Kawabata Yasunari

Immagini di cristallo

Autore: 
Kawabata Yasunari

“Immagini di cristallo” è una raccolta di cinque racconti appartenenti alla fase giovanile di Kawabata, ancora poco scandagliata e caratterizzata da un fitto movimento sperimentale a cui occorre tornare di volta in volta per carpire la genesi della sua produzione successiva e, se vogliamo, più matura.

La differenza tra i racconti si staglia netta se si prendono in considerazione termini di riferimento quali la lunghezza e la tecnica narrativa, in contrapposizione alla tematica di fondo che si caratterizza per la catalizzazione dell’interesse sulla figura femminile, il che non è certamente una novità nell’opera di Kawabata, ma in questo contesto predomina forte l’eros che verrà trasfigurato nello sperimentale “Immagini di cristallo”, che dà il titolo alla raccolta.

Opera minore certamente, ma non per questo priva di interesse soprattutto nel tentare di costruire l’evoluzione delle opere successive e, allo stesso tempo, scoprire aspetti ancora poco esplorati della personalità letteraria dello scrittore giapponese, in quell’evidente intreccio tra raffinata sensibilità che lo contraddistingue e l’aspetto sensuale (secondo parametri più vicini al sentire giapponese che al nostro) che si presenta, in tutta evidenza, più marcato. 

 “Locanda termale” che a sua volta racchiude i tre distinti segmenti “L’estate si allontana, “Autunno inoltrato”, “Giunge l’inverno”, ha come protagoniste le donne delle terme che appartengono a quella schiera di intrattenitrici di basso profilo a cui poi dedicherà singoli e lirici momenti nella produzione successiva. “Strisciavano bianche e nude come animali. Nudità appesantite, tondeggianti di grasso, corpi che avanzavano trascinandosi sulle ginocchia, tra i vapori, morbide e viscide forme animalesche nella penombra. Soltanto le carni delle spalle erano vigorose come quelle di chi lavora nei campi. Ma quale vivida umanità si effondeva dal nero dei loro capelli, proprio come una stilla di nobile mestizia!” (pag. 5). Sorprende un incipit descrittivo di tal genere privo di filtri, attinente a quell’impronta realistica in voga nel periodo su cui si cimentò, dimostrando di potersi allo stesso tempo sottrarre evolvendone o addirittura rivoluzionandone le tecniche narrative fino ad una sua originale creazione sensoriale, ed infatti, poco più avanti troviamo immagini in cui la compenetrazione agli elementi naturali e le associazioni di idee trasfigurano il tutto, come in questo esempio: “i raggi della luna si riversavano lungo un fossato, come uno stormo di argentei uccelli migratori che si tuffavano sprofondando nelle acque. Il candore degli scogli incombeva sulla nudità delle due donne, come i canti degli insetti d’autunno nel bosco dei cedri sulla riva opposta” (pag.7).

Kawabata amava sostare nei luoghi di villeggiatura termale e viene da sé capire che la maggior parte della sua produzione nasce dall’esperienza sensoriale diretta poi trasferita sulla carta; frequenti, inoltre, le descrizioni dei momenti di transito, di viaggio vero e proprio verso i luoghi di villeggiatura, come l’accesso alla vista del Fuji dai finestrini del treno. In questa raccolta, in cui la vita quotidiana si cristallizza in contrapposizione al ritmo imposto dal cambiare delle stagioni (estate, autunno, inverno), nel tratteggio di alcune figure di donne come la giovane apprendista O-Taki e la più evanescente O-Yuki, è evidente la genesi di figure femminili letterarie più solide ed affascinanti che troveremo ne “Il Paese delle nevi”,  per citare il più identificativo degli esempi. 

Alcuni dei racconti come “Ritorno da Izu”, “La sposa sacrificale” e “Maschera mortuaria” potrebbero, invece, benissimo essere collocati in quell’esempio straordinario di narrativa breve o brevissima che sono i “Racconti in un palmo di mano”, pur conservando l’appartenenza, per tematica, alla raccolta in esame.

L’omonimo racconto “Immagini di cristallo”, invece, ha una rilevanza a sé per tecnica ed ispirazione. Ancora una volta, inutile ribadirlo, è la donna a racchiudere il segreto misterioso a cui volgere l’attenzione per scrutarne l’anima, attraverso il pensiero, collocata, tuttavia, in un’ambientazione lontana dall’immagine più tradizionale, d’antan, delle figure precedenti.

Kawabata, come in altre occasioni, priva il racconto di una trama convenzionale privilegiando il tratteggio di situazioni che fino a quel momento lo avevano colpito ed utilizzando, in questo caso, il flusso di coscienza per estrapolare e restituire al lettore il complicato sistema psicologico di una donna, figlia di un ginecologo e sposa di un medico specialista, che non riesce a diventare madre. Il rapporto che prende a riferimento è prima di tutto quello doloroso con se stessa, rivelato attraverso il riflesso di uno specchio, ma ciò che colpisce è la descrizione dei luoghi, degli oggetti e del ritmo che imprime al pensiero in quello che appare in tutta evidenza una delle sperimentazioni narrative dello scrittore tra le più inusuali: “la signora vide impallidire le sue guance nello specchio (pipetta dell’apparecchio per la fecondazione artificiale, french letter, una sorta di zanzariera bianca calata sul lettino. Le lenti da miope del marito che lei aveva rotto la prima notte di nozze. Lei bambina e l’ambulatorio di ginecologia del padre). La signora scosse il capo quasi volesse spezzare la catena di cristallo che le serrava la testa (preparati con sperma e ovuli di animali che cadevano sul pavimento dell’ambulatorio object glass e deck glass rumorosamente frantumati. Schegge di vetro scintillanti come raggi di sole). Invece di imporporarsi, alle parole del marito le sue guance erano impallidite e, senza avere il tempo di riflettere che quella sofferenza era in realtà sua, aveva immaginato che le pallide guance riflesse fossero la testimonianza del dolore dello specchio” (pag. 89).

Inconsueto ed affascinante. 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Yasunari Kawabata nasce ad Osaka nel 1899 e muore suicida nel 1972. Solo quattro anni prima, nel 1968, gli era stato conferito il Premio Nobel per la Letteratura.

Kawabata fonda nel 1924 con Riichi Yokomitsu ed altri intellettuali la Shinkankakuha (Scuola della nuova sensibilità) a cui segue la pubblicazione della rivista Bungei Jidai (Epoca letteraria). A quell’epoca conosce Kan Kikuchi, scrittore e saggista che lo supporta anche finanziariamente nominandolo poi redattore di riviste, Shinshicho, Bungei Shunju. Nel 1942 è redattore della rivista Bungei Konwakai e direttore della Nippon Bungaku Hokoku Kai (Società patriottica letteraria giapponese) e, quindi, giudice del premio letterario Akutagawa. A Kikuchi chiede anche i soldi per un matrimonio che non venne mai celebrato, perché la donna di cui era innamorato lo abbandonò devastando ancor di più la sua anima tormentata. Il secondo conflitto mondiale lo travolge, nonostante dichiari sempre la sua indifferenza alla guerra, soprattutto con la morte del suo mecenate e dei suoi amici più cari. La sconfitta lo cambia profondamente come scrittore. Da quel momento il suo impegno è quello di preservare la bellezza giapponese e di diffondere la cultura della sua terra nel mondo. Diventa quindi Presidente del PEN club nel 1948, che gli dà l’opportunità di incontrare letterati in tutto il mondo. e, quindi, giudice del premio letterario . A Kikuchi chiede anche i soldi per un matrimonio che non venne mai celebrato, perché la donna di cui era innamorato lo abbandonò devastando ancor di più la sua anima tormentata. Il secondo conflitto mondiale lo travolge, nonostante dichiari sempre la sua indifferenza alla guerra, soprattutto con la morte del suo mecenate e dei suoi amici più cari. La sconfitta lo cambia profondamente come scrittore. Da quel momento il suo impegno è quello di preservare la bellezza giapponese e di diffondere la cultura della sua terra nel mondo. Diventa quindi Presidente del PEN club nel 1948, che gli dà l’opportunità di incontrare letterati in tutto il mondo.

Nel 1945 fonda la kamakura Bunko, la biblioteca circolante di kamakura. Ed è questa che pubblica i primi scritti di un giovane scrittore di nome Yukio Mishima.

Grandi successi di Yasunari Kawabata furono romanzi come “Il suono della montagna”, “La casa delle belle addormentate”, “Il maestro di Go”, “Il paese delle nevi”, “Mille Gru”. Questi, a cui si aggiunsero i numerosi racconti, riuscirono ad aprirsi un varco nel panorama letterario internazionale, influenzando sempre più nuove generazioni di scrittori. In Giappone molti testi di Kawabata conobbero anche l’adattamento cinematografico. In Francia, invece, anche “Bellezza e tristezza” divenne un film di Joy Fleury (1985) con Charlotte Rampling. 

Yasunari Kawabata, “Immagini di cristallo”, Einaudi, Torino, 2007. Traduzione di Lydia Origlia.

In copertina "Giovane giapponese al chiaro di luna" di Hanafusa Ittcho.

 Prima edizione: “Omsen Yudo” 1929, “Izu no Kaeri” 1926, “Gisei no Hanayome”1926, “Suisho Genso“ 1931, “Shimen” 1932. 

 Movida, 6 settembre 2009.


Kawabata Yasunari in Lankelot:


Kawabata Yasunari


Kawabata Yasunari, Mishima Yukio

ISBN/EAN: 
9788806188825

Commenti

-1 all'opera omnia.
Mi mancherà molto quando avrò finito :(

Ammazza. Archivio completo (meno uno, ma va be'). Contributo esemplare.
Chapeau, Movi'!

eh..:)

Nota: preciso che esiste edizione SE di questaraccolta e manca la prima pagina! :)

cioè?
Hanno dimenticato di tradurla?

4. credo sia solo un problema di stampa...ma, insomma, le edizioni SE non costano due euro. Avevo sfogliato pochi giorni in libreria accorgendomi subito dell'errore (l'incipit del libro non si dimentica e mancava!)...potrebbe avere un valore in futuro? :D

ipotesi plausibile:)