniti in matrimonio da una farfalla che trasporta il polline dall?uno all?altro. Se così fosse, non dovrei seguire questa triste abitudine degli esseri umani di rivolgere la parola ai morti? (pag. 1132).
> è un passo sovraccarico e intenso. Mi incuriosisce anche la diversa percezione dell'oleandro (se non ricordo male, nel mediterraneo è un fiore sciagurato).
Il tuo studio di YK è completo e complesso. Veramente un contributo formidabile. Ma avevi detto 2-3 al giorno...;)
2. Pare che da noi siano arrivate principalmente le opere concentrate sulle espressioni della bellezza giapponese, sulle tradizioni e sui rituali(natura, geishe, cerimonia del tè, musica, etc.), ma non la parte sperimentale. Ed è ai suoi libri che si deve l'immagine classica che abbiamo avuto del Giappone, anche senza saperlo. Kawabata, poi con la sua attività di letterato impegnato a conoscere da vicino la cultura occidentale si impegnò profondamente a diffonderla all'interno del suo Paese. Ho letto che portò, tra gli altri, persino Dante e la Bibbia in Giappone. Un doppio impegno di scambio culturale che influenzò moltissimo entrambe le parti.
I racconto brevi o brevissimi sono splendidi. Nei romanzi hai il tempo di assimilare i personaggi, di partecipare, di analizzare impressioni e comportamenti; nei racconti brevissimi vieni travolto da una pennellata talmente intensa che è capace di incidere il cuore come fosse uno scalpello. L'ho scoperto con una raccolta di racconti e la sensazione che ho provato è quella che si ha con le vertigini, uno sbandamento dell'anima in termini positivi.
3. Hai ragione, ma ho trovato un ostacolo in Lirica. Volevo inserire nell'ordine cronologico in cui le avevo commentate,ma non riuscivo,per il suo significato odierno, a superare Lirica.
La tua richiesta sull'oleandro ora fa esplodere il flusso della memoria...su cui non mi soffermo in questa sede.
Piuttosto, nel Paese dei crisantemi il significato dei fiori può avere connotazioni diverse. Come il susino è una pianta ornamentale, bellissima ed estremamente resistente, che si sviluppa molto velocemente, con radici molto forti e lunghe (l'ho sradicato l'estate scorsa, nonostante la sua bellezza). Forse il significato è questo, o forse è qualcos'altro che non conosco. Kawabata si serviva spesso delle associazioni di idee per rappresentare qualcos'altro, ma non ho modo di approfondire il tema dell'oleandro nel suo contesto. Piuttosto, so che l'oleandro era legato positivamente alla figura di San Giuseppe, quindi il significato nefasto è venuto dopo.
4, 2. Non sapevo dell'impegno di Kawabata sul fronte della circolazione della nostra Letteratura in patria. A volte mi domando cosa riesca o sia riuscito a passare nella loro lingua, e non solo per i contemporanei. Possibile che Svevo, Pirandello, Berto o Tomasi di Lampedusa non siano stati tradotti, per dire?
In caso positivo, come sono stati accolti?
4,3.
Grazie per l'integrazione. Ovviamente non ne sapevo niente.
Hai visto, si parte da una lunga lettera "Lirica" e si finisce a parlare di fiori, e di significati simbolici diversi tra Mediterraneo e Sol Levante. Micidiale.
5. considera che il Giappone era stato chiuso per secoli in entrambe le direzioni. Da quanto ne so,per lui, in primis: Dostoevskij,Proust,Joyce. Per altri Kafka. So che ci fu interesse per il futurismo italiano. Per il resto non credo Berto, Svevo, Pirandello. E non credo neppure oggi. Indagherò...
fammi sapere, sono molto curioso.
Magari si potrebbe studiare qualche strategia per sbarcare in Giappone, per una volta. Non è per fare il nazionalista a tutti i costi, ma qualcosa di veramente degno il nostro Novecento l'ha prodotto...