Un giovane studente si unisce ad un gruppo di artisti girovaghi percorrendo in compagnia la strada comune nel viaggio lungo la penisola di Izu.
Per quanto sia in grado di comprenderlo pienamente è attratto dalla danzatrice del gruppo per la bellezza ed il rossore del suo viso, colto da improvvisi e frequenti momenti di timidezza.
Il ragazzo cerca le occasioni per starle vicino, compreso il gioco e l’invito al cinematografo, ma si accorge che quella ragazza è in realtà una bambina che sta appena sfiorando l’età dell’adolescenza: “Guardando il bianco corpo nudo dalle lunghe gambe, simile a un giovane albero di paulonia, ebbi la sensazione che il mio cuore fosse attraversato da una corrente di acqua limpida. Tirai un profondo respiro e mi misi a ridere piano. Era una bambina”.
Così quel sentimento di curiosità amorosa svanisce per lasciare il posto ad una tenera e fugace amicizia.
Da un viaggio nella penisola di Izu compiuto da Kawabata nel 1918 nasce l’ispirazione per questo breve racconto senza potervisi ravvisare tracce di prosa diaristica. La sua storia personale, come spesso si rileva nelle sue opere, è solo l’occasione per ammaliare con un racconto di grande suggestione.
“La danzatrice di Izu” venne pubblicato in due parti nel 1926, sulla rivista “Bungei Jidai” e poi riunito in un unico volume l’anno successivo. Nella produzione letteraria giapponese era frequente la pubblicazione a puntate sulle riviste, forma che permetteva la maggiore diffusione nell’ambito della vita culturale del Paese dell’epoca.
Considerato un piccolo capolavoro della produzione di Kawabata, conobbe diverse trasposizioni cinematografiche, compreso il settore dell’animazione, tanto da rivestire la penisola con le immagini della danzatrice e dello studente in uniforme.
La semplicità della storia si inserisce nella bellezza dell’atmosfera che in esso si respira: malinconia, sensibilità, sensualità e romanticismo profusi a lievi tocchi nel sogno di un incontro e nelle lacrime dell’abbandono.
La poesia che aveva ispirato la Shinkankakuha, Scuola della nuova sensibilità, si rivela in pagine intrise di emozioni visive, fin dalle prime, in cui l’incanto dei colori autunnali si contrappone alla viva speranza del giovane ventenne concretizzatasi con l’ingresso in un modesto locale di ristoro.
Il carattere malinconico dello studente si adagia sulle sfumature della natura, della gente, dei villaggi attraversati in compagnia del gruppo di artisti che lo hanno quasi adottato e si contrappone alla curiosità gioviale e, allo stesso tempo, timida di una bambina troppo cresciuta per via della vita che conduce. Lei ammalia senza volerlo, costruendo con la sua innocente bellezza una perla di speranza ed il cui abbandono provoca un senso di doloroso rimpianto.
Nel viaggio di un orfano che, attraverso l’incontro con gli artisti, ritrova la sua dignità e l’autostima per la considerazione che hanno di lui, grazie soprattutto alle parole della ragazza, Kawabata, lui stesso orfano, dipinge con i suoi brevi e veloci tratti un piccolo quadro di poliedriche personalità, sfaccettature di una realtà compressa e viva nonostante la caducità delle cose: la speranza che si trasforma in certezza prima, la leggerezza del gioco che si tramuta in doloroso distacco poi.
La sua è una poesia in prosa, leggera, semplice e precisa che nasconde profondità da catturare all’istante, come una rapida pennellata d’inchiostro.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Kawabata fonda nel 1924 con Riichi Yokomitsu ed altri intellettuali la Shinkankakuha (Scuola della nuova sensibilità) a cui segue la pubblicazione della rivista Bungei Jidai (Epoca letteraria). A quell’epoca conosce Kan Kikuchi, scrittore e saggista che lo supporta anche finanziariamente nominandolo poi redattore di riviste, Shinshicho, Bungei Shunju. Nel 1942 è redattore della rivista Bungei Konwakai e direttore della Nippon Bungaku Hokoku Kai (Società patriottica letteraria giapponese) e, quindi, giudice del premio letterario Akutagawa. A Kikuchi chiede anche i soldi per un matrimonio che non venne mai celebrato, perché la donna di cui era innamorato lo abbandonò devastando ancor di più la sua anima tormentata. Il secondo conflitto mondiale lo travolge, nonostante dichiari sempre la sua indifferenza alla guerra, soprattutto con la morte del suo mecenate e dei suoi amici più cari. La sconfitta lo cambia profondamente come scrittore. Da quel momento il suo impegno è quello di preservare la bellezza giapponese e di diffondere la cultura della sua terra nel mondo. Diventa quindi Presidente del PEN club nel 1948, che gli dà l’opportunità di incontrare letterati in tutto il mondo.
Nel 1945 fonda la kamakura Bunko, la biblioteca circolante di kamakura. Ed è questa che pubblica i primi scritti di un giovane scrittore di nome Yukio Mishima.
Grandi successi di Yasunari Kawabata furono romanzi come “Il suono della montagna”, “La casa delle belle addormentate”, “Il maestro di go”, “Il paese delle nevi”, “Mille Gru”. Questi, a cui si aggiunsero i numerosi racconti, riuscirono ad aprirsi un varco nel panorama letterario internazionale, influenzando sempre più nuove generazioni di scrittori. In Giappone molti testi di Kawabata conobbero anche l’adattamento cinematografico. In Francia, invece, anche “Bellezza e tristezza” divenne un film di regista Joy Fleury (1985) con Charlotte Rampling.
Kawabata Yasunari, “La danzatrice di Izu”, in “Romanzi e racconti”, Milano, I Meridiani – Mondadori edizioni, 2003, pagg. 1025-1057 a cura di Giorgio Amitrano. Traduzione a cura di Antonietta Pastore.
Prima edizione: “Izu no odoriko”, 1926.
Originariamente apparsa su Lankelot.com.
Kawabata Yasunari in Lankelot:
Commenti
mo-vi-da!
:)
"?La danzatrice di Izu? venne pubblicato in due parti nel 1926, sulla rivista ?Bungei Jidai? e poi riunito in un unico volume l?anno successivo. Nella produzione letteraria giapponese era frequente la pubblicazione a puntate sulle riviste, forma che permetteva la maggiore diffusione nell?ambito della vita culturale del Paese dell?epoca."
> Questo non lo immaginavo (1926!). Chissà cosa è rimasto di questa vecchia consuetudine, nella cultura nipponica.
"La poesia che aveva ispirato la Shinkankakuha, Scuola della nuova sensibilità, si rivela in pagine intrise di emozioni visive, fin dalle prime, in cui l?incanto dei colori autunnali si contrappone alla viva speranza del giovane ventenne concretizzatasi con l?ingresso in un modesto locale di ristoro."
> Tra le future pagine - diciamo tra i desiderata - mettiamoci una retrospettiva sulla Skinkankakuha. Anche tra due anni. Ma sarebbe un viaggio interessante...
c'è già...dammi tempo...è spalmata su 18 scritti di Kawabata :)...se non sarà suffuciente, farò una bella nota...
ammazza:). Sì, sì. Una nota a latere, sarebbe cosa buona e giusta, in ogni caso.