“L’Amore perverso degli esseri celesti”
“Si udiva il suono della rugiada che, a goccia a goccia, cadeva da una foglia sull’altra. Poi, all’improvviso, Shingo udì il suono della montagna. Non tirava vento. La luna era chiara, quasi piena, ma l’aria della notte era umida. I contorni degli alberi che ornavano la collina erano vaghi. I rami, tuttavia, erano fermi. Anche le foglie delle felci sotto la veranda dove si trovava Shingo erano ferme. La casa si trovava in fondo a una terra stretta che a Kamakura chiamavano comunemente Yato, la valle. Certe notti si udiva il suono delle onde. All’inizio, perciò, Shingo aveva pensato che si trattasse del suono del mare. Era chiaramente il suono della montagna, invece”.
E’ la storia di Ogata Shingo, capofamiglia sessantenne, o meglio la storia di un anno della sua vita, che viene narrata secondo la maniera in cui si svolgono determinati eventi. Vive con la moglie, Yasuko, il figlio Shuichi e la figlia Fusako. Il figlio tradisce la moglie Kikuko con una donna, vedova di guerra. La figlia, invece, ha problemi con il marito coinvolto in loschi affari. Molti suoi amici lo hanno abbandonato ed il semplice rimbombo della montagna lo scuote dai suoi pensieri per avvicinarlo all’idea della morte. Il senso dell’ineluttabilità del destino umano si radica così nella sua mente, parcheggiato accanto alla tensione per le problematiche di famiglia.
Il romanzo, ambientato in epoca successiva alla guerra, si apre presentandoci quest’uomo che, al sentire il suono della montagna, si dispone ad un bilancio della sua esistenza. Tra vuoti di memoria di giorno e strani sogni che lo visitano di notte ripercorre momenti del suo passato. Segnali della gioventù che vuole tornare, sensi che si risvegliano, malinconia per una vita diversa strappata dal destino e, tra tutte, una figura di donna che lo turba.
La sua vita è tranquilla accanto alla moglie Yasuko, ma il suo pensiero corre ad un’altra donna, la cognata di cui si era innamorato trent’anni prima e poi morta. Le due donne erano profondamente diverse e non può fare a meno di rievocarne l’immagine splendida ogni qualvolta i suoi occhi si posano su Yasuko. Shingo, tuttavia, non si è mai pentito della sua scelta, riconoscendo nella moglie una presenza fondamentale per la sua vita e quella della sua casa. L’immagine della donna amata si sovrappone a quella della nuora tradita e sofferente nella sua dignità.
Ed è per entrambi, nuora e figlio, che prima osserva e poi agisce per conoscere e capire i motivi di una frattura che si annuncia vicina. Vorrebbe porvi rimedio in qualche modo fino a che gli eventi si incastrano l’uno all’altro per risolvere le cose. La moglie di Suichi aspetta un figlio, ma interrompe la gravidanza, mentre l’amante dell’uomo, anch’essa nello stesso stato, decide di lasciare la città. Mentre Shingo si trova in treno con Suichi, si accorge della somiglianza straordinaria tra un uomo ed una donna che siedono vicini, pur senza conoscersi. Shingo cerca di sensibilizzare Suichi ad un’eventualità futura che egli possa incontrare il suo stesso figlio senza saperlo. Il ragazzo, tuttavia, non se ne preoccupa ricordando al padre che con l’esperienza della guerra altri figli illegittimi potrebbero esser già nati. Suichi e Kikuko, dopo la partenza dell’amante di lui riescono a ritrovare l’armonia della coppia.
Shingo deposita infine l’istanza di divorzio della figlia Fusako, non appena si scopre che il marito di lei ha tentato il suicidio. Sistemate le vicende della sua casa decide, quindi, di pensare a se stesso e alla conclusione della sua vita. Non ha ben chiare le idee, ma alla fine, durante una scena domestica, pensa alle trote che si lasciano andare trascinate dalla corrente.
“Ormai sono un albero sepolto, ma i fiori del cuore vivono ancora”. Canto del Teatro Nō.
La scrittura di Yasunari Kawabata ha una potenza evocativa raffinata ed originale, capace di creare una stretta relazione tra le emozioni umane e le immagini. Un oggetto, una forma, gli elementi appartenenti al mondo delle cose sono capaci di rievocare frammenti di memoria, personale o storica non ha importanza, di cui approfitta per narrare e congiungere elementi della prosa con il teatro e la pittura.
L’elemento di grande fascino e suggestione nello stile di Kawabata è rappresentato dalla natura e dal contatto dell’io con essa. Già dalla prima scena descritta, qual è quella del suono della montagna, mentre la luna è alta nel cielo, vediamo Shingo incupirsi e pensare alla morte che si avvicina. In un secondo momento un bonsai di acero rosso gli riporta il pensiero della donna amata e poi morta. In tutto il romanzo la presenza degli elementi naturali sono di conforto e di forza vitale: il girasole, l’albero di ciliegio in giardino, i semi di fiore di loto sepolti per mille anni e pronti a rifiorire così come la sua stessa esistenza.
Attraverso la memoria, i sogni e la natura Shingo dovrebbe essere in grado di comprendere la sua via. Tutto lo avvolge e lo protegge rinviando a lui la possibilità di scelta se lasciarsi trasportare come le trote dalla corrente, oppure di vivere ancora pienamente fino agli istanti finali.
Kawabata lascia al lettore l’intuizione sulla scelta e, quindi, il destino di Shingo.
“Per un attimo Shingo pensò che era il suo orecchio che ronzava e, per accertarsene, scosse la testa. Il suono cessò. Dopo che il suono era cessato, per la prima volta Shingo ebbe paura. Rabbrividì pensando che forse era il preannuncio della morte. Era il vento, il mare o un ronzio dell’orecchio? Shingo pensava di aver riflettuto con calma, ma adesso non era sicuro di aver sentito il suono. Tuttavia non era possibile cancellare il ricordo del suono della montagna. Pareva che fosse passato un demonio facendo risuonare la montagna con le sue mani”.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Kawabata fonda nel 1924 con Riichi Yokomitsu ed altri intellettuali la Shinkankakuha (Scuola della nuova sensibilità) a cui segue la pubblicazione della rivista Bungei Jidai (Epoca letteraria). A quell’epoca conosce Kan Kikuchi, scrittore e saggista che lo supporta anche finanziariamente nominandolo poi redattore di riviste, Shinshicho, Bungei Shunju. Nel 1942 è redattore della rivista Bungei Konwakai e direttore della Nippon Bungaku Hokoku Kai (Società patriottica letteraria giapponese) e, quindi, giudice del premio letterario Akutagawa. A Kikuchi chiede anche i soldi per un matrimonio che non venne mai celebrato, perché la donna di cui era innamorato lo abbandonò devastando ancor di più la sua anima tormentata. Il secondo conflitto mondiale lo travolge, nonostante dichiari sempre la sua indifferenza alla guerra, soprattutto con la morte del suo mecenate e dei suoi amici più cari. La sconfitta lo cambia profondamente come scrittore. Da quel momento il suo impegno è quello di preservare la bellezza giapponese e di diffondere la cultura della sua terra nel mondo. Diventa quindi Presidente del PEN club nel 1948, che gli dà l’opportunità di incontrare letterati in tutto il mondo.
Nel 1945 fonda la Kamakura Bunko, la biblioteca circolante di kamakura. Ed è questa che pubblica i primi scritti di un giovane scrittore di nome Yukio Mishima.
Grandi successi di Yasunari Kawabata furono romanzi come “Il suono della montagna”, “La casa delle belle addormentate”, “Il maestro di Go”, “Il paese delle nevi”, “Mille Gru”. Questi, a cui si aggiunsero i numerosi racconti, riuscirono ad aprirsi un varco nel panorama letterario internazionale, influenzando sempre più nuove generazioni di scrittori. In Giappone molti testi di Kawabata conobbero anche l’adattamento cinematografico. In Francia, invece, “Bellezza e tristezza” divenne un film con la regia di Joy Fleury (1985) e Charlotte Rampling come protagonista.
Kawabata Yasunari, “Il suono della montagna”, Milano, Bompiani, 1969. Traduzione a cura di Atsuko Ricco Suga.
Prima edizione: “Yama no oto”. Il romanzo, originariamente diviso in capitoli, venne riunito in una definitiva edizione nel 1949.
Originariamente apparsa su Lankelot.com.
Commenti
Movi!
"La scrittura di Yasunari Kawabata ha una potenza evocativa raffinata ed originale, capace di creare una stretta relazione tra le emozioni umane e le immagini. Un oggetto, una forma, gli elementi appartenenti al mondo delle cose sono capaci di rievocare frammenti di memoria, personale o storica non ha importanza, di cui approfitta per narrare e congiungere elementi della prosa con il teatro e la pittura".
> Si direbbe un talento medianico. Affascinante.